L’estate è tempo di nuovi amori, non solo calcistici. Ma è anche tempo di tradimenti, alcuni diventati celebri durante il calcio mercato. Per una tifoseria che esulta, ce n’è spesso una che impreca: è la logica che c’è dietro i trasferimenti importanti come quelli di questa estate. Pjanic e Higuain rappresentano la punta di un iceberg che potrebbe coinvolgere anche Icardi, Bacca, e chissà chi altro. Si chiama “tradimento” quando un giocatore bacia la maglia, spende parole di amore, si dimostra attaccato alla causa e alla città ben oltre la semplice professionalità.

Sarà per questo che nessuno ha mai usato questa parola nei confronti di Zlatan Ibrahimovic, accusato di tradimento forse soltanto dopo il suo addio alla Juventus, quando non ne conoscevamo effettivamente il carattere. I successivi passaggi dall’Inter al Barcellona e dai catalani al Milan, e da Milano a Parigi fanno parte della normalità. Ma i tradimenti si superano. Serve tempo, e spesso il rancore passa. Certo, non tutte le storie sono a lieto fine come quella di LeBron James, accusato di viltà dai tifosi dei Cavs, che ne bruciarono anche le maglia, salvo accoglierlo nuovamente come il figliol prodigo tre stagioni più tardi. Il resto lo hanno fatto il campo e le vittorie.

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Il fenomeno

La storia del calcio italiano è piena di tradimenti, dichiarazioni d’amore, e qualche perdono. Passare dall’Inter al Milan è cosa che ha riguardato quasi sempre giocatori di seconda fascia. Gli stessi Pirlo e Seedorf furono ceduti con leggerezza, all’inizio degli anni 2000, alla stregua di Coco e Guly che passarono all’Inter. Ronaldo passò da Madrid, e resta forse il più grande tradimento nerazzurro. Alla prima giornata della stagione 2002/ 2003 l’Inter si presentò con la coppia Vieri-Crespo contro il Torino, e i Boys si presentarono con lo striscione diventato un’icona: “In un mondo di pu**ane e mercenari avevamo scelto il miglior interprete”.

Nulla, in confronto alla scelta di tornare a Milano, ma con la maglia del Milan. Ronaldo segnerà anche in un derby, e farà vedere le orecchie ai tifosi. Poi però vincerà l’Inter e quel gesto resterà solo una parentesi. Milano dimentica, Milano è meno sentimentale e melodrammatica. Al massimo si presenta allo stadio con un fischietto. Oggi, quando Ronaldo si presenta a San Siro, sponda nerazzurra, raccoglie più applausi che fischi. Perché il valore del giocatore va al di là dei capricci e della maglia che indossa.

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Coniglio bagnato

Passare dalla Juve al Milan o viceversa non lascia grandi scorie. Società amiche, tifoserie che si rispettano, Inzaghi che segna da una parte all’altra. Baggio che viene applaudito al suo ritorno a Torino. Già, Baggio. Roberto è l’esempio del giocatore che, con un altro carattere, avrebbe raccolto insoddisfazione ovunque. Un numero 10, un campione, che ha giocato con Juventus, Milan e Inter. Una dichiarazione fuori posto e sarebbe stato definito un mercenario, e invece non è accaduto nulla di tutto questo. L’Avvocato lo chiamava coniglio bagnato, ma Baggio è diventato semplicemente il numero 10 di tutti

C’è stato un tempo in cui passare dalla Fiorentina alla Juventus veniva considerata un’onta. E quella volta Roberto fece scendere in piazza una città intera, alla vigilia dei Mondiali del 1990. Ma quando tornò a Firenze si rifiutò di battere un rigore e raccolse una sciarpa da terra, indossandola, uscendo dal campo. Un gesto istintivo, autentico. I fischi si trasformarono in amore, come quando scopri che la tua ex ti ama ancora. I tifosi della Juventus non gradirono, ma capirono che dietro quel giocatore c’era una persona vera, con dei sentimenti che andavano oltre il calcio. Altro che coniglio bagnato. Da quel momento in poi Baggio sarà il giocatore di tutti: da Firenze a Torino, da Milano, Bologna a Brescia. 

Batigol e Rui

Un altro tradimento che all’epoca venne vissuto molto male dalla Fiesole, fu quello di Berti, quando appena ventenne passò dalla Fiorentina all’Inter. I tifosi viola furono quelli che più di tutti avevano capito il valore del giocatore, che infatti andò a vincere uno scudetto da assoluto protagonista, ma soprattutto da leader.

Vennero digeriti meglio, paradossalmente, gli addii di Batistuta a Rui Costa. Forse perché ad entrambi venne riconosciuto di aver dato quello che potevano dare e che addirittura fosse giusto che andassero finalmente a vincere qualcosa altrove. Meglio Rui al Milan, che Bati alla Roma. L’argentino segnò contro la sua vecchia squadra uno dei gol più belli e importanti della stagione dello scudetto, scoppiando a piangere mentre veniva sommerso dall’affetto dei compagni. Ma in ogni caso quando passano da Firenze oggi sono entrambi trattati alla stregua di Re, come giusto che sia.

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Da Boninsegna a Bonucci

Juventus-Inter è una storia di tradimenti iniziati con lo scambio Anastasi-Boninsegna e proseguiti con alcuni scambi francamente imbarazzanti (Carini-Cannavaro su tutti) e con l’Inter che si vendica depredando la Juventus post calciopoli di Viera e Ibrahimovic. Anche qualche anno prima Lippi aveva provato a replicare a Milano la sua squadra portando in nerazzurro alcune colonne come Peruzzi e Jugovic, oltre a Vieri passato già per la Spagna e per la Lazio. Nessuno gridò al tradimento, e l’operazione fallì miseramente.

Oggi è il turno di Bonucci, che all’Inter è cresciuto ma non vede l’ora di mostrargli il dito facendogli il gesto di sciacquarsi la bocca. C’è un sentimento di odio sportivo, che però non coinvolge le città, ed è per questo più gestibile.

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Pjanic e Higuain

Nell’ultimo calciomercato la Juventus non ha solamente acquistato i due giocatori più forti delle dirette rivali. I “tradimenti” di Pjanic e Higuain di cui parlano i tifosi non sono sportivi. È la distanza, non solo geografica, tra Roma e Torino, o ancor di più tra Napoli e la Torino bianconera a rendere, a detta dei tifosi, queste scelte inaccettabili. È preferire la bagna cauda alla pizza, o la Mole al Colosseo. È scegliere la vittoria facile all’impresa che resta nella memoria per sempre. È Falcao contro Platini. È Maradona che va a vincere per la prima volta a Torino.

Ecco perché, storicamente, i trasferimenti digeriti peggio sono proprio quelli che viaggiano sull’asse Napoli-Roma-Torino. Mondi diversi, filosofie differenti, ragioni culturali e storiche che i calciatori stranieri non sono tenuti a conoscere o tenere in considerazione. Il calcio ha dimostrato che la vita va avanti, che i tradimenti si superano e che di giocatori come Maradona ne passano uno ogni cento anni. Ed è bello e giusto che sia così. L’importante è essere pronti ad innamorarsi ancora.