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Non si tratta di basket, nonostante ormai tutti parlino di A2. Parliamo di calcio. Ed esattamente, si parla della seconda serie italiana, meglio nota come Serie B. Sempre un po’ snobbata, sottovalutata e non considerata all’altezza dei grandi palcoscenici che offre la Serie A. Negli ultimi anni il trend si è quasi invertito: la Serie B accoglie un bacino di tifosi in molte piazze più ampio di quello della Serie A. Bari, Salerno, Avellino e Cesena sono le piazze più calde che, ormai da anni, militano stabilmente in Serie B: una media costante di 10.000 tifosi ogni match e tanti sostenitori sempre presenti in trasferta. Piazze che, se si considerassero soltanto le presenze sugli spalti, non meriterebbero la Serie B.

Curva del Bari

Quest’anno chiamarla semplicemente Serie B o seconda divisione italiana, è veramente difficile. Un campionato che trasuda di storia, piazze prestigiose e curve che sono pronte a riempirsi ogni weekend. La Serie B 2017-2018 accoglierà 20 squadre che nella loro storia hanno disputato anche la Serie A, con soltanto Virtus Entella e Cittadella che non hanno mai partecipato ad un campionato di massima serie.

Le matricole terribili

La Serie C ha consegnato alla cadetteria quattro piazze calde, ambiziose e storiche: Parma, Foggia, Venezia e Cremonese. Quattro squadre che vengono da promozioni esaltanti e vantano alle spalle società che tenteranno la scalata verso la Serie A. Il Parma di D’Aversa ha già messo a segno i primi colpi di mercato portando in Emilia giocatori del calibro di Siligardi, Dezi, Di Gaudio e Gagliolo, per citarne qualcuno, e il duo Faggiano-D’Aversa ha nel mirino il triplo salto, dalla D alla A in tre anni.

Sogno che cova anche la deliziosa Venezia con SuperPippo Inzaghi alla guida dei veneti, che tornano in B dopo 11 anni: in silenzio, e dietro le quinte, lavora Giorgio Perinetti, specializzato in promozioni. C’è il Foggia poi, che dopo 19 anni con Giovanni Stroppa torna a calcare campi di B ed ora sogna ad occhi aperti, perché la storia recente ha lasciato una convinzione: le neo-promosse in Serie B sono le più temibili, rodate e con una marcia in più degli altri.

Dulcis in fundo, c’è la Cremonese: la squadra di Attilio Tesser lo scorso anno ha compiuto un’impresa incredibile riuscendo a riprendere in classifica l’Alessandria, che sembrava promossa in B da mesi. I grigiorossi hanno messo a segno qualche colpo che in Serie B può fare la differenza ma i lombardi partono a fari spenti, con l’obiettivo di lasciare tutti a bocca aperta.

Curva del Foggia
Nel segno della Z: Zeman e Zamparini (ri)vogliono la A

Ci ha pensato anche la Serie A a rendere il campionato di B più affascinante, costringendo alla retrocessione Palermo, Pescara ed Empoli. Il Palermo, nonostante la permanenza di Zamparini, si candida prepotentemente per la pronta risalita in A. In panchina c’è Tedino, ex allenatore del Pordenone, all’esordio in B ma esponente di idee tattiche affascinanti ed innovative: il suo Pordenone ha sfiorato la promozione in cadetteria.

Non può passare inosservato il boemo, Zdenek Zeman alla guida del Pescara. Gli abruzzesi dallo scorso anno hanno cominciato a costruire una squadra che rispecchi a pieno le ormai note idee zemaniane. La prima giornata offre già un incrocio nostalgico: proprio il boemo contro il suo Foggia, una delle tante sfide che la Serie B settimana dopo settimana sarà pronta a sfornare.

L’Empoli è, tra le tre retrocesse, la squadra che parte a fari spenti. Un giovane allenatore, Vivarini, ed un ambiente distrutto da una retrocessione inaspettata. Toccherà al mister, attraverso il suo calcio propositivo, rilanciare le ambizioni biancoazzurre.

Zdenek Zeman, allenatore del Pescara
Benvenuti in B, campioni!

Sarà una Serie B anche da campioni del mondo. All’esordio sia Fabio Grosso, alla guida del Bari, che Filippo Inzaghi, con il suo Venezia. L’ex terzino della nazionale rappresenta una vera e propria scommessa del direttore sportivo Sogliano che ha scelto un profilo giovane per riscattare la stagione deludente dello scorso anno. Prima esperienza tra i professionisti per l’ex tecnico della Primavera della Juventus, che sta provando ad imprimere il suo ‘credo‘ ai biancorossi: fraseggio veloce, ricerca del possesso palla e squadra corta.

Inzaghi e Grosso con la maglia della nazionale
Tra sorprese e certezze

Da un lato il Carpi di Antonio Calabro e dall’altro il Frosinone di Moreno Longo. Antonio Calabro per molti tifosi della B sarà sconosciuto, viene dalla Virtus Francavilla ed è nato a Galatina, provincia di Lecce. Modello? Antonio Conte, non uno qualunque. Ha condotto la Virtus Francavilla dall’Eccellenza alla Serie C, qualificandosi l’anno scorso per i play-off di Serie C come quinto e venendo eliminato, dopo un doppio pareggio, dalla corazzata Livorno. Un calcio aggressivo, intenso e, fino ad oggi, vincente, con il Carpi che ha deciso di puntare su di lui per il dopo-Castori. Il primo risultato, arrivato in Coppa Italia, non può che essere ben augurante: 4-0 al Livorno e, dopo aver dominato dall’Eccellenza alla Serie C, arriva il banco di prova della Serie B. Molti parlano di lui come un predestinato, ora sarà il campo ad emettere l’ultima sentenza.

Antonio Calabro, nuovo allenatore del Carpi

La certezza non può che essere il Frosinone, squadra che l’anno scorso ha sfiorato la promozione in A, e che vanta una società ricca ed ambiziosa, guidata dal presidente Stirpe. La scelta di Moreno Longo, ex allenatore della Pro Vercelli, segna l’inizio di  un nuovo progetto, che riparte, però, da solide basi: Ciofani, Dionisi, Maiello, Krajnc e Soddimo. Confermata, quasi in toto, la squadra che l’anno scorso per lunghi tratti ha dominato il campionato di Serie B.

Non ci resta che attendere, i presupposti sono ottimi ed i tifosi attendono con trepidante attesa la prima giornata che, probabilmente, rimarrà nella storia. Calore, passione e storia. Ed è solo la seconda divisione italiana. Anzi, forse è meglio non chiamarla così. Siete ancora in tempo: salite sulla giostra!

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C’è un‘immagine che più di tutte ha contraddistinto l’ultimo week end della Serie A, quella di un allenatore in camicia bianca che va avanti e indietro lungo la tribuna dello stadio di casa come se avesse il fuoco addosso. Incita i suoi giocatori, cerca di comunicare istruzioni come se non fosse ancora stato allontanato dall’arbitro e si muove come un ossesso, tra i tifosi che lo osservano e lo sostengono, perché è vicino a ottenere uno dei risultati più importanti della carriera. Davide Nicola è così, un passionale, uno che in panchina finisce spesso senza voce e che da giocatore, dopo aver segnato il primo gol con la maglia del Genoa, andò a baciare una poliziotta senza stare a pensarci più di tanto (l’aveva scambiata per un’altra persona), facendo ingelosire non poco la moglie.

Il Crotone, che fino a un mese prima veniva dato per già retrocesso in Serie B, è avanti 2-1 a pochi minuti dalla fine contro l’Inter di Pioli, e la vittoria lo porterebbe a soli 3 punti da una salvezza che sembrava un miraggio irraggiungibile. Un risultato incredibile, inaspettato, che può essere la svolta di una stagione. L’energia di Nicola è contagiosa anche dagli spalti e il merito della risalita del Crotone è soprattutto suo, oltre che di una società che ha deciso di credere in lui anche quando le sconfitte si accumulavano di domenica in domenica.

“Perseverare è il piacere della sfida. Non bisogna arrendersi mai, ma continuare e perseverare nel lavoro. Per raggiungere gli obiettivi bisogna essere umili ed al contempo ambiziosi. Può sembrare contraddittorio, ma sono i lati della stessa medaglia. Darsi una meta e capire che da soli è difficile raggiungerla perché serve il gioco di squadra“. La filosofia di Nicola è questa. Mai abbandonare la lotta, mantenendo un equilibrio tra l’ambizione di voler migliorare sempre e l’atteggiamento umile che deriva dalla voglia di aiutarsi l’un l’altro, con la consapevolezza di poter colmare il gap tecnico con gli avversari solo restando tutti uniti e lottando su ogni pallone.

Mai abbattersi

Di motivi per abbattersi Davide Nicola ne avrebbe avuti diversi. Gli esoneri di Livorno (dopo aver portato la squadra in A) e di Bari hanno segnato un rallentamento nella sua carriera da allenatore. Il rapporto con la piazza pugliese, in particolare, è stato abbastanza travagliato. Gran parte della stampa e dei tifosi non ha apprezzato il suo lavoro, perché si pensava che con la rosa a disposizione si potesse fare molto di più. Dopo le 3 sconfitte consecutive nel periodo natalizio del 2015 c’è stata la rottura definitiva, ma alla luce dei risultati successivi (Camplone fece 33 punti nel girone di ritorno, due in meno di Nicola, Stellone è stato mandato via e Colantuno sta trovando comunque molte difficoltà a far decollare la squadra) i suoi risultati dovrebbero essere rivalutati in positivo.

Ma la botta più grande è stata la morte improvvisa del figlio quattordicenne Alessandro in un incidente con la bici. Un dolore enorme, un colpo che avrebbe potuto stendere chiunque. ma Nicola è riuscito a venirne fuori grazie all’amore per la sua famiglia e per il suo lavoro. In quei giorni ha ricevuto manifestazioni d’affetto da tante persone e la città di Livorno, nonostante fosse stato mandato via dalla panchina, gli ha mostrato un affetto che va oltre l’aspetto sportivo. Perché lui è uno che non può allenare in una città senza viverla. “Non puoi allenare una città che non conosci – ripeteva spesso -. Per quanto possibile ci devi entrare dentro, ascoltando cosa pensa la gente e cosa si attende”.

alessandro nicola

Se però oggi si scrivono status a suo favore è perché in un campionato scritto, brutto e senza sussulti, il Crotone rischia di regalarci l’unica favola da tramandare. Il merito dei calabresi è quello di non aver ceduto al cambio facile di allenatore, che va molto di moda dalle nostre parti, e il merito di Nicola quello di non aver mai buttato la spugna, ma nel vero senso della parola, non parlando per aforismi. Vedendolo correre da una parte all’altra della tribuna, con la camicia sbottonata e la cravatta allentata, tutti hanno capito che lui non mollerà fino alla fine. E se retrocederà lo farà comunque tra gli applausi, perché il Crotone è una “squadraccia“, fatta per la maggior parte di ragazzi che prima di quest’anno non hanno mai calcato un campo di Serie A, ma corre e prova a giocarsela. Il Crotone ha la fame che tutte le squadre che stanno là dietro (Empoli e Genoa comprese) non hanno, la fame e la voglia che gli ha trasmesso uno come Davide Nicola, uno che non sa cosa significa arrendersi.

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Il Bari ha scelto Stefano Colantuono per uscire dalle sabbia mobili di metà classifica. Dopo che, a detta di molti, a Latina la squadra pugliese ha toccato il fondo. Saluta Roberto Stellone, arrivato con grandi prospettive e obiettivi, ma esonerato dopo questa prima fase del campionato di serie B davvero poco brillante.

Colantuono nel curriculum ha due successi proprio nel campionato cadetto, con l’Atalanta, una volta facendo pure più punti del Siena di Antonio Conte. E in serie A, l’allenatore romano ha dato spesso prova di essere in grado di spremere il meglio dai suoi ragazzi. Proprio quello che serve al Bari, una piazza da serie A che rischia la serie C se non sta attenta.

Il bonus promozione e lo staff a misura di tecnico

Tifoseria barese

A Bari, nonostante la classifica, continuano a volare alto. Il che è un bene perché è la dimostrazione che la Società è ambiziosa, ma rischia di rivelarsi un boomerang se le cose non dovessero andare. Si sogna ancora la serie A, tanto è vero che Colantuono ha firmato fino al termine della stagione, con prelazione per il prossimo, più un sostanzioso bonus in caso di promozione. Il presidente Cosmo Giancaspro ha voluto accontentare in tutto Colantuono: per tentare l’impresa, un fedelissimo come Michele Armenise è passato dal settore giovanile allo staff del tecnico, dove rientra pure Giovanni Loseto, dopo la breve esperienza da team manager.

Con il mister romano, arriva anche il vice Roberto Beni, così come il preparatore dei portieri Mariano Coccia, il preparatore atletico Giambattista Venturati e il collaboratore tecnico Salvo Acella.

Stellone e quel contratto pesante

Roberto Stellone

In Stellone, il presidente ci aveva creduto tanto. Era stata la sua prima scelta, con un contratto biennale e l’opzione sul terzo anno. Adesso, però, quello stesso Stellone intrappola le prossime mosse del club: si cerca la risoluzione di un contratto pesante, da 300 mila euro a stagione circa. L’ex Frosinone è stato difeso fino all’ultimo da Giancaspro, cosa che non capita a molti allenatori. Latina, però, è stato il capolinea per un tecnico che ha provato soluzioni tattiche nuove, mai digerite dalla squadra.

Ecco, se una colpa ce l’ha Stellone è proprio quella di aver insistito troppo sulle sue idee, anche quando i risultati sul campo non premiavano questa cocciutaggine.

Colantuono e il 4-3-3

Riccardo Maniero

Cosa porterà il quinto allenatore in due anni al Bari? La capacità di cambiare modulo, senza pensare che quello standard sia l’unico possibile. Il 4-4-2 di Stellone, dunque, non verrà abbandonato, ma nel caso il nuovo Bari potrà giocare pure con il 4-3-3 o con il 3-5-2, come ai tempi di Udine. Poi, chiaramente, Colantuono dovrà agire sulla testa e sulle gambe di una squadra che a Latina è parsa non credere più nei propri mezzi.

La piazza spinge, le aspettative continuano a essere molto molto elevate. Colantuono, pur pensando in cuor suo di poter fare la scalata alla classifica, non dovrà gettare benzina sul fuoco delle ambizioni. Da persona realista, dovrà mostrare un foglio con la graduatoria attuale: metà classifica, 16 punti, -4 dal Carpi che al momento è l’ultima squadra che giocherebbe i playoff.

Già cinque le sconfitte in 13 match, quattro le vittorie e quattro anche i pareggi. Per una squadra partita tra le favorite, non un bel vedere.

I problemi societari

Gianluca Paparesta

Qualcuno dice che, alla fine, sono le diatribe societarie a star disturbando la squadra. Giancarlo Paparesta, a inizio novembre, è tornato sulla scena: “Voglio che un giudice mi dica se ho diritto a conservare le azioni di proprietario o se invece l’operazione di ricapitalizzazione era giusta. Non chiedo rimborsi, ma il ripristino della situazione societaria a come era prima di giugno”.

Quattro mesi fa, l’ex arbitro si dimise da presidente del Bari Calcio, Ma ora rivuole il pacchetto di maggioranza (oggi detiene appena l’1 per cento). Lui e Romeo, suo padre, hanno intrapreso un’azione legale contro l’attuale amministratore biancorosso, Cosmo Giancaspro. Vincenzo Donativi, a capo del pool di legali che rappresenta i Paparesta, precisa: “Se dovessimo vincere, avremmo comunque garanzie per mantenere la Società grazie a un gruppo solido di imprenditori, che sarebbe stato pronto già a giugno. Non vogliamo turbare la squadra e ostacolare gli obiettivi sportivi”.

Gli ‘stranieri’ spariti

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Un passo indietro, please. Conferenze stampe, titoli sui giornali: l’imprenditore malese Datò Noordin Ahmad così si era presentato. E ad aprile dello scorso anno aveva pure sottoscritto un preliminare di acquisto. Poi, però, nessuno ne ha più saputo nulla. “Io sono il primo a essere stato danneggiato da Noordin. Stiamo riflettendo su un’azione anche nei suoi confronti”. Ma il Bari, a quanto pare, faceva gola pure a imprenditori indiani e russi. Nessuno, poi, ha però fatto il passo decisivo. In particolare, l’accordo con Noordin sarebbe saltato per frizioni proprio tra Paparesta e Giancaspro, allora socio di minoranza: “A quelle condizioni, l’imprenditore malese mi disse di non voler proseguire e di aver bloccato qualsiasi passaggio di denaro”.

Gli allenatori iniziano e non finiscono

Davide Nicola

Per il terzo anno di fila, l’allenatore che inizia, non finisce la stagione sulla panchina del Bari. Da Mangia si passò a Nicola, da questi a Camplone, poi ecco Stellone e ora Colantuono. Ma Stellone e Sogliano, il direttore sportivo, non hanno mai lavorato in sintonia, fin dall’estate. L’ex Frosinone aveva chiesto Soddimo, Crivello, Gori, Gucher – calciatori che ben conosceva – ma non è arrivato nessuno di questi.

Il mercato faraonico

Franco Brienza

Non che il mercato del Bari sia stato impostato al risparmio. Anzi. Sono arrivati Brienza, Fedele, Ichazo, Capradossi, Furlan, Basha, Monachello, Martinho, Cassani, Daprelà, De Luca, Fedato, Moras e Sabelli. Alcuni come cavalli di ritorno. Ma il Bari ha pure perso il faro, Rosina (passato alla Salernitana). Di Noia è andato alla Ternana, così come Defendi. Del Grosso si è accasato all’Atalanta, Dezi al Napoli, Puscas al Benevento, Sansone al Novara. Insomma, una rivoluzione in tutti i reparti.

Forse bisognava avere ancora pazienza. Chiaro che una città come Bari mette pressione. Se si parte con l’obiettivo dichiarato di stare lassù, poi non si possono prendere malrovesci come quello subito al San Nicola contro il Benevento, alla sesta giornata. Un 4-0 che già aveva fatto traballare, e parecchio, la panchina di Stellone.

Lo stadio vuoto

Stadio San Nicola

Lo stadio di Bari è tanto grande. Ma ormai si riempie solo ogni tanto. È vero, in serie B, proprio i pugliesi sono quelli che hanno la maggior affluenza media (15.467), seguiti dal Verona (14.283), ma sono sempre di più le partite in cui non si arriva neanche a 14 mila (il record negativo della stagione è 13.872 presenze contro il Trapani). La gente è delusa, chiede una svolta. I galletti non sono mai riusciti a vincere due partite di seguito. Al San Nicola hanno battuto il Cesena (2-1), hanno perso con il Benevento (0-4), hanno pareggiato con l’Entella (1-1), hanno vinto nettamente con il Trapani (3-0), e con la Pro Vercelli (2-0). Un ruolino di marcia non esemplare, ma sicuramente migliore di quello esterno (una sola vittoria, alla prima, a Perugia, tre pareggi e tre sconfitte, le ultime tre).

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Serie B
Serie B

Dove eravamo rimasti? Ah, ecco. A Massimo Oddo, appena promosso in Serie A, che abbraccia Serse Cosmi in lacrime. Che bella la Serie B, abbiamo pensato. Quante storie. Da domani sera, queste e altre storie, vanno di nuovo in onda. Non c’è più Oddo ovviamente, ma Cosmi è ancora lì. Tra i favoriti ma non troppo. Perché il Trapani ha confermato, sarebbe più corretto dire trattenuto, il suo allenatore e Pektovic, ma non ha più il DS Faggiano, e ripetere un’impresa è sempre difficile; ma ci sembrava giusto iniziare da qui. Da chi ha lottato fino all’ultimo minuto e adesso ci riprova: perché Cosmi a Trapani ha ritrovato spirito, verve e passione. Vediamo cosa succede.

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Un passo indietro e un migliaio di chilometri al nord c’è la grande favorita. È ovviamente il Verona, retrocesso dopo una stagione balorda, con Mandorlini prima e Del Neri poi. Facile pensare che con Pazzini centravanti i gialloblu possano mangiarsi la B, ancor di più perché l’Hellas potrà contare su Fossati, importantissimo per la promozione del Cagliari, su Romulo,  sul portiere Coppola (specialista in promozioni) e su un attacco fortissimo anche guardando i nomi dei giocatori che non dovrebbero partire titolari, come Ganz e l’ex trapanese Torregrossa. Nulla è scontato in B, e Pecchia, che l’anno scorso di questi tempi faceva il vice di Benitez a Madrid, dovrà entrare subito nel clima infuocato della serie B.

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Al secondo gradino metterei lo Spezia, eterna incompiuta della passate stagioni. Ogni anno i liguri allestiscono una squadra per andare in serie A, ma puntualmente si fermano al primo scoglio dei play-off. Ripartire a fari spenti da Mimmo Di Carlo è un lusso. Metteteci Nené, il neo-acquisto Iemmello (l’anno scorso mattatore a Foggia in Lega Pro) e una squadra di esperti navigatori della B come Pulzetti, Sciaudone e Chichizola e scoprirete perché lo Spezia non può nascondersi. Non possono farlo nemmeno le altre due retrocesse, Frosinone e Carpi nonostante non siano due piazze troppo esigenti. Ma attenzione, perché né una né l’altra hanno cambiato molto. A Frosinone è arrivato Marino in cerca di rivincite. A Carpi c’è Castori che è una garanzia, e fossi nelle favorite non mi fiderei troppo del suo volare basso con le parole:

“I favoriti sono altri, noi lotteremo come sempre ma ci sono squadre più attrezzate di noi”

Stellone è arrivato a Bari assieme al DS Sogliano. Con due così non puoi dire di non ambire alla promozione. C’è una nuova società e il solito grande pubblico. Nonostante il Bari abbia ceduto Rosina, Sansone e Dezi, i pugliesi sembrano più quadrati e meno legati all’estro di giocatori deliziosi ma mai veramente decisivi. Forse è un caso, ma nelle ultime tre apparizioni in B (Siena, Catania, lo stesso Bari) Rosina non sia mai riuscito a incidere con una promozione. Si riparte con una squadra con nomi meno altisonanti. E quando Stellone dice “Cassano non è propriamente adatto al mio modo di vedere il calcio” sta scrivendo un patto con l’esigente pubblico del San Nicola: forse non abbiamo classe ma abbiamo gambe e fiato. Si punta alla A.

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Attenzione alla Campania: perché l’Avellino ha costruito una squadra intelligente (anche in questo caso si è rinunciato a qualche nome), la Salernitana ambisce al ruolo di sorpresa (e Rosina potrà smentirmi), mentre il Benevento, neo-promossa, può essere la vera outsider forte anche di un allenatore esperto come Massimo Baroni. Un gradino sotto, ma pronto a inserirsi nella lotta play-off c’è il Perugia: occhio a mister Bucchi che qui ha giocato, e bene, e l’anno scorso ha fatto benissimo a Macerata. Gli umbri possono contare anche su Dezi, e se tornasse a giocare ai suoi livelli anche Guberti, chissà. Da non sottovalutare il Novara di Galabinov e l’Ascoli di Cacia: avere i bomber aiuta eccome.

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Il Cesena, confermato Drago, deve migliorare la sua ultima stagione e quindi fare la voce grossa per la lotta alla promozione diretta. Sottovalutare le neopromosse vuol dire non conoscere la B. Detto del Benevento, terrei d’occhio anche la Spal che torna in B dopo oltre un ventennio e non vorrà sprecare l’occasione, forte anche della coppia Antenucci – Zigoni. Preoccupa un po’ il Pisa che, dopo aver acciuffato la B dopo il fallimento di qualche anno fa si presenta alla prima giornata dopo che i suoi giocatori non si allenano da una settimana. Un vero peccato che rischia di rovinare un campionato sulla cui bellezza potete scommettere.

Sabato riparte il campionato di Serie B. 
A proposito, queste sono le quote della prima giornata, buon divertimento!

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I Play-off sono un torneo a parte, si dice quando si parla di NBA. Mica tanto, se consideriamo che sempre più spesso, negli ultimi anni, hanno vinto i migliori. O quelli che si sono piazzati meglio. Vale anche per la Serie B, se pensiamo che raramente le terze classificate hanno perso lo scettro, e sprecato il fattore campo. Quelli che ci apprestiamo a vivere, però, sono dei play-off nuovi, sicuramente affascinanti e molto equilibrati. Non c’è la super favorita che non ce l’ha fatta, come poteva essere il Bologna dello scorso anno, o la Sampdoria del 2012, ultima squadra a salire in serie A pur raggiungendo l’ottava posizione per il rotto della cuffia. Ma quello fu un campionato strano, con il Varese a giocarsi la serie A in finale contro i liguri. La stagione scorsa il Bologna riuscì addirittura a complicarsi la vita in casa, sia contro l’Avellino che contro il Pescara in finale, e fu la traversa, due volte baciata da San Luca (e sempre nei minuti finali), ad accompagnare i rossoblu di Delio Rossi nella massima serie.

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Guardando il piazzamento finale verrebbe da dire che la favorita è il Trapani, che a Bari ha vinto lo scontro diretto e conquistato un incredibile terzo posto. Incredibile per i non addetti ai lavori, perché Faggiani, il DS, ha lavorato benissimo scegliendo giovani di prospettiva, giocatori da campionati minori (come quello maltese) e affiancandoli ad esperti di “categoria” come Perticone, Nizzetto e lo stesso Eramo, che da centrocampista promettente si è trasformato in un valore assoluto di questa serie B. Mettici un mezzo fenomeno, sottovalutato, come Pektovic e un allenatore esperto come Serse Cosmi, e avrai una squadra che ha davvero tutto per vincere. Mettici anche un entusiasmo travolgente, quello di una piazza che sta vivendo questo momento magico godendosi ogni singolo attimo.

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Il Pescara ha letteralmente buttato il terzo posto, pareggiando contro il Latina. Quanto costerà questa distrazione ad Oddo, lo sapremo nei prossimi giorni. Se andiamo a mischiare il valore della rosa, l’impatto dei singoli e l’importanza della piazza, il Pescara è forse ancora la favorita, nonostante il quarto posto. A squilibrare il pronostico ci pensa Gianluca Lapadula, talento purissimo, già destinato ad una grande squadra. Oddo ha dalla sua anche l’esperienza dello scorso anno, quando arrivò ad un passo dalla promozione pur partendo dai quarti di finale.

Dai quarti partirà il Bari, che continua a lamentare arbitraggi sfavorevoli, ma che in realtà corre meno degli altri, e questo è evidente. Se si allestisse oggi un top team della Serie B, difficilmente troverebbe posto un giocatore dei biancorossi, e questo la dice lunga. Camplone, nel girone di ritorno, ha fatto due punti in meno di Nicola, ma cambia poco. Il valore della squadra è questo: tanta esperienza, molti numeri, poca corsa. Il vero valore aggiunto potrebbe essere il pubblico del San Nicola. In 40/50 mila sono pronti a spingere la squadra. Ma ci sarà da spingere parecchio.

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Il Cesena è la variabile costante. I ragazzi di Drago hanno giocato un campionato costantemente sul quarto/ quinto posto. Hanno concluso al sesto, ma cambia poco. Dovranno superare i quarti e poi vedersela (eventualmente) contro il Trapani in una partita tutt’altro che scontata. L’uomo in più è Sensi, ma anche Djuric è un giocatore difficilissimo da marcare, uno che in queste partite, che spesso si risolvono su calci piazzati, può fare la differenza.

Prima però bisognerà battere lo Spezia, che arriva ai playoff per il terzo anno consecutivo. Nelle passate stagioni ha bucato sempre i quarti e Di Carlo avrà visionato già decine di volte le partite contro Modena e Avellino per evitare di ripetere quegli errori. Il fattore campo penalizza i liguri, ma contro Nené, Calaiò, Pulzetti e Sciaudone non c’è da stare tranquilli.

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Lo Spezia non è una squadra da settimo posto, se va avanti può dare fastidio a chiunque. Arriva agli spareggi, last minute, anche il Novara: i ragazzi di Baroni sono stati forse la squadra più incostante di questo campionato, avendo alternato incredibili serie positive con lunghe serie negative. Hanno concluso con un 4-0 a Como. In campionato hanno perso in casa con il Bari e pareggiato al San Nicola in una partita che avrebbero meritato di vincere. Di certo sono una squadra imprevedibile. Fossimo in Camplone non staremmo così tranquilli.

Una menzione per alcuni protagonisti mancati: lo sarebbe stato certamente Ciccio Caputo, ma il suo Entella non ce l’ha fatta. Tra le favorite ha bucato l’appuntamento l’Avellino, semifinalista nella passata edizione: ci sarà tempo per rifarsi. Nel frattempo ci godiamo Trapani, Pescara, Bari, Cesena, Spezia e Novara. Rigorosamente in ordine di piazzamento. Ma pronte a sovvertire ogni pronostico.