1991: i Rem con il loro singolo Losing My Religion danno vita alla 170esima canzone della storia secondo la rivista Rolling Stones; avviene la prima chiamata con un cellulare GSM dalla rete finlandese Radiolinja; termina la Guerra del Golfo in Iraq; viene sciolto ufficialmente il Patto di Varsavia; l’8 agosto  sbarca a Bari il mercantile Vlora carico di 12.000 profughi albanesi. 700 restano rinchiusi nello stadio della Vittoria, dove per tre giorni divampa la rivolta. Un anno non banale, nel quale fino a ieri la nascita di Armando Sadiku -nome d’ispirazione non banale, datogli dal padre in onore del Diego Maradona che ha fatto cantare e innamorare i tifosi italiani, spagnoli e argentini- rappresentava una tappa di secondo piano per i tifosi albanesi: ma dalle 21:45, quando lo stacco di questo numero 10 “atipico”, tanto cuore e piedi non raffinatissimi, ha fatto breccia tra i dormienti Tatarusanu e Chiriches, l’ammucchiata ai piedi della panchina di Gianni De Biasi e nelle piazze di Tirana ha avuto il via.

Albania, festa

Nato a Elbasan, centro celebre per le acque termali e un tempo importante snodo commerciale sulla via Egnatia che collegava, come proseguimento naturale della via Appia, Durazzo a Costantinopoli, Sadiku ha dalla sua un curriculum da alpinista del calcio: ha scalato le categorie a partire dal 2008 con la maglia del Turbina Cërrik, squadra albanese di serie C: 10 reti in 40 partite, la spola tra campo e panchina e il passaggio nel 2009 al Gramozi con 8 reti in una stagione. Torna a Elbasani, rallenta per un infortunio e chiude l’annata 2010/2011 con 5 centri. Lì lo chiama il Locarno e nella sede del festival del cinema ha il via la seconda parte della pellicola targata Armando: maglia numero 10 sulle spalle, va a segno 28 volte nella Challenge League, la serie B svizzera, e conquista prima la chiamata del Lugano e poi il passaggio in Super League con lo Zurigo.

Nel mezzo, la prima partita con la nazionale albanese: ko per 2-1 in Georgia, prestazione insufficiente come gli 8’ disputati da Armando. A Zurigo arrivano 10 reti in due anni, ma non bastano per convincere il suo allenatore Hyypia e dal gennaio 2016 si sposta tra i monti del Lichtenstein, la “Narnia” del calcio europeo: ma alle fiabe Sadiku ci è abituato. “Io dove mangio, dò il sangue. Non si discute, farò il meglio per il Vaduz, se ci sarà un gol da fare, lo farò. In realtà spero di essere già salvo così che a Zurigo non ci andrò nemmeno” raccontava. La sua prima rivincita è stata proprio la salvezza del Vaduz, che grazie anche alle 8 reti di Armando da Elbasan scavalca la formazione della capitale e la condanna alla retrocessione.

Albania, De Biasi accolto dopo qualificazione Euro 2016

Forse non tutti sanno che nel 2010 avremmo potuto vederlo in Italia: in estate sostenne infatti un provino di dieci giorni con il Chievo Verona. “In seguito, sono ritornato a Verona per due mesi, a novembre e a dicembre -ha raccontato lui- Purtroppo la società aveva già esaurito i posti per i giocatori extracomunitari, e non mi ha trattenuto”. Ma il tricolore era nel suo destino: Gianni De Biasi si innamora lentamente di questo centravanti di fatica, che nel 4-5-1 delle Aquile -completato da “italiani” del passato e del presente come Berisha, Hysaj, Ajeti, Cana, Lila, Basha e Memushaj- fa del sacrificio che lo porta a sfiancare difese e avversari la sua arma principale. Appena due reti nelle prime 16 presenze in nazionale non gli sono sufficienti per superare la concorrenza di Balaj e Cikalleshi, ma l’outsider diventa una certezza nelle amichevoli pre-Europeo: tre amichevoli e altrettanti gol contro Lussemburgo, Qatar e Ucraina. La freccia del sorpasso è inserita, la maglia numero 10 è sua. Tra i risolini degli scettici in patria.

Albania, esultanza dopo la vittoria sulla Romania

L’esordio contro la Svizzera non è dei migliori: Cana si fa cacciare e in 10 è dura giocare da unica punta e Sommer è in giornata di grazia. Contro la Francia Lloris gli rovina la festa nell’unica occasione avuta in una partita di lotta e sudore. De Biasi non cede alle critiche, gli dà ulteriore fiducia così come il premier Rama aveva fatto per il Ct dopo le prime due sconfitte: e la terza occasione è quella giusta.

Minuto 43, Memushaj, anima del Pescara promosso in A, raccoglie un fallo laterale da destra e crossa sul secondo palo. Il portiere rumeno Tatarusanu esce fuori tempo e gli spalanca la via della rete: Sadiku irrompe sul secondo palo, colpisce in maniera sgraziata ma efficace, beffa anche Chiriches, altro protagonista della nostra serie A, e realizza la rete più importante della storia calcistica albanese. La prima negli Europei, ma a Tirana sperano non l’ultima. Non resta che aspettare: per la qualificazione si vedrà. Ma se a Gianni De Biasi è stata assegnata una laurea honoris causa per aver «contribuito alla creazione del sentimento nazionale», care università albanesi, preparate una pergamena anche per Armando Sadiku. L’uomo senza storia, che scrive la storia.

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