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Eravamo (e siamo tuttora) quattro amici al Var, ma presto anche altri Paesi potrebbero aggiungere la tecnologia di supporto all’arbitro. Mentre Pierluigi Collina fa sapere che solo a marzo si prenderà una decisione sull’eventuale utilizzo del Var anche ai Mondiali di Russia 2018, noi più modestamente facciamo il bilancio del girone di andata. Ha funzionato il nuovo strumento? Sì e no. Le lamentele ci sono lo stesso, del resto la tecnologia è pur sempre nelle mani di esseri umani, dunque soggetta e errori. E a conseguenti risatine da parte di chi viene danneggiato. Ma qualcosa è cambiato rispetto al passato? Se non altro, a parte qualche voce fuori dal coro (vedi Simone Inzaghi, tecnico della Lazio), nessuno degli addetti ai lavori ha sventolato lo spettro del complotto al primo rigore concesso o non concesso.

È stato Tiziano Pieri, ex arbitro internazionale e oggi esperto di Var, a tracciare il bilancio di 19 giornate di campionato. Il Var è stato utilizzato 45 volte (media di più di due volte a turno) per correggere le decisioni dei direttori di gara. Sono stati concessi 18 calci di rigore grazie alla tecnologia, quelli tolti sono stati invece 7. Per fuorigioco, in leggera differita sull’esultanza dei giocatori, sono state cancellate 9 prodezze (leggi gol). Per tre volte l’assistente ha segnalato il fuorigioco, ma è stato smentito poco dopo dal Var, che ha dunque concesso la segnatura. Dieci cartellini rossi sono usciti dalla tasca dell’arbitro proprio dopo aver riguardato le immagini alla moviola, due di queste per chiara occasione da rete.

La novità ha aiutato a togliere due calci di rigore, che erano già stati assegnati. Sono naturalmente e drasticamente diminuite le ammonizioni per protesta.

L’arbitro più aiutato dal Var è stato Mariani, con cinque decisioni modificate dal video, a quota quattro c’è Valeri. Calvarese e Irrati finora non si sono mai recati a bordo campo per guardare lo schermo. Il primo, anche quando è stato in regia – ossia al Var – non ha mai fatto cambiare idea all’arbitro. Alla pari con lui ci sono Giacomelli, Manganiello e Tagliavento. Davanti al video, Fabbri è stato il più attivo: ha fatto modificare cinque decisioni già prese sul campo.

Mentre siamo ancora qui a domandarci se si dica il Var o la Var, la nuova classifica ha naturalmente preso una sua fisionomia. Con il Napoli che precede la Juventus di un punto. Ma se il video non ci fosse stato, come sarebbe la graduatoria? Avremmo al comando della classifica la Juventus, la più penalizzata dunque dalla novità, con tre punti di vantaggio proprio sui partenopei e campione d’inverno. L’Inter avrebbe un punto in più, il Milan uno in meno. La Roma addirittura quattro in meno, la Lazio tre.

Secondo Pieri, il Var “ha portato più giustizia nel calcio”. L’ex arbitro ha aggiunto: “Nessuno è perfetto, ma questo esperimento ha di fatto eliminato le proteste in campo e sugli spalti. Ci sono stati degli errori, essendo ancora questa una fase sperimentale. Ci sono stati errori di protocollo e di valutazione”. Tutto rimediabile, verrebbe da dire, quando il meccanismo sarà più oliato. Ai nostalgici, però, la novità non va giù. Strozza l’urlo del gol in gola, ai calciatori e ai tifosi. Allo stadio si trattiene il fiato, si scatena l’oooooh quando l’arbitro fa segno che valuterà con il Var (il rettangolo fatto con le mani), arrivano boato o fischi a seconda di ciò che viene deciso di lì a pochi secondi. Ma forse è lo scotto da pagare per non parlare di favoritismi.

Nei bar (con la B), si discute di meno dopo il weekend calcistico. E questo è un bene o un male? A fine anno si prenderà una decisione se proseguire o meno con il Var. Quindi, ai posteri l’ardua sentenza.

Commento molto personale: preferisco esultare in diretta. Al massimo dopo aver dato un’occhiata al guardalinee. Anche disperarmi in tempo reale perché il calcio è emozioni, stati d’animo. E pure baruffe al bar. Ma se il Var toglierà una parte di ciò che non va nel mondo del pallone, allora forse accetterò anche quel po’ di bene che toglie.

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Arbitro VAR

L’arbitro ha concesso il calcio d’angolo, anche se loro vorrebbero il rigore. Non c’era, l’intervento era sul pallone. Si vede anche al replay, dai. Sì, ma perché ora Maresca sta aspettando tutto questo tempo? Sta parlando all’auricolare con qualcuno, fa il segno dello schermo. No dai, vuoi vedere che adesso ci dà rigore contro? Che suspence. Sta andando a controllare la moviola. Lo stadio è in silenzio. Io pure. Ora torna verso i giocatori, indica di nuovo lo schermo. No, ecco, lo sapevo, ha indicato il dischetto. Maledetta Var o maledetto Var, neanche so se è femminile o maschile e già ci frega.

Che caso, prima partita della Juventus e primo rigore contro con la moviola. Come si dice? Colpirne uno per educarne cento? Gigi, paralo! Ecco, l’ha parato. Evvai! Però non si può stare con il fiato in gola tutto questo tempo. E chi soffre di cuore? Una volta, finita l’azione, eri sicuro che non sarebbe successo nulla. Adesso, invece, devi pure aspettare secondi interminabili che l’assistente virtuale riguardi l’azione. Ok, almeno ci saranno meno polemiche. Forse.

Che lancio che ha fatto Pjanic. Dai, Paulo, dai tira. Sì, gol! Ma è gol? Posso esultare? In tv dicono che forse si è aggiustato la palla con il braccio. Non è che adesso il Var ci frega di nuovo? Stanno andando a centrocampo. Insomma, posso esultare o no? Quando saprò se lo potrò fare? Siamo 2-0? Sì, a questo punto direi di sì. Però non c’è la stessa gioia a farlo con minuti di ritardo. Sembra quasi di vedere le immagini in differita. Come farò a vivere una stagione così?

E vivrò ancora quelle emozioni uniche che regala un gol all’ultimo minuto di recupero? Quando il guardalinee non sbandiera e l’arbitro indica di andare a centrocampo, io esplodo. E se poi, mentre si torna verso il centro del campo, l’arbitro fa il segno dello schermo? No dai, ma che regola è questa? Meglio le polemiche, le discussioni al bar, le accuse di rubare. Tanto vedrai che lo faranno lo stesso con il gol di Dybala. Però adesso almeno non potranno più dire che paghiamo per vincere. Scommetto che domani al lavoro i sorrisetti maliziosi ci saranno comunque. Già me le vedo le battute: “Hanno dato un rigore contro, volevi mica che vi annullassero pure il gol. Il Var per regolamento si può usare una sola volta a partita quando in campo ci siete voi”.

In questi anni ho goduto a ogni vostro rosicamento. Adesso, mi parrebbe quasi irreale se non ci fosse più. È vero, dà anche fastidio doversi difendere sempre, spiegare – ma che spieghi quando uno è prevenuto? – che hai vinto perché sei più forte. Domani i giornali lo diranno, finalmente?

Domenica mattina. Ora voglio proprio leggerli questi quotidiani sportivi. Tutti lodano il Var. Applausi perché, in fondo, finalmente la Juventus ha avuto un rigore contro. E ti pareva. Poi c’è quello là che scrive addirittura che se ci fosse stato l’assistente virtuale negli ultimi 90 anni, le cose sarebbero andate diversamente. Tradotto: la Juve avrebbe vinto molto meno. Insomma, non è cambiato niente. Ma io so che ieri i primi a subire siamo stati noi, quindi rispondo a tutti a testa alta: abbiamo vinto 3-0, nonostante un rigore contro che poi mica è così chiaro se c’era o no. Anche con il Var (ormai lo chiamo al maschile, ho deciso). Oggi voglio proprio guardarmi le altre partite: ci saranno altre decisioni prese in differita?

Atalanta-Roma. Episodi ce ne sono, ma niente Var. L’anno scorso i giallorossi andavano a una media di un rigore ogni due partite. Lo avranno alla seconda? Sì dai, vedrai che sarà così. Magari proprio riguardando lo schermo. Ora tocca a Milan e Inter. Rigore per il Milan! Ma con o senza Var? Attenzione che l’arbitro va a riguardarsi l’azione. Quelli del Crotone sperano, quelli del Milan temono. Torna indietro, soliti momenti in cui non si capisce che sta succedendo. Un cartellino rosso. Addirittura. Il Var ha peggiorato le cose per i calabresi. Non solo rigore per i rossoneri, Crotone pure in dieci.

Pure l’Inter ha il rigore. Anche in questo caso, l’arbitro si consulta con gli assistenti in regia. Il replay visto in tv, però, non è che chiarisca più di tanto. A me sembra confusa questa regola. Anche se ogni telecronista ha l’obbligo (per contratto, forse?) di spiegare i quattro casi in cui entra in gioco il Var. Diventerà come la regola del passaggio indietro al portiere. Per anni sono andati avanti a ricordarci quando il portiere poteva raccogliere palla con le mani e quando no. Alla fine, non ne potevamo più. Lo sapevano tutti quando era sì e quando no, pure la casalinga di Voghera.

Tifosi di Manchester City e Manchester United in occasione di un derby.

Le partite proseguono, intanto. Simeone cade in area. Ora anche la Fiorentina avrà il suo rigore in differita? L’arbitro però non va a rivedere le immagini. Si fida di ciò che gli dicono in cuffia, neanche fosse Ambra con Boncompagni a ‘Non è la Rai’. Niente rigore. E polemiche. Meno male che sarebbero dovute sparire. Vero è che siamo alla prima giornata, qualcosa va sistemato. A Bologna, per esempio, annullano il gol della vittoria del Torino per fuorigioco. Tanti invocano il Var, il passaggio è di un calciatore del Bologna, dunque il fuorigioco non c’è. Ma non si può neanche parlare di rete annullata, il gioco era stato fermato prima che Berenguer tirasse. Niente video assistenza virtuale, quindi, semplicemente sbandieramento del guardalinee. Come succedeva fino a poco fa.

Pero è stressante questo Var. E poi si perdono minuti che andrebbero recuperati alla fine. E invece niente. Oppure si recuperano quei minuti, ma ci si dimentica dei cambi e non si recuperano questi altri minuti. Insomma, a me piaceva com’era prima. Che si stava meglio quando si stava peggio. Mihajlovic protesta a fine partita, Antognoni pure. Non mi pare che gli animi siano meno accesi. Ma il Var viene promosso dai giornali e pure dagli esperti. Forse per contratto. Finché non ci entrerà in testa quando applicarlo, dovremo sorbircelo così com’è. Ci abitueremo a non esultare come matti dopo un gol, aspettando interminabili secondi? Ci abitueremo che rigore non è solo quando arbitro fischia, ma anche quando Var conferma?

Lasciatemi con i miei dubbi da tifoso. Che già di suo teme o spera ogni volta che la palla è in area, ma che avrà bisogno adesso di più camomille per sopportare tutto questo.

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Arbitro VAR

Per anni l’utilizzo della “moviola in campo” (per utilizzare un’espressione cara ad Aldo Biscardi) nel calcio è stato ritenuto l’unico modo per contrastare gli errori arbitrali e arrivare così a uno svolgimento “pulito” delle partite. Dal 2016 il VAR (Video Assistant Referee) è diventato realtà nelle principali competizioni FIFA ed è pronto per essere inserito anche in Serie A già dalla prima giornata, ma gli ultimi test fatti tra Mondiali Under-20 e soprattutto Confederations Cup non hanno dato gli esiti sperati…

Fonte Silva Portogallo-Cile

RIDUZIONE DEGLI ERRORI? NON PROPRIO

La scena più eclatante è avvenuta in Portogallo-Cile, semifinale di Confederations Cup. Nel secondo tempo supplementare José Fonte ha sgambettato in area Francisco Silva per un rigore solare anche in diretta: l’arbitro iraniano Alireza Faghani, fra lo stupore generale, ha dato rimessa dal fondo senza nemmeno andare a controllare il monitor a bordocampo. Doppio errore: sia suo, perché si è fidato troppo di un’interpretazione discutibile (e non fosse stato rigore sarebbe dovuta essere simulazione), sia di chi era al monitor che non ha segnalato la necessità di verificare l’episodio al VAR, come da procedura corretta.

In finale si è andati anche peggio: nel secondo tempo Gonzalo Jara ha rifilato una gomitata violenta e volontaria a Timo Werner da cartellino rosso ma il direttore di gara Milorad Mažić, dopo aver controllato le immagini, ha tirato fuori soltanto un cartellino giallo per il cileno.

Questi episodi non sono certo i primi, perché già dalla fase a gironi si sono viste cose strane (come un rigore non dato alla Russia nel match inaugurale e una rissa senza espulsi in Messico-Nuova Zelanda), e pure in altre competizioni FIFA col VAR c’erano state varie proteste: ai Mondiali Under-20 l’Italia ha dovuto giocare in dieci con lo Zambia per un’espulsione inventata di Giuseppe Pezzella data proprio tramite VAR, mentre al Mondiale per club 2016 ha fatto discutere un rigore ai Kashima Antlers.

Nicola Rizzoli

LE NECESSITÀ DA SVILUPPARE

Ora la patata bollente passa a Nicola Rizzoli, da ieri responsabile e designatore della CAN A. Sarà lui a dover scegliere gli arbitri per la prossima Serie A, la prima volta del VAR in Italia. Innanzitutto una premessa: lo strumento tecnologico può essere utilizzato solo sull’assegnazione di un gol, di un rigore, di un’espulsione o su uno scambio di persona fra giocatori sanzionati, tutte le altre casistiche non sono previste e non potranno esserci segnalazioni da parte degli stessi calciatori o di chi sta in panchina. L’arbitro resta il giudice ultimo di qualsiasi giocata, ma ora che ha la tecnologia dovrà essere ancora più bravo, perché un errore riguardando le immagini è anche peggio di uno in presa diretta senza replay.

Gli arbitri di monitor, che rimpiazzano i pessimi addizionali, dovranno collaborare affinché le situazioni dubbie vengano analizzate in maniera chiara, perché essendo un lavoro di squadra tutte le componenti servono per permettere all’arbitro di prendere le decisioni (non sarebbe una cattiva idea poter sentire i loro ragionamenti).

I primi test non sono stati positivi, si spera che facendo pratica certi errori vengano eliminati e che per i Mondiali si arrivi a uno standard più adeguato: è chiaro che il VAR non fermerà le polemiche arbitrali, ma almeno dovrà risolvere le situazioni più evidenti.

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Recupero FIFA

Le infinite polemiche per il rigore assegnato alla Juventus al 95′ della partita di venerdì scorso contro il Milan hanno toccato anche la scelta dell’arbitro Davide Massa di prolungare il recupero oltre i quattro minuti inizialmente assegnati, per via dell’espulsione di José Sosa al 93′. L’aggiunta, che ha indirettamente causato la segnalazione del rigore perché il tocco col braccio di Mattia De Sciglio è avvenuto a 94:18, da regolamento è corretta, ma non sempre in Serie A si rispettano le direttive in tal senso.

José Sosa e Massa in Juventus-Milan

COSÌ FUNZIONA LA NORMA

Il regolamento ufficiale del gioco del calcio, nella regola 7, specifica in maniera esauriente come deve essere applicato il recupero una volta scaduto il tempo.

“Ciascun periodo di gioco deve essere prolungato dall’arbitro per recuperare tutto il tempo perduto per:
– le sostituzioni;
– l’accertamento e/o l’uscita dal terreno di gioco dei calciatori infortunati;
– le manovre tendenti a perdere tempo;
– i provvedimenti disciplinari;
– le interruzioni (predisposte) per dissetarsi o per altre ragioni mediche, consentite dal regolamento della competizione;
– qualsiasi altra causa, compreso ogni significativo ritardo in occasione delle riprese di gioco (per esempio, festeggiamenti per la segnatura di una rete).

Il quarto ufficiale indica il recupero minimo deciso dall’arbitro al termine dell’ultimo minuto di ciascun periodo di gioco. Il recupero può essere aumentato dall’arbitro, ma non può essere ridotto. L’arbitro non deve compensare un errore di cronometraggio occorso nel primo periodo di gioco, aumentando o riducendo la durata del secondo periodo di gioco”.

In aggiunta, la Guida Pratica dell’AIA specifica che la durata del tempo di recupero è a discrezione dell’arbitro (che però deve rispettare le casistiche precedentemente segnalate) e che se nel recupero dovessero accadere fatti tali da dover portare a un ulteriore prolungamento questo dovrà essere segnalato adeguatamente.

DISCREZIONALITÀ ECCESSIVA

Purtroppo non sempre questa regola viene rispettata. Se Massa l’ha correttamente applicata (qui non si entra nel merito della successiva decisione di assegnare il rigore alla Juventus) la ventottesima giornata di Serie A ha portato altri due esempi di “errori”. Nel derby Genoa-Sampdoria Davide Orsato non solo non ha aggiunto recupero al termine dei quattro del secondo tempo, nonostante ci sia stata un’accesa discussione fra i giocatori al 92′, ma ha fischiato con qualche istante d’anticipo, mentre in Inter-Atalanta Massimiliano Irrati ha chiuso entrambi i tempi esattamente al 45′. Nel primo caso si tratta di un errore vero e proprio (avvenuto anche in Inter-Lazio di Coppa Italia il 31 gennaio, arbitro Marco Guida), nel secondo fino a un certo punto: la partita era sul 7-1 e, nonostante sei cambi nella ripresa, non c’era grande interesse a continuare il gioco da parte delle due squadre visto il punteggio largamente favorevole alla squadra allenata da Pioli.

In realtà quest’ultima situazione è un’abitudine tutta italiana non certo azzeccata, perché anche in casi del genere un gol nel recupero o un provvedimento disciplinare potrebbero avere conseguenze sul resto del campionato. In Inghilterra, per esempio, si segnala correttamente il recupero anche a risultato acquisito, perché in caso di parità di punti il primo criterio utilizzato per stabilire la classifica è la differenza reti, e per questo un gol al 95′ che porta il risultato dal 6-2 al 7-2 può avere notevole valenza. Un altro celebre caso in Serie A di errore nella concessione del recupero riguarda la partita Napoli-Catania dell’11 gennaio 2009, quando Takayuki Morimoto segnò a gioco fermo perché l’arbitro Domenico Celi aveva fischiato la fine del primo tempo, senza dare recupero, con qualche secondo d’anticipo, una valutazione decisamente sbagliata.

La Serie A non è il campionato dove si recupera di meno, nei principali tornei europei questo “primato” spetta di diritto alla Bundesliga, dove spesso non si va oltre i due minuti addizionali con gli arbitri che fanno un po’ quello che gli pare. Il vero problema in Italia è legato alla tolleranza al suo interno: troppo spesso si fischia la fine in occasione di calci di punizione o di calci d’angolo guadagnati entro il tempo, con scontate proteste e direttori di gara che danno l’impressione di voler far terminare la partita in fretta, a differenza di quanto succede in Premier League dove si fa sempre terminare l’azione.

Un po’ più di uniformità non guasterebbe anche per evitare proteste quando (giustamente) si lascia proseguire, come successo il 6 gennaio 2004 con il gol di Antonio Cassano in Roma-Milan segnato otto secondi dopo il 48′. È bene ricordare che i trenta secondi di recupero a sostituzione e il minuto minimo a ogni interruzione lunga sono una disposizione dell’Organo Tecnico: regolamentare questo periodo spesso decisivo in maniera chiara sarebbe un vantaggio per tutti.

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Anche la giornata di Serie A andata in archivio ieri sera con Fiorentina-Torino ha lasciato in eredità una serie infinita di polemiche arbitrali. Errori frequenti, ripetuti, spesso inspiegabili: ormai è un’abitudine, tanto che i weekend senza grosse situazioni da moviola vengono evidenziati facendo notare come si tratti di un fatto inconsueto. La VAR (Video Assistant Referee) sarà operativa dalla prossima stagione, fin qui sono stati effettuati dei test sul campo solo in occasione di gare amichevoli o del Mondiale per Club FIFA dello scorso dicembre, ma la netta impressione è che un aiuto tecnologico, come quello positivo ottenuto con la goal-line technology, non sia più rimandabile anche per il bene degli stessi arbitri.

Rigore Lazio-Udinese

TUTTI PENALIZZATI, NESSUNO ESCLUSO

Gli errori che si sono visti sui campi da gioco di Serie A nelle ultime settimane sono tantissimi e spesso diversi. Il gol annullato a Víctor Ibarbo in Sampdoria-Cagliari per un fuorigioco che non poteva mai essere ritenuto attivo, le infinite polemiche di Juventus-Inter dello scorso 5 febbraio, il rigore non dato lunedì sera alla Fiorentina per un chiaro intervento di Emiliano Moretti su Nikola Kalinić, quelli non dati a Inter e Sassuolo domenica per falli praticamente uguali e vistosi, quelli invece dati alla Lazio (contro l’Udinese, sempre tre giorni fa) e alla Sampdoria (contro il Bologna il 12 febbraio) per presunti falli di mano: grandi o piccole non fa differenza, il mese di febbraio è stato caratterizzato da svarioni su tutti i campi.

La partita con il maggior numero di situazioni contestate è stata Sassuolo-Milan, dove l’arbitro Gianpaolo Calvarese è incappato in un pomeriggio da dimenticare: l’irregolarità di Carlos Bacca sulla battuta del rigore, che doveva portare a un calcio di punizione indiretto per i neroverdi, è una svista incredibile, inaccettabile a certi livelli, ma è solo la più grave di tante altre decisioni sbagliate, come il già citato rigore di Gabriel Paletta su Matteo Politano.

Juventus-Inter Orsato Rizzoli

UNA CATEGORIA INADEGUATA

Gli esempi mostrati nel paragrafo precedente mostrano come siano coinvolte quasi tutte le squadre e sia sbagliato parlare di un “disegno” per favorire qualcuno in particolare. Ipotizzare complotti è una follia: semplicemente gli arbitri italiani sono scarsi, preparati male e difesi a oltranza, senza nemmeno la possibilità di spiegare la loro versione dei fatti perché, pur avendo annunciato le interviste a fine partita all’inizio della stagione, l’AIA ha poi fatto marcia indietro e l’unico che ha parlato è stato Nicola Rizzoli al programma “Le Iene”, non certo una trasmissione calcistica.

Non c’è ricambio, da quando è stato deciso di dividere le categorie fra Serie A e Serie B, non c’è ammissione di responsabilità (i vertici arbitrali continuano a definire i loro fischietti i migliori al mondo…) e non c’è nemmeno apertura al dialogo, perché spesso i direttori di gara passano 90′ a fare gli sceriffi, inflessibili e fiscali su certe giocate (come i “falli di confusione” tipici italiani) salvo poi sorvolare su altre palesi. Qui bisogna migliorare molto a prescindere dalla tecnologia.

Fabbri in Sampdoria-Bologna

L’ingresso della VAR nel calcio italiano non potrà che portare benefici. Intanto eliminerà per sempre gli addizionali (“spostati” all’esterno per verificare gli episodi via monitor), quasi sempre fonte di confusione extra anziché risoluzione di problemi; poi non toglierà importanza all’arbitro, perché si potrà utilizzare solo su quattro casistiche (errori chiari su irregolarità precedenti a una rete realizzata, calci di rigore concessi o non concessi, espulsioni dirette decise o omesse, scambi di persona su cartellini) limitando le chiamate a fatti decisivi, senza interrompere il gioco a ogni minima contestazione.

Un arbitro può sbagliare e valutare male un episodio, questo sì, ma nel 2017 è impensabile che si continui a far finta di niente su situazioni che in pochi secondi via TV vengono valutate correttamente da tutti tranne che dalla persona deputata a farlo. Le precedenti innovazioni (goal-line technology e spray per le punizioni) hanno risolto molto, l’aiuto tecnologico non azzererà le polemiche (ci saranno sempre) ma almeno eviterà di gestire male i casi più delicati e decisivi.

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Segnalazione arbitrale durante la stagione 2015-2016.

Lo scorso 1 giugno è entrata in vigore una lunga serie di modifiche al regolamento (Laws of the Game), approvata dall’IFAB (International Football Association Board). Si tratta di una revisione sostanziale, nonché storica, delle diciassette regole del gioco del calcio, perché sono stati riscritti diversi punti in modo da renderli più comprensibili e adatti al momento attuale, rendendo la struttura più semplice rispetto a prima. Ad aprile è stato ufficializzato l’aiuto tecnologico, con la goal-line technology già parte attiva agli Europei in Germania-Ucraina di ieri, e il Video Assistant Referee che sarà testato dalla prossima stagione, ma in aggiunta il regolamento ha subito diverse modifiche: ecco le più importanti e più comuni.

Bandierina dell'assistente.

REGOLA 3 – I GIOCATORI

– Un giocatore può essere espulso prima del calcio d’inizio. In questo caso potrà essere sostituito e la sua squadra potrà comunque iniziare la partita in undici;
– un calcio di punizione diretto o un calcio di rigore può essere assegnato nel caso in cui un giocatore in panchina o un altro componente dello staff tecnico interferisca con il gioco.

REGOLA 5 – L’ARBITRO

– Un giocatore infortunato per un fallo sanzionato con il cartellino giallo o rosso può essere soccorso senza dover uscire dal campo, a patto che il trattamento sia completato in tempi ragionevoli (altrimenti va portato fuori come prima).

REGOLA 7 – LA DURATA DELLA GARA

– Aggiunte ulteriori motivazioni per il recupero alla fine di ciascun tempo: cura e trasporto fuori dal campo di giocatori infortunati, interruzione per dissetarsi (cooling-break) o avere trattamenti medici permessi dal regolamento.

REGOLA 8 – L’INIZIO E LA RIPRESA DEL GIOCO

– In ogni circostanza è necessario che il pallone si muova in maniera chiara per far sì che l’inizio o la ripresa del gioco sia valida;
– nel calcio d’inizio la palla può essere battuta in qualsiasi direzione e non più soltanto in avanti.

REGOLA 10 – PROCEDURE PER DETERMINARE IL RISULTATO DI UNA GARA

– Fatta eccezione per motivi straordinari (condizioni del campo o di sicurezza, per esempio) l’arbitro decide attraverso il lancio della moneta in quale porta sarà battuta la serie conclusiva dei tiri di rigore.

REGOLA 11 – IL FUORIGIOCO

– chiarito il concetto sulla linea di metà campo, che non conta per il fuorigioco: un giocatore dev’essere nella metà campo avversaria per poter essere sanzionato;
– chiarito il concetto che le braccia e le mani dei giocatori (portieri inclusi) non sono considerate per giudicare le posizioni di fuorigioco;
– un giocatore difendente che si trova fuori dal campo è considerato sulla linea di porta finché i suoi compagni non mandano il pallone fuori dall’area di rigore;
– la ripresa del gioco dopo un fuorigioco sarà effettuata dal punto nel quale il giocatore si trovava al momento della segnalazione, può essere anche nella propria metà campo in caso di fuorigioco di rientro. Il rilevamento dell’infrazione è effettuato nel momento in cui essa si concretizza.

REGOLA 12 – FALLI E SCORRETTEZZE

– Ogni tipo di fallo (calci di punizione diretti e indiretti o calci di rigore) va sanzionato solo se il pallone è in gioco, altrimenti si tratta di scorrettezza;
– in caso di falli da espulsione (fallo grave di gioco, condotta violenta o seconda ammonizione) non dovrebbe essere concessa la norma del vantaggio, a meno che a seguito dell’infrazione non ci sia comunque una chiara occasione da gol. In questo caso se il giocatore autore del fallo successivamente cerca di contendere il pallone il gioco va comunque fermato e si ripartirà con un calcio di punizione indiretto;
– solo alcune tipologie di fallo di mano comportano una sanzione, fra queste il cartellino giallo è previsto se un giocatore interferisce con un’azione d’attacco avversaria (non più se impedisce a un avversario di entrare in possesso del pallone) o prova, senza riuscirci, a impedire la segnatura di una rete;
– se un giocatore nega una chiara occasione da gol alla squadra avversaria dentro l’area di rigore sarà ammonito (e non più espulso) nel caso in cui cerchi di intervenire per prendere il pallone (non quindi in caso di trattenuta, spinta o fallo grave di gioco);
– un tentativo di condotta violenta sarà sempre punito con l’espulsione, anche nel caso in cui non ci sia contatto.

REGOLA 14 – IL CALCIO DI RIGORE

– La battuta di un calcio di rigore si considera completata quando il pallone non si muove più, finisce fuori dal terreno di gioco o l’arbitro interrompe il gioco per una qualsiasi infrazione al regolamento;
– in caso di finta illegale durante la battuta o di sostituzione del battitore individuato comporterà un calcio di punizione indiretto per la squadra avversaria e l’ammonizione per il giocatore responsabile a prescindere dall’esito del rigore.