E adesso fuori (davvero) i secondi come nella boxe, ma anche i terzi, i quarti e chiunque voglia intromettersi e rendersi protagonista di una battaglia non sua. Che siano rispettati i valori dello sport di lealtà e correttezza. Che vinca lo spettacolo, qualunque sia il risultato finale che il campo…pardon, l’asfalto decreterà. L’ultimo atto del Motomondiale 2015 è ormai alle porte. Domenica, sul circuito di Valencia, Valentino Rossi e Jorge Lorenzo si contenderanno il successo finale. I due piloti Yamaha, mai stati amici, ma fino a qualche settimana fa reciprocamente rispettosi, hanno gettato la maschera. L’alta posta in palio ha spinto soprattutto lo spagnolo allo scoperto e sono venuti a galla sentimenti di antipatia, mal celati da manovre scomposte (vedi la richiesta – respinta – di essere parte in causa nel ricorso presentato al Tas da Rossi contro il provvedimento post-caduta di Marquez in Malesia) che hanno fatto saltare sulla sedia anche i vertici della casa motociclistica giapponese.

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Si riparte dai sette punti di vantaggio del Dottore, ma arrivati a questo punto e dopo gli ultimi venti giorni trascorsi – a cominciare dal dopo gara di Philip Island – il distacco in classifica è forse l’elemento di minor rilievo in questa partita. Gli effetti della battaglia di Sepang saranno ben visibili sin dai box (tensione e imbarazzo si taglieranno col coltello) e non mancheranno scorie e cicatrici. In griglia di partenza Valentino dovrà accomodarsi in ultima posizione (avendo il Tas confermato la decisione dei commissari sportivi della FIM) e sarà necessaria un’impresa se vorrà cucirsi al petto il decimo titolo di una strepitosa carriera. Un’impresa alla Rossi. Già in passato il campione di Tavullia è riuscito in portentose rimonte (proprio a Valencia nel 2005 dal 15° al 3° posto, o in Australia 2008 dal 12° al 2°), in nessun caso però si è trovato a dover partire con una ventina di posizioni da scalare.

Sì perché l’imperativo sarà: arrivare a ridosso dello spagnolo. Se Lorenzo si aggiudicasse la vittoria, Rossi non potrebbe andare oltre il secondo posto per mantenere due punti di vantaggio in classifica, idem in caso di seconda posizione. Discorso diverso se Jorge arrivasse terzo, con Vale infatti che potrebbe accontentarsi del sesto posto; del nono con l’avversario quarto e così via sino al quindicesimo piazzamento sempre con non più di cinque piloti frapposti tra loro. In tutto questo c’è da considerare la distanza siderale che separerà i due piloti al momento delle luci verdi dello start. Quanto impiegherà Rossi a portarsi all’inseguimento del gruppo di testa? E come si comporteranno gli altri piloti?

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Alla vigilia c’è chi si è azzardato a ipotizzare schieramenti pro-Rossi, pro-Marquez, pro-Lorenzo e neutrali. La battaglia di Valencia sarà tutt’altro che a due. Il coinvolgimento dello spagnolo della Honda è stato ben visibile già dall’Australia: un atteggiamento tale da spingere Rossi a denunciare comportamenti scorretti e sollevare un polverone, poi sfociato in quell’incredibile duello rusticano al via della gara di Sepang e concluso con la caduta di Marquez. Calcio sì o calcio no? Le riletture dell’episodio si sono susseguite e moltiplicate e anche Honda e Yamaha sono scese in singolar tenzone: la prima che afferma che i dati della moto di Marquez confermano l’azione scorretta del rivale, la seconda che va in difesa di Vale (“L’indagine della Direzione di gara non ha accertato alcun calcio“).

In tutto questo non sono da trascurare le condizioni degli altri piloti, a cominciare da quel Pedrosa che sta chiudendo in crescendo la stagione e ha dimostrato una forma invidiabile; c’è Iannone poi che, sia pure senza nascondere il suo appoggio a Rossi (ha subito pubblicato sulla sua pagina Facebook una foto in cui è abbracciato al Dottore nella festa post-podio), non ha mai concesso nulla puntando con decisione all’obiettivo del terzo posto in classifica generale; infine tutti gli altri, che Valentino per una volta dovrà incontrare e affrontare sul suo cammino. Insomma una sfida a 360 gradi che si preannuncia ricca di ingredienti e con tante variabili impazzite pronte a far saltare il banco.

Per una volta, però, che salti solo quello, insieme ai tifosi sulle poltrone e sugli spalti, trascinati dallo spettacolo dello sport. Quello vero.

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