Gasperini ne ha servito un altro. Di assist al ct della Nazionale Conte, intendiamo, ma anche di ennesimo prospetto recuperato dagli scantinati del calcio maggiore e lucidato di fresco, come nuovo. Dopo Perin, Bertolacci, Thiago Motta e Antonelli in chiave Nazionale, Milito, Burdisso, Perotti, Iago tra gli stranieri (solo per citarne alcuni, ma la lista sarebbe lunga), da bravo “artigiano” del pallone, da sempre capace di far rendere i propri giocatori quel “quid” oltre le proprie capacità, Gasp ha lanciato (o rilanciato) anche Leonardo Pavoletti.

Livornese di nascita, classe ’88, da prima punta versatile abile a svariare su tutto il fronte d’attacco Pavo conosce una sola lingua: quella del gol. E in effetti ne ha realizzati sempre tantissimi, spesso bruciando le tappe, ma questo non ha reso meno tortuosa la strada che lo ha condotto alla prima doppia cifra in serie A. Ne ha dovuta fare di gavetta. Dagli esordi in D con Viareggio e Pavia (16 gol nell’arco di due stagioni) al passaggio (a vuoto) nella vecchia C2 con la Juve Stabia, fino al grande salto con il Lanciano in C1: titolo di capocannoniere e promozione. In B, però, ci arriva con un’altra maglia: quella del Sassuolo, che lo rileva dandogli subito fiducia e venendo ripagato da 11 gol (5 nelle prime 4 presenze) che contribuiscono al primo storico salto nel calcio dei grandi.

pavo_sassuolo

Ecco la A, dunque, missione compiuta? Neanche per idea. La concorrenza in attacco è alta e dopo due presenza – perlopiù spezzoni – viene rimandato in B al Varese. Una bocciatura, almeno sulla carta, un sogno infranto ma rispetto al quale Pavoletti risponde ancora con l’unica lingua che conosce: il gol. Ne segna 20 in stagione regolare e 4 nello spareggio salvezza col Novara. Al Sassuolo la concorrenza non manca e il Varese ne approfitta per riscattarlo alla cifra (esigua col senno di poi) di 800mila euro. Gli emiliani, però, sia pur distratti dalle trattative con le big per i vari Berardi, Zaza e Sansone, decidono di preservare un simile patrimonio e di investire per il controriscatto. Leonardo viene inserito nella rosa a disposizione di Di Francesco, pronto a giocarsi una maglia da titolare. A dicembre, però, le occasioni concesse saranno poche (nove in tutto) nelle quali però riuscirà ugualmente a ritagliarsi la gioia del primo centro in A col Palermo.

Nel mercato di gennaio 2015 la sua posizione torna così in bilico. Alla fine la spunta il Genoa: prestito con diritto di riscatto. L’impatto con la realtà rossoblù, però, non è dei migliori. Gasperini inizialmente non è entusiasta del suo arrivo, non ne capisce l’utilità vista la concorrenza in attacco, ma poi lo vede allenarsi e scorge il profilo di un diamante grezzo. Lo inserisce nei suoi sistemi tattici, lo mette in condizione e alla fine i gol saranno 6 in appena 10 presenze, con una media di uno ogni 92 minuti di impiego, la più alta in serie A. In estate i liguri non hanno dubbi: basta una settimana di trattative per esercitare il riscatto. Il 7 luglio Leonardo si lega al Genoa fino al 2019, ma intanto dal mercato cominciano ad arrivare Pandev, Gakpè, resta Perotti e qualche certezza comincia a vacillare. Non però bella testa del Gasp che continua a “svezzarlo” tatticamente.


Il 30 agosto, 40 secondi dopo il suo ingresso in campo contro il Verona, ecco il primo gol della nuova stagione che porta alla vittoria contro gli scaligeri, ma nella stessa partita riporta un infortunio che lo mette ko per un mese. Tutto da rifare, ma ormai Gasperini è ben conscio del suo essere fondamentale nel nuovo sistema di gioco. Pavo rientra così con il Milan e dalla gara dopo ritrova il feeling con la rete: ne mette a segno altre quattro, contro Chievo, Torino, Frosinone, ma sopratutto Sassuolo, il centro più gustoso, non solo perché al 94′, ma soprattutto perché di fronte ha la squadra che non ha mai veramente puntato su di lui.

Sul più bello, però, un nuovo stop: espulso contro il Carpi per un colpo proibito in area, resta a guardare per 4 giornate e il Genoa vacilla. Rientra solo a inizio 2016, nel derby e lo fa ancora all’insegna dei fuochi d’artificio: fantastica doppietta alla Sampdoria che riapre una partita compromessa dal 3-0 subito nel primo tempo. La Genova rossoblù può dunque abbracciare finalmente un attaccante in grado di inserirsi nel solco dei grandi goleador del passato: da Pruzzo a Skuhravy, passando per Montella fino a Milito e Borriello. Dopo il derby, con l’Atalanta arriva il suo ottavo centro e al Palermo l’apoteosi di un’altra doppietta con i fiocchi (secondo gol da figurina Panini) che regala la prima doppia cifra in A, in appena tredici presenze. Ancora una media stratosferica, seconda solo al 20 su 20 di Higuain.

Gasperini, da par suo, non nasconde la soddisfazione per l’ennesima scoperta, ma anche il rammarico per le tante assenze maturate sin qui: “Le avesse giocate tutte…”, si è lasciato scappare salvo poi inviare un messaggio diretto a Conte: “Pavoletti ha una media gol notevole, che in questo momento in Serie A non ha nessuno e che si somma al finale della scorsa stagione. Sarà sicuramente all’attenzione del ct della Nazionale“. E non c’è solo lui a spingere per l’approdo del Pavo in azzurro e poi all’Europeo di Francia. Magari sulle orme di un altro attaccante che ha raggiunto la vetta dopo una lunga scalata dalle serie inferiori e che per un’estate fece impazzire l’Italia al Mondiale: Totò Schillaci.

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