Cinque colpi di mercato che si integrano in una rosa già competitiva: Benatia, Dani Alves, Pjanic, Pjaca, Higuain. La Vecchia Signora fa sul serio, e nonostante le partenze di Morata, Cuadrado e quasi certamente Pogba (questione solo di ufficialità per il passaggio al Manchester United), con l’arrivo di uno tra Witsel e Matic in canna, ha un piano chiaro: la Juventus come il Paris Saint Germain, o il Bayern Monaco, se preferite la birra allo champagne. A Torino studiano da dominatori incontrastati in patria, per archiviare la pratica serie A in inverno e concentrarsi sulle partite decisive in Champions League, laddove Allegri e la sua truppa non potranno più nascondersi dietro un identikit da outsider. E le altre stelle? Almeno al momento, stanno a guardare.

Gonzalo Higuain

Già, la sensazione, a 14 giorni dal via al campionato 2016/2017, è questa. Ad oggi c’è un Top Club, per introiti, stadio di proprietà, leadership aziendale, e altre 19 società che inseguono. La Juventus appare l’unico vero motore del calciomercato italiano, con un approccio attivo che determina le mosse degli altri. Così, mentre in Francia sperano di interrompere il poker di titoli del PSG grazie all’addio di Ibra e in Germania confidano nel ritorno del Meisterschale in mani diverse da quelle bavaresi, al calcio italiano non resta che sperare che questa apparente melodia perfetta si interrompa.

Lo sperano a Napoli, dove dopo il tempo e le energie psico-fisiche spese a commentare il passaggio del “Pipita” nelle mani degli odiati nemici, Sarri e il suo staff studiano i rimedi alla perdita di 38 centri stagionali e alla necessità di colmare i 9 punti di distacco che hanno mandato in archivio la stagione 2015/2016. Milik è un prospetto interessante, ma non ha solleticato i palati azzurri. Teorie e programmi sono acquisiti, ma Giaccherini e Tonelli non possono bastare per colmare il gap. Zielinski è appena sbarcato a Capodichino, ma per sognare il gradino più alto del podio servono un rinforzo di qualità per reparto: la spina dorsale merita un’alternativa duttile in difesa (tutti gli indizi portano a Maksimovic), un centrocampista di qualità e sostanza (Rog è il nome giusto?) e un altro innesto lì davanti, anche se Gabbiadini con il poker di ieri sera al Monaco ha fatto sapere di essere più di un’alternativa.

Napoli, esultanza pre-campionato

Se Napoli piange, Roma non ride. La ferita per la visione degli abbracci bianconeri di Pjanic e Benatia è aperta e fa la somma con la sfortuna. Rudiger ko nel pre-Europeo, Mario Rui costretto a quattro mesi di stop in avvio di preparazione. La difesa è una priorità, l’attacco una necessità. Tanta argenteria è andata in cantina, da Maicon a Keita. I brillanti di nuova generazione rispondono ai nomi di Paredes e Allison, l’acquisto dell’ultim’ora è Federico Fazio (Tottenham) i desideri per rimpinguare l’armadio conducono al ritorno di Szczęsny e all’usato sicuro rappresentato da Vermaelen (Barcellona), con Nacho (Real Madrid) e Kolasinac (Schalke 04) in seconda linea: “Servono due difensori e la società lo sa” ha ribadito Spalletti. La sensazione è che serva anche un innesto nel cuore del campo, dove Strootmaan e De Rossi non possono garantire un anno ad alti livelli, sempre confidando nella voglia di riscatto di Edin Dzeko. Lustrini speciali per una stagione che non può essere come le altre: sarà l’ultima in giallorosso per Francesco Totti, uno al quale la panchina va sempre e comunque abbastanza stretta.

Da un capitano storico a uno rampante, dalla Capitale alla Capitale della moda: il silenzio è il miglior amico di Icardi in questi giorni nerazzurri, trascorsi tra tour negli Usa e voci di mercato. Ansaldi, Erkin, Banega e Candreva sono il manifesto futurista presentato dalla Suning, Oscar è la ciliegina sulla torta. Senza cessioni eccellenti e con un’inversione di marcia (mai più tre mediani, vedi alle voci Medel-Melo-Kondogbia, contemporaneamente in campo) votata alla qualità, l’Inter sembrava essere la squadra con maggiori certezze sul campo: ma il pre-campionato ha portato in dote due scoppole e 10 centri al passivo, firmati Bayern Monaco e Tottenham. E tanti saluti al proprietario della panchina nerazzurra: addio a Roberto Mancini, con fari su Frank De Boer per una ripartenza agostana densa di incertezze.

Roma, Spalletti e Totti

Non serviva invece essere degli oracoli per immaginare che l’estate del Milan sul mercato avrebbe preso una brutta piega: l’andazzo era sotto gli occhi di tutti, e da tempo.  Lo stallo della trattativa per la cessione societaria e il rinvio del signing a fine agosto hanno di fatto congelato le trattative in entrata: Adriano Galliani continua a tessere fili e trame, ma al momento ha portato in dote il capocannoniere della serie B, Lapadula, e un terzino argentino dal pedigreè discutibile come Vangioni. Un parametro zero come Arbeloa è “bloccato”, ma a chiudere le porte in faccia ai rossoneri sono stati i vari Pjaca, Zielinski e Sosa. Nessun pallone d’oro, per intenderci. E il fatto che solo la cessione di Bacca, il centravanti, possa sbloccare le trattative, è un sunto perfetto della paralisi del Diavolo. Come un orso in una gabbia di canarini. Inadatto, inadeguato e deriso dai propri tifosi, stanchi di vivere stagioni al ribasso.

La stessa “aria amara” si respira a Firenze, dove l’arrivo di giovani promettenti (Hagi su tutti) e la conferma dei big non bastano per soddisfare la piazza, mentre la Lazio è il solito giocattolo indecifrabile, sospeso tra il caos-Bielsa e colpi interessanti come Immobile e Lukaku jr.

Milan, amichevoli 2016

Un tempo c’erano le sette sorelle, ora è rimasto un padre-padrone: restano 24 giorni per salvare la serie A.

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