Occasioni sprecate, lo svantaggio di due gol, la “remuntada” nel quarto d’ora finale con gol del pareggio all’ultimissimo secondo (forse anche oltre). Il primo Derby cinese per il Milan è stato senza dubbio una scarica di adrenalina non indifferente, un punto di partenza importante che ha dimostrato ancora una volta che la formazione di Montella, pur con i limiti e i difetti che ancora possiede, ha carattere, non molla neanche quando sembra sul punto di soccombere e che con qualche innesto mirato potrebbe fare ancora di più. Yonghong Li e soci hanno potuto osservare per la prima volta dal vivo la squadra, e se hanno visto almeno una volta una partita di calcio nella loro vita dovrebbero aver sottolineato sul loro taccuino il nome di Gerard Deulofeu.

Con Suso ben tenuto da Nagatomo (ma comunque in grado di servire l’assist a Romagnoli), nei momenti di difficoltà i rossoneri gli facevano recapitare in qualche modo la palla e Deulofeu è riuscito sempre a creare il panico nella difesa dell’Inter. D’Ambrosio o Medel hanno provato a tenerlo nell’uno contro uno, ma per tutta la partita sono riusciti a prendergli solo la targa. Candreva andava a raddoppiare? Niente da fare, il funambolo spagnolo è riuscito a trovare sempre il modo per prendersi gioco dei nerazzurri e dai suoi piedi sono nate quasi tutte le occasioni più importanti. Una prestazione sontuosa, a cui è mancata la ciliegina sulla torta del gol, che un paio di volte si è mangiato lui (ad inizio partita ha avuto un’incertezza davanti alla porta, poi si è fatto togliere il pallone dai piedi da Handanovic nel tentativo di saltarlo, dopo aver fatto secco Medel in velocità) e che una volta gli è stato negato dal portierone sloveno su un tiro nell’angolo basso dopo un movimento fulmineo poco fuori dal lato sinistro dell’area di rigore.

Quella con l’Inter non è la prima prestazione importante di Deulofeu in maglia rossonera. In meno di 3 mesi il ragazzo di Riudarenes è diventato un elemento imprescindibile per Montella e uno dei migliori esterni offensivi della Serie Ama quando è sbarcato in Italia a gennaio non c’erano certo gli squilli di tromba ad accoglierlo, anzi. Il suo arrivo in prestito dall’Everton è passato un po’ in sordina, visto che con gli inglesi nella prima parte della stagione aveva giocato solo 11 volte (solo 4 da titolare) senza mai andare a segno e senza servire nemmeno un assist. Eppure il talento non è mai stato in discussione, già dati tempi della Masia, di cui per un periodo è stato la stella più splendente. I dubbi su di lui, all’epoca, erano legati ad alcuni comportamenti non proprio maturi, ma di fronte a un talento del genere inizialmente sono passati in secondo piano.

Basta guardare questo video per capire quanto Deulofeu fosse forte fin dagli inizi: dribbling, scatti, assist, un repertorio di finte pauroso.

Talento inespresso

Marca lo definì il nuovo Messi, ma quel titolo di giornale alle fine gli ha creato solo problemi, come ha spiegato anche lui in un’intervista: “Alla fine è stato più un danno che un vantaggio. Di solito non leggo i giornali ma quel titolo lo ricordo bene e ha finito per nuocermi, suscitando troppe aspettative tra i tifosi del Barcellona. Di Messi ce n’è uno solo“. Dopo un’annata da 33 partite e 18 gol col Barcellona B sembrava in rampa di lancio per diventare un elemento importante anche in prima squadra, ma alla prova dei fatti non è stato così: 6 misere presenze, niente più nuovo Messi, niente più Barcellona, che lo spedisce prima all’Everton e poi al Siviglia.

In Premier inizia a mostrare sprazzi di quelle giocate che lo avevano reso famoso nelle giovanili, trova un ambiente che lo sostiene e un mentore come Roberto Martinez, che crede in lui. Nel suo primo anno in Premier ha smazzato 8 assist decisivi e ha creato 26 occasioni da rete tramite key passes, anche se le medie realizzative degli inizi sono lontane. Ma sono le due stagioni successive a segnare un declino che lo fa accomunare ai tanti talenti della Masia persi per strada in questi anni dopo inizi brillanti. Neanche il ritorno all’Everton lo aiuta, visto che Koeman curiosamente ha visto in lui una prima punta. Piccolo particolare: lì c’è già un certo Romelu Lukaku a ricoprire quel ruolo.

Un nuovo inizio

Al Milan, con Niang ormai fuori dal progetto di Montella, si cerca un esterno d’attacco rapido e forte nell’uno contro uno. Il budget è basso, il closing non si è ancora concretizzato e Galliani, in uno dei suoi ultimi colpi da “condor” del calciomercato, pensa a quel ragazzo che tanto aveva incantato a Barcellona e ancora non ha mostrato tutto il suo potenziale. Dopo aver ottenuto dai tecnici del Barcellona (contattati grazie all’aiuto dell’amico Braida) una pioggia di rassicurazioni tecniche e qualche perplessità sull’aspetto caratteriale, alla fine lo porta in rossonero con un prestito per 6 mesi. Deulofeu però non è più il ragazzino della Masia, ora è diventato padre (sua figlia è nata proprio a Milano qualche mese dopo il suo arrivo, e in una foto postata sui suoi canali social le ha fatto già indossare una maglia rossonera) ed è concentrato sul suo lavoro al 100%.

deulofeu figlia

Montella lo rimette nel suo ruolo e i risultati arrivano subito. L‘assist di Bologna nell’epica vittoria in 9 contro 11, tante altre prestazioni convincenti e il derby da protagonista hanno certificato il ritorno ad alto livello di un talento straordinario, che sta trovando un’identità definita e definitiva. Assieme alla spina dorsale italiana composta da Donnarumma, Romagnoli, Locatelli e Bonaventura, Gerard Deulofeu può diventare un elemento cardine del Milan dei prossimi anni.

La nuova società rossonera dovrà impegnarsi molto per tenere il giocatore, che il Barcellona può riprendere per soli 12 milioni con la clausola di “recompra“. Se la proprietà cinese però vuole rilanciare seriamente il Milan può dare un segnale di forza sul mercato proprio con Deulofeu. Niente nuovo Messi, niente Masia, ma chi se ne importa: Deulofeu a Milano può finalmente diventare la migliore versione possibile di se stesso.

ARTICOLI SIMILI

0 91