Avere tanti soldi da spendere non vuol dire saper spendere i soldi. E spendere tanto non vuol dire spendere bene. L’ultimo colpo del Manchester City, Raheem Sterling, è un predestinato e un potenziale grande giocatore. Con un carattere particolare però, e la precocità come caratteristica. Rapido in campo a costruirsi una carriera, rapidissimo a produrre figli nemmeno maggiorenne. Nella gestione di Balotelli e Tevez, altri caratteri, ma sempre speciali, la società azzurra di Manchester non ha brillato. Ma non è questo il punto. Il punto è spendere bene. Strapagare i giocatori per fargli accettare una squadra poco glamour non rende il City capace di aprire cicli.

Sono arrivati titoli nazionali, vero, ma a livello europeo, al netto delle spese, è stato un semi-fallimento: 68 milioni di euro per Sterling, sono tanti. Troppi. Vero, ha solo 21 anni ma anche solo 18 gol in 100 gare di Premier League. Velocissimo, lo è. Ma serve riuscire a fare gol, per riuscire a fare la differenza. Così Messi, Ronaldo e Ibra sono arrivati a valere tanto. Ma soprattutto il problema resta quello del ciclo.

Sergio Aguero of Manchester City celebrates scoring the first goal Barclays Premier League Manch

Nell’attacco del Manchester City hanno ruotato, veri o presunti, solo fenomeni. Tevez, Balotelli, Aguero, Dzeko, Negredo, Bony, Jovetic. Al netto della certezza Aguero, tutti gli altri sono costati tanto rendendo poco. E ora si fatica a sbolognarli. E il discorso si allarga a tutta la rosa. Sempre tutti strapagati per ricavare risultati non in linea con le spese. Mangala, tanto per dirne uno.

La lezione di questi anni non è servita, l’acquisto di Sterling lo dimostra. E l’ineleganza nelle parole del ragazzino nei confronti del Liverpool, appena cambiato bandiera, è una conferma ulteriore del lavoro da fare anche su di lui. Insomma, anche se i bilanci sono ottimi, le Tv pagano tanto e gli sponsor anche, prima o poi sarebbe il caso di investire le sterline con un po’ più di criterio.