Il Napoli comanda con 24 punti su 24, la Juventus arranca a 19, dopo aver conquistato un solo punto nelle ultime due partite e aver perso prima il comando e poi anche la seconda posizione. Il Napoli sta giocando alla grande e sta dando dimostrazione di grande solidità, i bianconeri di Massimiliano Allegri stanno attraversando una piccola crisi.

Ma da cosa può dipendere questa situazione, oltre che da un calo fisiologico di chi arriva da sei scudetti consecutivi? Anche da un differente utilizzo della rosa. Maurizio Sarri sta impiegando moltissimo i cosiddetti titolarissimi, soprattutto in difesa e in attacco (dove, con Milik fuori fino a gennaio, il tridente Insigne-Mertens-Callejon gioca sia in campionato sia in Champions). Massimiliano Allegri, invece, sta facendo ampio uso del turnover, anche a scapito del risultato qualche volta, ma facendo leva probabilmente sul lungo termine. Il tecnico juventino non vuole che qualcuno non si senta parte del progetto e così dentro Asamoah e fuori Alex Sandro, dentro Bernardeschi e Dybala in panchina. Solo a centrocampo la coperta è un po’ corta a causa degli infortuni che hanno colpito il reparto.

L’intento di Allegri è di avere tutti contenti e un po’ meno stanchi a marzo-aprile, quello di Sarri pare essere prendere il massimo vantaggio in campionato adesso, anche a scapito della Champions, per poi amministrare nei mesi più caldi.

Ma guardiamo un po’ di numeri. In casa Juve, persino il portiere, Gigi Buffon, non è titolare fisso. Ha saltato due partite il capitano, lasciando spazio al polacco Szcsesny. Dall’altra parte, invece, Reina le ha giocate tutte e 8. Uno come Alex Sandro è apparentemente insostituibile, ma nella Juve ha giocato metà delle partite (4, con, 383 minuti totali) per lasciare spazio ad Asamoah (4, 382 minuti): un turnover addirittura scientifico, per non dire matematico, con lo stesso numero di minuti in campo per i due esterni di sinistra.

Nella difesa napoletana, Albiol (6 partite, 522 minuti), Ghoulam (8, 753), Hysaj (6, 554) e Koulibaly (8, 756) sono praticamente sempre presenti, con uno spazio davvero piccolo per Maksimovic (un match, 96 minuti). A Torino, invece, si alternano pure al centro della difesa: Barzagli, Chiellini, Benatia e Rugani (Chiello il più utilizzato, 6 partite e 577 minuti). Per necessità, è Lichtsteiner che in campionato le gioca tutte (8, 578 minuti) a causa dell’infortunio di De Sciglio e perché in Champions League non è iscritto alla lista Uefa.

A centrocampo, il Napoli utilizza sempre Allan e Hamsik, mentre Diawara e Jorginho sono i primi cambi (con quest’ultimo che in realtà è un titolare aggiunto). Rog conta 6 apparizioni, ma per appena 94 minuti, così come Giaccherini (2, 54). Zielinski viene spesso utilizzato a centrocampo da Sarri, infatti ha all’attivo ben 317 minuti e 6 partite. In casa Juve, con Marchisio fuori per infortunio, Khedira che spesso si ferma e Pjanic che è stato assente nell’ultimo mese, hanno dovuto tirare la carretta Matuidi (8 presenze, 608 minuti) e Bentancur (6, 334). Due nuovi arrivati, il che potrebbe portare a pensare che anche i meccanismi dei campioni d’Italia ancora non siano perfettamente oliati.

In fase offensiva, Sarri non rinuncia mai al tridente delle meraviglie, con Callejon, Insigne e Mertens che hanno giocato sempre (723 minuti per Insigne, 672 per Callejon e 665 per Mertens). Praticamente mai visto Ounas (2 partite per 36 minuti, Milik ha avuto tempo di segnare un gol in tre apparizioni (per 97 minuti complessivi) prima di infortunarsi.

Allegri, invece, praticamente mai rinuncia a Mandzukic (8 partite, 724 minuti), si affida spesso pure a Higuain come terminale offensivo (8, 646), ma poi ruota gli uomini. Dybala conta 6 presenze per 618 minuti, Bernardeschi 6 per 182 minuti, Cuadrado 6 per 443 minuti, Douglas Costa 6 per 255 minuti. Senza dimenticare che qualche volta pure Sturaro è entrato nei tre dietro la punta, oppure a centrocampo, o sulla destra per Lichtsteiner (3 partite per l’ex genoano, 191 minuti).

I dati confermano quanto detto a parole: filosofia diversa per le due squadre che dovrebbero contendersi lo scudetto alla fine, anche se di mezzo in questo momento c’è l’Inter. Forse anche per questo motivo Sarri si lamenta spesso del calendario, delle grandi sfide ravvicinate: sa di star giocando con il fuoco della stanchezza, spera di arrivare a Natale con un vantaggio incolmabile per poi mischiare un po’ le carte. Allegri, invece, cerca di restare in scia con il proposito opposto: scatenare il gruppo all’inseguimento quando l’inverno comincerà a diventare più mite. Sperando di essere ancora in lizza, a febbraio, per tutti e tre gli obiettivi.

Una gran rincorsa è già riuscita alla Juve, dopo una partenza falsa, non come questa che tutto sommato conta 6 vittorie, 1 pari e 1 sconfitta. Riuscirà di nuovo nell’impresa mettendo il gruppo al primo posto?

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