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2017/2018

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La sensazione, al 10 di agosto, è che a tutti manchi un soldo per fare una lira. Eppure lo “start” è dietro l’angolo. Domani sera, venerdì 11 agosto, sarà l’Emirates Stadium di Londra a ospitare il calcio d’inizio della Premier League 2017/2018: di fronte Arsenal e Leicester, l’eterna incompiuta e la sorpresa dell’edizione 2015/2016. Nel mirino di chi ambisce al titolo, però, c’è un solo nome: Antonio Conte.  Jamie Carragher ha previsto il suo addio a fine stagione, lui vorrebbe fare di tutto per smentirlo. O almeno provare a salutare da vincente.

Prima fermata, Londra

Non poteva che essere la Capitale la sede della prima partita ufficiale di stagione: è lì che il titolo è tornato a casa dopo due anni, sponda Chelsea. Merito dell’allenatore italiano, ormai un veterano quando si tratta di rilanciare nobili decadute, che si tratti di squadre di club o di rappresentative nazionali.  Confermarsi, però, è sempre più complicato, soprattutto se in ballo ci sono anche le coppe europee, come avverrà con i Blues nella Champions League al via tra un mese. La strategia applicata dal club di Roman Abramovich ha una definizione: oculatezza. Via Begovic? Arriva Caballero, affidabile secondo. Addio a Terry e Diego Costa? Dentro Rüdiger e Alvaro Morata. Matic saluta per ritrovare Mourinho nello United? C’è Bakayoko dal Monaco. Dietro, vista la partenza di Zouma, occorre un altro centrale affidabile, così come Moses, a destra, non potrà tirare la carretta per tutta la stagione, come già avvenuto nello scorso anno. Gli altri assalti alla Serie A (Candreva dall’Inter e Alex Sandro dalla Juventus) sono stati respinti, per ora, così il vero top player potrebbe dover essere ancora lui, Antonio Conte. Che ha già alzato l’asticella della tensione:

“Per essere competitivi e puntare di nuovo al titolo, servono nuovi acquisti: la società sa quali sono le mie priorità”

Ti tengo d’occhio

Storia infinita, quella tra Josè Mourinho e Antonio Conte. Avviata anni fa in Italia con una vittoria a sorpresa dell’Atalanta, allora guidata dall’allenatore italiano, sull’Inter dello Special One, e proseguita nel Regno Unito. La scorsa annata ha visto un vincitore, inequivocabile, del duello diretto e del campionato. Così Josè ha dato vita a una campagna di rafforzamento mirata: dentro il secondo miglior marcatore della scorsa Premier, Romelu Lukaku, per un “certo” Zlatan Ibrahimovic, e un granatiere della mediana quale Nemanja Matic.

A ballare, come dimostrato anche in finale di Supercoppa Europea contro il Real Madrid, è la difesa: Lindelof non è un nome in grado di cambiare il volto a un reparto. Occorre leadership, la stessa persa nello spogliatoio dopo l’addio di Wayne Rooney, tornato all’ovile dell’Everton. Ma la seconda stagione di Mourinho in un club, si sa, è sempre la più redditizia per trofei. Saprà confermarsi?

Riscatto è invece la parola d’ordine per Pep Guardiola sull’altra sponda di Manchester. Dopo un’annata chiusa senza trofei all’attivo, per l’allenatore catalano è tempo di risposte. La prima è arrivata dal calciomercato: gli Sky Blues hanno acquistato Mendy per 57 milioni, Walker per 51, Bernardo Silva per 50, il portiere Ederson per 40, Danilo a 30, Douglas Luiz per 12. Con un altro arrivo supererebbe il Real Madrid dei record del 2009 per volume di spesa. Basterà?

Fix you

“Riparare”, un verbo che non solo ha dato vita a uno dei maggiori successi dei Coldplay (non a caso formatisi a Londra), ma che per Arsene Wenger sulla panchina dell’Arsenal è ormai una specie di mantra da un ventennio a questa parte. La conferma dell’allenatore francese alla guida dei Gunners si è chiusa con un lieto fine, sgradito a parte della tifoseria. In campo, tutto ruota intorno ad Alexis Sanchez:  se parte, l’arrivo di Lacazette (costato 58 milioni) da affiancare a Giroud resta un palliativo. Lo stesso dicasi per il Liverpool: Klopp in estate ha accolto Momo Salah ad Anfield Road, prelevato dalla Roma, ma rischia di perdere Emre Can (seguito dalla Juventus) e deve resistere alle sirene del Barcellona per Coutinho, per il quale si rischia di dover valutare offerte superiori ai 100 milioni di euro.

I bookmakers credono invece al Tottenham di Pochettino: ha cambiato poco, ma è garanzia di continuità dopo una stagione in cui è stata la principale rivale del titolo per il Chelsea: i segnali offerti nel precampionato da Kane e compagni, come la sonora vittoria sulla Juventus, ne sono conferma.  Per gli scommettitori d’Oltremanica, maestri in materia, la favorita di stagione non coincide con il campione uscente: il Chelsea di Antonio Conte è infatti quotato a meno di Manchester City e Manchester United. La ragione? Il bis non si vede da 10 anni sulla vetta della Premier League, ovvero dal biennio 2007-2008. Manco a dirlo, allora furono i Red Devils a realizzarlo.

Money, money, money

Una certezza c’è: quello inglese resta il campionato più ricco d’Europa. Per conferme chiedere al Liverpool, fresco di annuncio di un accordo con la Western Union, azienda fornitrice di servizi finanziari, per una cifra pari a 28 milioni di sterline. Per trovarsi dove? Sulla manica sinistra della maglia. E lo stesso accade per le altre “big”. Si spiega così un torneo in cui una potenziale outsider come l’Everton può permettersi di spendere 35 milioni per un portiere, Pickford. Il volume di spesa nei soli affari interni, sin qui, è di circa 150 milioni di sterline. E potrebbe non essere finita qui. Se il calcio europeo si scandalizza per le spese folli del Paris Saint Germain, la regina del mercato resta ancora la Premier League.

Breaking news

Le curiosità da tener d’occhio, infine. Non poche:  Frank de Boer, che i tifosi interisti hanno dimenticato volentieri, è alla guida del Crystal Palace; Rafa Benitez guida un Newcastle tornato in Premier dopo un anno di calvario, mentre il piccolo Huddersfield ha festeggiato il ritorno nella prima serie del calcio inglese dopo 45 anni dall’ultima volta.

Le novità “contagiano” anche le divise da gioco: ai club sarà data la possibilità di scegliere tra cinque differenti combinazioni (bianco con dettagli neri, e nero, blu notte, rosso e giallo, tutti con dettagli bianchi) per il nome e le modalità di stampa dei numeri sulle divise da gioco. Una scelta finalizzata ad omologare i club sotto l’egida della Football Association con quanto avviene in Europa League e Champions League.

Addio anche alle “pettinature” inedite sul campo:  la FA ha anche annunciato il divieto di disegnare sui terreni di gioco patch inedite e di pettinare il campo secondo modalità diverse da quelle tradizionali, orizzontali e bianche. Poche regole, ma chiare: in pieno stile “british”. Buon calcio!