Ci sono giocatori destinati ad essere amati e odiati allo stesso modo, ad essere idoli dei tifosi e allo stesso tempo i principali bersagli quando le cose non vanno bene. Josip Ilicic da Prijedor è da sempre uno che fa parte di questa categoria: gambe interminabili, classe cristallina e mancino terrificante, ma rendimento da montagne russe. Periodi di anonimato assoluto seguiti da altri in cui è capace di segnare per diverse partite di fila, senza apparenti difficoltà. La genialità e l‘incostanza dello sloveno di origini bosniache sono quelle classiche dei fantasisti mancini, anche se in determinati momenti è sembrato che Ilicic potesse finalmente diventare anche un giocatore continuo. E quindi assolutamente incontenibile.

Alla fine però, per un motivo o per un altro, quando sembra che l’esplosione sia prossima succede sempre qualcosa che scombussola i piani. Infortuni, quella discontinuità quasi patologica, i pali colpiti (7 lo scorso anno a Firenze, roba da guinness dei primati) e Ilicic alla fine rimane sempre sospeso nel limbo di quelli che potrebbero essere delle stelle ma che non lo sono. Ora, sulla soglia dei 30 anni, inizia l’avventura con l’Atalanta dei miracoli. La società orobica ha fatto di tutto per portarlo a Bergamo, strappandolo alla Sampdoria quando già sembrava tutto fatto, proprio perché Gasperini (che lo conosce bene, avendolo allenato proprio a Palermo per un periodo) crede di poterlo recuperare in pieno inserendolo in un sistema di gioco che l’anno scorso ha esaltato giovani e meno giovani (Papu Gomez e Masiello su tutti).

ilicic gasperini

Arrivato a Palermo per 2 milioni di euro dopo aver fatto innamorare la dirigenza dei siciliani in un preliminare di Europa League (all’epoca Ilicic giocava nel Maribor) nella prima stagione in Italia, con accanto altri talenti come Pastore e Miccoli, Ilicic aveva fatto intravedere i numeri della stella. Da interno di centrocampo o da trequartista (il ruolo in cui forse si esprime meglio) ha mostrato numeri di alta scuola e in 39 presenze è riuscito a mettere a segno 8 gol totali. I tifosi lo amavano, la dirigenza lo apprezzava e la coppia con Javier Pastore era una delle migliori della Serie A. Le premesse sembravano ottime, ma già dall’anno successivo qualcosa si è inceppato. Con le cessioni di molti elementi importanti, tra cui proprio il trequartista argentino, Sirigu e Nocerino, il Palermo si era indebolito di molto e Ilicic, in un contesto di livello più basso, non è mai riuscito a caricarsi la squadra sulle spalle. La tripletta in Coppa Italia col Siena (prima nella storia per un giocatore del Palermo nella competizione) è l’unico picco di un’annata non proprio da ricordare.

Il terzo anno a Palermo (quello in cui incrocia Gasperini) è emblematico: la squadra retrocede e lui è il miglior marcatore con 10 reti in campionato, anche se la tendenza alla discontinuità di Ilicic tocca il punto massimo. Dalla 30ª alla 34ª giornata segna sempre, anche con la pubalgia, mentre in altre partite scompare. Le stagioni a Firenze, anche se diverse, ricordano il triennio palermitano nell’alternanza di rendimento: tra aspettative disattese al primo anno (2013-2014), polemiche (i fischi dei tifosi e la risposta col dito sulla bocca per zittirli nel 2014-2015), record di gol (13 in campionato, 15 totali) e amore dei tifosi riconquistato (nel 2015-2016) e il ritorno dell’Ilicic discontinuo (2016-2017, con il record di pali di cui abbiamo accennato in precedenza), alla fine rimangono più rimpianti che cose positive da ricordare.

Nel primo anno di Paulo Sousa lo sloveno ha toccato l’apice, mostrando anche una continuità di rendimento inedita. La partita dominata con l’Inter, a San Siro, con la Fiorentina in testa al campionato, è stato probabilmente il picco stagionale sia per la squadra che per Ilicic (che realizzò il primo gol su rigore e giocò una partita spaziale), un picco altissimo che per la Viola non è durato a lungo, mentre lo sloveno alla fine ha chiuso la miglior stagione della sua carriera

Quest’anno ci si aspettava il salto di qualità sia della squadra che dello sloveno, che non è mai arrivato, e l’affermazione di Chiesa e Bernardeschi in pianta stabile ha chiuso le porte a Ilicic, che un po’ alla volta ha perso il ruolo da protagonista e si è ritrovato ad essere una seconda scelta.

Dopo Palermo e Fiorentina, l’Atalanta per Ilicic può rappresentare il momento di svolta di tutta una carriera. La piazza è meno movimentata rispetto a Palermo e Firenze, le pressioni sono minori e la squadra è un blocco compatto, che gioca quasi a memoria, anche se diversi protagonisti dello scorso anno sono andati via. In più c’è l’Europa League da giocare, la competizione con cui Ilicic ha un feeling particolare fin dai tempi del Maribor.

Gasperini ha scommesso su di lui perché vuole recuperarlo sia fisicamente che mentalmente e farlo diventare quel giocatore devastante che si è intravisto solo in determinate occasioni. Se ci riuscirà, a Bergamo ci sarà da divertirsi anche quest’anno.

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