Ieri, intorno alle 15, mentre l’ombra della minaccia più temuta alla vigilia dell’Europeo, il terrorismo, tornava a manifestarsi senza conseguenze nei 12 fermi avvenuti tra Bruxelles, Vallonia e Fiandre nella notte tra venerdì e sabato,  a qualche centinaio di chilometri dalla capitale belga c’era chi versava lacrime, di gioia e rabbia sportiva, per le fortune sportive de Le Diables Rouge: è la storia di Romelu Lukaku, delusione della competizione francese per una partita e mezzo e deus ex machina della truppa di Wilmots grazie a una doppietta che, unita al 2-0 di Witsel, ha atterrito l’Irlanda e consegnato il secondo posto ai suoi, spazzando via ansie da prestazioni e lo slogan “talentuosi ma poco compatti” che già si preparava ad accompagnare il cammino della seconda nazionale dell’attuale ranking Fifa.

Alle radici di quel mancino a giro che alle 16:04 ha scosso la rete alle spalle di Randolph c’è un percorso di ritrovamento del sé, che negli ultimi giorni ha visto Marc Wilmots, ct belga, nei panni di mental coach di questo gigante di 193 centimetri e 100 chilogrammi: “Era stato troppo criticato, come tutti noi -ha spiegato il selezionatore al fischio finale- È più forte di Ibra e ha giocato una grande partita, possiamo battere anche la Svezia”. Quel gol come un apriscatole, della difesa irlandese e del cuore di Romelu. Una festa condita da una corsa folle, con una mano all’orecchio per sentire il brusìo delle critiche che cedeva il passo al frastuono di trombe e applausi: in fondo allo scatto l’abbraccio più importante, quello del fratello Jordan. Un’emozione trascinata per altri 30 minuti, passata per un’altra rete e culminata in un pianto liberatorio sul coro “Romelu, Romelu” al momento della sostituzione con Benteke, l’altra ombra lunga che si annidava sull’attacco belga nell’avvicinamento alla seconda partita del girone E.

Marc Wilmots e Romelu Lukaku

Alle critiche di tifosi e media sono abituati nonostante la giovane età, Romelu e Jordan. Loro padre, Roger Lukaku, fu un calciatore della nazionale dello Zaire, ma si trasferì in Belgio nel corso della sua carriera per giocare con Boom, Seraing e Oostende: ad Anversa tra il 1993 e il 1994 ha visto nascere i suoi successori, legati in campo e fuori. Ore vissute nei campetti sotto casa, una madre sempre pronta ad aspettarli, nonostante i ritardi accumulati per un gol in più.

Ho pianto perché mi sono venuti in mente tutti i sacrifici che ha fatto mia madre fin da quando ero piccolo, mi hanno permesso di diventare l’uomo che sono oggi

“Non sempre è facile -ha spiegato Romelu- ma cerco di farla sentire orgogliosa di me. Sono contento che ci sia mio fratello Jordan, è molto importante per me”. Romelu è lo schiacciasassi, istintivo ma fragile, Jordan è invece meno potente, ma più veloce nelle gambe e nel pensiero: spesso, raccontano, è il fratello minore a dare forza al centravanti, promessa del calcio mondiale capace di assicurare gol, suspense e lacrime. In quell’abbraccio durato qualche secondo nelle loro menti si saranno accumulati flashback d’infanzia: le prove generali erano andate in scena nell’amichevole contro il Portogallo (cross di Jordan e rete di Romelu). L’amore per principio e l’ordine per fondamento.

I Lukaku in festa contro il Portogallo

La manifestazione in corso in Francia, sta regalando anche tanti momenti spettacolari ed emozionanti: il pianto di Lukaku fa la somma con quello di gioia di Payet nella partita inaugurale e le lacrime di Dario Srna, ancora scosso dall’improvvisa morte del papà, durante l’esecuzione dell’inno croato prima della sfida alla Repubblica Ceca. Già quattro anni fa al Torneo di Viareggio con l’Anderlecht Romelu aveva impressionato tutti, specie le squadre italiane, finendo però all’Ostende, sempre in Belgio, per poi conoscere il fascino della Premier League con l’Everton: andata e ritorno in direzione Londra, sponda Chelsea, prima di rinascere ancora con i Toffees. E al Chelsea ora potrebbe andarci Jordan, esterno sinistro che può ricoprire sia il ruolo di terzino che quello di ala. Dove gioca? Ovviamente nell’Ostende. Sognano un futuro da compagni anche in un club, ma non con i Blues: “Io e mio fratello da Conte? Non credo proprio, mio fratello può darsi. Io no” ha chiosato Romelu. Perché il gigante buono mette da parte il buio, ma non dimentica le critiche. E aspetta paziente, prima di colpire e festeggiare.