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I più ricchi, i più forti, i più attesi. Amici da luglio a maggio, nemici-sul campo-per un mese. Questa sera sarà Portogallo-Galles, per molti Cristiano Ronaldo contro Gareth Bale: il talento cristallino come le acque di Madeira, l’isola dove il mito di CR7 affonda le sua basi, contro l’atleta bionico che dalle parti di Cardiff è per tutti “il principe”.

Nel Real Madrid edizione 2015/2016 hanno dato vita a due terzi delle reti dei Blancos tra assist, tocchi vincenti e reti: a parlare per loro sono i numeri, a tutto campo. Si tratta dei protagonisti dei due trasferimenti più cari nella storia del calcio: 101 milioni sborsati per Bale, 93 per Cristiano Ronaldo. Nelle tre annate insieme a Madrid, i due hanno realizzato 221 reti, 163 Cristiano Ronaldo e 58 Bale. Ma questa sera, nell’avveniristico Stade des Lumières di Lione, tutto sarà azzerato e, oltre alla finale, probabilmente in palio c’è una fetta di supremazia nello spogliatoio delle Merengues.

Nov. 15, 2013 - Lisbon, Portugal - CRISTIANO RONALDO celebrates scoring Portugal's first goal during Portugal v Sweden 2014 World Cup Qualifying European Zone Play-Off First Leg at Estadio da Luz. (Credit Image: © Alex Morton/Action Images/ZUMA24.com)

Si guarderanno nel tunnel che conduce al rettangolo di gioco, si saluteranno e si abbracceranno, ma dalle 21 saranno due poli opposti e altrettanto capaci di attrarre su di sé telecamere e avversari. A Cristiano, già recordman di presenze (131) e di reti (60) con la selezione lusitana, il compito di dimenticare quella finale-beffa di Euro 2004, quando la Grecia di Nikopolidis fece piangere Lisbona nell’edizione delle sorprese. Le pressioni? Tutte, o quasi, per CR7. Perché a 31 anni forse ha l’ultima – e la prima – occasione per alzare un trofeo con la sua nazionale, perché – nonostante la doppietta contro l’Ungheria – non ha ancora inciso come sa, perché CR7 è un marchio, intaccabile nemmeno dopo la devastante accelerazione di Bale su Bartra nella finale di Copa del Rey 2014 contro il Barcellona. Da un lato il Portogallo dei cinque pareggi nei tempi regolamentari e del pass per gli ottavi grazie all’ingresso nel novero delle migliori terze, dall’altra parte un Galles che ha sorprendentemente conquistato il primo posto nel girone davanti all’Inghilterra alla prima qualificazione a un Europeo ed è reduce dalla vittoria in rimonta sul Belgio, la selezione più accreditata da quel lato del tabellone.

Cristiano Ronaldo e Bale con la maglia del Real Madrid

«Il sogno si avvicina e ora tutto può succedere. Non penso che mi manchino titoli e anche se la mia carriera finisse oggi mi sentirei privilegiato, ma non nascondo che mi piacerebbe vincere un trofeo con la nazionale. Siamo sulla strada giusta» ha tuonato Cristiano all’alba della semifinale. «Quello che conta è il gruppo. Ma non dirò mai chi è meglio tra noi due. E non penso al Pallone d’Oro» ha ribadito Bale alla vigilia della partita.

La carriera di quest’ultimo è stata un climax ascendente: da terzino a esterno ad attaccante, passando per il Southampton e il Tottenham prima dell’arrivo in casa Real. Dai piedi alla testa, quella che è la nuova specialità: il 42% delle reti stagionali le ha segnate di cabeza, mentre in Euro 2016 ha ripreso confidenza con il “tiro con la izquierda”. Chiedere conferme a Slovacchia, Inghiterra e Russia, vittime del numero 11 nel girone eliminatorio. In Francia il fuoriclasse gallese è sembrato libero da freni, come quelli che Cristiano Ronaldo spesso gli impone sui calci piazzati al Bernabeu.

E in patria qualcuno ha le idee già chiare: un paesino nel nord del Galles ha deciso di cambiare temporaneamente nome, da Bala a Bale. L’idea è stata del sindaco, che ha poi inviato la Nazionale a conoscere gli abitanti (appena 2mila anime) del piccolo centro. Nella speranza che ci tornino dopo il 10 luglio, data della finale parigina. La bilancia della dea vittoria appare squilibrata, con i gallesi privi del faro Ramsey per squalifica, ma Euro 2016 ha già ribaltato diversi pronostici. Per i lusitani all’orizzonte c’è l’ombra di un secondo fallimento dopo la sanguinosa sconfitta del 2004 contro la Grecia al Da Luz. Per i dragoni, invece, è già un momento irripetibile: prima qualificazione della storia e primo, clamoroso assalto all’ultimo atto della manifestazione.

Gareth Bale con la maglia del Galles

Quasi amici ogni giorno, rivali acerrimi per una sera. Chissà se ripenseranno al loro primo incrocio, risalente all’estate 2013 nel parcheggio delle auto riservato ai calciatori madrileni nel centro sportivo di Valdebebas: Bale con una borsa griffata Vuitton e una valigia alquanto anonima, Cristiano con un Rolex in bella vista e occhiali all’ultimo grido di Dolce&Gabbana. L’incontro tra la stella del Paese e il ragazzo della porta accanto, che lentamente gli ha eroso una piccola fetta di celebrità, senza mai guardare la vetta.

Nemmeno l’acquisto record dal Tottenham ha portato il gallese in vetta alle attenzioni della Casa Blanca. Ronaldo ha mantenuto la sua egemonia grazie al Pallone d’Oro del 2013 e al bis dell’anno dopo. Oggi guida un Portogallo che ha due record da far crollare: fra le squadre che non hanno mai vinto l’Europeo è quella che ha disputato più semifinali, e fra le rimaste in Francia è l’unica a non aver mai vinto nei tempi regolamentari. Bale ne detiene uno più venale: 101 milioni a 93, a Florentino è costato più lui, unico primato in cui ha battuto il compagno di squadra. Il 28 maggio hanno sollevato una Champions League insieme, 40 giorni dopo c’è spazio solo per un sorriso. Gli universi paralleli si incontrano a Lione.

Ci sono cinque calciatori, altrettante nazionalità rappresentate, 73 titoli complessivi conquistati con i club di appartenenza e un preoccupante zero spaccato alla voce trofei sollevati in nazionale. Una barzelletta? No, la realtà dei tanti lucky loser che Euro 2016 ospiterà. Betclic.it ne ha selezionati cinque per voi: e non mancano nomi eccellenti.

Gareth Bale, basterà per spingere il Galles oltre il primo turno?

GARETH BALE (GALLES, Real Madrid): la rivelazione definitiva del successore “bionico” di Ryan Giggs ha un luogo, una data, un momento precisi. 13 aprile 2010, il 20enne gallese dall’aria bizzarra e dallo sguardo perso schianta l’Arsenal nel 2-1 del Tottenham: è la presentazione al mondo di #GarethBale, da pronunciare tutto d’un fiato, come fa il suo scatto quando rompe il suono di uno stadio. Nell’estate del 2013 si è trasferito al Real Madrid per una cifra complessiva di 100,7 milioni di euro, cifra che ne ha fatto l’acquisto più oneroso dell’anno e della storia del calcio.

Con i Blancos in 81 presenze ha bucato la rete avversaria 47 volte, segnando anche due gol fondamentali nelle vittoriose finali di Coppa del Re 2014 e di UEFA Champions League dello stesso anno. In Inghilterra ha messo a referto una Coppa di Lega nel 2008, con il Real sono arrivate due Champions League, una Supercoppa europea, una Coppa di Spagna e una coppa del mondo per club. I conti dei suoi 22 compagni di nazionale tutti insieme stentano a toccare il suo. In questi giorni ha festeggiato 10 anni dal suo esordio con il Galles (27 maggio 2006): come regalo vorrà regalarsi un cammino storico. D’altronde, come spiegato dal suo collega d’attacco King, “dobbiamo vincere solo sette partite rispetto alle 38 che si devono vincere in un campionato”.

Giorgio Chiellini, vice-capitano azzurro

GIORGIO CHIELLINI (ITALIA, Juventus): che ci fa uno stopper anni ’70 come il Chiello in questo pokerissimo di piedi raffinati, si chiederanno in tanti? Il parametro scelto è quello tra i trofei vinti in nazionale e quelli messi in bacheca dal club di appartenenza. E in questo il difensore toscano, cresciuto nel Livorno, dove ha conquistato una promozione in B, e transitato per la Fiorentina prima di 11 anni in bianconero, denota un certo squilibrio. Nei due Europei disputati (2008 e 2012) lo hanno fermato la Spagna e gli infortuni, mentre le due edizioni mondiali sono coincise con altrettante cocenti eliminazioni, condite dal “morso” di Suarez.

Con la “Vecchia Signora”, invece, dopo anni difficili tra serie B -vinta- e fallimenti tecnici, sono arrivati cinque scudetti, tre supercoppe e due Coppe Italia. Ora si presenta alla tappa francese nel pieno della maturità, a 32 anni, con i galloni di vice-capitano e la consapevolezza di essere uno dei pochi leader in dote ad Antonio Conte. Ah, l’esordio azzurro è datato novembre 2004, a 20 anni, in Italia-Finlandia (1-0): 12 anni dopo l’ultima amichevole pre-europea è stata giocata contro gli scandinavi. Segni del destino?

Ibrahimovic ancora una volta di fronte all’Italia

ZLATAN IBRAHIMOVIC (SVEZIA, Free agent): spesso è arrivato in un club da leggenda ed è andato via da re. Ci scusi la citazione, Zlatan.  Eppure uno dei calciatori più forti, moderni e completi del mondo non ha mai sorriso con la sua nazionale: spesso non per demeriti propri, sia chiaro. 62 reti in 112 presenze con la maglia svedese sono un bigliettino da visita eccellente, ma come potrebbe sfoderarlo l’unico calciatore ad aver vinto 13 campionati in quattro nazionali differenti (Eredivisie, Serie A, Primera División e Ligue 1), il record-man di reti con il Paris Saint Germain, il solo ad aver segnato in Champions League con sei squadre diverse e così via?

Il palmarès è impressionante: due campionati, una coppa e una supercoppa in Olanda, quattro scudetti e tre supercoppe in Italia, una Liga e due supercoppe in Spagna, poker di campionati e tris di supercoppe e coppe di Lega in Francia, con due coppe. Imbattibile nelle corse a tappe, meno nelle sfide secche, come una Uefa e una coppa del mondo per club testimoniano: si torna in Francia, dove l’attaccante che potrebbe presto ritrovare Mourinho a Manchester, sponda United,  ha incamerato il 40% dei trofei vinti in carriera. E di fronte ritroverà l’Italia che stregò nel 2004 con quel tacco vincente da taekwondo. Re Zlatan, è l’ultima chance per non deporre la corona.

Rakitic, motorino del centrocampo croato

IVAN RAKITIC (CROAZIA, Barcellona): una coppa di Svizzera, due vittorie nella Liga, altrettante coppe di Spagna, un’Europa League, una Champions, una Supercoppa europea e una Coppa del Mondo per club. Nove titoli alzati al cielo, spesso da protagonista. Rakitic è entrato nel centro del mondo della Croazia nell’epoca-Bilic, nel 2008, impressionando il continente in un 2-0 alla Germania durante l’Europeo di otto anni fa a Klagenfurt. Tra Klagenfurt e la finale di Berlino 2015, dove ha aperto le danze blaugrana contro la Juventus – perché la Germania è nel suo destino- sono trascorsi sette anni e mille chilometri scarsi.

Nato in Svizzera da padre di Sikirevci e madre bosniaca, è passato da Basilea e Gelsenkirchen prima di rivelarsi a Siviglia, dove ha anche trovato moglie: 149 presenze e 32 gol in tre stagioni e mezza ne sono la testimonianza. Ora è a Barcellona, dove vincere è quasi imperativo come una buona colazione. 76 presenze e 11 reti con la Croazia, ma senza medaglie a referto. A 28 anni, può essere la volta buona?

Cristiano Ronaldo avrà sulle spalle il peso di una nazione intera

CRISTIANO RONALDO (SPAGNA, Real Madrid): ma come? Può essere in questa lista chi nel corso della sua carriera, ha vinto una Supercoppa portoghese (2002), 3 campionati inglesi consecutivi (2007, 2008 e 2009), 1 FA Cup (2004), 2 Coppe di Lega inglesi (2006 e 2009), 2 Supercoppe inglesi (2007 e 2008), 1 campionato spagnolo (2012), 2 Coppe di Spagna (2011 e 2014), una Supercoppa spagnola (2012), 3 Champions League (2008, 2014 e 2016), una Supercoppa UEFA (2014) e 2 Mondiali per club (2008 e 2014)? Certo, soprattutto se con una rappresentativa non di secondo piano come quella lusitana, pur avendo accumulato 126 presenze e 56 reti, non ha mai toccato vette continentali o iridate: e quando lo ha fatto (Euro 2004) era ancora imberbe e 19enne per poterlo valutare.

Tre Mondiali (2006, 2010 e 2014) e altri due Europei (2008 e 2012) gli hanno portato in dote il bronzo di quattro anni fa e tante critiche. Oggi, in una kermesse che si prospetta livellata verso il basso, gli tocca caricarsi sulle spalle quell’orgogliosa lingua di terra e mare, vogliosa di superare i confini del calcio.

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Dove non sono riusciti Mark Hughes e Ryan Giggs ce l’ha fatta Gareth Bale. La stella del Real Madrid e i suoi compagni hanno fatto impazzire di gioia 3 milioni e briciole di gallesi, portandoli al gran ballo dei debuttanti in salsa Euro 2016: e dire che per tanti, Cardiff fino a qualche mese fa era solo il luogo deputato alla disputa della Fa Cup con il suo “Millennium Stadium”. Invece, inseriti nel gruppo B, i britannici hanno chiuso in seconda posizione alle spalle del Belgio e davanti alla quotata Bosnia di Pjanic e Dzeko: 21 punti, 7 reti del madridista che corre come il vento e un balzo di 109 posizioni nel ranking Fifa (dal 117esimo posto all’ottavo) sono il lasciapassare ideale per riscattare eliminazioni brucianti che ne avevano impedito l’esordio nella rassegna continentale, non ultimo lo spareggio perso nel 2004 contro la Russia.

Gary Speed, ex Ct del Galles scomparso nel novembre 2011

Bale, ma non solo. Questo Galles è figlio dell’Europeo allargato, ma soprattutto del lavoro. E come dimenticare Gary Speed? L’allenatore sconfitto dalla depressione nel novembre 2011, quando fu trovato morto nel garage della sua casa di Huntington, dove viveva con la moglie Louise e i due figli, Edward e Thomas (14 e 13 anni): 42 anni, una carriera eccellente da calciatore e ben cinque vittorie in dieci incontri, l’ultima il 4-1 sulla Norvegia due settimane prima del suo suicidio, alla guida dei Dragoni.

La sua morte scosse il calcio gallese, ripartito in panchina da Chris Coleman e in campo dai dettami di Speed. Difensore, Coleman ha totalizzato 600 presenze in 15 anni nel calcio inglese (Crystal Palace, Blackburn, Fulham) dopo gli esordi con lo Swansea. Una carriera interrotta a soli 32 anni, nel 2002 per un incidente stradale: la ripartenza dalla panchina del Fulham, passando per Real Sociedad, Coventry e Larissa prima di accettare un compito moralmente e sportivamente ingombrante come la panchina gallese nel 2012.

Chris Coleman, Ct del Galles dal gennaio 2012
Chris Coleman, Ct del Galles dal gennaio 2012

Il Galles è ripartito, con un 4-4-2 pratico e rapido: ripartenze e grande solidità difensiva nel menù. Ne sono una testimonianza i soli 4 gol subiti nelle 10 partite disputate nel corso delle qualificazioni agli Europei 2016, mantenendo peraltro la porta inviolata nel doppio confronto con il temibile Belgio. Il segreto del Galles è una formazione titolare estremamente coperta, basata su una shortlist di 15 elementi, 11 titolari e pochi affidabili rincalzi.

Una nazionale che non ha nel suo bacino di utenza prediletto la Welsh Premier League (12 formazioni partecipanti, livello medio paragonabile alla seconda serie dei principali campionati continentali), ma che dimostra il carattere della Premier League, il pressing ossessivo della Scottish League e lo strapotere fisico di un 27enne nato a Cardiff e arrivato alla “camiseta blanca”: un’amalgama quasi irripetibile che ha reagito alla grande a 5 sconfitte su altrettante partite, maturate all’alba dell’era Coleman.

Alle spalle di Bale un “certo” Aaron Ramsey, leader dell’Arsenal che completa una spina dorsale con la cerniera difensiva formata dal capitano Ashley Williams e Chester, blindata dal mediano del Liverpool Allen.

Gareth Bale, trascinatore indiscusso
Gareth Bale, trascinatore indiscusso

La squadra prepara la prima, storica avventura nel caldo di Algarve, dove Coleman ha convocato 29 calciatori (Bale raggiungerà il gruppo dopo la finale di Champions League): resta da capire chi saranno i sette giocatori che verranno lasciati a casa prima del 31 maggio, data in cui verranno annunciati i 23 convocati definitivi. Un’assenza è già certa: quella di John Ledley, centrocampista classe ’87, che non ha potuto rispondere alla convocazione del selezionatore dopo il brutto infortunio rimediato con il Crystal Palace nel match contro lo Stoke City. Coleman farà a meno delle 59 presenze e 4 reti di Ledley, ma in avanti pensa a una scommessa come Tom Bradshaw, che potrebbe essere preferito a Tom Lawrence e a Wes Burns, attaccante dell’Under 21.

 

Lista provvisoria dei convocati

Portieri: Wayne Hennessey (Crystal Palace), Danny Ward (Liverpool), Owain Fon Williams (Inverness).

Difensori: Ben Davies (Tottenham Hotspur), Neil Taylor (Swansea City), Chris Gunter (Reading), Ashley Williams (Swansea), James Chester (West Brom), Ashley Richards (Fulham), Paul Dummett (Newcastle), Adam Henley (Blackburn), Adam Matthews (Sunderland), James Collins (West Ham).

Centrocampisti: Aaron Ramsey (Arsenal), Joe Ledley (Crystal Palace), David Vaughan (Nottingham Forest), Joe Allen (Liverpool), David Cotterill (Birmingham City), Jonathan Williams (Crystal Palace), George Williams (Fulham), Andy King (Leicester), Emyr Huws (Wigan), Dave Edwards (Wolves).

Attaccanti: Hal Robson-Kanu (Reading), Sam Vokes (Burnley), Tom Bradshaw (Walsall), Tom Lawrence (Leicester), Simon Church (Nottingham Forest), Wes Burns (Walsall).


58 anni dopo, si torna a lottare per qualcosa di importante, o perlomeno a essere protagonisti: fa un certo effetto pensare ricordare che il Galles non si era mai qualificato ad alcuna manifestazione internazionale dai tempi del mitico John Charles, centravanti gentiluomo che in Italia fece la fortuna della Juventus e che guidò l’attacco gallese alla Coppa Rimet 1958, laddove i Dragoni si arresero soltanto al Brasile futuro campione del mondo, nei quarti di finale decisi dal primo gol in verdeoro del diciassettenne Pelé.

Gli ottavi di finale varrebbero oro. A Bale e soci l’ardua impresa. Che non fa paura.

 

Calendario del Galles ad Euro 2016

1^ giornata
Galles-Slovacchia (sabato 11 giugno, ore 18:00) Nouveau Stade de Bordeaux

2^ giornata
Inghilterra-Galles (giovedì 16 giugno, ore 15.00) Stade Félix Bollaert, Lens

3^ giornata
Galles-Russia (lunedì 20 giugno, ore 21.00) Stadium Municipal, Tolosa

 

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White Hart Lane è il nome della strada in cui sorge la stazione. Il quartiere non è bellissimo, nell’ottocento era periferia estrema immersa nel Middlesex, destinata ad accogliere il proletariato della capitale; pian piano il quartiere si è accresciuto con l’afflusso di lavoratori, è stato negli anni inglobato nella Greater London ed ora, seppur non sia esattamente il centro di Londra, fa parte a tutti gli effetti della città. Lo stadio del Tottenham sorge lì, davanti a case di mattoni rossi segnati dal tempo. Non si può dire che sia un tempio del calcio moderno, forse anche perché, nonostante ingenti investimenti, il Tottenham non ha mai recitato un ruolo di rilievo nel calcio inglese. La base del tifo attuale è multietnica, come è logico che sia a Tottenham, una delle zone dove il noto melting pot della Capitale raggiunge vette incontrastate.

LONDON, ENGLAND - JANUARY 24: The sign for Tottenham Hotspur football club's White Hart Lane stadium in north London on January 24, 2011 in London, England. Tottenham and West Ham Premier League football clubs have both bidding to take over the Olympic Stadium in Stratford after the 2012 Games. An decision from The Olympic Park Legacy Company is expected on Friday as to the future of the 500m GBP, 80,000 seat stadium. (Photo by Oli Scarff/Getty Images)

Come afferma tra gli altri pure un tifoso Arsenal come Nick Hornby nel suo libro, ha lo stesso numero di tifosi ebrei delle altre squadre; ma negli anni si è fatta largo questa leggenda (forse derivante dal fatto che alcuni dirigenti nei primi anni era di estrazione ebraica), che ha portato i tifosi ad adottare il nickname “Yids” (usato come dispregiativo dagli avversari) per parlare di se stessi, dando vita così alla Yid Army. Una storia yiddish, appunto, molto ironica e poco romantica. Probabilmente sarebbe un soggetto ideale per Woody Allen, eppure il Tottenham, a differenza di altre squadre delle Premier, non vanta una florida tradizione cinematografica o letteraria. Se i rivali di Londra dell’Arsenal possono contare su Hornby, e a Leeds hanno immortalato per sempre la storia del Maledetto United di Clough, al Tottenham è mancato un intelletuale di rilevo.

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Anche perché, nonostante la maglia degli Spurs sia stata per molti un oggetto di culto a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 (controllate se tra i vostri cimeli c’è quella con lo sponsor Holsten), c’è un record incredibile che il Tottenham detiene: sono 26 anni che la squadra non arriva sul podio della Premier League, addirittura 53 anni dall’ultimo secondo posto solitario. Il dato sembra incredibile e ci costringe ad aprire gli almanacchi per andare a scoprire che l’ultimo titolo (su due) degli Spurs è addirittura del 1960 – 1961. Quello fu il secondo e ultimo titolo di campioni d’Inghilterra: la squadra di Nicholson collezionò altre vittorie. Dopo il Charity Shield 1961, il bis in FA Cup la stagione seguente (3-1 al Burnley), seguito dalla prima vittoria di una squadra inglese in una competizione europea, la Coppa delle Coppe del 1963, vinta umiliando 5-1 l’Atletico Madrid a Rotterdam.

Il Tottenham vinse nuovamente la FA Cup nel 1967 battendo il Chelsea 2-1, giunse terzo in campionato, si aggiudicò due Coppe di Lega (1971 e 1973) e mise in bacheca il secondo trofeo continentale della propria storia, la Coppa UEFA 1972, vinta nella doppia finale tutta inglese contro il Wolverhampton Wanderers (la squadra per cui tifava George Best). Questi, tutti d’un fiato, i successi di Bill Nicholson alla guida del Tottenham, il quale si dimise all’inizio della 1974/75, dopo la finale di UEFA persa contro il Feyenoord e dopo un brutto avvio in campionato, anche a causa della personale insofferenza verso il mondo del calcio inglese che stava cambiando. La figura di Nicholson è entrata in quel momento nella leggenda del club.

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Dopo questi successi va registrata la vittoria della Coppa UEFA 1984, ai rigori contro l’Anderlecht dopo un doppio 1-1, quello del ritorno ottenuto a White Hart Lane grazie a un goal negli ultimi minuti di Roberts. Da allora poco o niente, e non ci sarebbe molto di strano se il Tottenham non avesse partecipato a tutte le edizioni della Premier League (che ha sostituito la Big League nel 1992), senza mai arrivare sul podio. Ma soprattutto, se da qui non fossero passati giocatori eccezionali come Lineker, Hoddle, Waddle, Sheringham e sopratutto Gascoigne. Tutti sono esplosi a White Hart Lane, tutti sono andati a realizzarsi e vincere altrove: chi a Barcellona, chi a Marsiglia, chi allo United.

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In campionato le cose andarono bene nel 1989/90, con un terzo posto finale che nuovamente non significò Europa, perché le porte vennero sì aperte alle squadre inglesi per la prima volta dopo l’Heysel, ma si decise di farne partecipare solo una in UEFA (e dunque la seconda classificata) con la conseguente esclusione degli Spurs. Nel frattempo scendono in campo con la maglia del Tottenham David Ginola, Poyet, Cambell e Jurgen Klinsmann. I primi duemila sono invece gli anni in cui vestono la maglia bianca Robbie Keane, Berbatov, Defoe, Keller, fino ad arrivare a top player come Adebayor, Van der Vaart e Modric, senza dimenticare un certo Gareth Bale. Sotto la guida di Redknapp il Tottenham è tornato a respirare aria di alta classifica, e nonostante nessun trofeo sia stato messo in bacheca, il cammino in Champions League (sconfitta ai quarti contro il Real Madrid) nel 2010/11 ha fatto riassaporare ai tifosi l’aria della massima competizione europea, giocata solamente in un’altra occasione, ovvero nel 1961/62 (sconfitta di misura in semifinale contro un Benfica poi campione).

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In una pazza Premier, in cui il Leicester di Ranieri recita un ruolo da protagonista, il City è in crisi e l’Arsenal in risalita (ma quanta sofferenza per battere la capolista all’ultimo respiro!), il Tottenham di Pochettino ha agguantato il secondo posto. A parte Lamela, Dembèlè e, forse, Eriksen, i nomi non sembrano rievocare quelli citati nelle righe precedenti. Eppure questa squadra ha trovato il suo equilibrio con un 4-2-3-1 che garantisce copertura e spettacolo. E adesso, con il Leicester a due punti, anche l’allenatore argentino, dopo aver battuto il City, ci crede: “Prima della partita la gente diceva che sarebbe stata un’ottima prova per noi. Ecco, abbiamo dimostrato di saper vincere. È importante dire che siamo la squadra più giovane del torneo, così come è importante iniziare a sentire che possiamo battere grandi avversarie”.

Chissà che non sia la volta buona per il Tottenham: partite ad inizio stagione come al solito, le quote per la vittoria finale stanno adesso calando vertiginosamente. Gli Spurs sono alle spalle di Leicester e Arsenal, ma magari tra la cenerentola e la madrina spunta fuori il terzo incomodo. Il proletario che non ha romanzi e non ha film, ma di sicuro ha dalla sua una grande storia da raccontare. In the Tottenham Way.