La Germania dell’Est ritorna nella mappa della Bundesliga e lo fa nella maniera più fragorosa possibile. Dopo undici giornate di campionato, un terzo di stagione, il Lipsia è in testa alla classifica da solo, con tre punti di vantaggio sul Bayern Monaco campione in carica e leader incontrastato degli ultimi anni di fussball tedesco. Un risultato parziale clamoroso per una squadra che è stata creata dal nulla solo nel 2009 e che sta vivendo la sua prima annata in Bundesliga, ma la spiegazione (e il motivo per cui è odiata più o meno in tutto il paese) è semplice: a gestire il club c’è la Red Bull, che ha ripetuto a Lipsia quanto fatto a New York, Salisburgo e in maniera minore in Brasile, ottenendo risultati immediati e scalando in pochissimo tempo tutta la piramide dei campionati tedeschi. A Lipsia il calcio era di fatto sparito nel 2004, anno del fallimento dello storico Lokomotiv Lipsia, ma ora c’è un altra società a fare notizia.

RB Lipsia 2. Bundesliga 2015-2016.

UNA SCALATA INARRESTABILE

Il 19 maggio 2009 la Red Bull annuncia l’acquisto del titolo sportivo di un piccolo club, il SSV Markranstädt, e comincia la sua ascesa dalla NOFV-Oberliga, la quinta divisione. Le promozioni sono immediate: nel 2010 sale in Regionalliga, nel 2013 in 3. Liga e nel 2014 in Zweite Bundesliga. Al primo anno in seconda serie non manca di molto i play-off, con il quinto posto a otto punti dal Karlsruher terzo, ma nel 2015-2016 rimane per tutto il girone di ritorno in zona promozione e festeggia la salita fra i grandi alla penultima giornata.

L’arrivo in Bundesliga del RB Lipsia (RB sta per “sport su palla da prato”, in tedesco RasenBallSport, parola su misura per mantenere un accenno all’azienda nel nome, non potendolo specificare ufficialmente) è accolto dalle critiche più o meno uniformi del resto del paese: in Germania, dove nel calcio la tradizione ha un valore che i soldi non possono intaccare, non si accetta che un club sia usato con fini puramente commerciali. Da anni il Lipsia va in trasferta a ricevere contestazioni dai tifosi avversari, che spesso rifiutano di andare alla Red Bull Arena (il Zentralstadion dei Mondiali 2006) come fatto dal Borussia Dortmund nella seconda giornata. Ad agosto, in DFB-Pokal contro la Dynamo Dresda, si è pure arrivati al lancio di una testa di toro in campo…

La protesta dei tifosi della Dynamo Dresda in occasione della gara di DFB-Pokal contro il RB Lipsia.

NON SOLO COSE NEGATIVE

Eppure, analizzando in profondità quanto fatto dal Lipsia, ci sono dei tratti positivi che vanno oltre l’odio generalizzato degli avversari. Il progetto della proprietà potrà anche non essere eticamente corretto ma è stato pianificato con grande efficacia: a gestire la parte sportiva, come DS, è stato nominato Ralf Rangnick, che da allenatore aveva portato lo Schalke 04 alle semifinali di Champions League 2010-11 e che ha guidato la squadra in panchina l’anno scorso, prima di lasciare il posto a Ralf Hasenhüttl, reduce da un’impresa con l’Ingolstadt, altra debuttante in massima serie classificatasi undicesima con una salvezza tranquilla.

Pur investendo tanto (solo Bayern e Borussia Dortmund hanno speso di più nell’ultimo mercato) non sono stati comprati grandi nomi, bensì giovani da poter valorizzare. Quindici milioni per Oliver Burke (attaccante del 1997 ex Nottingham Forest), altrettanti per Naby Keïta (nato in Mali nel 1995 e proveniente dal Red Bull Salisburgo, una sorta di trasferimento in famiglia) più dieci per rilanciare Timo Werner, retrocesso con lo Stoccarda ma punta ventenne di talento. Solo due in rosa hanno più di trent’anni, uno è il portiere di riserva.

Bayer Leverkusen-RB Lipsia del 18 novembre 2016.

PARTENZA DA BIG

L’entusiasmo dei tanti giovani e la programmazione della società sono due dei motivi che hanno portato al primato in classifica. 2-2 all’esordio contro l’Hoffenheim, col pari raggiunto al 90′, poi debutto in casa e primo scalpo di prestigio, il Borussia Dortmund battuto 1-0 con gol ancora nel finale di Naby Keïta, con Tuchel punito per l’eccessivo turnover prima della Champions. Dopo lo 0-4 di Amburgo sono arrivati due pareggi per 1-1 e dal 30 settembre, giorno del 2-1 sull’Augsburg, è partito il percorso netto: sei vittorie consecutive valse il primato, prima della sosta assieme al Bayern, e poi in solitaria grazie al 2-3 in rimonta di Leverkusen e alla sconfitta dei bavaresi al Westfalenstadion.

Mai una neopromossa aveva fatto ventisette punti nelle prime undici giornate, nemmeno il Kaiserslautern poi diventato campione nel 1997-1998 (si era fermato a ventisei), e sì che venerdì scorso l’imbattibilità era stata messa in discussione con un rigore sul 2-1 per il Bayer, parato da Péter Gulácsi a Çalhanoğlu. Oltre a Keïta e Werner stanno facendo grandi cose l’esterno svedese Emil Forsberg (cinque gol e cinque assist), l’austriaco Marcel Sabitzer (ex RB Salisburgo) e il capitano Willi Orban (difensore, autore del 2-3 alla BayArena), ma ciò che sorprende è la compattezza con cui va in campo.

Oliver Burke e Naby Keïta del RB Lipsia.

Nel 2008-2009, proprio con Ralf Rangnick in panchina, il debuttante Hoffenheim sorprese tutti restando per metà stagione ai vertici della Bundesliga (anche come primo), finché nella sosta invernale il bomber Ibišević non si fece male gravemente portando a un’inevitabile discesa fino al settimo posto finale. Quella, curiosamente, è stata anche l’ultima annata con una squadra dell’ex DDR in massima serie, l’Energie Cottbus.

Il RB Lipsia sembra avere basi più solide dell’Hoffenheim ma bisognerà capire quanto potrà ancora reggere a questi livelli, perché è ovvio che le due big hanno più qualità e alla lunga questo potrebbe incidere. Dovesse confermarsi anche dopo la pausa di gennaio (ma prima c’è da andare all’Allianz Arena il 21 dicembre), che in Germania spesso cambia non poco gli equilibri, allora gli scenari cambierebbero rapidamente, e anche senza storia e tradizione i tifosi tedeschi si dovrebbero abituare a una nuova grande forza del campionato.

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