Da Romeo e Giulietta a Luca Toni e Giampaolo Pazzini e ora ad Antonio Cassano e il Pazzo. A Verona si divertono con il gioco delle coppie. E se la prima ha avuto un esito tragico – ma indimenticabile secoli e secoli dopo – la seconda è andata decisamente meglio. E adesso, con la terza, gli scaligeri sperano di fare ancora di più nella prossima serie A.

È successo tutto in poco tempo. Fantantonio pareva destinato al Parma, in serie B. Tutto sommato, dopo un anno di forzata inattività per i problemi con la Sampdoria, la serie giusta per ricominciare a giocare a calcio. Oltre che una scelta di cuore. Ma poi è arrivato il Verona, per cui comunque il Talento di Bari Vecchia aveva già dispensato carezze. E lui non ha potuto certo dire di no. Si ricomincia dalla serie A, dove si era lasciato.

Pazzini e Cassano

Il Verona scommette sul giocatore, che firmerà un contratto di un anno, da svincolato. All’Hellas si riforma la coppia che, nel 2009-2010, fu autrice di un torneo fantastico, trascinando proprio la Sampdoria fino ai preliminari di Champions League. Nostalgia, nostalgia canaglia: al ‘Bentegodi’, l’anno prossimo vedranno addirittura un tridente che, qualche anno fa, sarebbe stato degno di una squadra da scudetto. Ci sarà pure Alessio Cerci, infatti, che ha risolto nei mesi scorsi il suo accordo con l’Atletico Madrid e ha firmato per un anno, con automatico prolungamento biennale in caso di salvezza, con i gialloblù.

Il colpo Cassano è destinato sicuramente a far crescere l’interesse intorno alla neopromossa. Seppure stiamo parlando di un Cassano di 35 anni, fermo da tanto tempo. In tre, Antonio, Giampaolo e Alessio, fanno 98 anni. Non pochi. Ma sommano anche un bel po’ di gol, di assist e di esperienza. Starà all’allenatore Fabio Pecchia non trascurare comunque gli altri uomini della rosa, meno famosi forse, ma che hanno portato l’Hellas di nuovo nella massima serie dopo solo un anno di purgatorio. Starà a Pecchia non farsi soverchiare dal carisma e dall’interesse mediatico del barese.

A 35 anni, ci si domanda, Fantantonio di cosa sarà ancora capace? Il talento, naturalmente, resta ed è smisurato. In provincia, poi, Cassano ha dimostrato di saperci fare, mettendo da parte pure le ‘cassanate’ che l’avevano reso famoso nelle grandi (e che gli hanno precluso una carriera migliore). E poi, beh, basta guardare fuori dal cortile del pallone, per accorgersi che Roger Federer ha vinto gli Australian Open dopo mesi ai box, Valentino Rossi – con tre anni in più – ha festeggiato ad Assen e lotta ancora per il Mondiale di MotoGp, che sarebbe il decimo. Poi c’è Francesco Totti, una volta amicone del guascone barese, che a 40 anni ha detto basta, ma che fino a cinque anni fa era ancora sulla cresta dell’onda.

Cassano e Totti

Certo, stiamo parlando di campioni che hanno fatto del sacrificio, degli allenamenti e della dieta le loro armi di longevità. Riuscirà a fare altrettanto l’uomo che imitava Fabio Capello al Real Madrid? Si calerà nella parte? E poi, proprio nell’anno in cui l’ex Pupone mette giacca e cravatta, Fantantonio ripone le infradito nel cassetto per rimettersi gli scarpini: non trovate che ci sia suggestione anche in questo? Loro due, in una Roma di qualche tempo fa, fecero sognare un’intera città. Lui che andava a pranzo dalla mamma di Francesco, come fosse un altro figlio. Prima di rompere con il capitano, con la mamma, con la Roma, con Roma.

Tornando al Verona, non siamo negli anni Ottanta, non c’è Osvaldo Bagnoli in panchina e quelli in campo non sono esattamente Briegel ed Elkjaer, ma chi si abbonerà sa che potrebbe divertirsi parecchio con quei due. Uno a fare gli assist, l’altro a prendere l’ascensore. E se proprio non fosse Fantantonio a fornire i palloni giusto, ci potrebbe sempre pensare Cerci. Qualcuno dice che questo Verona somiglia al Brescia di Carletto Mazzone, quando Roby Baggio e Luca Toni (toh!) s’incrociarono. E a centrocampo c’era anche il signor Pep Guardiola. Quel Brescia sfiorò la Coppa Uefa.

Cassano nei primi sei mesi è sempre il miglior acquisto nella storia dei club. E al Verona potrebbe anche bastare per salvarsi. Arriva spesso a parametro zero. Fa spellare dagli applausi i tifosi, sa mandare in gol pure uno sconosciuto. In spogliatoio è amico di tutti. L’altra faccia di Cassano è quella dell’indolenza, della schiettezza, dell’insofferenza generata in compagni, allenatori e dirigenti. Finché non si arriva alla rottura. L’ultima volta è stato Massimo Ferrero. E Cassano si è ritrovato ad allenarsi con la Primavera. Messo in gabbia, senza partite, partitelle e allenamenti. Verona si accolla l’onere e l’onore di provare a rilanciare solo il primo dei due Cassano.

antonio cassano al parma

Lui, il Cassano bello e forte, può essere ancora decisivo. Proprio in un periodo in cui, in serie A, si è riscoperto il trequartista-seconda punta alla Dybala, alla Bernardeschi, alla Papu Gomez. Sperava lo chiamassero dalla porta principale: per questo motivo aveva rinunciato alle lusinghe cinesi, dove avrebbe potuto fare coppia con Graziano Pellé, e statunitensi. Ai dollari del mondo arabo. Aveva detto di no perché preferiva fare il papà oppure il procuratore della moglie Carolina Marcialis. Una vita da quasi pensionato, con qualche allenamento giusto per non perdere totalmente la forma. Per non accumulare troppi chili, altro limite di Antonio, che ha preferito spesso una bella spaghettata a un Pallone d’oro o a un trofeo vinto. Tutti se lo ricordano nelle vesti di mascotte: Zidane, Ronaldo, Roberto Carlos e Raul. Erano i tempi del Real Madrid: lui animava le spaghettate di mezzanotte, poi in campo non ci andava o ci andava poco.

A Verona si potrà concedere qualche licenza in più perché l’Hellas non è il Real Madrid. Ma nella Verona che sa apprezzare la bellezza, ma che pure è famosa per le tragedie (Romeo e Giulietta, non quelle calcistiche di un Milan a cui due volte il Verona ha tolto lo scudetto all’ultima curva), si aspettano una commedia di qualità questa volta. Firmata Fantantonio–il Pazzo–Alessio.

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