C’è un particolare che appare subito evidente: la forma fisica (smagliante) di Paulo Sousa, frutto di un lavoro sul corpo e sulle sue idee, attuato con meticolosa precisione e uno spirito rinnovato. È facile, oggi, dire che il portoghese fosse un predestinato: aveva gambe e cervello quando era giocatore, oltre ad un fascino irresistibile, mutato, ma mai perso e capelli lunghi e neri; adesso i capelli sono diventati sale e pepe, il suo volto è più scavato, ma i suoi bicipiti più definiti.

Di Paulo Sousa si è detto molto, non tutto. Si raccontano i successi, ma spesso ci si dimenticano i fallimenti. È una straordinaria metafora di vita quella dell’allenatore portoghese, uno che spesso ha dovuto ricominciare da capo, sempre rimboccandosi le maniche, mai polemizzando. Non è nel suo spirito: è portoghese, ma con lo Special One ha poco da spartire. Lui è Sousa, l’ambizioso che ha conosciuto anche il fallimento e la caduta.

Come quando da giocatore dovette lasciare la Juventus, dopo averla aiutata (eccome) a riconquistare lo scudetto a distanza di quasi un decennio. Era la Juve di Lippi e lui era l’anima del centrocampo, ma subiva troppi infortuni e così decisero di cederlo. La vendetta si consumerà, silenziosamente e con grande discrezione, in una notte di maggio, quando il Borussia Dortmund da sfavorito batterà la Juve in una stranissima finale di Champions League, con Sousa protagonista.

Tornerà in Italia, ma inciderà poco nell’Inter muscolare (“Tutti sono uguali meno uno“) di Gigi Simoni, che gli preferisce Zé Elias e Simeone, e quando c’è da ragionare si affida a Aaron Winter. Ancora meno nel Parma, dove colleziona 8 presenze prima di congedarsi dal calcio italiano per andare a chiudere la carriera in Grecia. Quando Paulo Sousa inizia a fare l’allenatore ha ancora i capelli lunghi e l’aria del bello e maledetto. Veste in maniera discutibile, e ragiona ancora da calciatore.


Paulo-Sousa-Swansea-Oct-2009-pa_2375260

Infatti in Inghilterra dura pochissimo, al Leicester prima e al QPR poi, e viene persino deriso allo Swansea, dove i suoi giocatori gli rimproverano addirittura di essere troppo morbido negli allenamenti.

Per ricominciare, quindi, Sousa sceglie campionati minori del calcio europeo. Prima quello israeliano, poi quello ungherese, infine quello svizzero, dove però conosce un modello di organizzazione a tutti i livelli: il Basilea. Qui si compie l’epifania, l’incontro tra la società perfetta e un allenatore ambizioso, che compie il salto di qualità. Sousa crea empatia con i propri giocatori, iniziando dall’attuare un lavoro su se stesso. È in quel momento che decide di seguire la stessa rigorosissima dieta della sua squadra: dà l’esempio, si comporta da leader, dimentica il suo passato per inventarsi un presente. Radioso. La Fiorentina punta su di lui perché solo uno con il suo carisma può far dimenticare Montella.

image

E infatti Sousa cambia modulo, ripesca giocatori finiti nel dimenticatoio (Iličič ) trasformandoli in protagonisti, passa dal gioco di posizione di Montella, basato sul dominio della palla, a quello in verticale basato sul dominio dello spazio. Gli acquisti estivi diventano funzionali al cambiamento: Mario Suárez ha il compito di equilibrare il centrocampo, Kalinić quello di aprire gli spazi, tenere impegnata la difesa e garantire sempre un riferimento in verticale.

In un campionato in cui ti aspetti Dzeko o Dybala, Mandzukic o Luiz Adriano, spunta lui, semi-sconosciuto venuto da Dnipro, attaccante apparentemente sgraziato, ma tremendamente efficace. E Firenze torna a sognare, dopo 17 anni. Come in un pomeriggio di settembre quando Batistuta sconvolse San Siro con la mitraglia mentre Trapattoni fischiava ai suoi di rientrare.

Paulo Sousa non fischia, non sbraccia, ma esulta, eccome. Perché, in fondo, anche lui sa che dopo aver dimenticato il passato ed aver cominciato a vivere un presente fatto di equilibrio e nuova consapevolezza, c’è da scrivere un futuro più ambizioso di quanto si pensi. E per i tifosi della Viola è già #Sousimo: ambizione, coraggio, intelligenza e velocità di pensiero.

SIMILAR ARTICLES

0 131
Le coreografie di Lazio e Roma per il derby d'andata della Serie A 2014-2015.

0 61