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Bundesliga

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La Bundesliga è soltanto alla diciannovesima giornata ma è praticamente scontato che anche quest’anno vincerà il Bayern Monaco, e sarebbe la sesta volta consecutiva (record) e la ventottesima in generale (venti titoli in più del Borussia Dortmund, fermo a otto). In Germania ormai i bavaresi stanno monopolizzando il campionato, sia perché in questo inizio di 2018 le avversarie stanno facendo a gara per eliminarsi a vicenda sia perché continua la tradizione di prendere i migliori giocatori di Germania.

Bayern Monaco-Werder Brema

DISTACCO SIDERALE

Quando è arrivato Jupp Heynckes, il 6 ottobre al posto dell’esonerato Carlo Ancelotti, il Bayern Monaco aveva appena pareggiato per due volte di fila 2-2 facendosi rimontare, contro Wolfsburg e Hertha Berlino (nella seconda già senza il tecnico italiano), ed era a -5 dal Borussia Dortmund e a pari punti con l’Hoffenheim che aveva vinto 2-0 lo scontro diretto il 9 settembre. Ora la classifica dice Bayern Monaco 47 (undici vittorie su dodici con Heynckes allenatore), Bayer Leverkusen, Schalke 04, RB Lipsia e Borussia Mönchengladbach 31, Borussia Dortmund ed Eintracht Francoforte 30. Un gruppone di squadre tutte racchiuse in un punto ma con una situazione comune: nel 2018 non hanno praticamente mai vinto, conquistando rispettivamente tre, uno, tre, tre, due e quattro punti. Il Bayer Leverkusen ha vinto con l’Hoffenheim ma aveva perso coi bavaresi, il RB Lipsia ha vinto il big match con lo Schalke 04 ma poi ha perso col Friburgo, il Borussia Mönchengladbach si è fatto battere al 95′ dal Colonia ultimo e l’Eintracht Francoforte ha battuto il Wolfsburg dopo aver pareggiato col Friburgo. Vanno ancora peggio Borussia Dortmund e Schalke 04: i gialloneri, ormai senza Pierre-Emerick Aubameyang, sono reduci da due pari; la squadra di Gelsenkirchen ha perso a Lipsia e si è fatta riprendere quasi allo scadere dall’Hannover in casa. Con questo ritmo il Bayern Monaco può essere campione a marzo…

Leon Goretzka Bayern

SCIPPO IN PIENA REGOLA

Un’altra tradizione del Bayern Monaco, molto poco sopportata in Germania, è che più o meno ogni talento delle squadre che possono dare fastidio finisce inevitabilmente col diventare un suo giocatore. L’ultimo in ordine di tempo è Leon Goretzka, che dall’1 luglio si trasferirà in Baviera a parametro zero una volta scaduto il suo contratto con lo Schalke 04, cosa che ha fatto infuriare i tifosi con tanto di striscione domenica scorsa allo stadio. Poche settimane fa è stata la volta di Sandro Wagner, terzo “scippo” dall’Hoffenheim rivelazione della scorsa stagione dopo Sebastian Rudy e Niklas Süle presi in estate (il primo a parametro zero), ma la lista è lunghissima e prima ancora aveva visto il passaggio più o meno in blocco dei migliori del Borussia Dortmund (ultima squadra capace di vincere il titolo al suo posto, nel 2010-2011 e 2011-2012) con Mario Götze nel 2013, Robert Lewandowski a parametro zero nel 2014 e Mats Hummels nel 2016. Si tratta di una pratica pressoché standard: chi si avvicina troppo al Bayern Monaco finisce per scottarsi, nel senso che si vede privato dei propri migliori giocatori attratti dal suo strapotere. Corretto? Da un certo punto di vista non proprio, ma lo status di leader indiscusso in Germania lo rende possibile e gli permette di restare tale.

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Peter Stöger Borussia Dortmund

L’urna di Nyon lunedì ha accoppiato Atalanta e Borussia Dortmund per i sedicesimi di finale di Europa League. Si fosse giocato in questo periodo non ci sarebbero stati dubbi: i nerazzurri avrebbero potuto avere addirittura i favori del pronostico visto il momento disastroso dei gialloneri, ma a metà febbraio la situazione dovrebbe essere differente perché nel frattempo è stato appena cambiato l’allenatore e ci sarà tempo di correggere i tantissimi errori commessi in questa prima parte di stagione.

Borussia Dortmund-Werder Brema

RIBALTONE NECESSARIO

Domenica 10 dicembre può essere la data in cui la stagione del Borussia Dortmund ha iniziato a svoltare dopo un picco lungo oltre due mesi. All’indomani dell’ennesima sconfitta, 1-2 contro il Werder Brema, la dirigenza ha preso la decisione più inevitabile di tutte: esonerare l’allenatore Peter Bosz. Il tecnico olandese, sostituto di Thomas Tuchel dopo aver raggiunto la finale di Europa League con l’Ajax, era entrato in un vortice di scelte sbagliate e risultati negativi: alla settima giornata di Bundesliga, dopo la vittoria per 1-2 sul campo dell’Augsburg il 30 settembre, il BVB era primo con cinque punti di vantaggio sulle seconde, ossia Bayern Monaco e Hoffenheim. Quella è rimasta l’ultima vittoria di Bosz in campionato, perché nelle otto giornate successive sono arrivati appena tre punti, tutti pareggi, fra cui l’umiliante derby con lo Schalke 04 in cui gli ospiti hanno rimontato da 4-0 al 60′ a 4-4 nel recupero. In aggiunta c’è stato il pessimo girone di Champions League, chiuso senza mai vincere con il minimo storico di punti per una terza (due, alla pari dell’APOEL ultimo solo per una peggiore differenza reti), e una vittoria in DFB-Pokal. Difficile spiegare come una squadra in fuga si sia bloccata di colpo, crollando fino al settimo posto a tredici punti dalla vetta.

Borussia Dortmund-Schalke 04

DEBUTTO INCORAGGIANTE

Al posto di Bosz è stato scelto Peter Stöger, che appena sei giorni prima aveva lasciato il Colonia ultimo in classifica con soli tre punti in quattordici giornate, l’ultimo proprio nella partita d’addio (2-2 in casa dello Schalke 04). Il tecnico austriaco, che l’anno scorso si era qualificato in Europa League, col Borussia Dortmund aveva subito la peggior sconfitta stagionale, 5-0 il 17 settembre, ma al suo esordio in giallonero ha convinto: 0-2 al Mainz e ritorno alla vittoria dopo due mesi e mezzo, un timido segnale di ripresa da confermare domani alle 18.30 contro l’Hoffenheim, prima della sosta invernale che quest’anno durerà meno perché si tornerà a giocare dal 12 gennaio. Stöger, ex centrocampista in campo contro l’Italia ai Mondiali del 1998, avrà qualche settimana per sistemare le cose e ridare un po’ di ordine a una squadra fragilissima in difesa (una marea di errori tra retroguardia e soprattutto Roman Bürki, autore di diverse papere) e non più così dilagante in attacco, con Pierre-Emerick Aubameyang rimasto oltre un mese a secco. Non sarà un compito facile, anche perché qualche infortunio di troppo ha portato alla luce una preparazione fatta non benissimo, ma l’Atalanta deve tenere alta l’attenzione perché fra due mesi non sfiderà certo una squadra vulnerabile come ora.

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Borussia Dortmund Bayern Monaco

Alle 18.30 di domani si gioca la partita più attesa del calcio tedesco. Al Westfalenstadion è in programma Der Klassiker, ossia la sfida tra il Borussia Dortmund e il Bayern Monaco, le due squadre più titolate del fussball nonché quelle che dalla stagione 2009-2010 si spartiscono i titoli nella Bundesliga, anche se ovviamente in maniera sbilanciata con i bavaresi che hanno quasi monopolizzato il torneo. Fino a poche settimane fa erano i gialloneri avanti, ma le ultime settimane hanno stravolto la classifica e ora sono i campioni in carica ad arrivare allo scontro diretto davanti e di nuovo favoriti. Dopo dieci giornate di campionato la classifica vede il Bayern Monaco davanti di tre punti, uno scenario impensabile appena un mese fa: un successo ospite indirizzerebbe il torneo in maniera netta mentre una affermazione casalinga significherebbe l’aggancio in vetta e la possibilità per altre squadre di inserirsi.

Yarmolenko Bartra vs Hannover

ALLA CACCIA DI UNA SVOLTA

Il pareggio di mercoledì in casa contro l’APOEL ha certificato il momento di difficoltà del Borussia Dortmund, praticamente fuori dalla Champions League. Dopo la sosta di ottobre i gialloneri hanno vinto solo una partita su sei, col modesto Magdeburg in DFB-Pokal, e con un punto nelle ultime tre giornate hanno dilapidato il vantaggio di cinque punti sulle seconde che avevano sino a un mese fa, crollando a -3 con varie inseguitrici pronte ad approfittarne ancora.

Peter Bosz sta trovando difficoltà in tutti i settori, perché davanti Pierre-Emerick Aubameyang si è bloccato (due gol nel periodo negativo, ma in una partita persa) e l’unico che sta rendendo sempre è Maximilian Philipp, ma è dietro che le cose vanno ancora peggio con otto partite fra Bundesliga e Champions League con almeno un gol subito e nove nelle ultime tre giornate di campionato, dove Roman Bürki si è spesso segnalato per errori grossolani. Qualcosa di buono aveva mostrato il classe 1999 Dan-Axel Zagadou, ma si è fatto espellere con l’Hannover e domani non ci sarà: manca un leader dietro, com’era Mats Hummels che però al Westfalenstadion giocherà (fischiatissimo) con la maglia avversaria.

Heynckes Lewandowski
RITORNO ALLA NORMALITÀ

Il Bayern non è una squadra abituata a non vincere e sono bastati due risultati negativi, il 2-2 col Wolfsburg e il 3-0 in casa del PSG, per far saltare Carlo Ancelotti. Il tecnico italiano non era più apprezzato in Baviera e per rimettere a posto le cose è stato richiamato come traghettatore Jupp Heynckes, che si era ritirato quattro anni fa proprio dopo un Klassiker, quello vinto 2-1 a Wembley nella finale di Champions League 2012-2013. Con lui le cose si sono assestate: solo vittorie, magari senza strafare ma portando a casa sempre il risultato e inserendo giocatori come James Rodríguez che stavano faticando a inizio stagione.

L’infortunio di Robert Lewandowski nel 2-0 di sabato scorso al RB Lipsia ha impedito al polacco di giocare in casa del Celtic, ma la sua presenza domani non dovrebbe essere in discussione e uno dei tanti ex proverà a fare nuovamente male al suo passato, già colpito in questa stagione nella DFL Supercup vinta ai rigori ad agosto.

Quella che si stava trasformando in una stagione da buttare è stata risistemata in poche settimane: se il Bayern dovesse vincere domani prenderebbe il largo verso il sesto titolo consecutivo, perché quando scappa di norma non viene più ripreso.

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Alle 15.30 di domani si sfidano RB Lipsia e Hoffenheim, per la prima giornata del girone di ritorno di Bundesliga. È una delle sfide più interessanti del campionato, fra la debuttante assoluta nella massima serie tedesca capace di diventare da subito una contendente per il titolo e l’unica imbattuta nei principali campionati europei. Sono due squadre con dei punti in comune, che hanno saputo ribaltare i canoni del fussball in Germania rendendo questa stagione di Bundesliga ancor più imprevedibile del solito.

Dominik Kaiser RB Leipzig-Hoffenheim

DA SORPRESA A CONFERMA

Proprio all’andata cominciò l’ascesa del RB Lipsia. Finì 2-2, con pari di Marcel Sabitzer al 90′ e il primo storico gol in Bundesliga del club, segnato da Dominik Kaiser. Da lì in poi è stato un crescendo quasi senza soste, fatta eccezione per le due sconfitte esterne prima di Natale che hanno fatto svanire il primo posto, ma in casa il ruolino di marcia dice sei vittorie consecutive. C’era attesa per vedere la reazione alla lunga sosta invernale, visto che spesso le rivelazioni della prima parte di stagione non si confermano dopo la pausa, ma nel debutto del 2017 è arrivato un convincente 3-0 all’Eintracht Francoforte peraltro senza Emil Forsberg, espulso col Bayern e squalificato anche domani. Ralph Hasenhüttl ha mantenuto alto il livello dei suoi, con Timo Werner ancora a segno e Naby Keïta incontenibile, perciò ora non è più corretto parlare di sorpresa bensì di vera realtà. Il progetto della Red Bull potrà anche non piacere all’opinione pubblica tedesca e ai tifosi avversari, ma le intenzioni son serie e la scalata prosegue. Magari non vincerà il titolo, perché il Bayern Monaco è difficile da riprendere, ma la sensazione è che stia nascendo una nuova big con tante ambizioni.

Julian Nagelsmann, allenatore dell'Hoffenheim.

SCONFITTI MAI

L’11 febbraio del 2016 Julian Nagelsmann è stato nominato nuovo allenatore dell’Hoffenheim, al posto di Huub Stevens che ha deciso di ritirarsi a causa di un’aritmia cardiaca. La scelta della dirigenza è stata nel segno della continuità, visto che il classe 1987 avrebbe dovuto prendere la guida del club qualche mese dopo, ma farlo in quel momento è stato un grosso rischio, visto che l’Hoffenheim era ultimo con soli quattordici punti assieme all’Hannover, a -6 dal terzultimo posto e a -7 dalla salvezza. Il tecnico più giovane della storia della Bundesliga è stato il vero artefice della permanenza in massima serie, arrivata grazie a una grande rimonta: ventitré punti in quattordici giornate, quasi un miracolo. Da lì in poi la storia della società di Sinsheim è cambiata, perché adesso la classifica si è ribaltata e dice terzo posto, in piena zona Champions League e davanti al Borussia Dortmund di Thomas Tuchel (maestro di Nagelsmann), con Sebastian Rudy e Niklas Süle già ufficializzati dal Bayern per l’anno prossimo. Qualche pari di troppo ha impedito di stare in vetta, ma l’Hoffenheim è l’unica imbattuta nei principali campionati europei, impensabile solo un anno fa.

Hoffenheim 2016-2017

Sarà la sfida fra i due migliori attaccanti tedeschi del campionato, Sandro Wagner e Timo Werner (entrambi a dieci gol, dietro Pierre-Emerick Aubameyang, Robert Lewandowski e Anthony Modeste), nonché fra due squadre che hanno in comune un esordio sfavillante (nel 2008-2009 l’Hoffenheim, allenato da Ralf Rangnick che ora è DS del RB Lipsia, debuttò in Bundesliga con un girone d’andata favoloso, salvo poi calare nella seconda parte a causa di un grave infortunio per Vedad Ibišević) e una proprietà solidissima (la Red Bull per i padroni di casa, il milionario Dietmar Hopp e la sua azienda SAP per l’Hoffenheim). In palio, oltre ai tre punti domani, c’è un posto in Champions League: ottenerlo vorrebbe dire aver fatto il definitivo salto di categoria.

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RB Lipsia-Borussia Dortmund

La Germania dell’Est ritorna nella mappa della Bundesliga e lo fa nella maniera più fragorosa possibile. Dopo undici giornate di campionato, un terzo di stagione, il Lipsia è in testa alla classifica da solo, con tre punti di vantaggio sul Bayern Monaco campione in carica e leader incontrastato degli ultimi anni di fussball tedesco. Un risultato parziale clamoroso per una squadra che è stata creata dal nulla solo nel 2009 e che sta vivendo la sua prima annata in Bundesliga, ma la spiegazione (e il motivo per cui è odiata più o meno in tutto il paese) è semplice: a gestire il club c’è la Red Bull, che ha ripetuto a Lipsia quanto fatto a New York, Salisburgo e in maniera minore in Brasile, ottenendo risultati immediati e scalando in pochissimo tempo tutta la piramide dei campionati tedeschi. A Lipsia il calcio era di fatto sparito nel 2004, anno del fallimento dello storico Lokomotiv Lipsia, ma ora c’è un altra società a fare notizia.

RB Lipsia 2. Bundesliga 2015-2016.

UNA SCALATA INARRESTABILE

Il 19 maggio 2009 la Red Bull annuncia l’acquisto del titolo sportivo di un piccolo club, il SSV Markranstädt, e comincia la sua ascesa dalla NOFV-Oberliga, la quinta divisione. Le promozioni sono immediate: nel 2010 sale in Regionalliga, nel 2013 in 3. Liga e nel 2014 in Zweite Bundesliga. Al primo anno in seconda serie non manca di molto i play-off, con il quinto posto a otto punti dal Karlsruher terzo, ma nel 2015-2016 rimane per tutto il girone di ritorno in zona promozione e festeggia la salita fra i grandi alla penultima giornata.

L’arrivo in Bundesliga del RB Lipsia (RB sta per “sport su palla da prato”, in tedesco RasenBallSport, parola su misura per mantenere un accenno all’azienda nel nome, non potendolo specificare ufficialmente) è accolto dalle critiche più o meno uniformi del resto del paese: in Germania, dove nel calcio la tradizione ha un valore che i soldi non possono intaccare, non si accetta che un club sia usato con fini puramente commerciali. Da anni il Lipsia va in trasferta a ricevere contestazioni dai tifosi avversari, che spesso rifiutano di andare alla Red Bull Arena (il Zentralstadion dei Mondiali 2006) come fatto dal Borussia Dortmund nella seconda giornata. Ad agosto, in DFB-Pokal contro la Dynamo Dresda, si è pure arrivati al lancio di una testa di toro in campo…

La protesta dei tifosi della Dynamo Dresda in occasione della gara di DFB-Pokal contro il RB Lipsia.

NON SOLO COSE NEGATIVE

Eppure, analizzando in profondità quanto fatto dal Lipsia, ci sono dei tratti positivi che vanno oltre l’odio generalizzato degli avversari. Il progetto della proprietà potrà anche non essere eticamente corretto ma è stato pianificato con grande efficacia: a gestire la parte sportiva, come DS, è stato nominato Ralf Rangnick, che da allenatore aveva portato lo Schalke 04 alle semifinali di Champions League 2010-11 e che ha guidato la squadra in panchina l’anno scorso, prima di lasciare il posto a Ralf Hasenhüttl, reduce da un’impresa con l’Ingolstadt, altra debuttante in massima serie classificatasi undicesima con una salvezza tranquilla.

Pur investendo tanto (solo Bayern e Borussia Dortmund hanno speso di più nell’ultimo mercato) non sono stati comprati grandi nomi, bensì giovani da poter valorizzare. Quindici milioni per Oliver Burke (attaccante del 1997 ex Nottingham Forest), altrettanti per Naby Keïta (nato in Mali nel 1995 e proveniente dal Red Bull Salisburgo, una sorta di trasferimento in famiglia) più dieci per rilanciare Timo Werner, retrocesso con lo Stoccarda ma punta ventenne di talento. Solo due in rosa hanno più di trent’anni, uno è il portiere di riserva.

Bayer Leverkusen-RB Lipsia del 18 novembre 2016.

PARTENZA DA BIG

L’entusiasmo dei tanti giovani e la programmazione della società sono due dei motivi che hanno portato al primato in classifica. 2-2 all’esordio contro l’Hoffenheim, col pari raggiunto al 90′, poi debutto in casa e primo scalpo di prestigio, il Borussia Dortmund battuto 1-0 con gol ancora nel finale di Naby Keïta, con Tuchel punito per l’eccessivo turnover prima della Champions. Dopo lo 0-4 di Amburgo sono arrivati due pareggi per 1-1 e dal 30 settembre, giorno del 2-1 sull’Augsburg, è partito il percorso netto: sei vittorie consecutive valse il primato, prima della sosta assieme al Bayern, e poi in solitaria grazie al 2-3 in rimonta di Leverkusen e alla sconfitta dei bavaresi al Westfalenstadion.

Mai una neopromossa aveva fatto ventisette punti nelle prime undici giornate, nemmeno il Kaiserslautern poi diventato campione nel 1997-1998 (si era fermato a ventisei), e sì che venerdì scorso l’imbattibilità era stata messa in discussione con un rigore sul 2-1 per il Bayer, parato da Péter Gulácsi a Çalhanoğlu. Oltre a Keïta e Werner stanno facendo grandi cose l’esterno svedese Emil Forsberg (cinque gol e cinque assist), l’austriaco Marcel Sabitzer (ex RB Salisburgo) e il capitano Willi Orban (difensore, autore del 2-3 alla BayArena), ma ciò che sorprende è la compattezza con cui va in campo.

Oliver Burke e Naby Keïta del RB Lipsia.

Nel 2008-2009, proprio con Ralf Rangnick in panchina, il debuttante Hoffenheim sorprese tutti restando per metà stagione ai vertici della Bundesliga (anche come primo), finché nella sosta invernale il bomber Ibišević non si fece male gravemente portando a un’inevitabile discesa fino al settimo posto finale. Quella, curiosamente, è stata anche l’ultima annata con una squadra dell’ex DDR in massima serie, l’Energie Cottbus.

Il RB Lipsia sembra avere basi più solide dell’Hoffenheim ma bisognerà capire quanto potrà ancora reggere a questi livelli, perché è ovvio che le due big hanno più qualità e alla lunga questo potrebbe incidere. Dovesse confermarsi anche dopo la pausa di gennaio (ma prima c’è da andare all’Allianz Arena il 21 dicembre), che in Germania spesso cambia non poco gli equilibri, allora gli scenari cambierebbero rapidamente, e anche senza storia e tradizione i tifosi tedeschi si dovrebbero abituare a una nuova grande forza del campionato.

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“Bella idea, scriviamo di quel calciatore lì”

Refrain tipico di una redazione qualunque dopo un weekend nel quale sei stato scoperto dal mondo del dio pallone e il tuo status sta mutando da “carneade” a “promessa di successo”. Povero Joel Pohjanpalo: chissà quante volte gli saran fischiate le orecchie in questi ultimi giorni, nei quali il suo nome è tante volte presente in prima pagina quanto negli aspri pensieri dei glottologi di mezzo mondo. E già, perché il 22enne finlandese che in Germania sta rubando titoli e copertine persino a Robert Lewandowski l’ha fatta grossa: o meglio, ne ha fatti quattro. 4 gol in due partite di Bundesliga con la maglia del Bayer Leverkusen, ideale regalo di compleanno per chi ha soffiato sulle candeline il 13 settembre.

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Poe-yan-pal-oh – così si pronuncia il suo cognome – ha incorniciato il suo personale poker partendo dalla panchina: sabato scorso ha messo piede in campo contro l’Amburgo al minuto 72, con i suoi in vantaggio per 1-0. Dieci palloni toccati, tre tiri in porta, altrettante reti e pallone in omaggio e ben custodito nella galleria dei ricordi allestita in casa.

Sequel ideale di quanto visto la settimana prima in casa del Borussia Mönchengladbach: ingresso in campo al 78′ al posto di Aranguiz, con la squadra sotto di una rete, e tocco vincente su cross di Bellarabi un minuto dopo. Gioia effimera, annullata dal 2-1 di Stindl, ma pur sempre una storica prima volta. 32 minuti in campo e una netta, inequivocabile sensazione: Joel vive per il goal.  Uno ogni otto minuti per l’esattezza.  Due gol di testa e due con il piede destro: la sua maglia, la numero 17, è una delle più vendute negli store del Bayer. E il suo balletto con la mascotte del Bayer Leverkusen, un pupazzo giallo di peluche soprannominato “Brian the Lion”, sotto la curva dei tifosi rossoneri, è già diventato virale.

joel-pohjanpalo

È bello immaginare che domenica mattina Joel si sia svegliato tra due poster, guardandoli dritti negli occhi: quello del centravanti polacco del Bayern Monaco, valutato 100 milioni di euro, e quello di Gonzalo Higuain, che ha segnato “solo” un gol ogni 40 minuti nel suo ottimo avvio di campionato con la maglia della Juventus. “Sono un attaccante e cerco semplicemente di segnare in ogni partita, a ogni possibilità che mi si presenta. Se non ci riesco non sono felice” ha spiegato lui, ancora timido, dopo la tripletta che l’ha spedito nelle grazie dei tifosi del Bayer. Lontano dallo stereotipo del finlandese gelido e riservato, Joel è diventato un trend topic di Twitter – dove annovera oltre 10000 followers – e di Instagram, dove lo seguono in 12mila. Lui ricambia raccontandosi, tra gite in barca, serate di gala e sostegno agli sportivi del suo Paese (va matto per l’hockey su ghiaccio), dove sta lentamente sostituendo un’icona come Sami Hyypiä, ex capitano della Nazionale e centrale difensivo prima e allenatore poi delle “Aspirine”.

 

Is this a normal sized mouth for a 22 year old? Thank you all for the congratulations #birthday#since1994

Una foto pubblicata da Joel Pohjanpalo (@jpohjanpalo) in data:

In campo Pohjanpalo è versatile, capace di agire da centravanti classico o da esterno offensivo nel 4-2-3-1. Longilineo, è alto un metro e 85 per 78 chili, colpisce bene di testa, è rapido in area di rigore. A 22 anni ha già all’attivo 18 presenze e 4 reti con la nazionale finlandese:  è figlio della programmazione, quella che ha permesso al Bayer di pescarlo nell’estate del 2013 dalla prima squadra dell’HJK Helsinki, il club della capitale finlandese, dove si era fatto notare segnando gol a valanga nel settore giovanile; è passato per due volte in prestito nella serie B tedesca, prima all’Aalen (22 gare e 5 reti) e nella stagione passata al Fortuna Düsseldorf (29 presenze e 11 gol). Nel suo passato Joel ha anche un gran rifiuto: il “no” al Liverpool nella primavera 2013 perché non voleva marcire in panchina.

“Se ti soffermi a pensare non vai da nessuna parte” recita un antico detto finlandese: Pohjanpalo deve conoscerlo bene. Tre anni dopo la firma, complici l’infortunio di Kiessling e qualche assenza di Chicharito e Volland, Joel ha avuto le sue chance e le sta sfruttando. Rudi Völler, uno che di gol se ne intende, anche: ha versato 500mila euro nelle casse dell’HJK e ora si gode una punta moderna completa e in rampa di lancio. E con lui Roger Schmidt, allenatore del Bayer. Lo sconosciuto biondino, “quel calciatore lì”, è pronto per una maglia da titolare.