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Diego Costa Lleida-Atlético Madrid

Lo scorso 31 dicembre l’Atlético Madrid ha presentato i suoi primi rinforzi per il 2018, complice la fine del blocco del mercato imposto dalla FIFA: il volto nuovo in tutti i sensi era Vitolo, al Las Palmas nella prima parte di stagione, ma l’attenzione principale era rivolta sul grande ritorno di Diego Costa, che ha potuto vestire nuovamente la maglia rojiblanca tre anni e mezzo dopo aver lasciato Madrid per il Chelsea. Un ritorno cercato fortemente dall’ispano-brasiliano, che dopo aver rotto con Antonio Conte in estate non ha avuto nessun’altra squadra in testa se non quella che l’ha consacrato nel grande calcio.

Diego Costa Atlético Madrid

ARRIVI E PARTENZE

La carriera di Diego Costa ruota fondamentalmente attorno all’Atlético Madrid. I colchoneros lo acquistano per la prima volta nel 2007, ma nella capitale spagnola non fa nemmeno in tempo a mettere piede che viene girato in prestito al Braga, in Portogallo. La parte iniziale della sua esperienza di proprietà dell’Atleti è segnata da trasferimenti successivi, sempre a titolo temporaneo: Celta Vigo, Albacete e Valladolid (le prime due in Segunda División, la terza nella Liga) sono le tappe che gli consentono, nel 2010, di tornare alla casa madre, ma dopo una stagione in cui è il primo cambio di Sergio Agüero e Diego Forlán si fa male al ginocchio e dopo aver recuperato è costretto a un altro prestito, al Rayo Vallecano.

La sua storia a Madrid però sta cambiando: dal 2012-2013 diventa titolare fisso, prima con Radamel Falcao e poi con David Villa, e nel 2013-2014 con trentasei gol in cinquantadue presenze trascina la squadra di Diego Pablo Simeone a vincere la Liga che mancava dal 1996 e in finale di Champions League, sfumata nel recupero a Lisbona contro il Real Madrid. Un infortunio lo toglie dal campo nei minuti iniziali dell’ultima partita di campionato col Barcellona (uno scontro diretto, poi finito 1-1) e del derby di coppa, il suo ultimo atto in biancorosso.

Diego Costa espulsione Atlético Madrid-Getafe

RITORNO COL ROSSO

Dopo un Mondiale non certo giocato da protagonista (reduce dall’infortunio e con la Spagna che esce al primo turno) va al Chelsea, squadra che aveva spazzato via nelle semifinali di Champions League pochi mesi prima, e dà ai Blues la Premier League con venti gol in ventisei partite. Si ripete nella scorsa stagione, con identico numero di reti, ma in Inghilterra si fa notare anche per comportamenti sopra le righe e qualche cartellino di troppo. Il benservito di Antonio Conte, arrivato a inizio giugno, è il segnale: Diego Costa da subito fa capire di voler tornare all’Atlético Madrid, resta qualche mese in Brasile e il 21 settembre arriva l’accordo fra i due club valido a partire dal 2018.

Dopo la presentazione c’è il debutto, da subentrato il 3 gennaio nell’andata degli ottavi di Copa del Rey col Lleida, e tempo cinque minuti è subito gol: Juanfran lo pesca con un cross basso come ai vecchi tempi e lui in scivolata dalla zona del dischetto del rigore fa centro. Si ripete pure tre giorni dopo in Liga col Getafe, dove gioca titolare e al 68′ con un facile tap-in firma il definitivo 2-0, ma la gioia si trasforma in pochi istanti in rabbia perché l’arbitro gli mostra il secondo giallo per essere andato a esultare in curva con i tifosi. Tutto Diego Costa in pochi minuti, una sorta di Bignami della sua carriera: ma all’Atleti va bene anche con i suoi eccessi, stavolta è tornato per restarci e per aiutare i colchoneros a vincere ancora.

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Guai agli sconfitti. Ma soprattutto al Valencia, finora l’unica squadra a saper rimanere in scia del Barcellona nella Liga spagnola. I catalani hanno fin qui rischiato di fare filotto, con 10 vittorie e un pareggio, gli avversari inseguono a quattro punti e sono reduci da otto vittorie consecutive. Se dovessero salire sull’ottovolante, domenica al Mestalla, si porterebbero a un solo punto dalla formazione di Valverde. Perché quella sera c’è proprio Valencia-Barcellona, il big match del campionato spagnolo.

L’anti Barça, a sorpresa, non è infatti il Real Madrid di Zidane, e neanche l’Atletico Madrid di Simeone: è il Valencia di Marcelino (che non sarà in panchina per squalifica). Imbottito di ex giocatori che sono transitati dal campionato italiano, tutti a caccia di riscatto: da Zaza e Kondogbia a Neto e Murillo che, però, si è fatto male all’inguine nell’ultimo turno contro l’Espanyol (vittoria per 2-0 dei Pipistrelli) e salterà dunque il super match del Mestalla.

Geoffrey Kondogbia Valencia

Proprio l’ex Inter Kondogbia è uno dei trascinatori dell’undici di Marcelino. Ha già segnato tre gol – bellissimo l’ultimo – ed è lontanissimo parente del fantasma visto con la maglia nerazzurra. Contro gli azulgrana tornerà in campo pure Simone Zaza, nonostante il menisco rotto, perché serve la sua furbizia contro la difesa migliore della Liga. Sì, perché il Barcellona di Valverde è diversissimo da quelli che eravamo abituati ad ammirare, non solo perché non c’è più il brasiliano Neymar, ma perché in attacco si segna di meno (i blaugrana hanno comunque il miglior attacco del torneo iberico) e la difesa è una cassaforte. Se le reti fatte sono 33, quelle subite in 12 turni risultano essere appena 4 (meglio pure dell’Atletico Madrid che, con Simeone, ha fatto proprio del reparto arretrato il punto forte). Il Valencia di gol ne fatti finora 32, subendone però 11.

Zaza nella classifica del Pichichi segue Leo Messi: 12 gol per la Pulce in 12 partite, 9 in 11 per l’ex Juventus e Sassuolo, ma il Valencia poi può contare pure sull’attaccante Rodrigo, che si trova a quota 7 reti, e su Santi Mina, che è a 5.

Insomma, ci sono tutti i presupposti per una partita incerta anche se, per forza di cose, il Barcellona si prende il ruolo di favorita, con un Luis Suarez che, dopo la doppietta nell’ultimo turno di campionato, pare di nuovo in grande spolvero e con in mano la pistola fumante. Dall’altra parte, al posto di Murillo, ci sarà un giocatore esperto come Garay, perché il Valencia di quest’anno pare avere anche una rosa ampia, come ha dimostrato nella già citata vittoria per 2-0 a Barcellona, pur con in campo tanti rincalzi per via della sfida contro Valverde.

Luis Suárez festeggia uno dei due gol segnati in Real Madrid-Barcellona 0-4.

Un’assenza pesante, in difesa, pure per gli ospiti che domenica dovranno rinunciare a Gerard Piqué. Non solo: non ci sarà neanche Javier Mascherano e Valverde sarà obbligato ad affidarsi a Umtiti e Vermaelen. Difficile, però, parlare di emergenza per una squadra che può schierare al centro del reparto difensivo due titolari delle rispettive nazionali.

La domanda che tutti si fanno in Spagna in questi giorni è: il Valencia può veramente tenere aperto il campionato o dovremo parlare già di titolo mezzo assegnato a fine novembre? Se Messi e compagni dovessero fare bottino pieno al Mestalla, infatti, volerebbero a +7 sui diretti avversari. E con Real e Atletico a -10, la banda Valverde potrebbe iniziare ad amministrare il vantaggio.

E ancora: può una squadra che, nei pronostici della vigilia, veniva inserita tra quelle che si sarebbero accontentate di un posto nella prossima Europa League essere in grado di fermare la corazzata Barça, avvicinandosi e facendo un po’ spaventare i catalani? Gli esempi di underdog che poi hanno fatto la storia ci sono. Come dimenticare il Leicester di Claudio Ranieri?

Zaza Kondogbia Real Betis-Valencia

Ruben Urìa, vice allenatore del Valencia, dice: “Sarebbe un errore pensare che siamo candidati per il titolo”. Il sospetto che si preferisca volare bassi, di non volersi far pizzicare dai radar c’è. Ma anche la consapevolezza di non avere probabilmente la forza e l’esperienza per durare a lungo su questi ritmi. Al Mestalla, però, l’apporto del pubblico (e le fatiche di Champions del Barcellona) potrebbero pesare, se non altro per continuare a braccare da vicino i grandi favoriti della Liga. Quelli che, senza Neymar, avrebbero dovuto faticare e che invece stanno correndo più veloci degli anni passati, grazie a un modo nuovo di giocare, meno spettacolare ma più attento al risultato.

Restando in Spagna, nel 2013/2014 l’Atletico Madrid fece più o meno la stessa cosa: data per outsider in estate, a questo punto della stagione era in una situazione simile. E poi portò a casa la Liga. Pure allora c’era il Barcellona davanti, ma la seconda squadra di Madrid restò in scia finché, a febbraio e marzo, con tre inciampi consecutivi, il Barça si fece acchiappare e superare.

Marcelino come Simeone, quindi? Un po’ ci sta. Pochi fronzoli, squadra unita, sacrificio da parte di tutti. Giocatori che credono ciecamente nel loro allenatore e che sono venuti a Valencia voluti fortissimamente proprio da lui, come Gabriel Paulista, discepolo di Marcelino già al Villarreal. Ma il tecnico è riuscito a resuscitare tanti altri giocatori, non solo chi proveniva dall’Italia: Santi Mina, Rodrigo e Dani Parejo sembravano sulla via del tramonto prima di oggi.

Marcelino García Toral Valencia

Certo, resta l’incognita di una squadra che, come il Barcellona, finora vede immacolato lo score sotto la voce sconfitte: zero. Dovesse arrivare la prima, le vele si sgonfierebbero e il Valencia potrebbe crollare? Meno grave un ko del Barcellona, sia per la posizione in classifica sia per la personalità e l’abitudine a stare sotto pressione di Iniesta e compagni.

Guai ai vinti, dunque. Soprattutto se saranno quelli del Valencia.

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La Liga riprende dopo la sosta per le nazionali con una partitissima: stasera, alle ore 20.45, all’Estadio Wanda Metropolitano si gioca Atlético Madrid-Barcellona, big match dell’ottava giornata del campionato spagnolo e prima sfida fra le tre big del torneo.

Ferreira Carrasco Griezmann Atlético Madrid
VINCERE PER NON SPROFONDARE

L’Atlético Madrid è già a un bivio. È imbattuto in campionato, ma i tre pareggi ottenuti fin qui hanno già portato la vetta a -6, che in caso di ulteriore sconfitta significherebbe -9 dopo appena otto giornate. Un minimo di difficoltà è stata causata anche dall’inaugurazione del Wanda Metropolitano, arrivata solo il 16 settembre con la necessità di giocare le prime tre partite in trasferta, che ha costretto i colchoneros a diversi viaggi ravvicinati nell’ultimo mese. Il nuovo impianto in Liga finora è un fortino, con due vittorie su due senza subire gol, fra cui il 2-0 al Siviglia secondo, e dovrà servire da dodicesimo uomo per aiutare Diego Pablo Simeone e i suoi a ottenere un risultato positivo.

Questa nuova versione dell’Atleti mantiene le stesse caratteristiche di solidità ma sta trovando vie alternative al suo referente principale Antoine Griezmann, perché a oggi il maggior numero di gol (tre a testa) li hanno fatti Yannick Ferreira Carrasco e Ángel Correa, quest’ultimo senza mai disputare una gara intera. La certezza è però in porta: Jan Oblak ha tenuto la porta inviolata quattro volte su sette e ha già parato due rigori, di cui uno decisivo all’Athletic Club sullo 0-0.

Lionel Messi
RISOLLEVATI DAL LEADER

A fine agosto il Barcellona era in crisi senza che nemmeno fosse iniziato il campionato, con la pesante sconfitta in Supercopa de España col Real Madrid e l’addio di Neymar al PSG (per non parlare delle situazioni extracalcistiche in città). Ora il Barça ha vinto nove volte su nove fra Champions League e Liga e può già operare una vera fuga sulle inseguitrici, visto che il Siviglia secondo è staccato di cinque lunghezze. A rivitalizzare i catalani ci hanno pensato i gol, ben ventitré in sette giornate di cui undici a firma Lionel Messi, peraltro tornato a fare la voce grossa anche in nazionale con la tripletta in Ecuador che ha qualificato l’Argentina ai Mondiali.

Nonostante il grave infortunio di Ousmane Dembélé (2017 finito) la squadra di Ernesto Valverde crea e concretizza tanto, anche con nomi insoliti visto che Paulinho si è inserito ben oltre le aspettative (con gol decisivo al Getafe) e la maggior parte degli avversari sono stati spazzati via senza grosse difficoltà. L’unico punto interrogativo riguarda quest’ultimo fatto, perché il calendario ha dato una mano con un avvio morbido: domani sarà il primo banco di prova per capire se il vecchio Barcellona è davvero tornato.

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In attesa del Clásico del prossimo 23 aprile e dei quarti di finale di Champions League l’attenzione in Spagna è rivolta tutta sul derby di Madrid, che si giocherà sabato alle ore 16.15 all’Estadio Santiago Bernabéu. Non avrà l’importanza capitale della finale europea del Meazza di undici mesi fa, ma è pur sempre una stracittadina dal cui risultato passano necessariamente i destini delle due squadre: il Real Madrid deve difendere il vantaggio in classifica sul Barcellona secondo, mentre l’Atlético Madrid ha appena sopravanzato il Siviglia al terzo posto nel turno infrasettimanale ed è chiamato a mantenere la posizione che garantisce l’accesso ai gironi della prossima Champions League. Come al solito ci si attende una partita incandescente che negli ultimi anni ha visto esiti tutt’altro che scontati, con i rojiblancos guidati da Antoine Griezmann e Yannick Ferreira Carrasco che proveranno a riscattare lo 0-3 dell’andata e i padroni di casa chiamati a ripetere il risultato di novembre e delle due finali, dove ha sempre segnato Sergio Ramos.

Morata James Asensio Leganés-Real Madrid

MESSAGGIO AL BARCELLONA

Vincere per il Real Madrid vorrebbe dire mettersi in tasca una discreta parte di Liga, anche perché i blancos devono ancora recuperare la partita col Celta Vigo e hanno una gara in meno rispetto al Barcellona, già sotto due punti. Contro il Leganés, nella vicinissima trasferta vinta 2-4, Zinédine Zidane ha fatto riposare l’intera BBC: Karim Benzema è rimasto in panchina, Gareth Bale e Cristiano Ronaldo non erano nemmeno convocati. I sostituti hanno fatto più che bene: Álvaro Morata ha realizzato una doppietta, Marco Asensio ha fatto l’assist per il primo gol realizzato da James Rodríguez, di nuovo a segno ma polemico al momento della sostituzione. Non ci sono infatti solo buone notizie in casa Real: la difesa ha preso gol in otto delle ultime dieci uscite e se sono arrivate sei vittorie consecutive è quasi tutto merito dell’attacco più che prolifico, perché dietro qualche buco c’è sempre e lo stesso Keylor Navas non è stato esente da colpe. Contro avversari modesti è comunque bastato, ma con l’Atlético Madrid che di certo non concede goleade certe distrazioni potrebbero essere fatali.

Filipe Luís Atlético Madrid-Real Sociedad

RISALITA DA COMPLETARE

Cinque giornate fa l’Atlético Madrid era quarto in classifica a -9 dal Siviglia, con la Real Sociedad un punto dietro e il rischio concreto di non andare in Champions League. Poi qualcosa è cambiato: gli andalusi sono crollati e hanno fatto tre pareggi e due sconfitte, di cui una nello scontro diretto, mentre il percorso dei colchoneros è stato perfetto. Risultato: Atleti 61, Siviglia 58 e il quinto posto ora occupato dal Villarreal a 51 hanno rimesso a posto le cose. Per Diego Pablo Simeone sbancare il Bernabéu per la quarta volta di fila in campionato vorrebbe dire testimoniare la ripresa dopo diversi passaggi a vuoto stagionali e approcciare con un risultato di estremo prestigio il mese decisivo, dove il quarto “morbido” col Leicester City potrebbe valere l’accesso fra le migliori quattro d’Europa. Diego Godín e compagni sono la miglior difesa della Liga assieme al Villarreal, se c’è una squadra che ha fatto vedere di poter mettere in crisi le certezze del Real questa è proprio l’Atlético, che si presenterà in casa dei rivali cittadini con l’intenzione di fare un altro sgambetto.

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Cinque anni ad altissimi livelli, una Liga, una Copa del Rey, un’Europa League, una Supercoppa Europea, una Supercopa de España e due finali di Champions League. Sono i numeri mostruosi dell’Atlético Madrid da quando, il 23 dicembre 2011, Diego Pablo Simeone ha preso il posto di Gregorio Manzano come allenatore, tornando a vestire i colori rojiblancos dove aveva già giocato dal 1994 al 1997 e dal 2003 al 2005. Un ciclo fantastico, che ha reso il Cholo il secondo tecnico più vincente nella storia del club, dietro all’altrettanto leggendario Luis Aragonés, ma quest’anno l’Atleti sta faticando più del previsto e iniziano a vedersi delle crepe in un meccanismo che per tanto tempo ha funzionato alla perfezione.

Rigore Juanfran Real Madrid-Atlético Madrid

I SEGNALI DELLA DISCESA

Il punto in cui il ciclo attuale dell’Atlético Madrid prende la parabola discendente forse risale al 28 maggio 2016, quando perde la seconda finale di Champions League nel giro di due anni e sempre con lo stesso avversario, l’odiatissimo Real Madrid. A Lisbona ai supplementari dopo aver preso il pari nel recupero, a Milano ai rigori con l’unico errore di Juanfran: una mazzata terribile per qualsiasi squadra, dalla quale probabilmente i colchoneros non sono ancora riusciti a riprendersi. Già nel 2014-2015 c’era stato un contraccolpo psicologico da superare, passato con un po’ di fatica ma rimanendo sempre a lottare con le altre due big della Liga punto a punto fino alle ultime giornate (uscendo dalla Champions ai quarti, ancora in un derby e ancora nel finale…); stavolta invece la sensazione è che voltare pagina sia ancora più difficile, con il campionato ormai andato e l’ultima possibilità realistica di conquistare un trofeo, la Copa del Rey, sfumata in semifinale col Barcellona anche per un gol regolare annullato per fuorigioco inesistente, seppur sull’1-0.

Antoine Griezmann

GIOCATORI E ALLENATORE SFIBRATI?

Una vittoria nelle ultime sei partite giocate, il quarto posto in classifica a -7 dal Real capolista (che ha due partite in meno), zero vittorie contro le prime sei. Numeri che riassumono alcune difficoltà dell’attuale Atlético Madrid, ma forse ce n’è una peggiore: spesso manca quell’intensità che era stata un punto di forza degli scorsi anni. È plausibile che dopo tanto tempo al 100% i giocatori non siano più fisicamente in grado di reggere i ritmi imposti da Simeone, uno che pretende il massimo in ogni situazione, perciò così potrebbe spiegarsi qualche passaggio a vuoto dei vari Antoine Griezmann (miglior marcatore stagionale con quindici gol ma rimasto a secco in Liga per tre mesi, da ottobre a gennaio), Diego Godín e José María Giménez. Il secondo scenario è quello di un calo di stimoli da parte del tecnico: è cosa nota che Simeone sia corteggiato da quasi tutte le big d’Europa (Inter in primis) e dalla nazionale argentina, e pur essendo uno che pensa solo al bene del suo club non è da escludere che stia vagliando la possibilità di lasciare al termine della stagione.

Simeone e Luis Enrique

ANCORA DI SALVEZZA?

C’è una possibilità per invertire la rotta e dare un ultimo colpo di coda prima dell’inevitabile fine di un ciclo comunque lungo e titolato: la Champions League. Con il campionato ormai andato (c’è di fatto solo da salvaguardare un piazzamento fra le prime quattro) e la Copa del Rey pure, l’unica possibilità per non chiudere la stagione nell’anonimato è quella di fare un altro exploit a livello internazionale. L’ottavo di finale contro il Bayer Leverkusen, privo del suo miglior giocatore Hakan Çalhanoğlu squalificato per quattro mesi, è apparentemente morbido e potrebbe permettere all’Atleti di entrare fra le migliori otto d’Europa ancora una volta da outsider di lusso, puntando sul fatto di essere sempre durissimo da affrontare in una doppia sfida a eliminazione diretta. E le gare col Barcellona in Copa del Rey lo hanno dimostrato, quando, dopo aver perso 1-2 all’andata, nel ritorno al Camp Nou i colchoneros hanno lottato fino all’ultimo sfiorando i supplementari e sprecando un calcio di rigore. Certo, dati i precedenti, finché in Champions resterà in corsa il Real Madrid meglio non illudersi più di tanto…

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L'Estadio Vicente Calderón, casa dell'Atlético Madrid.

Il rientro dalla sosta per le nazionali prevede una lunga serie di partite di altissimo livello in giro per l’Europa. Si va dal derby di Milano a quello di Istanbul passando per Manchester United-Arsenal e Borussia Dortmund-Bayern Monaco, ma la stracittadina di Madrid fra l’Atlético e il Real sarà carica di un elemento di fascino in più: il match clou della dodicesima giornata della Liga sarà l’ultimo Derbi madrileño in programma all’Estadio Vicente Calderón, che a fine stagione sarà demolito per lasciar posto a un nuovo impianto da sessantasettemila posti, in costruzione nella zona Nord-Est della capitale spagnola. Per la squadra di Diego Pablo Simeone, che arriva all’appuntamento sei punti sotto in classifica per via di due sconfitte nelle ultime tre giornate, sarà un incentivo in più per dare ai propri tifosi una notte indimenticabile.

Il nuovo stadio dell'Atlético Madrid.

CINQUANT’ANNI DI DERBY

A meno di ulteriori incroci fra Copa del Rey e Champions League, peraltro non così impossibili visto il recente passato delle due squadre, stasera l’Estadio Vicente Calderón chiuderà una serie di sessantasei derby in casa. Il bilancio, che comprende anche una finale di Copa del Rey nel 1975 solo teoricamente ritenuta campo neutro, vede ventotto vittorie del Real Madrid (inclusa una ai rigori, nel precedente appena citato) contro sedici dell’Atlético Madrid e ventuno pareggi. La prima volta risale al 16 aprile 1967 con un 2-2, poco più di sei mesi dopo l’inaugurazione dello stadio, l’ultima è finita 1-1, il 4 ottobre 2015, con il vantaggio di Karim Benzema ripreso all’83’ da Luciano Vietto, sesto derby esterno senza vittorie per i blancos che, dopo aver mantenuto l’imbattibilità per quindici anni, non ottengono un successo dallo 0-2 di Copa del Rey dell’11 febbraio 2014. Nel nuovo millennio i rojiblancos hanno vinto solo con Simeone in panchina, segno di una nuova era avviata dal tecnico argentino, capace di trasformare uno dei punti deboli del club in una delle sue forze, perché contando tutte le sfide l’Atleti non era stato capace di battere i rivali cittadini dal 1999 al 2013.

Gareth Bale e Cristiano Ronaldo dopo uno dei gol in Real Madrid-Leganés.

SI RIPARTE COSÌ

Alla resa dei conti le due squadre arrivano in maniera differente, ma il divario potrà essere azzerato dal fatto di non aver avuto i nazionali per dieci giorni, cosa che dovrebbe equilibrare la sfida visto che entrambe sono state private di oltre metà rosa. Dopo la sosta di ottobre il Real Madrid ha solo vinto in campionato, con il primo posto in solitaria ottenuto due giornate fa sfruttando proprio uno dei passi falsi dell’Atlético, il KO per 1-0 in casa del Siviglia di Jorge Sampaoli. La squadra campione d’Europa in carica è imbattuta, con tre pari e otto vittorie, ha due punti in più del Barcellona e cinque in più del Villarreal, mentre l’Atlético è leggermente staccato, quarto a quota ventuno, e per non dire addio alle speranze di titolo già da metà novembre dovrà necessariamente ottenere un risultato positivo quest’oggi. Colchoneros quasi con le spalle al muro, perché due settimane fa il distacco è aumentato (2-0 su rigore in casa della Real Sociedad e 3-0 del Real al Leganés) e in una Liga che rispetto agli anni scorsi sta trovando protagonisti non annunciati alla vigilia andare a -9 dopo dodici turni sarebbe una sentenza, che metterebbe a rischio anche le posizioni Champions League.

Antoine Griezmann e Nicolás Gaitán dell'Atlético Madrid.

L’Atlético vuole sfruttare per l’ultima volta il suo bunker casalingo (solo sei punti lasciati per strada in Liga negli ultimi dodici mesi, di cui due in questa stagione all’esordio contro l’Alavés all’ultimo minuto) per avere la meglio sul Real e riaprire il suo campionato, mentre Zinédine Zidane vuole estromettere dalla lotta per il titolo la prima delle due principali contendenti. Da una parte Antoine Griezmann, Yannick Ferreira Carrasco (forse il giocatore più in forma in assoluto, protagonista anche col Belgio), Kevin Gameiro, Koke e Diego Godín, dall’altra Cristiano Ronaldo, Gareth Bale, Karim Benzema, Luka Modrić e Sergio Ramos: gli ingredienti per un derby d’addio da sogno ci sono tutti, ora si aspetta solo il fischio d’inizio delle ore 20.45 per gustarlo.