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Bayern Monaco

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La Bundesliga è soltanto alla diciannovesima giornata ma è praticamente scontato che anche quest’anno vincerà il Bayern Monaco, e sarebbe la sesta volta consecutiva (record) e la ventottesima in generale (venti titoli in più del Borussia Dortmund, fermo a otto). In Germania ormai i bavaresi stanno monopolizzando il campionato, sia perché in questo inizio di 2018 le avversarie stanno facendo a gara per eliminarsi a vicenda sia perché continua la tradizione di prendere i migliori giocatori di Germania.

Bayern Monaco-Werder Brema

DISTACCO SIDERALE

Quando è arrivato Jupp Heynckes, il 6 ottobre al posto dell’esonerato Carlo Ancelotti, il Bayern Monaco aveva appena pareggiato per due volte di fila 2-2 facendosi rimontare, contro Wolfsburg e Hertha Berlino (nella seconda già senza il tecnico italiano), ed era a -5 dal Borussia Dortmund e a pari punti con l’Hoffenheim che aveva vinto 2-0 lo scontro diretto il 9 settembre. Ora la classifica dice Bayern Monaco 47 (undici vittorie su dodici con Heynckes allenatore), Bayer Leverkusen, Schalke 04, RB Lipsia e Borussia Mönchengladbach 31, Borussia Dortmund ed Eintracht Francoforte 30. Un gruppone di squadre tutte racchiuse in un punto ma con una situazione comune: nel 2018 non hanno praticamente mai vinto, conquistando rispettivamente tre, uno, tre, tre, due e quattro punti. Il Bayer Leverkusen ha vinto con l’Hoffenheim ma aveva perso coi bavaresi, il RB Lipsia ha vinto il big match con lo Schalke 04 ma poi ha perso col Friburgo, il Borussia Mönchengladbach si è fatto battere al 95′ dal Colonia ultimo e l’Eintracht Francoforte ha battuto il Wolfsburg dopo aver pareggiato col Friburgo. Vanno ancora peggio Borussia Dortmund e Schalke 04: i gialloneri, ormai senza Pierre-Emerick Aubameyang, sono reduci da due pari; la squadra di Gelsenkirchen ha perso a Lipsia e si è fatta riprendere quasi allo scadere dall’Hannover in casa. Con questo ritmo il Bayern Monaco può essere campione a marzo…

Leon Goretzka Bayern

SCIPPO IN PIENA REGOLA

Un’altra tradizione del Bayern Monaco, molto poco sopportata in Germania, è che più o meno ogni talento delle squadre che possono dare fastidio finisce inevitabilmente col diventare un suo giocatore. L’ultimo in ordine di tempo è Leon Goretzka, che dall’1 luglio si trasferirà in Baviera a parametro zero una volta scaduto il suo contratto con lo Schalke 04, cosa che ha fatto infuriare i tifosi con tanto di striscione domenica scorsa allo stadio. Poche settimane fa è stata la volta di Sandro Wagner, terzo “scippo” dall’Hoffenheim rivelazione della scorsa stagione dopo Sebastian Rudy e Niklas Süle presi in estate (il primo a parametro zero), ma la lista è lunghissima e prima ancora aveva visto il passaggio più o meno in blocco dei migliori del Borussia Dortmund (ultima squadra capace di vincere il titolo al suo posto, nel 2010-2011 e 2011-2012) con Mario Götze nel 2013, Robert Lewandowski a parametro zero nel 2014 e Mats Hummels nel 2016. Si tratta di una pratica pressoché standard: chi si avvicina troppo al Bayern Monaco finisce per scottarsi, nel senso che si vede privato dei propri migliori giocatori attratti dal suo strapotere. Corretto? Da un certo punto di vista non proprio, ma lo status di leader indiscusso in Germania lo rende possibile e gli permette di restare tale.

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Borussia Dortmund Bayern Monaco

Alle 18.30 di domani si gioca la partita più attesa del calcio tedesco. Al Westfalenstadion è in programma Der Klassiker, ossia la sfida tra il Borussia Dortmund e il Bayern Monaco, le due squadre più titolate del fussball nonché quelle che dalla stagione 2009-2010 si spartiscono i titoli nella Bundesliga, anche se ovviamente in maniera sbilanciata con i bavaresi che hanno quasi monopolizzato il torneo. Fino a poche settimane fa erano i gialloneri avanti, ma le ultime settimane hanno stravolto la classifica e ora sono i campioni in carica ad arrivare allo scontro diretto davanti e di nuovo favoriti. Dopo dieci giornate di campionato la classifica vede il Bayern Monaco davanti di tre punti, uno scenario impensabile appena un mese fa: un successo ospite indirizzerebbe il torneo in maniera netta mentre una affermazione casalinga significherebbe l’aggancio in vetta e la possibilità per altre squadre di inserirsi.

Yarmolenko Bartra vs Hannover

ALLA CACCIA DI UNA SVOLTA

Il pareggio di mercoledì in casa contro l’APOEL ha certificato il momento di difficoltà del Borussia Dortmund, praticamente fuori dalla Champions League. Dopo la sosta di ottobre i gialloneri hanno vinto solo una partita su sei, col modesto Magdeburg in DFB-Pokal, e con un punto nelle ultime tre giornate hanno dilapidato il vantaggio di cinque punti sulle seconde che avevano sino a un mese fa, crollando a -3 con varie inseguitrici pronte ad approfittarne ancora.

Peter Bosz sta trovando difficoltà in tutti i settori, perché davanti Pierre-Emerick Aubameyang si è bloccato (due gol nel periodo negativo, ma in una partita persa) e l’unico che sta rendendo sempre è Maximilian Philipp, ma è dietro che le cose vanno ancora peggio con otto partite fra Bundesliga e Champions League con almeno un gol subito e nove nelle ultime tre giornate di campionato, dove Roman Bürki si è spesso segnalato per errori grossolani. Qualcosa di buono aveva mostrato il classe 1999 Dan-Axel Zagadou, ma si è fatto espellere con l’Hannover e domani non ci sarà: manca un leader dietro, com’era Mats Hummels che però al Westfalenstadion giocherà (fischiatissimo) con la maglia avversaria.

Heynckes Lewandowski
RITORNO ALLA NORMALITÀ

Il Bayern non è una squadra abituata a non vincere e sono bastati due risultati negativi, il 2-2 col Wolfsburg e il 3-0 in casa del PSG, per far saltare Carlo Ancelotti. Il tecnico italiano non era più apprezzato in Baviera e per rimettere a posto le cose è stato richiamato come traghettatore Jupp Heynckes, che si era ritirato quattro anni fa proprio dopo un Klassiker, quello vinto 2-1 a Wembley nella finale di Champions League 2012-2013. Con lui le cose si sono assestate: solo vittorie, magari senza strafare ma portando a casa sempre il risultato e inserendo giocatori come James Rodríguez che stavano faticando a inizio stagione.

L’infortunio di Robert Lewandowski nel 2-0 di sabato scorso al RB Lipsia ha impedito al polacco di giocare in casa del Celtic, ma la sua presenza domani non dovrebbe essere in discussione e uno dei tanti ex proverà a fare nuovamente male al suo passato, già colpito in questa stagione nella DFL Supercup vinta ai rigori ad agosto.

Quella che si stava trasformando in una stagione da buttare è stata risistemata in poche settimane: se il Bayern dovesse vincere domani prenderebbe il largo verso il sesto titolo consecutivo, perché quando scappa di norma non viene più ripreso.

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Ci piace credere che l’aver portato il Bayern Monaco alla conquista del titolo di Campione di Germania per la 27esima volta nella storia del club, abbia messo definitivamente a tacere tutti quelli che nutrivano ancora dubbi sulle grandi capacità di un allenatore del livello e della caratura di Carlo Ancelotti. Il tecnico emiliano, fresco di trionfo in Baviera, ha aggiunto un altro trofeo alla sua già impressionante bacheca. Col successo in terra tedesca, Carletto non solo ha vinto nei cinque principali campionati europei, ma è diventato l’allenatore più vincente del vecchio continente, potendo vantare ben 18 trofei.

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Valido regista di centrocampo, la sua stella da predestinato iniziò a brillare già da calciatore. Dopo gli esordi col Parma e l’ottima parentesi a Roma, sponda giallorossa, Ancelotti diventa pedina importantissima nel Milan di Arrigo Sacchi, mentore grazie al quale vincerà tutto quello che è possibile vincere.

Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, nel 1992 inizia la sua carriera d’allenatore. Il battesimo avviene proprio come secondo di mister Sacchi, che all’epoca era il ct della Nazionale; poi arrivano le esperienze da allenatore di Reggiana prima e Parma poi. Dopo le brillanti prove in terra emiliana, ecco la chiamata della Juventus, che allena per più di due anni. Nonostante i 144 punti conquistati nei due campionati in cui è alla guida dei bianconeri, non riesce a vincere lo scudetto. Silurato dalla dirigenza torinese, il 5 novembre del 2001 gli viene chiesto di subentrare a Fatih Terim sulla panchina del Milan. Dopo aver chiuso quella stagione al quarto posto, l’anno successivo è già apoteosi. Il Milan infatti vince la Coppa Italia contro la Roma, ma soprattutto la sua sesta Champions League proprio contro la Juventus, il 28 maggio 2003. Sono 8 in totale i trofei alzati come allenatore del Milan, tra cui una seconda Champions League nel 2007 contro il Liverpool.

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Finita l’esperienza meneghina, Carlo Ancelotti decide di cambiare paese e stile di vita accettando la chiamata di Roman Abramovich, che lo vuole alla guida del suo Chelsea. Nel maggio del 2010 è il primo tecnico italiano a laurearsi campione d’Inghilterra. Coi Blues vince anche una FA Cup e il Community Shield. Dopo sei mesi senza panchina viene ingaggiato dal Paris Saint Germain, con il quale vince la Ligue 1 alla seconda stagione, dopo una prima avara di gioie. È il terzo titolo nazionale per il club parigino che arriva a 19 anni di distanza dall’ultimo.

Il 16 aprile del 2014 Ancelotti mette in bacheca il suo primo trofeo anche da allenatore del Real Madrid battendo 2-1, in finale di Coppa del Re, gli storici rivali del Barcellona; ma è ancora una volta in Europa che Carlo raccoglie i suoi successi più importanti e decisivi. Dopo 13 anni di frustrazioni ed ossessioni, il Real Madrid vince la agognatissima “Décima”, contro i cugini dell’Atletico. Seguono a ruota la vittoria della Supercoppa Europea e del Mondiale per Club.

Milan Campione d'Europa 2002-2003

Carlo Ancelotti ha vinto e convinto su tutte le panchine su cui si è seduto, facendo esprimere un calcio organizzato e tecnico alle sue squadre, e da tutti i suoi giocatori è ricordato sempre in maniera positiva. La figura del leader e dell’amico gentile convivono nella sua persona, rappresentando il suo asso nella manica in una carriera lunga e costellata di soddisfazioni. Chi ha ancora qualche dubbio, che si ricreda, perché questi numeri parlano da soli: è Carletto il re d’Europa.

 

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Il bello, in una storia che riguarda un allenatore, è che tutto è cominciato a causa di una panchina. Quella alla quale in verità Carlo Ancelotti era stato costretto da una contrattura al quadricipite femorale della coscia destra rimediata nei Mondiali del 1990, nel corso della gara d’esordio contro l’Austria. Si giocava in casa e la delusione era difficile da nascondere. Ma a 31 anni, con ancora due stagioni di rossonero dipinte in quel di Milano da vivere, Carletto – che solo dopo, in Spagna, sarebbe diventato Carlo Magno – sapeva già cosa avrebbe fatto “da grande”.

L’allenatore che gli avrebbe indicato la strada sarebbe stato un ‘certo’ Arrigo Sacchi,  che nel 1992 gli offrì il ruolo di vice nella Nazionale azzurra. Tre anni di praticantato, sufficienti per capire che un calciatore dall’intelligenza sopraffina, capace di gestire ritmi e muscoli in mediana, sarebbe diventato un allenatore con i fiocchi. Che oggi, a 22 anni dai primi passi alla guida della Reggiana, presa in mano dopo la retrocessione e riportata subito in serie A in un solo anno, è uno dei top manager del calcio mondiale. E sabato scorso ha festeggiato la sua millesima (!) panchina al desco della super-potenza Bayern Monaco: vittima sacrificale di turno, l’Amburgo, sconfitto con un eloquente 8-0.

Carlo Ancelotti, allenatore Parma

La via Emilia

Ma la Baviera è solo l’ultima (per ora) tappa di un viaggio denso e intenso, fatto sin qui di una Coppa Italia, due Champions League, due Supercoppe Europee e una Coppa del mondo per club vinte con il Milan; una doppietta Premier League-Fa Cup con il Chelsea; una Ligue 1 conquistata con il Psg; una Coppa del Re e la “decima” Champions League con il Real Madrid; una Supercoppa di Germania con il Bayern Monaco, panchina acquisita nella scorsa estate.

Condivide con Bob Paisley, allenatore del Liverpool, un record: ha vinto la Coppa dei Campioni/Champions League tre volte da allenatore (due volte con il Milan e una con il Real Madrid), e due volte da calciatore (sempre con il Milan). Ma non ha mai alzato i toni: sollevi il dito chi ricorda una conferenza stampa fuori luogo, un tweet da copertina o un post su Facebook che abbia suscitato un mare di polemiche a firma di Carlo Ancelotti. Fatica sprecata: perché l’unica ricetta che conosce è l’impegno, unito alla volontà di stupire. Come 20 anni fa con il Parma: nel 1996/97 c’era lui in sella alla squadra dei giovani Buffon e Cannavaro fino al secondo posto in classifica, tuttora record assoluto per il club emiliano.

Carlo Ancelotti, vittoria Champions

Da splendido secondo a vincente

“La chiave della mia carriera è legata alla prima finale di Coppa Campioni a Manchester contro la Juventus. Come dicono a Roma «lì abbiamo svoltato», fino a quel momento avevo conquistato tanti secondi posti, quella è stata la prima vittoria” ha svelato all’indomani dell’8-0 all’Amburgo. Un Ancelotti A.C. e un Carlo Magno D.C. Nessuna intenzione di propaganda religiosa, la C sta per…Champions League. Come un corso d’acqua, di quelli che attraversano la sua Reggiolo, centro di 9000 anime in provincia di Reggio Emilia ricco di minuto traffico fluviale (Crostolo, Bondeno, Po morto, Po maior), ha affrontato la coppa con le orecchie: e da allora l’ha sollevata ben tre volte.

La prima, contro la Juventus all’Old Trafford: piccola rivincita contro chi gli cantava che ‘Un maiale non può allenare’, il coro con il quale nel febbraio del 1999 viene accolto così dai tifosi bianconeri, con i quali il feeling non è mai sbocciato, fino a un addio consumato dopo un anno e mezzo e due secondi posti. 144 punti non gli bastarono per conquistare la fiducia, di ambiente e società: così, dopo esser rimasto senza panchina, il 5 novembre 2001 fu chiamato a sostituire in corso d’opera l’allenatore Fatih Terim sulla panchina del Milan. A fine stagione, giunge al quarto posto, aggiudicandosi la possibilità di partecipare ai preliminari di Champions League. Il resto è storia. Di tante vittorie e poche delusioni.

Carlo Ancelotti, applausi

Condottiero poliglotta

Traguardi tagliati in giro per l’Europa. Perché ad Ancelotti non sono mai piaciute le soste: ama la panchina, ma non sentirsi messo in disparte. Sospeso tra l’ostinata difesa dell’italianità e delle sue origini tattiche e la speranza nella classe altrui, tra l’atavico pregiudizio sullo straniero e il desiderio cosmopolita di progressismo. Ma sempre alla ricerca della “distinzione”. Da chi l’ha preceduto e da chi lo affronta. Non è un caso che il tecnico italiano si sia presentato in tedesco ai tifosi del Bayern Monaco.

Nel caso di Ancelotti non è una novità: da quando ha lasciato l’Italia – ultima stagione con il Milan nel 2009 – l’allenatore si è sempre sforzato di parlare nella lingua del club di appartenenza, fin dalla sua prima conferenza stampa. È successo dunque per il Chelsea, a cui è approdato nel 2009, per il Paris Saint Germain (2012) e per il Real Madrid (2013). Un messaggio chiaro: ho voluto la bicicletta, e ora pedalo. Spesso, però non da solo. Perché al suo fianco c’è Davide Ancelotti, suo figlio: Davide dà le indicazioni, usa il fischietto, tiene in mano i fogli dei compiti di giornata. A Parigi seguiva le giovanili, a Madrid collaborava nella preparazione atletica, a Monaco è diventato assistente ed è molto più sciolto con il tedesco rispetto al padre. Ha anche “rischiato” di diventare vice di Carletto quando Paul Clement ha salutato il Bayern, ma la società si è affidata a Hermann Gerland, già assistente di Louis van Gaal, Jupp Heynckes e Pep Guardiola. Il tecnico reggiolese, non ha mai amato parlare della sua vita privata, come accaduto in occasione del divorzio da sua moglie Luisa, ma per Davide fa volentieri un’eccezione: e chissà che un giorno Ancelotti jr, più ancora che il ruolo di vice, non possa puntare al posto di allenatore capo.

Carlo Ancelotti tra i tifosi

Italian Maestro

“Un ciclo al Bayern? Me lo auguro, qui mi trovo molto bene, sia con la città che con il club. Mi piacerebbe, anche se la vita degli allenatori non può essere lunga, basta guardare cosa è successo a Ranieri”. Dichiarazioni del weekend, intenti di una vita: se per William Shakespeare eravamo fatti della stessa sostanza dei sogni, Ancelotti è fatto della stessa sostanza di cui sono fatti i bisogni. Quelli di sentirsi sempre vivo, rutilante: il successo è la sua apnea diurna, la ricerca del superamento del guinness personale una molla sulla quale darsi slancio giorno per giorno. Sempre in silenzio. E lontano dalle telecamere.

Non è una macchina perfetta, come ha dimostrato qualche giorno fa esibendo il medio a quel tifoso dell’Hertha che lo insultava e sputacchiava, ma i numeri parlano per lui: da giocatore, 468 partite, 16 stagioni, 3 squadre, 26 volte internazionale, 14 titoli, 42 gol, 57% di vittorie, mai un cartellino rosso. Da allenatore, 1000 panchine in 21 stagioni, 20 finali, 18 titoli, 1842 gol delle sue 8 squadre, 591 vittorie (59%). Il ragazzo di campagna è diventato un uomo acculturato. Ancora giovane – classe 1959 – eppure già saggio come un vecchio maestro. E per quanta strada ancora c’è da fare, amerà il finale. O meglio, la finale.

 

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Il Bayern Monaco festeggia il titolo nel 2015-2016.

Un dominio senza fine. Da quattro anni il Bayern Monaco ha spazzato via qualsiasi avversario dal campionato, la Bundesliga è diventata un torneo in cui si gioca dal secondo al diciottesimo posto. La cinquantaquattresima edizione della principale lega di fussball tedesco inizia con una domanda legittima: sarà possibile vedere una squadra diversa alzare il Meisterschale o anche quest’anno si assisterà a un trionfo bavarese? A giudicare dalle prime indicazioni l’impressione è che sia la seconda ipotesi quella più accreditata, perché i campioni in carica se possibile si sono ulteriormente rinforzati, ma alle loro spalle cominciano a intravedersi alcune pretendenti piuttosto agguerrite e chissà che non possano sorprendere.

Carlo Ancelotti e Karl-Heinz Rummenigge presentano Mats Hummels e Renato Sanches, i due principali acquisti del Bayern Monaco 2016-2017.

BAYERN PIGLIATUTTO

A pochi giorni dalla fine della stagione 2015-2016, lo scorso 10 maggio, il Bayern Monaco ha ufficializzato nella stessa mattina due acquisti di grido: il portoghese Renato Sanches, preso dal Benfica prima ancora che trionfasse agli Europei con la Nazionale, e soprattutto Mats Hummels, ripreso dal Borussia Dortmund dov’era diventato capitano e leader. Numericamente sostituiscono i ceduti Benatia e Götze, entrambi fuori dal progetto bavarese, ma assieme a loro è arrivato Carlo Ancelotti, che sostituisce Pep Guardiola e riparte dalla Germania dopo un anno sabbatico con l’obiettivo di riportare la Champions League sempre sfumata sotto il tecnico catalano, che in tre anni ha ottenuto altrettante semifinali. La squadra è una sorta di Dream Team calcistico, con Robert Lewandowski già in forma dopo un Europeo non proprio scintillante (tripletta in un tempo al Carl Zeiss Jena venerdì nel primo turno di DFB-Pokal, vinto 0-5) e Arturo Vidal reduce dal secondo trionfo continentale con il Cile, più l’ossatura portante della Germania campione del mondo 2014 (Manuel Neuer, Jérôme Boateng, Philipp Lahm e Thomas Müller) e tanti altri elementi di spicco come David Alaba, Xabi Alonso, Douglas Costa, Arjen Robben e Thiago Alcántara. Una squadra fortissima senza punti deboli (forse la più forte al mondo assieme al Barcellona) che vuole vincere tutto e farlo anche in grande stile.

Mario Götze

RITORNO A DORTMUND

Per un giocatore, l’ennesimo, che da Dortmund si sposta a Monaco (il Bayern da anni saccheggia le principali avversarie in campo nazionale, con l’obiettivo di far terra bruciata intorno) ce n’è uno che ha fatto il percorso inverso: si tratta di Mario Götze, che in Baviera non ha avuto fortuna ed è tornato dov’è diventato un grande giocatore per risollevare una carriera di fatto bloccata dalla finale del Maracanã. Per ora i tifosi non l’hanno ancora perdonato per il tradimento del 2013, ma il suo rientro riporta in alto le ambizioni della squadra di Thomas Tuchel, che ora si ritrova un trio di tutto rispetto con Marco Reus (rimasto nonostante tante richieste) e Pierre-Emerick Aubameyang. Il BVB non è al livello del Bayern, si è visto anche nella recente DFL-Supercup finita 0-2, ma può mettere in difficoltà i campioni con la sua velocità e il suo gioco, perso Mkhitaryan finito al Manchester United è arrivato il talentissimo Ousmane Dembélé dal Rennes, uno dei tanti giovani di grandi prospettive presi negli ultimi mesi (gli altri sono Raphaël Guerreiro, Emre Mor e Mikel Merino, che affiancano Julian Weigl e Christian Pulišić già presenti dalla scorsa stagione). Dietro il Bayern ci sono i gialloneri, che sanno già come sottrarre il titolo ai più blasonati avversari visto quanto accaduto nel 2011 e nel 2012.

La presentazione di Mario Gómez al Wolfsburg.

LE ALTRE

E se ci fosse un terzo incomodo? Il mercato tedesco, Bayern e Borussia a parte, non è stato così attivo, ma la possibilità di vedere una terza squadra che si aggiunge alle due big non è da escludere a priori. Il Bayer Leverkusen, terzo la scorsa stagione e quindi già ai gironi di Champions League, ha preso Kevin Volland per affiancare Javier Hernández (che salterà l’inizio del campionato per infortunio) e ha tenuto il fenomenale Hakan Çalhanoğlu, sacrificando il solo Christoph Kramer finito per 15 milioni al Borussia Mönchengladbach, che vuole evitare di ripetere il pessimo avvio di un anno fa e fare subito la voce grossa. Un gradino sotto il Wolfsburg, che riparte dopo un 2015-2016 altamente negativo da tanti volti nuovi (Jeffrey Bruma in difesa, Daniel Didavi e Jakub Błaszczykowski a centrocampo più l’ultimo innesto in attacco, ossia Mario Gómez di rientro in Germania dopo il flop di Firenze e il riscatto al Beşiktaş), mentre lo Schalke 04 punta tutto su Breel-Donald Embolo, anche perché Coke si è rotto il ginocchio in uno dei primi allenamenti. Si parte venerdì sera con l’anticipo Bayern Monaco-Werder Brema, i campioni in carica sono ancora i grandi favoriti per il primo posto, ma un torneo in crescita costante da anni non può certo essere già assegnato prima che inizi.

Ancora un trionfo per il Bayern o qualche squadra riuscirà ad alzare il Meisterschale?
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I due mesi di pausa invernale sono finiti, da stasera la musichetta della Champions League tornerà a farsi sentire. È arrivato il momento nella stagione calcistica 2015-2016 in cui non si può più sbagliare, almeno in campo internazionale, perché con le sfide a eliminazione diretta ogni errore vale l’uscita anticipata. Juventus-Bayern Monaco e Roma-Real Madrid sono due partitissime da non perdere per nessun motivo, ma anche l’Europa League è da seguire con grande interesse, perché Fiorentina, Lazio e Napoli puntano a essere protagoniste, e grazie a loro potrebbero arrivare i punti decisivi per sopravanzare l’Inghilterra nel ranking UEFA. Rispetto ai sorteggi del 14 dicembre è cambiato tanto, perciò molte previsioni di allora sono cambiate, e soprattutto per quanto riguarda la Champions League, l’esito della qualificazione non è più così scontato.

Robert Lewandowski e Thomas Müller del Bayern Monaco.

JUVENTUS – BAYERN MONACO

Andata martedì 23 febbraio, ritorno mercoledì 16 marzo

Il Bayern Monaco era una corazzata a dicembre e lo rimane pure ora, ma la crescita esponenziale della Juventus obbliga quantomeno a un minimo di incertezza. La serie di quindici vittorie consecutive da parte dei bianconeri, valsa sabato scorso il sorpasso al Napoli in testa alla classifica, è un trampolino di lancio che Massimiliano Allegri deve sfruttare per assaltare i bavaresi, primissimi senza discussione in Bundesliga ma da un mese a questa parte con qualche difficoltà fisica, data da alcuni infortuni di troppo che hanno massacrato la difesa (fuori Holger Badstuber, Jérôme Boateng e Javi Martínez) e messo in dubbio la presenza del grande ex Arturo Vidal. Pep Guardiola, ai suoi ultimi mesi in Germania, può contare sulle due bocche di fuoco Thomas Müller e Robert Lewandowski, che dovranno essere marcati dai difensori juventini come fatto con Higuaín e soci. La differenza si è ridotta, se c’è un momento in cui il Bayern può essere colpito è questo e la Juve deve approfittarne. Ora o mai più.

Gareth Bale, Cristiano Ronaldo e Karim Benzema del Real Madrid.

ROMA – REAL MADRID

Andata mercoledì 17 febbraio, ritorno martedì 8 marzo

È cambiato tutto negli ultimi due mesi. Prima c’era Rudi Garcia e la Roma arrancava, ora c’è Luciano Spalletti e la Roma ha collezionato quattro vittorie di fila tornando in corsa per il terzo posto; prima c’era Rafa Benítez e il Real Madrid era una polveriera, ora c’è Zinédine Zidane e il Real Madrid quantomeno ha ritrovato un po’ di serenità. I blancos sono ancora lontani dal Barcellona e in Liga anche l’Atlético Madrid è sopra, però Zizou è imbattuto e ha ritrovato un successo esterno che mancava dal 29 novembre. Le tre punte madridiste continuano a segnare tanto, i vari Gareth Bale, Karim Benzema e Cristiano Ronaldo sono sempre temibilissimi e a loro si è aggiunto il rientrante James Rodríguez, che ha segnato uno splendido gol sabato con l’Athletic Club ed è tornato al centro del progetto, alla pari di Luka Modrić. Ma è tutto così rose e fiori? No, perché la difesa dà segnali preoccupanti (porta inviolata solo due volte nel 2016) e dal 1989 il Real è sempre uscito quando ha trovato squadre italiane.

Harry Kane e Christian Eriksen del Tottenham.

FIORENTINA – TOTTENHAM

Andata giovedì 18 ore 19, ritorno giovedì 25 ore 21.05

Dodici mesi fa la Fiorentina eliminava il Tottenham dai sedicesimi di Europa League, ora le due squadre si ritrovano e i viola sperano che l’esito sia identico. Non potrà però essere una fotocopia e non solo perché i quattro marcatori del 2015 ora giocano tutti altrove, ma soprattutto perché nel frattempo gli Spurs sono diventati una squadra molto più matura e conscia delle proprie forze, arrivando al secondo posto in Premier League alla pari dell’Arsenal a due punti dal Leicester City capolista dopo aver battuto il Manchester City. Harry Kane sarà ancora una volta lo spettro numero uno per Gonzalo Rodríguez, mentre alle sue spalle la qualità di Dele Alli, Christian Eriksen ed Erik Lamela dev’essere sempre disinnescata prima che entri in azione. La squadra dell’ottimo Mauricio Pochettino è però priva del leader difensivo Jan Vertonghen e spesso prende gol: per Paulo Sousa sarà quindi essenziale ritrovare il Nikola Kalinić di inizio stagione dal quale passano tante delle possibilità gigliate.

Il Galatasaray 2015-2016.

GALATASARAY – LAZIO

Andata giovedì 18 ore 21.05, ritorno giovedì 25 ore 19

La Lazio continua ad avere un andamento altalenante nella sua stagione, con più bassi che alti, però anche il Galatasaray non può essere certo considerato in un gran momento. I turchi nel 2016 hanno vinto soltanto una volta in Süper Lig, il 16 gennaio contro il Sivasspor, scendendo al quinto posto e abbandonando con largo anticipo la lotta per il titolo. In aggiunta l’allenatore Mustafa Denizli ha appena perso il centravanti Burak Yılmaz, vecchio pallino di Claudio Lotito, appena volato in Cina e secondo miglior marcatore stagionale dietro all’ex Inter Lukas Podolski: un’assenza che perciò si farà sentire. La squadra si poggia su un altro ex nerazzurro, Wesley Sneijder, e sul capitano Selçuk İnan, il cui gol all’ultima giornata dei gironi di Champions contro l’Astana ha evitato l’ultimo posto e l’eliminazione da tutto. Il resto è poca roba e la Lazio può farcela. Tre anni fa i biancocelesti uscirono ai quarti contro un’altra squadra di Istanbul, il Fenerbahçe, ma ora è molto diverso.

Roberto Soldado, attaccante del Villarreal.

VILLARREAL – NAPOLI

Andata giovedì 18 ore 19, ritorno giovedì 25 ore 21.05

Attento Napoli, il Villarreal è tornato a essere un avversario di grande valore! Magari non sarà la squadra che guidata da Forlán e Riquelme arrivò a un rigore dalla finale di Champions League 2005-2006, ma il Submarino Amarillo ha tenuto per tutta la stagione un ritmo decisamente alto e in campionato è più vicino al Real terzo che al Siviglia quinto. Lo stile usato da Marcelino García Toral ricalca in parte quello dell’Atlético Madrid: gol fatti pochi, gol subiti ancora meno. Su trentaquattro partite stagionali soltanto in otto circostanze l’ottimo titolare Alphonse Aréola (scuola PSG) o il portiere di coppa Mariano Barbosa hanno subito più di un gol, perciò anche un attacco prolifico come quello a disposizione di Maurizio Sarri dovrà impegnarsi maggiormente per bucare una difesa solida e attenta. Questa è una doppia sfida che contiene tante insidie e che arriva in un momento dove le energie degli azzurri devono essere tenute per la Serie A, ma l’appuntamento non va sottovalutato affatto.