Come Higuain, meglio di Higuain. Più semplicemente: 100 milioni di buone ragioni per puntare sul Gallo. Esagerato? Al momento probabilmente sì, ma in prospettiva Andrea Belotti è quanto di meglio potesse capitare al calcio italiano, da tempo alla disperata ricerca di un bomber e trascinatore vero. E questa volta non esageriamo. La storia azzurra, recente e più antica, insegna. Un’intera costellazione di uomini d’area, forti e accentratori, i cui gol hanno spesso portato a vittorie e cavalcate entusiasmanti, è lì a dimostrarlo. E non sarà un caso che la Nazionale “brutta”, sporca e cattiva di Antonio Conte si sia dovuta arrendere ai Quarti degli ultimi Europei. Se metti Pellè (ora in Cina), Eder (panchinaro dell’Inter) e Zaza (ex riserva della Juve ora disperso nelle nebbie inglesi della Premier League), dove un tempo c’erano i Rossi, i Vieri e i Toni (per tacere dei Baggio, Del Piero e Totti) qualcosa dovrai pur pagarla prima o poi.

Ora però la musica comincia a cambiare e lo fa all’insegna del granata. Quello del ct Giampiero Ventura, approdato in azzurro dopo l’esaltante esperienza al Toro, quello di Ciro Immobile, ora alla Lazio, ma lanciato proprio da mister Libidine alla corte di Cairo e infine quello attualissimo del Gallo che ha già lasciato il segno in poche apparizioni. Cinque per la precisione, tre da titolare, e tre gol decisivi sulla strada impervia che conduce ai prossimi Mondiali. E se non sono questi i segnali di un predestinato, proviamo a cercarne insieme ancora qualcuno. Per convincervi.

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La storia di Andrea comincia nella bergamasca, ma è una storia che procede con il “Fast-Wind” inserito. I primi passi nell’AlbinoLeffe vicino casa, subito 8 presenze in B e due gol da appena maggiorenne (stagione 2011/2012), quindi l’esperienza da “grande” in LegaPro e i 12 centri sempre in maglia Albino. È qui che lo nota Zamparini e lo porta a Palermo, dove divide metri quadri di campo, gol e responsabilità, con un certo Paulo Dybala per aiutare i rosanero a ritornare grande in A. Risultato: 10 gol e l’immediato riscatto dell’altra metà del suo cartellino da parte dei siciliani (per un totale di 7 milioni). La stagione successiva comincia così il noviziato nella massima serie. Un’avventura che non manca di portare soddisfazioni a livello di squadra (la striscia di sette risultati utili eguagliata, per esempio) ma anche personali. L’attaccante viene impiegato in tutte le partite, perlopiù a gara in corso, e non manca di lasciare il segno: 6 gol a 20 anni, senza contare quelli con l’azzurro della Nazionale Under21.

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In estate è il Toro a bussare alla porta di Zamparini. Cairo e Petrachi investono subito 7,5 milioni per assicurarselo affidandolo alle sapienti cure di Ventura. L’inizio è a rilento. Il tecnico gli insegna i movimenti e come stare in campo integrandosi con i compagni e tenendo a freno quella voglia di inseguire chiunque fino alla propria area di rigore. Il girone d’andata è un lungo apprendistato: Belotti segna solo un gol alla 14ª giornata, poi più nulla, fino alla prima del ritorno quando si sblocca nel 4-2 al Frosinone e non si ferma più. A fine stagione saranno 12 in 35 presenze, di cui 10 nelle ultime 19. Meglio di lui, in quel lasso di tempo, solo Higuain. E rieccoci.

La scorsa estate proprio l’argentino raggiunge il Gallo sotto la Mole, due uomini gol annunciati nella copertina del derby. Gonzalo approda in bianconero – dicono – con un po’ di pancia e forse in ritardo di condizione; Andrea ha ancora il piede “caldo”, come se la stagione precedente non fosse mai finita. Subito due gol al Milan, poi una tripletta al Bologna e anche il corollario di due errori dal dischetto. Si infortuna sul più bello, poi rientra e il gol è sempre lì ad attenderlo. 10 prima del derby in 13 partite (addirittura meglio dell’anno prima), quindi l’attesa sfida col bianconero, prima della quale arriva l’annuncio che tutti i tifosi stavano aspettando: prolungamento del contratto fino al 2021 con clausola rescissoria da 100 milioni di euro valida solo per il mercato estero. Più di Higuain. Appunto.

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Ed è proprio il Gallo a sbloccare il derby. Nonostante l’attenzione chirurgica riservatagli da Chiellini e Rugani, prima tiene in scacco la difesa campione d’Italia, poi brucia l’avversario diretto sullo scatto e insacca alle spalle di Buffon incornando un cross di Zappacosta. Il resto del racconto parla di un campione più esperto – Higuain, ancora lui – che, dopo non aver toccato palla per buona parte di match (alla fine saranno solo 29 i tocchi), ne insacca due e risolve la gara in favore degli juventini. Ma questo finale sarà riscritto prima o poi. Del resto il futuro è dalla parte del Gallo. Un futuro a cresta alta.

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