Società, Polisportiva, Arte e Lavoro. Ci perdonino gli accademici della Crusca se sostituiamo le virgole ai punti, ma per raccontare la SPAL Ferrara, nata nel 1907 e rinata in due occasioni dopo altrettanti fallimenti societari, tra il 2005 e il 2012, serve fissare delle coordinate. E partire non dalla città simbolo della gloria estense, ma da Masi San Giacomo, frazione di Masi Torello, a 17 chilometri dal centro artistico patrimonio dell’Unesco dal 1995 e genitore di personalità come Ludovico Ariosto, Torquato Tasso, Niccolò Copernico, Tiziano, Giovanni Pico della Mirandola e Pietro Bembo. Già, Masi San Giacomo, sede della Giacomense, onesto club di serie D e Lega Pro presieduto fino a quattro stagioni fa da Walter Mattioli, 64 primavere e un mancino “alla Mariolino Corso” nei campi dilettantistici. Oggi Mattioli è il proprietario della Spal, dopo 25 anni a capo della Giacomense: il suo motto? Nella vita tutto si ottiene, basta aspettare. Così tre anni fa dalla fusione tra Giacomense e Real Spal era risorta la S.P.A.L. 2013.

Walter Mattioli, presidente della Spal
Walter Mattioli, presidente della Spal
Lavoro e attesa

L’attesa. Come quella della serie B: durata 23 anni e riassaporata dopo la vittoria del girone B di Lega Pro e ben cinque presidenze in un ventennio. I tempi di Bigon, Pasetti, Bosdaves, Pezzato, idoli di Mattioli, sono lontani, ma i sogni di massima serie hanno accorciato le distanze e avvicinato i tifosi alle tribune del “Mazza”. Stadio pieno, quarto posto a 24 punti e una città che è tornata a tingersi dei colori biancoazzurri. Eppure  la fine di una società fondata nel 1907, con 21 campionati in serie A, campioni del calibro di Capello, Bagnoli e Reja consegnati alla storia del nostro calcio non era mai stata vicina come nel 2013. Una storia “oltraggiata”, come l’ha definita lo stesso Mattioli, e difesa con una promessa: mai più. I Colombarini, padre e figli, hanno gettato le basi della rifondazione. Mattioli li ha seguiti e affiancati: il nuovo campo sintetico del Centro Sportivo, riammodernato in estate al costo di un milione di euro, è il manifesto della green economy estense.

Leonardo Semplici, prima esperienza da allenatore in B
Leonardo Semplici, prima esperienza da allenatore in B
Regole? Poche ma Semplici

Il calciomercato, vero, non è stato affatto da matricola. Antenucci e Cerri in attacco, Arini e Schiattarella in mediana e Del Grosso e Cremonesi per la difesa, uniti all’arrivo di Meret tra i pali, hanno rappresentato una chiara dichiarazione d’intenti: non sarà un anno di passaggio. L’avvio non è stato dei più semplici: ko a Benevento. Ma figurarsi se Leonardo Semplici, allenatore dei biancazzurri dai trascorsi poco gloriosi come difensore nelle leghe semi-professionistiche e dal curriculum in panchina radicato in Toscana, passando anche per le giovanili della Fiorentina, poteva lasciarsi impressionare da uno scivolone alla “prima”: basti pensare che la sua avventura era partita con una contestazione della tifoseria dopo la sconfitta contro la Carrarese.

Dal suo arrivo a Ferrara, quasi due anni fa, il mondo biancazzurro è completamente cambiato, con una squadra in grado di mutare radicalmente pelle nei tre mesi finali dello scorso campionato e di proseguire in quest’annata un cammino esaltante iniziato la scorsa stagione. Fiorentino, classe 1967, Semplici è un toscanaccio nell’accezione più profonda e positiva. Lo raccontano come una persona schietta, pronta al dialogo, sempre disponibile al confronto, che sa comunicare, che accetta le critica, ascolta e spiega calcio. Con un maestro nel destino: Serse Cosmi, oggi sulla panchina del Trapani che la Spal sfiderà lunedì sera al “Provinciale”. Semplici è arrivato in B vincendo in tutte le categoria partendo dall’Eccellenza: Sangimignano (dall’Eccellenza alla D), Figline (dall’Eccellenza alla D e poi alla Seconda Divisione e infine alla Prima), Spal dalla Lega Pro alla B.

spal-antenucci

Orgoglio italiano

Italians do it better? Chissà, intanto a Ferrara ci credono. Il club spallino è infatti l’unica squadra della Serie B a non aver nessun giocatore straniero in rosa. Una vera rarità nel calcio di oggi: una mosca bianca in un calcio sempre più multietnico, con un’età media di 25,4 anni in rosa. Si va dall’incoscienza di Cerri, Pontisso, Bonifazi e Meret alle 122 reti sparse tra calcio italiano e inglese di Mirco Antenucci: un mix che sin qui ha fruttato 24 punti in classifica, di cui ben 16 maturati in 7 incontri al “Mazza”, palcoscenico severo ma affascinante e stimolante: si respira aria di storia, che il club di patron Mattioli rinnova ogni volta che si gioca in casa, con accoglienze speciali per ex indimenticabili come Reja, Cancellato, Pari e Capello.

E in stand-by, tra i tanti giovani, c’è un capitolo che attende di essere scritto: quello legato a Alberto Picchi, prestato alla Spal dall’Empoli ma rimasto sin qui sempre fuori dalle rotazioni di Semplici. Il cognome non vi dice nulla? Il fratello di suo nonno ha vestito la maglia della Società Polisportiva Ars et Labor all’inizio degli anni ’60. Si chiamava Armando Picchi, e avrebbe fatto le fortune della Grande Inter. Con l’esordio di Alberto in B, allora sì che la storia sarà ritornata.

spal-1965

“A n’en gnancora vint nient“

Esempio estense…da estendere. Dove nasce il Delta del Po, fioriscono anche talenti. In un’epoca in cui si dice che vanno tutelati i vivai e la scuola italiana, per rivitalizzare il nostro calcio, quello della Spal è dunque un esempio da citare. Gli uomini di Semplici sono reduci da 3 vittorie consecutive (7 in 13 gare complessive) che consentono alla gloriosa società biancazzurra di attestarsi in piena zona playoff: grazie alla vittoria per 3-2 sul Brescia è maturato l’aggancio al Benevento in quarta piazza, a soli tre punti dal Frosinone che oggi vale la promozione diretta in serie B. Gli Over 50, scorrendo la classifica di B, potrebbero avere un sussulto al cuore: come quello che coinvolge i tifosi del “Mazza”, che ancora oggi sfogliano l’album dei ricordi e un palmarès in cui rientra il primo posto nel campionato di Serie B 1950-1951, oltre ad una Coppa Italia di Serie C, una Supercoppa di Lega Pro ed una Coppa dell’Amicizia italo-svizzera. Ma, come si dice a Ferrara, si sogna fino al venerdì, perché nel weekend c’è sempre da lottare. Il motto che rimbalza la dice lunga: “A n’en gnancora vint nient“. Non hanno vinto niente. Ma hanno ritrovato i fasti della Società Polisportiva Ars et Labor.

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