“Ho un anno di contratto e mi pare che la Juve sia qualificata. La rigiocherò, riparto da qui”

Parole e musica, malinconiche, a firma di Gianluigi Buffon. Dichiarazioni rilasciate dal capitano della Juventus e della Nazionale alla mezzanotte tra sabato 3 e domenica 4 giugno nella pancia del Millennium Stadium di Cardiff: note amare, che risuonavano nei cieli del Galles pochi minuti dopo i quattro ceffoni piombati sul volto della Vecchia Signora per mano del Real Madrid. Una grande opportunità, quella di tornare a vincere la Champions League a 21 anni dall’ultima volta nella Torino bianconera, sfumata dopo un buon primo tempo. Per un vincente di natura come Buffon, però, il nastro è già riavvolto.

Gianluigi Buffon, dispiacere con Bonucci

“Tradito” dalla BBC

Tre reti incassate nelle 12 partite che avevano condotto la Juventus in finale, quattro centri realizzati da Cristiano Ronaldo e compagni a Cardiff. La metamorfosi bianconera è (anche) in questi numeri: a tradire Buffon, l’uomo per il quale tifavano anche tanti italiani non proprio di fede juventina, sono stati proprio gli alfieri che avevano contribuito alla creazione del mito.

Da demiurghi a complici, ovviamente involontari, di un inatteso collasso: Andrea Barzagli, Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini non hanno rappresentato il consueto muraglione di fronte agli attacchi degli uomini allenati da Zinedine Zidane. Quasi un segnale, al pari degli episodi, anche quelli sfavorevoli: dal tocco di Bonucci sul centro del vantaggio realizzato da CR7, al tacco di Khedira che ha reso viscida la traiettoria della conclusione di Casemiro, presto valsa il 2-1 del Real. È su quella rete che la Juventus ha spento la luce. Perdere alla BBC, però, non è mai piaciuto: chi è a Coverciano con la Nazionale, dove i quattro (più Marchisio) sono arrivati a inizio settimana per preparare le sfide a Uruguay e Lichtenstein, assicura di aver visto nei loro occhi la stessa rabbia, un’immutata sete di riscatto.

Buffon e Claudio Marchisio

Voce del verbo sbracare

La sconfitta di Cardiff ha lasciato in dote una certezza: questa Juventus ha un peso specifico ancora inferiore ai club più forti del mondo, soprattutto se si parla di tenuta mentale.  “Sbracare” è stato il verbo utilizzato da Buffon: lui che non ha mai lesinato uscite decise, determinate, a costo di usare parole dure, come avvenuto nell’ottobre 2015, nel post-partita di Sassuolo-Juventus 1-0. Un discorso severo, tenuto dal numero  1 e da Patrice Evra, che in tanti avevano identificato nel momento della svolta nella scorsa stagione, quando la Vecchia Signora veleggiava a metà classifica e il quinto titolo consecutivo in Italia sembrava un lontano miraggio. Il post-it di capitan Buffon sullo spogliatoio bianconero è di quelli eloquenti:

“Eravamo certi di giocarcela alla pari: invece abbiamo svalvolato alla prima difficoltà, questo non possiamo permettercelo”

Buffon passa Champions

Triste, solitario y final

Leggere i numeri di Buffon fa una certa impressione: in bacheca ci sono 8 scudetti, 6 Supercoppe, 4 Coppe Italia, una Coppa Uefa e un Mondiale, ha all’attivo  842 presenze fra Parma e Juventus, 168 con la maglia della Nazionale italiana, il record di imbattibilità in Serie A (974 minuti senza centri al passivo), ma in Galles ha incassato il terzo ko in Champions su altrettanti tentativi.

Una maledizione avviata nel 2003, quando il rigore di Shevchenko decise in direzione Milano rossonera la finale tutta italiana dell’Old Trafford, proseguita nel 2015, quando alla Juventus non riuscì il colpo da outsider contro il Barcellona a Berlino e arrivata al terzo atto appunto a Cardiff.

La grande vittoria di Gigi, per ora, resta platonica: l’aver riunito sotto il tifo per un professionista prossimo ai 40 anni (li festeggerà il prossimo 28 gennaio) tanti tifosi di altre fedi. Premio morale, che supplisce solo in parte l’amarezza per la mancata Champions, che nel caso di Buffon sarebbe probabilmente valsa anche il Pallone d’Oro, ipotecato nello “spareggio” di Cardiff da Cristiano Ronaldo.

Buffon riscaldamento

Lacrime da cancellare

Chi conosce bene Buffon, però, è pronto a giurarci: il tempo di riaccendere i motori è già arrivato. Le lacrime, quelle versate al fischio finale e al ritorno a Torino, sono pronte ad essere cancellate. Il 2018 sarà per Gigi l’anno decisivo: paradossale, a maturità sportiva ben oltrepassata. “O la va o la spacca” riflette chi guarda il calendario: 10 anni fa festeggiava la vittoria della serie B, dove aveva accettato di sprofondare con la Juventus, e sabato scorso sognava di chiudere il cerchio a Cardiff, dopo aver festeggiato scudetti e coppe nazionali.

Non sarà così, ma grazie all’approdo in finale per la Juventus sarà più facile riprovarci. Dal mercato arriveranno investimenti importanti, grazie anche al tesoretto di oltre 120 milioni di euro incassati proprio dalla Champions: un concetto ribadito a chiare lettere dal presidente Andrea Agnelli.

Gigi, invece, non ha alcuna intenzione di abdicare: non a caso per i suoi successori si paventa ancora e solo il ruolo di “vice”. Per Buffon sarà decisivo il vento dell’Est: a Kiev si giocherà la finale della Champions League 2017/2018, dove sogna di approdare in bianconero, mentre a poche centinaia di chilometri dalla capitale ucraina, in Russia, si giocheranno i Mondiali 2018. Nel 1982, a 40 anni, Dino Zoff sollevò la coppa del mondo al Santiago Bernabeu: la casa del Real Madrid, appunto. E se è vero che la storia toglie e da, allora per Buffon è possibile sperare che quello che verrà sia l’anno della restituzione. Con interessi.

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