Il diktat è cambiare. Ripensare, adattare, frugare nel passato: si chiama merchandising, ed è una pratica arrivata circa vent’anni fa in Italia. In ritardo, ovviamente, rispetto ad altri campionati, la Premier su tutti. L’anno zero potrebbe essere considerato il campionato 95/96, il primo in Italia con la nuova numerazione, quella fissa. Da quel momento, senza più i numeri dall’1 all’11 le maglie da calcio sono diventate a tutti gli effetti un business, e le più importanti aziende di abbigliamento sportivo si sono date da fare per rifare ogni anno le divise. Non si parla solo di strisce verticali piuttosto che orizzontali, come nel caso del Barcellona, che da quest’anno torna al classico blaugrana verticale, ma di tipologia di strisce, di accoppiamento con i pantalocini e i calzettoni.

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Prendiamo le grandi d’Italia, quelle con il maggior numero di scudetti: Juventus, Inter e Milan. Il nero è un colore predominante per tutte e tre, ma dipende molto da come vengono accoppiati pantaloncini e calzettoni. La tradizione vorrebbe il monocolore, e così ci si ricorda per lo più della Juventus con la parte inferiore della divisa bianca, dell’Inter in nero e del Milan in bianco. Ma probabilmente ricorderete anche che l’Inter del triplete aveva i calzettoni bianchi e i pantaloncini neri, che la Juventus di Del Piero e Inzaghi ha avuto la parte inferiore nera e il Milan ha spesso fatto ricorso, soprattutto nelle soluzioni più vintage, a calzoncini bianchi e calzettoni neri.

Divisa dell’Inter nella stagione del triplete: pantalocini neri e calzettoni bianchi

Quest’anno l’Inter proporrà un inconsueto calzettone giallo, dando ancora più vigore al terzo colore della Società giù utilizzato, in parte, come decoro e sempre da Nike, all’inizio degli anni 2000. In questo modo Nike avvicina la divisa dell’Inter al mercato USA e a quello orientale, visto che questi cromatismi sono particolarmente apprezzati in Cina e in India. Anche la Roma avrà i calzettoni gialli, in onore al secondo colore della divisa, un segnale forte dato dalla Nike che sopratutto ai Mondiali brasiliani aveva presentato in pratica solo divise monocolore. Una scelta particolarmente apprezzata dalla TV e dagli arbitri. La tipologia di strisce verticali cambia di anno in anno. Passato l’incubo della divisa blu scura l’Inter si godrà le strisce verticali per il secondo anno. Meno omogenee e con una imponente fascia centrale quelle della Juve, sottilissime e sfumate nel basso quelle del Milan.

La maglia del Milan non fa impazzire i tifosi soprattutto per il retro completamente nero. Una scelta già imposta dall’UEFA, da ormai dieci anni, a tutte la squadre strisciate. Tra le novità dell’anno emergono la divisa dell’Atalanta, nera sul petto e poi nerazzurra dall’addome, quella del Napoli con il triplo sponsor e quella bellissima della Sampdoria che presenta una seconda maglia da collezione, ancora non al livello però di quella biancocerchiata a strisce verticale di fine anni ’80. Novità interessantissima è la maglia del Bologna che ricorda tantissimo quella della squadra che “tremare il mondo fa” e che, nella sua versione classica riporta al primo Mancini rossoblu o alla maglia che Luca Carboni, in una sua canzone, indossava sette giorni su sette.

Un po’ deludente la maglia della Lazio, dopo la rievocazione della maglia della stagione del -9 in B era lecito aspettarsi qualcosa di più; non spiccano più di tanto due maglie storiche come quelle di Fiorentina e Torino che per la loro unicità in fatto di cromatismi meriterebbero forse format meno standard. Magari tornando a diversificare pantaloncini e calzettoni per dare vigore al colore principale. Il Genoa presenta un’interessantissima terza divisa rossa con pantaloncini blu in onore della squadra di Daniel Hug e Walter Hermann.

Macron sarà il marchio più presente sulle maglie di Serie A, Adidas e Nike (due squadre a testa) quelli che spenderanno di più.

In Serie B si registra il ritorno del marchio Umbro, storico brand degli anni ’90 (sulle maglie di Napoli, Inter, Lazio, Parma, Ancona e molte altre squadre per lo più inglesi) che vestirà il Bari (spicca il lungomare sullo sfondo, ma Umbro assicura che verrà alleggerito nella versione definitiva), mentre Nike conferma la sua partnership con il Verona.

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In linea di massima, tutte le società hanno rispettato tradizione e colori, senza grandissime novità di sorta. Maglie nuove, idee già viste. Forse non potrebbe essere altrimenti. Si è lavorato molto sugli abbinamenti e sulle seconde maglie. Molto bella la seconda blu della Juve, rispetto al passato priva di giallo, e quindi completamente innovativa ma più digeribile della verde dell’anno passato.

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Sempre più squadre coinvolgono i propri tifosi nella scelta dei colori, degli abbinamenti, delle frasi (i claim) da scrivere sulle maglie. Ha fatto scuola il Barcellona, con il suo Mès que un club. Una sentenza facile da ricordare, lapidaria, inequivocabile, catalana. E così la Juve decide di scrivere sulle maglie della stagione 2012-2013 “Trenta sul campo“. Come se non bastasse la Juve aggiunge una famosa frase di Giampiero Boniperti nell’interno del colletto (Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta). Il Milan risponde con “Il club più titolato al mondo“, la Lazio. “La prima squadra della capitale”, il Genoa “La squadra più antica d’Italia“.

Eppure una delle maglie più vendute negli store ufficiali rimane quella di una squadra che fa poco marketing e molto branding. Per anni (secoli) non ha avuto sponsor. Non ha slogan cuciti sulla maglia e non cambia quasi mai divisa. Ma ha, alle spalle, una promessa molto forte. La squadra dell’orgoglio basco: l’Athletic Bilbao.

E secondo voi qual è la maglia più bella mai indossata dalla vostra squadra del cuore? Ditecelo nei commenti!

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