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Benzema

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Può una squadra che annovera in rosa Cristiano Ronaldo e Karim Benzema avere da ridire sul rendimento del proprio attacco? La risposta è affermativa, se si parla di quel covo di campioni e trofei come il Real Madrid allenato da Zinedine Zidane. Ancor più paradossale il fatto che a salire sul banco degli imputati siano due calciatori che insieme totalizzano con i blancos 600 reti: 416 per l’attaccante portoghese, 184 per il 29enne francese, che condividono l’area di rigore dal 2009 e in coppia hanno sollevato 2 Liga (2012 e 2017), due Coppe del Re (2011 e 2014), due Supercoppe spagnole (2012, 2017), 3 Champions League (2014, 2016 e 2017), 3 Supercoppe UEFA (2014, 2016 e 2017) e 2 Mondiali per club (2014 e 2016).

Corrente alternata

A stupire è il rendimento diametralmente opposto che i due attaccanti hanno messo in luce nei primi tre mesi di stagione. Tra Champions League e Liga vengono fuori due volti dello stesso calciatore. Una sorta di Dr. Jekyll e Mr. Hyde in salsa madrilena: già, perché se nel massimo campionato spagnolo Benzema e CR7 hanno accumulato la miseria di due centri -uno a testa- giocando complessivamente 16 partite, equamente suddivise, mentre durante la settimana in Coppa hanno messo in luce la loro versione più brillante. Otto reti per Cristiano, due per Karim, che anche a Cipro contro l’Apoel Nicosia hanno concesso il personale bis, mettendo le proprie firme sul secco 6-0 che ha consegnato al Real Madrid il secondo posto nel girone. Come se la musichetta di Champions gli ricordasse i campioni che sono, sono stati e saranno.

Pancia piena vs Operazione remuntada

Certo, non può esserci solo la condizione psicologica a spiegare questa differenza di rendimento: bisogna anche tenere conto del fatto che il fuoriclasse portoghese ha dovuto saltare le prime quattro di Liga a causa della squalifica e Benzema altrettante giornate per un infortunio alla coscia. Un avvio ad handicap che ha avuto un peso specifico elevato sulla classifica del Real, ora distante ben 10 (!) punti dalla vetta occupata dal Barcellona e chiamato a rincorrere, con all’attivo soltanto 22 reti, 12 in meno rispetto alla passata stagione. Una crisi di gol che si acuisce se paragonata alle principali coppie d’attacco del calcio europeo: Cavani e Neymar del PSG sono già a 22 gol, Fekir e Mariano del Lione a 20, Messi e Suarez a 17, Lewandowski e Muller del Bayern Monaco a 14.

Lo scorso anno, di questi tempi, CR7 e Benzema erano già a quota 12: otto per il portoghese, quattro per il francese. Oggi la vetta si è ribaltata: guardando alle 98 squadre dei 5 maggiori campionati europei (Liga, Premier, Bundesliga, Serie A e Ligue 1), i due occupano l’ultimo gradino della classifica insieme a coppie come Iemmello-Armenteros (2 gol con il Benevento) e Depoitre-Kachunga (2 gol con l’Huddersfield).  Basta questo per capire che qualcosa non va.

AAA, cercasi BBC

Sindrome da pancia piena dopo aver riportato alla Casa Blanca la storica accoppiata Liga-Champions nello scorso giugno o semplice congiuntura negativa dopo anni di successi? Agli interrogativi sul presente e sul futuro della coppia d’attacco di Zinedine Zidane vanno sommate le precarie condizioni di Gareth Bale, freccia praticamente mai a disposizione dell’arco di ZZ in stagione.  Il numero 11 gallese non scende in campo con le Merengues dal 26 settembre in Champions League contro il Dortmund e complice una rottura fibrillare dell’adduttore della gamba sinistra accusata con il Galles, starà fermo fino a fine anno. Una costante, nel quadriennio madrileno: 8 stop fra il 2013 e il 2015, 11 dopo, quasi sempre per problemi muscolari, con il 36% dei match a disposizione vissuti in infermeria. Un’assenza che sta pesando sul rendimento dei compagni di reparto, abituati a viaggiare negli spazi aperti da Bale e firmare reti sugli assist dell’ex Tottenham.

Per fortuna c’è Isco

Paradosso dei paradossi, più di qualcuno in Spagna ha “addebitato” le polveri bagnate di CR7 e Benzema alla presenza in campo di…Isco. Già, la stella emergente del calcio spagnolo e del Real Madrid, che a 25 anni sta vivendo la piena consacrazione su scala europea. Ci ha messo un po’ di tempo il malagueño, ma finalmente è riuscito a diventare imprescindibile per le Merengues. Se con Benzema l’ipotesi “oscuramento” può reggere, con Cristiano Ronaldo non sta in piedi. Per personalità, curriculum e attitudine alla concorrenza, in campo e sulle copertine. Anzi, qualità chiama qualità: o almeno, dovrebbe. Quindi, ben vengano Isco e i suoi fratelli. La statistica, invece, è dolente per Cristiano e Karim: dopo aver stabilito il record di gol della storia del Real Madrid nelle prime 12 giornate di Liga (27 gol nella stagione 2014-15) , ora hanno toccato quello negativo. E a rialzarsi possono essere solo loro. Come? A suon di gol, la compagnia di una vita.

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Per tornare a brillare, meglio una stella in meno e una maggiore armonia del gruppo. Da calciatore Didier Deschamps era un vincente, ma dal cuore dolce: in panchina non ha fatto sconti. Per la sua Francia vuole il meglio, sì, ma senza attriti: e in uno spogliatoio che spesso ha vissuto di clan, amicizie e rivalità, la querelle Benzema-Valbuena, nata da un ricatto dell’attaccante del Real Madrid nei confronti del fantasista del Lione per un video hard, rischiava di agire da miccia in una calda estate. E per una nazionale i cui “galletti” erano già stati protagonisti di un caro ammutinamento sotto la gestione Domenech nei mondiali sudafricani del 2010, la tranquillità appare il male minore da inseguire. In barba alla classe e in nome dell’égalité, almeno sul campo.

Lontani sul calendario appaiono i fasti della Belle Époque del calcio transalpino, quella vissuta tra gli anni ’90 e il nuovo millennio: quella nazionale, composta da campioni come Zidane e Thuram, leader quali Blanc e Barthez, ma anche da buoni gregari come Guivarc’h e Boghossian, raggiunse le semifinali del campionato europeo del 1996 e divenne campione del mondo in casa nel 1998. Due anni dopo conquistò il titolo di campione d’Europa in Belgio-Olanda grazie al successo in finale contro l’Italia per 2-1 al golden gol. Una vittoria restituita a tinte iridate dagli azzurri nel 2006, dopo che quattro anni prima i transalpini salutarono il mondiale coreano nel primo turno, surclassati da Senegal, Uruguay e Danimarca.

La maledizione del primo turno è proseguita con Euro 2008 e i Mondiali del 2010, fino all’arrivo di Blanc e al riavvio: stop ai quarti di finale contro la Spagna in Euro 2012, addio ai sogni iridati brasiliani ancora nei quarti contro la Germania nel 2014.

La Francia formato 2016 ricorda tanto un caleidoscopio: tanti frammenti, distinti e belli a vedersi, ma altrettanto abili nello specchiare e nello specchiarsi. Il rischio maggiore che Pogba e compagni corrono, dopo due anni di tour amichevoli, è proprio questo: piacersi ma non piacere. Con troppa libertè.

Il 4-2-3-1 è un marchio di fabbrica, la versatilità un dovere: succede per forza di cose se disponi di tante frecce a centrocampo e di onesti manovali lì davanti: non ce ne vogliano Giroud e Gignac, ma la velocità di Martial, il folle genio di Payet, le lunghe leve di Pogba, lo sprint di Griezmann, l’anarchia di Coman e la progressione di Sissoko sono trampolini di lancio troppo invitanti per non sognare nomi di livello planetario a completare l’opera. A centrocampo Kantè sogna di trascinare i bleus di casa dopo quelli del Leicester, accompagnato dalla geometria di Cabaye e dal frangiflutti Matuidi, mentre in difesa l’esperienza di Evra e Sagna fa la somma con l’esorbitante fisicità di Varane e Sakho (di questi tempi in altre vicende “difensive” affaccendato su sponda Liverpool). Tra i pali Lloris e Mandanda sono garanzie di costanza.

Il fattore-campo e un girone non proprio insormontabile rappresentano componenti troppo ghiotte per non puntare al massimo: il precedente casalingo del 1984 è legato a uno dei due europei vinti, con la seconda medaglia d’oro maturata a pochi passi da casa esattamente 16 anni dopo (Benelux), ma nel Vecchio Continente la Marsigliese non è certo l’inno più vincente del calcio. Dal 2000, però sono passati 16 anni: solo un caso?

 

Calendario della Francia ad Euro 2016

1^ giornata
Francia-Romania (venerdì 10 giugno, ore 21:00) Saint Denis

2^ giornata
Francia-Albania (mercoledì 15 giugno, ore 21.00) Velodrome di Marsiglia

3^ giornata
Svizzera-Francia (domenica 19 giugno, ore 21.00) Grand Stade Lille Metropole