La terra rossa del Roland Garros è tornata a far vibrare di emozioni gli appassionati di tennis. Tanti gli interrogativi alla vigilia dell’ingresso nella fase calda della manifestazione. Uno su tutti riguarda il torneo maschile: sarà la volta buona per il numero 1 ATP, Novak Djokovic? La coppa francese, infatti, è l’ultima che manca alla collezione del serbo per mettere insieme il sogno del Career Grand Slam. Bruciano ancora i precedenti più recenti. Nel 2014, è toccato all’assoluto dominatore della terra, Rafael Nadal, detentore del record di vittorie all’Open di Francia (nove, contro le sei di Borg), rispedire al mittente le sue ambizioni. L’anno dopo, proprio quando sembrava scoccata l’ora di Novak, grazie soprattutto alla vittoria in semifinale contro lo stesso Nadal, ecco Wawrinka, capace col suo tennis brillante di regalargli un’altra delusione.

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Ma al di là di chi riuscirà a sollevare la “Coppa dei Moschettieri” (del singolare maschile) o la “Coppa Suzanne Lenglen” (del femminile), l’Open di Francia – al pari degli altri appuntamenti del Grande Slam – rappresenta da sempre un evento in cui storia, sport e costume si fondono tra loro. Oltre alla particolarità della superficie (è l’unico grande torneo che si svolge qui) più lenta e con rimbalzi della palla spesso indecifrabili, c’è anche l’assenza del tie-break che, nell’ultimo set, conduce spesso a incontri fiume di diverse ore e con il corollario di punteggi molto elevati (nel 2004 il match tra Santoro e Clement si concluse dopo 6 ore e 34 minuti, sia pure spalmate su due giorni a causa della sopraggiunta oscurità). Ma non è tutto. La prima edizione del torneo di Parigi affonda le radici in due secoli fa: si svolse nel 1891 e fino al 1924 restò riservato ai soli tennisti francesi o non francesi soci di un club di tennis transalpino.

E proprio le peculiarità così marcate del Roland Garros hanno determinato negli anni la creazione di una categoria di atleti “specializzati” e, come contraltare, hanno messo in difficoltà altri campioni che hanno trionfato ovunque tranne qui. A quest’ultima categoria appartengono mostri sacri del calibro di Pete Sampras (vincitore di 14 tornei dello Slam), John McEnroe e Jimmy Connors, con Roger Federer riuscito nell’impresa di scansare la “maledizione” solo nel 2009; alla prima, invece, Gustavo Kuerten, Juan Carlos Ferrero e il nostro Adriano Panatta. Controprova di questo, la circostanza statistica secondo cui – ad eccezione di Nadal – tutti i vincitori delle edizioni tra il 1999 e il 2007 non hanno conquistato un altro torneo dello Slam. “Regola” che vale anche in ambito femminile, con Martina Hingis e Lindsay Davenport private dello Slam proprio dalla terra di Parigi.

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A proposito di Panatta, però: l’ex ct della Nazionale non è l’unico italiano a cui sono legati bei ricordi in terra francese. Nel 2010 Francesca Schiavone è stata la prima atleta nostrana a raggiungere una finale di un torneo del Grande Slam e a vincerlo, battendo l’australiana Samantha Stosur. L’anno dopo ha “rischiato” di ripetersi, sconfitta in finale solo dalla cinese Na Li. Nel 2012 quindi è toccato a Sara Errani, anche lei sconfitta però dopo aver fatto fuori in serie le più quotate Ivanovic, Kuznecova e Stosur, salvo arrendersi solo alla Sharapova. Ma nello stesso anno si rifece nel doppio vinto con la connazionale Roberta Vinci.

Tornando all’edizione di quest’anno, come anticipato, i favori del pronostico e gli occhi sono ancora tutti puntati su Djokovic: il sorteggio è stato favorevole, ma la pioggia potrebbe mettersi di traverso. come ha già fatto in queste prime giornate; meno scontata la situazione in campo femminile. Non resta che attendere i primi esiti e le prime inevitabili sorprese.

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