Quasi tutti quelli che parlano di calcio hanno giocato a calcio almeno una volta nella vita. Quasi tutti quelli che parlano di arbitri non hanno mai arbitrato una partita nella loro vita.
(Nicola Rizzoli – Che gusto c’è a fare l’arbitro)

Già, ma perché hai iniziato a fare l’arbitro?

Credo sia la domanda più frequente che ti fanno, spesso e volentieri sottintendono “Chi te l’ha fatto fare?” Perché non ce la fanno proprio a capire che tu sei orgoglioso, ti diverti, ti senti in pace con te stesso. Siamo quelli che la domenica scendono in campo per far rispettare le regole. Quelle che non abbiamo scritto noi, ma delle società di calcio. Perché l’organismo che decreta le regole del gioco si chiama IFAB e rappresenta alcune tra le più importanti nazioni del football. A noi chiedono semplicemente di applicarle, le regole, in maniera uniforme, univoca. Per farlo ci alleniamo durante la settimana e partecipiamo a numerose riunioni tecniche dove in un secondo dobbiamo prendere una decisione. Punizione o calcio di rigore? Simulazione o cartellino giallo per intervento imprudente?

21 10 2012 Genoa - Roma Campionato Serie A 2012-2013

Forse è per questo che non vi capiamo quando ci dite “Sì, ma un po’ di buon senso“. Oppure “Beh, tutto sommato ci poteva stare“. Perché per noi non ci può stare, ci hanno insegnato che o è sì o è no, che non esiste un minuto adatto per ammonire, e che un giocatore simpatico non può e non deve essere trattato in maniera differente da uno più sgorbutico. In sostanza, noi non dobbiamo gestire, dobbiamo arbitrare. E fa niente se la gente non ce la fa proprio a capire che la regola del fallo di mano è cambiata. Ci proviamo, a tempo perso, a spiegarglielo, ma in molti casi alla gente non interessa sapere. Interessa polemizzare. Per non parlare del fuorigioco. Negli ultimi 5 anni è cambiato tre volte, si è evoluto, hanno rivisto l’applicazione della regola, e noi lì a sgombrare la mente da vecchi dettami, perché a noi piace così: ci piace applicare il regolamento. Ci adattiamo senza paura, e senza polemiche, e questo ci forma nella vita.

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Siamo arbitri, e siamo orgogliosi. Rispettiamo i nostri colleghi dalla serie A alla Terza Categoria, li difendiamo quando sbagliano, perché se provate a scendere in campo, una volta, con un fischietto in mano, capirete che l’errore fa parte del gioco. Eppure vediamo i nostri eroi sbagliare sempre meno, e spesso le moviole si inventano topiche che non ci sono, o ignorano che un piede in fuorigioco può non essere visto. Ma tutto questo non ci fa paura, come non ci hanno mai fatto paura i genitori dei bambini che ci insultavano alle nostre prime uscite, quando davvero non sapevamo nemmeno come muoverci in campo, e fuori era pieno di gente che voleva insegnarci a vivere..

Non tutti faremo carriera, ma Rizzoli, quando ci incontrerà sarà il primo a chiamarci collega e ci inviterà a prendere un caffè. Questa è una famiglia, e chi va via prima o poi ci ripensa, o ne sente la nostalgia.

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Adesso finalmente anche le televisioni si occupano di noi: il servizio de Le Iene ha svelato qualche retroscena, l’amicizia tra colleghi, la ricerca della perfezione che non esiste, e tutto questo solo perché quando sbagliamo, siamo noi a non dormirci la notte. E vorremo tornare subito in campo, per cancellare quell’errore e dimostrare a tutti che siamo atleti, siamo responsabili e siamo giudici imparziali. Nel regolamento c’è scritto che se qualcuno protesta va ammonito e se un giocatore ci manda palesemente a quel paese va espulso.

Credeteci, non siamo permalosi, siamo felici quando finiamo le partite con zero ammoniti. E mentre un giocatore può essere perdonato per un calcio di rigore sbagliato, noi no. Ma lo accettiamo, fa parte del gioco, e lavoriamo sodo per migliorare giorno dopo giorno, partita dopo partita. Siamo arbitri, e aspettiamo con ansia la designazione, qualunque essa sia, dai giovanissimi alla Serie A. L’ultima cosa a cui pensiamo è l’errore. E benediciamo quel giorno in cui abbiamo cominciato. A proposito: com’è che abbiamo cominciato? Non ce lo ricordiamo più, ma di certo non è lo stesso motivo per cui ci siamo innamorati di questa divisa.

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