Per il made in Italy meglio ripassare un’altra volta. La Serie A continua ad annoverare stranieri provenienti da diversi Paesi. La nostra massima serie è una babele di lingue, e l’italiano non è quella principale in molti spogliatoi. Neanche le nuove regole – come la limitazione delle rose a 25 giocatori – ha cambiato le carte in tavola. Se ti chiami Rossi resti nelle serie inferiori, se c’hai l’accento sulla ‘i’, magicamente arrivi in A. Se poi hai addirittura la desinenza in ‘nho’, tipo Rossinho, rischi addirittura di lottare per lo scudetto.

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L’ESERCITO DEGLI STRANIERI

Al fischio d’inizio della prima giornata erano 165, sette in più dell’anno scorso. Digne e Cuadrado sono gli ultimi in ordine di tempo. Nel 2006/2007, la stagione subito successiva alla vittoria del Mondiale a Berlino da parte degli Azzurri di Marcello Lippi, erano appena 73. In 10 anni si sono raddoppiati. E adesso sono il 59,14% del totale, record assoluto per il nostro campionato.

Arrivano da 42 Paesi diversi. Se alcune squadre non sorprendono per il numero di non italiani schierati – tipo l’Inter – altre hanno accelerato un processo di deitalianizzazione a cominciare dall’allenatore. È il caso della Fiorentina, che in panchina ha sostituito Vincenzo Montella con Paulo Sousa, e che si è presentata al cospetto del Milan con 10 stranieri e Bernardeschi unico italiano sopravvissuto.
L’anno passato, alla prima giornata, furono 122 gli italiani in campo, su un totale di 278. Questa volta dobbiamo parlare di 114 su 279. Andando avanti di questo passo, un giorno potremmo ritrovarci con una Serie A senza neanche un italiano, almeno che qualcuno non vi ponga rimedio al più presto.

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PIÙ GOL ESTERI

Su 220, erano 130 i titolari stranieri. Le due romane erano a nove, il Genoa pure. Trentasei sono stati i debuttanti assoluti e tre di questi sono stati particolarmente fortunati, andando immediatamente in gol: El Kaoutari (Palermo), Fernando (Sampdoria) e Kishna (Lazio). Gli italiani che hanno gonfiato la rete sono stati 12 (13 i gol): Florenzi, Eder (ormai lo dobbiamo considerare italiano), Lazzari, Mancosu, Meggiorini, Paloschi, Saponara, Soddimo, Floro Flores, Sansone, Baselli e Quagliarella; gli stranieri sono stati 13 (14 le reti segnate). Insomma, anche qui l’Italia ha perso.

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E GLI ATTACCANTI?

L’Italia patria dei difensori? Okay, è vero. Ma adesso stiamo un po’ esagerando. Tra le prime cinque squadre della classifica dell’anno scorso, più le due milanesi, sono partiti titolari solo tre giocatori offensivi: Candreva, il già citato Bernardeschi e Insigne. Un grattacapo per Antonio Conte, a caccia delle punte da portare alla prossima edizione degli Europei. Addirittura, il centravanti azzurro, Simone Zaza, rischia di essere l’ultimo degli attaccanti a disposizione di Massimiliano Allegri.
Forse Conte dovrà guardare un po’ più giù, alle squadre di seconda linea. Lì troverebbe un certo Fabio Quagliarella (che ha 32 anni) e pure Eder, autore di una doppietta con la Sampdoria. Aspettando Mario Balotelli, tornato per la seconda volta dall’Inghilterra e che, se non altro, andrà a rimpinguare il numero di attaccanti nostrani di serie A.

Antonio Candreva of SS Lazio Roma during the UEFA Champions League play offs match between Bayer Lev

NUOVE SOLUZIONI

L’attacco del presidente della Figc, Carlo Tavecchio, ai club della massima serie: “C’è un incredibile aumento di elementi del Sud America e un po’ da ogni parte del mondo. Mi rifiuto di credere che da noi si continui a far giocare gente che viene da ogni dove, senza investire nel nostro settore giovanile. Domenica, ho visto esordire calciatori che andrebbero bene per la Serie B o la Lega Pro. Bisogna mettere un freno a tutto questo”.

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LE SQUADRE B

Le soluzioni? Chiudere le frontiere non si può. Si potrebbe inserire le squadre B in un campionato minore, in modo da abituare i giovani italiani del vivaio a confrontarsi con squadre preparate agonisticamente e tecnicamente, più di quelle del campionato Primavera. Ma questo è un disorso vecchio, che pare riscuotere pochi consensi. E allora? E allora, c’è sempre il torneo cadetto, il campionato degli italiani.