Una delle ultime vere bandiere del calcio mondiale ha detto basta. Con la fine del Brasileirão, avvenuta domenica scorsa, si è chiusa la gloriosa carriera di uno dei simboli del futebol brasileiro, il leggendario portiere Rogério Ceni. Un quarto di secolo trascorso con una sola maglia, quella del São Paulo, club dove arrivò nel 1990 proveniente dal Sinop Futebol Clube, una società del Mato Grosso nella quale aveva mosso i primi passi da giocatore.

Negli anni si è affermato come uno dei portieri più famosi al mondo, non tanto per le sue doti fra i pali (comunque ben oltre la media, anche in età avanzata) quanto per la sua perfezione sui calci piazzati, registrando un record difficilmente raggiungibile per un estremo difensore: 129 gol segnati in carriera, sessantanove su rigore e sessanta su punizione, di cui una al Cruzeiro calciata in modo indiretto. Un giocatore unico nel suo genere, un M1TO come viene definito dai suoi tifosi, interprete grandioso e rivoluzionario del ruolo di portiere, visto che nessuno dei colleghi di ruolo ha potuto anche solo avvicinarsi ai suoi numeri da leggenda.

Rogério Ceni batte un calcio di rigore con il São Paulo.

UN CECCHINO SUI CALCI DA FERMO

Il 15 febbraio del 1997, in una partita del Paulistão contro l’União São João, Rogério segna su punizione il suo primo gol da professionista col São Paulo. In quel periodo aveva appena ottenuto il posto da titolare nel Tricolor Paulista, a seguito del trasferimento di Zetti al Santos, e da lì in poi ha iniziato a costruire uno score impensabile per chiunque nel suo ruolo. Molti portieri sono diventati famosi per aver segnato una volta andando a saltare sui calci d’angolo nel finale di partita (Amelia e Rampulla, per fare due esempi italiani), lui su azione non ha mai fatto gol ma sui calci piazzati è diventato uno dei principali specialisti al mondo, esercitandosi sempre per affinare il suo destro più da trequartista che da portiere.

Da numero 1 ha superato un’icona come José Luis Chilavert nel 2006, ma dopo non si è fermato perché è riuscito a doppiarlo, arrivando a quota 129 (qualcuno ne conta 131, ma due sono stati realizzati in tornei non ufficiali): l’ultimo in Copa do Brasil al Ceará lo scorso 27 agosto, su rigore. Al suo attivo, peraltro, vanta anche quattro doppiette.

UNA VITA CON UNA SOLA MAGLIA

La sua unica squadra è stata il São Paulo. È uno dei pochi giocatori al mondo che hanno passato tutta la carriera nello stesso club, come Ryan Giggs o Francesco Totti: ha raccolto 1191 presenze, secondo nella lista dei ventidue giocatori con almeno 1000 partite ufficiali dietro a un altro portiere, l’inglese Peter Shilton (1390, ma con squadre diverse), perciò nessuno ha mai fatto più presenze con la stessa maglia.

Solo in nazionale non è riuscito a sfondare: ha avuto sfortuna, perché nel corso degli anni il Brasile è diventato terra di portieri ed è stato chiuso da Cláudio Taffarel, Nelson Dida e Júlio César. Ha comunque vinto i Mondiali del 2002, senza però mai giocare, e ha collezionato sedici presenze con la Seleção, una ai Mondiali del 2006 subentrando a Dida contro il Giappone nella fase a gironi. La sua dimensione è stata quindi soltanto il São Paulo, dov’è diventato idolo assoluto e con cui ha vinto tutto, in patria e fuori.

Rogério Ceni festeggia la vittoria nel Mondiale per club FIFA 2005.

Il 2005 è stato il suo anno migliore: ha vinto Copa Libertadores e Mondiale per club FIFA, battendo 1-0 il Liverpool in finale con una prestazione stellare nella quale bloccò tutti i tentativi dei Reds. Peraltro in semifinale aveva segnato contro l’Al-Ittihad, diventando il primo portiere a far gol nella manifestazione; il 2005 sarà ricordato anche come l’anno in cui ha stabilito il suo record personale di marcature: ben ventuno reti (prima volta di quattro in doppia cifra), score invidiabile anche per tanti attaccanti.

La sua ultima partita ufficiale è stata in Copa do Brasil, il 29 ottobre in semifinale contro il Santos: match sfortunato per Rogério che, alla beffa per aver perso 3-1 aggiunge un infortunio che lo ha costretto nell’intervallo a lasciare il posto a Denis. Problema fisico che gli ha negato di giocare nell’ultimo mese di carriera.

Nel match d’addio fra il São Paulo del 1993 e quello del 2005, le due squadre con cui ha vinto la Copa Libertadores, ha ricevuto l’ultimo abbraccio come giocatore da parte dei suoi tifosi che già lo vorrebbero presidente del club.

È la fine di un’era: difficile credere che ci sarà un altro portiere come lui, decisivo e strepitoso in entrambe le aree.

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