Non c’è due senza tre? Purtroppo non sempre l’antico adagio lascia sul viso un sorriso: chiedere conferma a Nicola Rizzoli, leader del quintetto arbitrale italiano completato dagli assistenti Elenito Di Liberatore e Mauro Tonolini e dagli addizionali Daniele Orsato e Antonio Damato. Il fischietto nato il 5 ottobre 1971 dovrà “accontentarsi” di dirigere la semifinale tra Francia e Germania, in programma giovedì 7 alle 21: di fronte i padroni di casa e i campioni del mondo in carica. Una sfida che in tanti, tantissimi tra le giacche nere del globo sognerebbero di dirigere: Rizzoli e la sua squadra avrebbero però preferito non tornare a Marsiglia, dove già avevano diretto al Velodrome l’1-1 tra Inghilterra e Russia nella prima giornata della fase a gironi, frenare a 3 il numero di direzioni nella kermesse (Portogallo-Austria e Francia-Irlanda gli altri due incontri arbitrati) e volare direttamente a Parigi per la finalissima.

Rizzoli durante Francia-Irlanda

Evidentemente, che l’Italia non dovesse essere in finale era scritto nel libro magico del dio pallone. Per Rizzoli non è stato così tempo di maturare uno storico “triplete”, da inserire nella propria bacheca accanto alla finale dl Mondiale brasiliano, dove era stato scelto per la finalissima fra Argentina e Germania, diventando il terzo fischietto italiano dopo Gonella e Collina a raggiungere questo traguardo: nella classifica degli arbitri tricolore che avevano diretto una finale di Champions League, con la direzione del derby tedesco fra Bayern Monaco e Borussia Dortmund a maggio 2013 era invece diventato il numero 6, seguendo Lo Bello, Agnolin, Lanese, Braschi e ancora Collina. Negli ultimi due anni, 2014 e 2015, è stato eletto dall’Iffhs come miglior arbitro del mondo. Per tacere della finale di Europa League 2010, Atletico Madrid-Fulham, e delle finali di Coppa Italia e di Supercoppa italiana dirette nei confini patrii.

Nicola Rizzoli, finale 2013

Nato a Mirandola, architetto per passione, la lettura per hobby, arbitro quasi per caso. E nel passato di sua moglie, Sara, la curva del Bologna. E pensare che a Nicola, quando giocava all’ala destra, i direttori di gara che oggi lo guardano come un modello non erano proprio…simpatici. «Mi incavolavo sempre con gli arbitri – ricordava in un’intervista alla Gazzetta dello Sport 11 anni fa – così un giorno decisi di imparare bene il regolamento per poter rispondere e mi sono iscritto al corso. Il bello è che al test d’ingresso mi chiesero dove volevo arrivare e io barrai il primo livello nazionale, senza saperlo». Senza sapere che nel 2016 il suo nome sarebbe stato sinonimo di eccellenza per tanti.

Equilibrato e disponibile al dialogo coi giocatori, nel 2006 è stato anche eletto presidente della Sezione AIA di Bologna, carica alla quale però ha rinunciato un anno dopo per concentrarsi sul lavoro tecnico: la curva, però, era nel suo destino. Maggio 2001, Messina-Catania, derby sentito di C1. Diretta su RaiSportSat. 2000 tifosi ospiti rimasti fuori dallo stadio riuscivano ad accedere con la forza ai bordi del terreno di gioco: impossibile giocare, tifosi peloritani infuriati. E Rizzoli che fa? Chiama il capo ultrà della formazione di casa. Persona determinata, corpulenta. Entra nello spogliatoio e Rizzoli gli fa: «Vedi tu se si può giocare, sennò andiamo tutti a casa». Risultato? La partita si svolge, il capo ultrà se la “gode” da bordo campo e Rizzoli promosso in Can B su proposta del dirigente arbitrale Maurizio Mattei.

RIO DE JANEIRO, BRAZIL - JULY 13: Sergio Aguero of Argentina is shown a yellow card by referee Nicola Rizzoli after a challenge on Bastian Schweinsteiger of Germany during the 2014 FIFA World Cup Brazil Final match between Germany and Argentina at Maracana on July 13, 2014 in Rio de Janeiro, Brazil. (Photo by Martin Rose/Getty Images)

Dagli errori, sia chiaro, non è stato esente nemmeno lui. In tanti gliene ricordano, ma non gli hanno certo tarpato le ali: pensiamo al rigore assegnato nel 2012 alla Juventus in Supercoppa contro il Napoli o al gol annullato a Bergessio del Catania contro i bianconeri pochi mesi dopo in campionato, quando era stato criticato all’estero e crocifisso in patria, nonostante l’appoggio dei vertici arbitrali nostrani. O ancora, quando nell’aprile 2008, durante un Udinese-Roma, incassò senza battere ciglio, gli insulti ripetuti di Totti. La personalità, però, non gli fa difetto, chiedere conferme a Rino Gattuso: durante un Milan-Udinese di qualche anno fa, “Ringhio” era ancora più energico del solito. Entrate irruente, tackle duri, proteste accese. «Se fischiassi ogni volta che si avvicina un po’ di più a un avversario, rimarrei senza aria nei polmoni a metà del primo tempo» diceva di lui Rizzoli. Così, su un fallo non concesso ai rossoneri e di fronte alle proteste di Gattuso, l’ex architetto gli rifila una spallata. Il numero 8 resta interdetto, lo guarda e gli dice: «È per questo che mi piaci, Rizzo!».

Moderato ma deciso, duro ma disposto al dialogo: anche con le telecamere, del quale è stato uno dei primi fautori. E scavando nel suo album dei ricordi, lo si scopre in un cameo nel docufilm “Il cielo capovolto di Cristiano Governa ed Emilio Marrese”, prodotto dalla Cineteca di Bologna, dove interpreta la parte di un tifoso che, commentando la designazione di Concetto Lo Bello a dirigere lo spareggio Bologna-Inter del 7 giugno 1964 valido per lo scudetto, pronuncia la battuta “Non ho mai capito che gusto ci sia nel far l’arbitro!”. L’ha capito, l’ha capito…

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