Tags Posts tagged with "arbitri"

arbitri

0 397

Scempio arbitrale. Caos. Errori. Var pasticcione. Date pure il nome che volete alla 22esima giornata di serie A, segnata da decisioni che hanno cambiato l’esito di diverse partite, facendo ora gioire ora disperarsi tifosi di vari colori. Tra sabato e domenica scorsi è successo davvero tutto. Come se i direttori di gara avessero deciso di concentrare incapacità e sfrontatezza eccessiva tutti insieme, a poche ore di distanza tra un fischio e l’altro. Danneggiando, aiutando, non vedendo, travisando.

Abbiamo gli arbitri più bravi al mondo? Forse. Non vedremo mai un Tagliavento sgambettare un giocatore come reazione. In compenso, abbiamo scoperto che si può segnare di gomito e che nessuno se ne accorge. L’arbitro, il guardalinee, tantomeno gli uomini al Var. E così, Cutrone eguaglia Maradona, aiutando il Milan a battere la Lazio che, per essere sinceri, è una delle squadre più danneggiate in questa stagione. Ok, il gomito noi ‘umani’ telespettatori lo vediamo solo al terzo replay e dopo 20 minuti, allo stadio non se ne accorge nessuno. Neanche i giocatori stessi. Ma nessuno di questi fa l’arbitro di mestiere.

Irrati, Rocchi, Di Liberatore: loro tre sono gli artefici del 2-1 del Milan alla Lazio. Anche loro tre, diciamo. Perché la squadra di Simone Inzaghi avrebbe avuto comunque la forza prima di pareggiare il gol irregolare di Cutrone, di subire (di testa) il 2-1 di Bonaventura e di non riuscire – pur con il miglior attacco del campionato – a recuperare nel secondo tempo.

Da Nord a Sud: questa volta lo Stivale non fa differenze di luoghi. A Crotone, il 2-1 dei calabresi contro il Cagliari, a tempo praticamente scaduto, è stato misteriosamente annullato con il Var per un fuorigioco fantasioso. Inesistente. Qui è stato Tagliavento a intervenire, andando a guardare il replay (ma che immagini avrà guardato?) e dicendo no alla rete-vittoria di Cordaz e compagni. Grave, gravissimo: allo ‘Scida’ si giocava per la salvezza. Punti pesanti, che potrebbero incidere a fine campionato.

Un po’ più su, a Napoli, nel pomeriggio di domenica era stato il Bologna a venire danneggiato. La capolista, sotto dopo pochi minuti, ha potuto infatti usufruire di un rigore molto generoso per una leggerissima spinta su Callejon all’ingresso in area di rigore (la spinta c’è, il Var non può nulla dunque, ma la terna avrebbe potuto eccome). Poco prima, Mazzoleni aveva giudicato involontario un braccio sospetto di Koulibaly su tiro di Palacio. Giustificabile non aver visto, grave errore non aver fatto ricorso al replay, nonostante le indicazioni fresche fresche di Rizzoli: “Vanno rivisti tutti i tocchi sospetti di mani in area”. Volontari e non volontari. Ordine che era arrivato dopo altri pasticci sulle deviazioni con il braccio di Mertens e Bernardeschi. Roberto Donadoni si è lasciato andare nel dopo partita: “Il fallo di Koulibaly lo fischiano solo dall’ottavo posto in classifica in su”. Sospetti, veleni, parole pesanti. Anche da Claudio Lotito, presidente della Lazio, a Nicchi: “Senza il Var, saremmo primi in classifica”.

Non dimentichiamo che il Var è sperimentale. Dicono tutti che indietro non si torna, ma intanto il campionato che doveva filare via bello e senza proteste, sta diventando peggio di un ingorgo sull’Autosole il 15 di agosto. Tutti suonano il clacson, la coda non si muove. E proprio quando entriamo nella fase più rovente del torneo.

Nell’anno dei Mondiali, anche se l’Italia non ci sarà, i nostri direttori di gara paiono non essere molto in forma. O forse anche per loro valgono i carichi di lavoro eccessivi per arrivare belli tirati in estate? Abbiamo citato i casi più eclatanti dell’ultimo weekend, ma non sono stati gli unici ad aver fatto storcere il naso a molti e ad aver fatto fischiare i tifosi sugli spalti.

Tagliavento è incappato in una di quelle giornata sbagliate, dall’inizio alla fine. Come si fosse presentato allo Scida in pigiama mentre tutti erano in smoking. Contatto in area tra Faragò e Nalini, lui fa come se niente fosse. Lo richiamano al Var, il rigore per i calabresi è netto. Viene dato. Poi è Pisacane che va in tackle su Ricci, ma prima colpisce il pallone: il fischietto ternano, senza esitazione, lascia il Cagliari in dieci, quando il fallo era da giallo. Anche in questo caso, discussione via auricolare, poi di nuovo replay. Ma Tagliavento non se la sente di tornare indietro e conferma l’espulsione. Sui titoli di coda, il vero e proprio harakiri. Punizione di Ricci, Ceccherini di testa regala tre punti d’oro al Crotone, il guardalinee Crispo alza la bandierina per segnalare il fuorigioco. Var, immagini nitide: Ceccherini è assolutamente in gioco, Budimir e Capuano non partecipano all’azione, ma il direttore di gara annulla.

Sulla rete di Cutrone, a San Siro, le uniche proteste arrivano per un possibile fuorigioco, che non c’è. Nessuno però si preoccupa di guardare con che parte del corpo l’attaccante del Milan spinga in rete il pallone. È chiedere troppo di guardare tutto in un’azione decisiva?

In Genoa-Udinese, serve il replay per dare il rosso a Samir che, inizialmente, si era preso solo il giallo. Pairetto l’arbitro. In Torino-Benevento, il 3-0 di Obi viene inizialmente annullato, poi il Var conferma che la posizione è regolare.

Nel sabato di A, c’erano state le due espulsioni in Chievo-Juventus, ma questa volta in pochi avevano puntato il dito contro i bianconeri e contro arbitri e Var. Decisioni sacrosante, stupidaggini dei due giocatori veronesi. Solo Sarri ha parlato dopo Napoli-Bologna, cercando di sviare l’attenzione dall’arbitraggio del San Paolo chiedendo di riguardare quella del Bentegodi. Come se le polemiche della domenica non bastassero.

Vi basta tutto ciò per parlare di scempio arbitrale? Diciamo una cosa, però: difficile parlare di complotto a favore di una o dell’altra. Più semplicemente, incapacità. Ma i nostri arbitri sono i migliori al mondo…

0 280

Eravamo (e siamo tuttora) quattro amici al Var, ma presto anche altri Paesi potrebbero aggiungere la tecnologia di supporto all’arbitro. Mentre Pierluigi Collina fa sapere che solo a marzo si prenderà una decisione sull’eventuale utilizzo del Var anche ai Mondiali di Russia 2018, noi più modestamente facciamo il bilancio del girone di andata. Ha funzionato il nuovo strumento? Sì e no. Le lamentele ci sono lo stesso, del resto la tecnologia è pur sempre nelle mani di esseri umani, dunque soggetta e errori. E a conseguenti risatine da parte di chi viene danneggiato. Ma qualcosa è cambiato rispetto al passato? Se non altro, a parte qualche voce fuori dal coro (vedi Simone Inzaghi, tecnico della Lazio), nessuno degli addetti ai lavori ha sventolato lo spettro del complotto al primo rigore concesso o non concesso.

È stato Tiziano Pieri, ex arbitro internazionale e oggi esperto di Var, a tracciare il bilancio di 19 giornate di campionato. Il Var è stato utilizzato 45 volte (media di più di due volte a turno) per correggere le decisioni dei direttori di gara. Sono stati concessi 18 calci di rigore grazie alla tecnologia, quelli tolti sono stati invece 7. Per fuorigioco, in leggera differita sull’esultanza dei giocatori, sono state cancellate 9 prodezze (leggi gol). Per tre volte l’assistente ha segnalato il fuorigioco, ma è stato smentito poco dopo dal Var, che ha dunque concesso la segnatura. Dieci cartellini rossi sono usciti dalla tasca dell’arbitro proprio dopo aver riguardato le immagini alla moviola, due di queste per chiara occasione da rete.

La novità ha aiutato a togliere due calci di rigore, che erano già stati assegnati. Sono naturalmente e drasticamente diminuite le ammonizioni per protesta.

L’arbitro più aiutato dal Var è stato Mariani, con cinque decisioni modificate dal video, a quota quattro c’è Valeri. Calvarese e Irrati finora non si sono mai recati a bordo campo per guardare lo schermo. Il primo, anche quando è stato in regia – ossia al Var – non ha mai fatto cambiare idea all’arbitro. Alla pari con lui ci sono Giacomelli, Manganiello e Tagliavento. Davanti al video, Fabbri è stato il più attivo: ha fatto modificare cinque decisioni già prese sul campo.

Mentre siamo ancora qui a domandarci se si dica il Var o la Var, la nuova classifica ha naturalmente preso una sua fisionomia. Con il Napoli che precede la Juventus di un punto. Ma se il video non ci fosse stato, come sarebbe la graduatoria? Avremmo al comando della classifica la Juventus, la più penalizzata dunque dalla novità, con tre punti di vantaggio proprio sui partenopei e campione d’inverno. L’Inter avrebbe un punto in più, il Milan uno in meno. La Roma addirittura quattro in meno, la Lazio tre.

Secondo Pieri, il Var “ha portato più giustizia nel calcio”. L’ex arbitro ha aggiunto: “Nessuno è perfetto, ma questo esperimento ha di fatto eliminato le proteste in campo e sugli spalti. Ci sono stati degli errori, essendo ancora questa una fase sperimentale. Ci sono stati errori di protocollo e di valutazione”. Tutto rimediabile, verrebbe da dire, quando il meccanismo sarà più oliato. Ai nostalgici, però, la novità non va giù. Strozza l’urlo del gol in gola, ai calciatori e ai tifosi. Allo stadio si trattiene il fiato, si scatena l’oooooh quando l’arbitro fa segno che valuterà con il Var (il rettangolo fatto con le mani), arrivano boato o fischi a seconda di ciò che viene deciso di lì a pochi secondi. Ma forse è lo scotto da pagare per non parlare di favoritismi.

Nei bar (con la B), si discute di meno dopo il weekend calcistico. E questo è un bene o un male? A fine anno si prenderà una decisione se proseguire o meno con il Var. Quindi, ai posteri l’ardua sentenza.

Commento molto personale: preferisco esultare in diretta. Al massimo dopo aver dato un’occhiata al guardalinee. Anche disperarmi in tempo reale perché il calcio è emozioni, stati d’animo. E pure baruffe al bar. Ma se il Var toglierà una parte di ciò che non va nel mondo del pallone, allora forse accetterò anche quel po’ di bene che toglie.

0 557
Arbitro VAR

L’arbitro ha concesso il calcio d’angolo, anche se loro vorrebbero il rigore. Non c’era, l’intervento era sul pallone. Si vede anche al replay, dai. Sì, ma perché ora Maresca sta aspettando tutto questo tempo? Sta parlando all’auricolare con qualcuno, fa il segno dello schermo. No dai, vuoi vedere che adesso ci dà rigore contro? Che suspence. Sta andando a controllare la moviola. Lo stadio è in silenzio. Io pure. Ora torna verso i giocatori, indica di nuovo lo schermo. No, ecco, lo sapevo, ha indicato il dischetto. Maledetta Var o maledetto Var, neanche so se è femminile o maschile e già ci frega.

Che caso, prima partita della Juventus e primo rigore contro con la moviola. Come si dice? Colpirne uno per educarne cento? Gigi, paralo! Ecco, l’ha parato. Evvai! Però non si può stare con il fiato in gola tutto questo tempo. E chi soffre di cuore? Una volta, finita l’azione, eri sicuro che non sarebbe successo nulla. Adesso, invece, devi pure aspettare secondi interminabili che l’assistente virtuale riguardi l’azione. Ok, almeno ci saranno meno polemiche. Forse.

Che lancio che ha fatto Pjanic. Dai, Paulo, dai tira. Sì, gol! Ma è gol? Posso esultare? In tv dicono che forse si è aggiustato la palla con il braccio. Non è che adesso il Var ci frega di nuovo? Stanno andando a centrocampo. Insomma, posso esultare o no? Quando saprò se lo potrò fare? Siamo 2-0? Sì, a questo punto direi di sì. Però non c’è la stessa gioia a farlo con minuti di ritardo. Sembra quasi di vedere le immagini in differita. Come farò a vivere una stagione così?

E vivrò ancora quelle emozioni uniche che regala un gol all’ultimo minuto di recupero? Quando il guardalinee non sbandiera e l’arbitro indica di andare a centrocampo, io esplodo. E se poi, mentre si torna verso il centro del campo, l’arbitro fa il segno dello schermo? No dai, ma che regola è questa? Meglio le polemiche, le discussioni al bar, le accuse di rubare. Tanto vedrai che lo faranno lo stesso con il gol di Dybala. Però adesso almeno non potranno più dire che paghiamo per vincere. Scommetto che domani al lavoro i sorrisetti maliziosi ci saranno comunque. Già me le vedo le battute: “Hanno dato un rigore contro, volevi mica che vi annullassero pure il gol. Il Var per regolamento si può usare una sola volta a partita quando in campo ci siete voi”.

In questi anni ho goduto a ogni vostro rosicamento. Adesso, mi parrebbe quasi irreale se non ci fosse più. È vero, dà anche fastidio doversi difendere sempre, spiegare – ma che spieghi quando uno è prevenuto? – che hai vinto perché sei più forte. Domani i giornali lo diranno, finalmente?

Domenica mattina. Ora voglio proprio leggerli questi quotidiani sportivi. Tutti lodano il Var. Applausi perché, in fondo, finalmente la Juventus ha avuto un rigore contro. E ti pareva. Poi c’è quello là che scrive addirittura che se ci fosse stato l’assistente virtuale negli ultimi 90 anni, le cose sarebbero andate diversamente. Tradotto: la Juve avrebbe vinto molto meno. Insomma, non è cambiato niente. Ma io so che ieri i primi a subire siamo stati noi, quindi rispondo a tutti a testa alta: abbiamo vinto 3-0, nonostante un rigore contro che poi mica è così chiaro se c’era o no. Anche con il Var (ormai lo chiamo al maschile, ho deciso). Oggi voglio proprio guardarmi le altre partite: ci saranno altre decisioni prese in differita?

Atalanta-Roma. Episodi ce ne sono, ma niente Var. L’anno scorso i giallorossi andavano a una media di un rigore ogni due partite. Lo avranno alla seconda? Sì dai, vedrai che sarà così. Magari proprio riguardando lo schermo. Ora tocca a Milan e Inter. Rigore per il Milan! Ma con o senza Var? Attenzione che l’arbitro va a riguardarsi l’azione. Quelli del Crotone sperano, quelli del Milan temono. Torna indietro, soliti momenti in cui non si capisce che sta succedendo. Un cartellino rosso. Addirittura. Il Var ha peggiorato le cose per i calabresi. Non solo rigore per i rossoneri, Crotone pure in dieci.

Pure l’Inter ha il rigore. Anche in questo caso, l’arbitro si consulta con gli assistenti in regia. Il replay visto in tv, però, non è che chiarisca più di tanto. A me sembra confusa questa regola. Anche se ogni telecronista ha l’obbligo (per contratto, forse?) di spiegare i quattro casi in cui entra in gioco il Var. Diventerà come la regola del passaggio indietro al portiere. Per anni sono andati avanti a ricordarci quando il portiere poteva raccogliere palla con le mani e quando no. Alla fine, non ne potevamo più. Lo sapevano tutti quando era sì e quando no, pure la casalinga di Voghera.

Tifosi di Manchester City e Manchester United in occasione di un derby.

Le partite proseguono, intanto. Simeone cade in area. Ora anche la Fiorentina avrà il suo rigore in differita? L’arbitro però non va a rivedere le immagini. Si fida di ciò che gli dicono in cuffia, neanche fosse Ambra con Boncompagni a ‘Non è la Rai’. Niente rigore. E polemiche. Meno male che sarebbero dovute sparire. Vero è che siamo alla prima giornata, qualcosa va sistemato. A Bologna, per esempio, annullano il gol della vittoria del Torino per fuorigioco. Tanti invocano il Var, il passaggio è di un calciatore del Bologna, dunque il fuorigioco non c’è. Ma non si può neanche parlare di rete annullata, il gioco era stato fermato prima che Berenguer tirasse. Niente video assistenza virtuale, quindi, semplicemente sbandieramento del guardalinee. Come succedeva fino a poco fa.

Pero è stressante questo Var. E poi si perdono minuti che andrebbero recuperati alla fine. E invece niente. Oppure si recuperano quei minuti, ma ci si dimentica dei cambi e non si recuperano questi altri minuti. Insomma, a me piaceva com’era prima. Che si stava meglio quando si stava peggio. Mihajlovic protesta a fine partita, Antognoni pure. Non mi pare che gli animi siano meno accesi. Ma il Var viene promosso dai giornali e pure dagli esperti. Forse per contratto. Finché non ci entrerà in testa quando applicarlo, dovremo sorbircelo così com’è. Ci abitueremo a non esultare come matti dopo un gol, aspettando interminabili secondi? Ci abitueremo che rigore non è solo quando arbitro fischia, ma anche quando Var conferma?

Lasciatemi con i miei dubbi da tifoso. Che già di suo teme o spera ogni volta che la palla è in area, ma che avrà bisogno adesso di più camomille per sopportare tutto questo.

0 591
Arbitro VAR

Per anni l’utilizzo della “moviola in campo” (per utilizzare un’espressione cara ad Aldo Biscardi) nel calcio è stato ritenuto l’unico modo per contrastare gli errori arbitrali e arrivare così a uno svolgimento “pulito” delle partite. Dal 2016 il VAR (Video Assistant Referee) è diventato realtà nelle principali competizioni FIFA ed è pronto per essere inserito anche in Serie A già dalla prima giornata, ma gli ultimi test fatti tra Mondiali Under-20 e soprattutto Confederations Cup non hanno dato gli esiti sperati…

Fonte Silva Portogallo-Cile

RIDUZIONE DEGLI ERRORI? NON PROPRIO

La scena più eclatante è avvenuta in Portogallo-Cile, semifinale di Confederations Cup. Nel secondo tempo supplementare José Fonte ha sgambettato in area Francisco Silva per un rigore solare anche in diretta: l’arbitro iraniano Alireza Faghani, fra lo stupore generale, ha dato rimessa dal fondo senza nemmeno andare a controllare il monitor a bordocampo. Doppio errore: sia suo, perché si è fidato troppo di un’interpretazione discutibile (e non fosse stato rigore sarebbe dovuta essere simulazione), sia di chi era al monitor che non ha segnalato la necessità di verificare l’episodio al VAR, come da procedura corretta.

In finale si è andati anche peggio: nel secondo tempo Gonzalo Jara ha rifilato una gomitata violenta e volontaria a Timo Werner da cartellino rosso ma il direttore di gara Milorad Mažić, dopo aver controllato le immagini, ha tirato fuori soltanto un cartellino giallo per il cileno.

Questi episodi non sono certo i primi, perché già dalla fase a gironi si sono viste cose strane (come un rigore non dato alla Russia nel match inaugurale e una rissa senza espulsi in Messico-Nuova Zelanda), e pure in altre competizioni FIFA col VAR c’erano state varie proteste: ai Mondiali Under-20 l’Italia ha dovuto giocare in dieci con lo Zambia per un’espulsione inventata di Giuseppe Pezzella data proprio tramite VAR, mentre al Mondiale per club 2016 ha fatto discutere un rigore ai Kashima Antlers.

Nicola Rizzoli

LE NECESSITÀ DA SVILUPPARE

Ora la patata bollente passa a Nicola Rizzoli, da ieri responsabile e designatore della CAN A. Sarà lui a dover scegliere gli arbitri per la prossima Serie A, la prima volta del VAR in Italia. Innanzitutto una premessa: lo strumento tecnologico può essere utilizzato solo sull’assegnazione di un gol, di un rigore, di un’espulsione o su uno scambio di persona fra giocatori sanzionati, tutte le altre casistiche non sono previste e non potranno esserci segnalazioni da parte degli stessi calciatori o di chi sta in panchina. L’arbitro resta il giudice ultimo di qualsiasi giocata, ma ora che ha la tecnologia dovrà essere ancora più bravo, perché un errore riguardando le immagini è anche peggio di uno in presa diretta senza replay.

Gli arbitri di monitor, che rimpiazzano i pessimi addizionali, dovranno collaborare affinché le situazioni dubbie vengano analizzate in maniera chiara, perché essendo un lavoro di squadra tutte le componenti servono per permettere all’arbitro di prendere le decisioni (non sarebbe una cattiva idea poter sentire i loro ragionamenti).

I primi test non sono stati positivi, si spera che facendo pratica certi errori vengano eliminati e che per i Mondiali si arrivi a uno standard più adeguato: è chiaro che il VAR non fermerà le polemiche arbitrali, ma almeno dovrà risolvere le situazioni più evidenti.

0 820
Recupero FIFA

Le infinite polemiche per il rigore assegnato alla Juventus al 95′ della partita di venerdì scorso contro il Milan hanno toccato anche la scelta dell’arbitro Davide Massa di prolungare il recupero oltre i quattro minuti inizialmente assegnati, per via dell’espulsione di José Sosa al 93′. L’aggiunta, che ha indirettamente causato la segnalazione del rigore perché il tocco col braccio di Mattia De Sciglio è avvenuto a 94:18, da regolamento è corretta, ma non sempre in Serie A si rispettano le direttive in tal senso.

José Sosa e Massa in Juventus-Milan

COSÌ FUNZIONA LA NORMA

Il regolamento ufficiale del gioco del calcio, nella regola 7, specifica in maniera esauriente come deve essere applicato il recupero una volta scaduto il tempo.

“Ciascun periodo di gioco deve essere prolungato dall’arbitro per recuperare tutto il tempo perduto per:
– le sostituzioni;
– l’accertamento e/o l’uscita dal terreno di gioco dei calciatori infortunati;
– le manovre tendenti a perdere tempo;
– i provvedimenti disciplinari;
– le interruzioni (predisposte) per dissetarsi o per altre ragioni mediche, consentite dal regolamento della competizione;
– qualsiasi altra causa, compreso ogni significativo ritardo in occasione delle riprese di gioco (per esempio, festeggiamenti per la segnatura di una rete).

Il quarto ufficiale indica il recupero minimo deciso dall’arbitro al termine dell’ultimo minuto di ciascun periodo di gioco. Il recupero può essere aumentato dall’arbitro, ma non può essere ridotto. L’arbitro non deve compensare un errore di cronometraggio occorso nel primo periodo di gioco, aumentando o riducendo la durata del secondo periodo di gioco”.

In aggiunta, la Guida Pratica dell’AIA specifica che la durata del tempo di recupero è a discrezione dell’arbitro (che però deve rispettare le casistiche precedentemente segnalate) e che se nel recupero dovessero accadere fatti tali da dover portare a un ulteriore prolungamento questo dovrà essere segnalato adeguatamente.

DISCREZIONALITÀ ECCESSIVA

Purtroppo non sempre questa regola viene rispettata. Se Massa l’ha correttamente applicata (qui non si entra nel merito della successiva decisione di assegnare il rigore alla Juventus) la ventottesima giornata di Serie A ha portato altri due esempi di “errori”. Nel derby Genoa-Sampdoria Davide Orsato non solo non ha aggiunto recupero al termine dei quattro del secondo tempo, nonostante ci sia stata un’accesa discussione fra i giocatori al 92′, ma ha fischiato con qualche istante d’anticipo, mentre in Inter-Atalanta Massimiliano Irrati ha chiuso entrambi i tempi esattamente al 45′. Nel primo caso si tratta di un errore vero e proprio (avvenuto anche in Inter-Lazio di Coppa Italia il 31 gennaio, arbitro Marco Guida), nel secondo fino a un certo punto: la partita era sul 7-1 e, nonostante sei cambi nella ripresa, non c’era grande interesse a continuare il gioco da parte delle due squadre visto il punteggio largamente favorevole alla squadra allenata da Pioli.

In realtà quest’ultima situazione è un’abitudine tutta italiana non certo azzeccata, perché anche in casi del genere un gol nel recupero o un provvedimento disciplinare potrebbero avere conseguenze sul resto del campionato. In Inghilterra, per esempio, si segnala correttamente il recupero anche a risultato acquisito, perché in caso di parità di punti il primo criterio utilizzato per stabilire la classifica è la differenza reti, e per questo un gol al 95′ che porta il risultato dal 6-2 al 7-2 può avere notevole valenza. Un altro celebre caso in Serie A di errore nella concessione del recupero riguarda la partita Napoli-Catania dell’11 gennaio 2009, quando Takayuki Morimoto segnò a gioco fermo perché l’arbitro Domenico Celi aveva fischiato la fine del primo tempo, senza dare recupero, con qualche secondo d’anticipo, una valutazione decisamente sbagliata.

La Serie A non è il campionato dove si recupera di meno, nei principali tornei europei questo “primato” spetta di diritto alla Bundesliga, dove spesso non si va oltre i due minuti addizionali con gli arbitri che fanno un po’ quello che gli pare. Il vero problema in Italia è legato alla tolleranza al suo interno: troppo spesso si fischia la fine in occasione di calci di punizione o di calci d’angolo guadagnati entro il tempo, con scontate proteste e direttori di gara che danno l’impressione di voler far terminare la partita in fretta, a differenza di quanto succede in Premier League dove si fa sempre terminare l’azione.

Un po’ più di uniformità non guasterebbe anche per evitare proteste quando (giustamente) si lascia proseguire, come successo il 6 gennaio 2004 con il gol di Antonio Cassano in Roma-Milan segnato otto secondi dopo il 48′. È bene ricordare che i trenta secondi di recupero a sostituzione e il minuto minimo a ogni interruzione lunga sono una disposizione dell’Organo Tecnico: regolamentare questo periodo spesso decisivo in maniera chiara sarebbe un vantaggio per tutti.

0 788

Anche la giornata di Serie A andata in archivio ieri sera con Fiorentina-Torino ha lasciato in eredità una serie infinita di polemiche arbitrali. Errori frequenti, ripetuti, spesso inspiegabili: ormai è un’abitudine, tanto che i weekend senza grosse situazioni da moviola vengono evidenziati facendo notare come si tratti di un fatto inconsueto. La VAR (Video Assistant Referee) sarà operativa dalla prossima stagione, fin qui sono stati effettuati dei test sul campo solo in occasione di gare amichevoli o del Mondiale per Club FIFA dello scorso dicembre, ma la netta impressione è che un aiuto tecnologico, come quello positivo ottenuto con la goal-line technology, non sia più rimandabile anche per il bene degli stessi arbitri.

Rigore Lazio-Udinese

TUTTI PENALIZZATI, NESSUNO ESCLUSO

Gli errori che si sono visti sui campi da gioco di Serie A nelle ultime settimane sono tantissimi e spesso diversi. Il gol annullato a Víctor Ibarbo in Sampdoria-Cagliari per un fuorigioco che non poteva mai essere ritenuto attivo, le infinite polemiche di Juventus-Inter dello scorso 5 febbraio, il rigore non dato lunedì sera alla Fiorentina per un chiaro intervento di Emiliano Moretti su Nikola Kalinić, quelli non dati a Inter e Sassuolo domenica per falli praticamente uguali e vistosi, quelli invece dati alla Lazio (contro l’Udinese, sempre tre giorni fa) e alla Sampdoria (contro il Bologna il 12 febbraio) per presunti falli di mano: grandi o piccole non fa differenza, il mese di febbraio è stato caratterizzato da svarioni su tutti i campi.

La partita con il maggior numero di situazioni contestate è stata Sassuolo-Milan, dove l’arbitro Gianpaolo Calvarese è incappato in un pomeriggio da dimenticare: l’irregolarità di Carlos Bacca sulla battuta del rigore, che doveva portare a un calcio di punizione indiretto per i neroverdi, è una svista incredibile, inaccettabile a certi livelli, ma è solo la più grave di tante altre decisioni sbagliate, come il già citato rigore di Gabriel Paletta su Matteo Politano.

Juventus-Inter Orsato Rizzoli

UNA CATEGORIA INADEGUATA

Gli esempi mostrati nel paragrafo precedente mostrano come siano coinvolte quasi tutte le squadre e sia sbagliato parlare di un “disegno” per favorire qualcuno in particolare. Ipotizzare complotti è una follia: semplicemente gli arbitri italiani sono scarsi, preparati male e difesi a oltranza, senza nemmeno la possibilità di spiegare la loro versione dei fatti perché, pur avendo annunciato le interviste a fine partita all’inizio della stagione, l’AIA ha poi fatto marcia indietro e l’unico che ha parlato è stato Nicola Rizzoli al programma “Le Iene”, non certo una trasmissione calcistica.

Non c’è ricambio, da quando è stato deciso di dividere le categorie fra Serie A e Serie B, non c’è ammissione di responsabilità (i vertici arbitrali continuano a definire i loro fischietti i migliori al mondo…) e non c’è nemmeno apertura al dialogo, perché spesso i direttori di gara passano 90′ a fare gli sceriffi, inflessibili e fiscali su certe giocate (come i “falli di confusione” tipici italiani) salvo poi sorvolare su altre palesi. Qui bisogna migliorare molto a prescindere dalla tecnologia.

Fabbri in Sampdoria-Bologna

L’ingresso della VAR nel calcio italiano non potrà che portare benefici. Intanto eliminerà per sempre gli addizionali (“spostati” all’esterno per verificare gli episodi via monitor), quasi sempre fonte di confusione extra anziché risoluzione di problemi; poi non toglierà importanza all’arbitro, perché si potrà utilizzare solo su quattro casistiche (errori chiari su irregolarità precedenti a una rete realizzata, calci di rigore concessi o non concessi, espulsioni dirette decise o omesse, scambi di persona su cartellini) limitando le chiamate a fatti decisivi, senza interrompere il gioco a ogni minima contestazione.

Un arbitro può sbagliare e valutare male un episodio, questo sì, ma nel 2017 è impensabile che si continui a far finta di niente su situazioni che in pochi secondi via TV vengono valutate correttamente da tutti tranne che dalla persona deputata a farlo. Le precedenti innovazioni (goal-line technology e spray per le punizioni) hanno risolto molto, l’aiuto tecnologico non azzererà le polemiche (ci saranno sempre) ma almeno eviterà di gestire male i casi più delicati e decisivi.