Raul Gonzalez Blanco, per tutti Raul e basta, ha chiuso con il botto. A 38 anni ha conquistato l’ultimo trofeo della sua carriera da vincente, con la maglia dei New York Cosmos. Ha vinto infatti la NASL, la seconda divisione americana, annunciando poi il suo ritiro.

L’ultima notte è stata però solo sorrisi e ‘fiesta’, grazie alla tripletta dell’ex Livorno Cellerino. Nell’immaginario collettivo, Raul sarà per sempre un ‘galactico’, ossia un uomo Real Madrid. Prima dei Cristiano Ronaldo e dei Gareth Bale, l’anima e lo spirito Merengue.

 

Gli inizi colchoneros

Raul a 10 anni con il pallone fa quello che vuole, ma è troppo piccolo per giocare. Allora, tesserino falso, nome cambiato in ‘Dani’, età aumentata e il gioco è fatto. Non siamo ai passaporti falsi, ma a uno stratagemma per regalare al ragazzino la possibilità di fare davvero quello che vuole. Papà Pedro ha un problema però: è tifoso dell’Atletico Madrid. E così il figlio entra nelle giovanili dei colchoneros. E che fa? Trascina la squadra alla vittoria di due campionati di fila.

L’avventura Real

L’avventura Real comincia ufficialmente nel 1992. L’Atletico Madrid ha problemi finanziari, il presidente Jesus Gil taglia l’intero settore giovanile. Raul veste di blanco ed è un colpo di fulmine reciproco. Nonostante i primi passi con gli acerrimi nemici cittadini, Raul si comincia a sentire Real fin da subito. Le giovanili sono una seconda pelle. Da queste parti non ci sono problemi di soldi, l’attaccante può fare il grande salto dalla cantera alla prima squadra. E sono dolori, per gli avversari. Il Bernabeu è già tutto in piedi quando, a 17 anni, risolve proprio il derby con l’Atletico, segnando il primo gol in Liga.

Il Real domina

La camiseta blanca porta a Raul la notorietà. Vincerà sei campionati, tre Champions League (la prima nel 1998, dopo 32 anni di digiuno da parte della Casa Blanca) e due Coppe Intercontinentali, tanto per parlare solo dei trofei più importanti. Raul è il capitano e porta la fascia al braccio con orgoglio. Giocherà 741 volte (record) con il Madrid, realizzando 323 reti (secondo nella storia Real dopo Cristiano Ronaldo). Una leggenda. Passano Del Bosque e Capello, Morientes e Zidane, Figo e Ronaldo (il fenomeno), ma lui resta.

Raul Schalke

L’addio

Lui resta 18 anni. Ma poi parte, non senza lacrime. A Madrid ha vinto, si è imposto, ha sposato Mamen Sanz (a lei sono dedicate le esultanze con bacio alla fede), ha vissuto momenti indimenticabili, come il Camp Nou ammutolito per una sua prodezza. Sono 80 mila a salutarlo, al Bernabeu, quando fa il giro del campo con la sciarpa bianca al collo. Nel suo futuro c’è la Bundesliga e lo Schalke 04.

Idolo in Germania

In Germania Raul è un mito, un monumento. I compagni a Gelsenkircken lo inseriscono subito nel Mannschaftsrat (“Consiglio di squadra”), composto dai giocatori più rappresentativi, ma lui rifiuta. Non vuole pestare i piedi a nessuno. Vive emozioni completamente diverse con lo Schalke, ma vince ancora: una Coppa di Germania e una Supercoppa tedesca. Poi lascia per le avventure in Qatar (campionato e Coppa sono sue, naturalmente) e negli Stati Uniti.

Pallone d’oro alla carriera

L’unico rimpianto di Raul è non aver mai vinto il Pallone d’oro, che si sarebbe meritato eccome. E non aver raggiunto i successi che avrebbe voluto con la Spagna. Nel suo curriculum, però, oltre ai gol c’è un altro dato stupefacente: non è mai stato espulso in carriera. La ‘sua’ maglia numero 7 ora è tra quelle intoccabili. Mentre lui, dopo la vittoria negli States (altro trofeo in bacheca…e sono 22!), diventerà direttore tecnico dei Cosmos, ma con il Real per sempre nel cuore.

La Nazionale

Prima che la Spagna dominasse il mondo. Raul ha avuto solo il difetto di nascere qualche anno prima che la sua Nazionale facesse strike (Mondiale ed Europeo), ma con la maglia roja ha segnato comunque 44 reti in 102 partite. In molti, però, se lo ricordano per quel rigore sbagliato all’ultimo minuto contro la Francia nei quarti di finale di Euro 2000: era destino che con le Furie Rosse non dovesse vincere.

Gli eredi

La maglia numero 7 che fu di Raul è in buone mani, quelle di CR7. L’attaccante iberico non è geloso dei record che gli sono stati strappati: “Sono fatti per essere battuti. Sono contento e orgoglioso di tutto ciò che ho raggiunto, di ogni partita e di ogni gol che ha aiutato le squadre per cui ho giocato. Sapevo benissimo che altri avrebbero superato quei numeri. Stiamo parlando dell’epoca di Messi e di Ronaldo, due giocatori che sono già considerati tra i più grandi di tutti i tempi”.

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