La Champions League cambia volto. La stagione 2018-2019 vedrà tante novità nel torneo più importante a livello internazionale, con un restyling che andrà a toccare non solo il sistema di qualificazione ma anche la parte economica. La minaccia della Superlega ha convinto l’UEFA ad accettare le richieste dei grandi club e rendere la Champions League nuovamente una vera e propria élite del calcio europeo, dopo che Michel Platini aveva aperto a tante squadre di paesi meno nobili con la divisione dei turni preliminari tra squadre campioni e piazzate, modifica che ha anche creato diversi problemi ai club di Serie A spesso usciti ai play-off, ultima in ordine di tempo la Roma. Sarà una rivoluzione importante, che si spera potrà aumentare il tasso tecnico della competizione fin dalla fase a gironi, ora poco equilibrata.

La Champions League 2015-2016 vinta dal Real Madrid.

SI RIPARTE DA QUATTRO

La modifica più importante riguarda l’accesso diretto al torneo: dal 2018 sedici dei trentadue posti disponibili saranno divisi in parti uguali tra i quattro principali paesi del ranking UEFA (attualmente Spagna, Germania, Inghilterra e Italia), che non dovranno più passare dai play-off ma entreranno nella fase a gironi. Un grosso vantaggio per la Serie A, che nelle ultime tre stagioni ha portato solo due squadre ai gruppi a seguito delle eliminazioni precoci di agosto. Cambia anche il ranking per club: non sarà più presente la quota nazionale a meno che il coefficiente non sia inferiore al 20% di quello della federazione, e saranno premiati anche i risultati storici ottenuti nel corso degli anni (una parte riguardante il periodo in cui il torneo si chiamava Coppa dei Campioni, una dall’avvio della Champions League nel 1993 e una sull’ultimo decennio). L’Italia deve solo consolidare la sua posizione nel ranking in modo da non rischiare di scendere al quinto posto, ma al momento il vantaggio sulla Francia è notevole (oltre quindici punti) e non dovrebbero esserci problemi.

Rummenigge - Agnelli

PIÙ SOLDI PER I MIGLIORI

L’altra grande novità riguarda, ovviamente, l’aspetto economico. Dopo che negli ultimi anni i premi sono aumentati, anche per l’Europa League, dal 2018 l’UEFA distribuirà gli introiti con un nuovo sistema, che andrà a privilegiare i risultati sportivi e sarà legato più a una quota fissa che al market pool. Anche in questo caso a guadagnarci saranno i club più importanti, con la gestione della competizione che sarà affidata alla società UEFA Club Competitions, i cui dirigenti saranno scelti sia dall’UEFA sia dall’ECA, la European Club Association presieduta da Karl-Heinz Rummenigge che tanto ha spinto per questa riforma. Per aumentare i ricavi del torneo, soprattutto quelli televisivi, sono previste altre iniziative da definire, come la divisione delle giornate di gara (sempre martedì e mercoledì, per ora esclusa la possibilità di mettere delle partite durante i weekend) attraverso due slot orari, come avviene da tempo per l’Europa League. Scartata la proposta di assegnare un posto a club di blasone esclusi dall’accesso tramite la classifica: la wild card che Adriano Galliani voleva inserire durante gli anni Novanta non diventerà realtà, ma tante altre innovazioni sì.

SIMILAR ARTICLES

0 130