Sono quelli che segnano. Come i cavalli che arrivano di rincorsa al Palio di Siena, quando entrano in campo hanno la stessa fame. Perché sono consapevoli di avere la possibilità di far cambiare idea all’allenatore in quei pochi minuti che vengono concessi dal tecnico. Sono i bomber di scorta, i panchinari – costretti a una vita di riscaldamento a bordo campo per pochi scampoli di match – che fanno il loro mestiere di attaccanti, ma che hanno la sfortuna di avere davanti gli intoccabili.

Oggi raccontiamo la storia di quattro di loro: Manolo Gabbiadini, Kevin Lasagna, Simone Zaza e Leonardo Ulloa. Uno di loro ha vinto lo scudetto (soprattutto grazie a una sua rete, determinante), un altro potrebbe conquistarne uno storico (e con una doppietta non ha fatto rimpiangere Vardy); il ‘Gabbia’ forse dovrà emigrare per trovare lo spazio che merita, avendo davanti un mostro sacro come Gonzalo Higuain. Lasagna, al primo anno di serie A, sta cercando di firmarne un’altra di impresa: salvare in Carpi dalla retrocessione immediata.

gabbiadini

MANOLO GABBIADINI

Il Napoli lo ha preso per fare da ‘vice’ a Higuain. Ma neanche Maurizio Sarri pensava che il Pipita avrebbe messo in fila un gol dietro l’altro, partita per partita. Siamo a 30, con la possibilità di superare lo storico record di Angelillo (35). Manolo Gabbiadini ha vissuto un anno difficile, ai margini proprio per ‘colpa’ della precisione chirurgica dell’argentino in zona gol.

Una vita a far gol, tanto da meritarsi pure la chiamata di Antonio Conte per la Nazionale. La Juventus che lo nota e lo prende a metà, ma poi lo lascia andare al Napoli. È il 5 gennaio del 2015: i partenopei lo pagano 12,5 milioni di euro. Higuain ha ancora alti e bassi in quel periodo, l’italiano mette dentro otto gol in 20 partite. E sogna una stagione da protagonista, ma Sarri tra le mani si ritrova il gioiello Gonzalo e Manolo finisce inesorabilmente in panca.

Deve approfittare delle rarissime assenze del Pipita o di qualche sostituzione per farsi vedere. Il suo palcoscenico diventa l’Europa League, dove segna quattro gol in sei gare. Vero che le statistiche lo indicano come 22 volte in campo nel 2015-2016, ma sono quasi tutti spezzoni. Il 20 settembre segna contro la Lazio, ma per esultare di nuovo deve attendere il 10 gennaio del 2016 nel 5-1 al Frosinone. Sfrutta al meglio i tre turni di squalifica di Higuain per incrementare il suo bottino e prendersi gli applausi del San Paolo: il 10 aprile gol al Verona, il 19 doppietta al Bologna in casa. Sono gol pesanti per il secondo posto, non per il titolo che finisce alla Juventus.

La sua dote principale? I calci piazzati. Ma anche in questo caso, a Napoli, la concorrenza è feroce con un certo Insigne che si è messo a segnare proprio su punizione.

SIMONE ZAZA

Dopo un lungo tiro e molla tra Sassuolo e Juventus arriva in bianconero in questa stagione. In un attacco che conta su Dybala, Morata e Mandzukic. Si capisce presto che Simone Zaza sarà il quarto e, a gennaio, pare potersi trasferire per trovare spazio e non perdere gli Europei con Antonio Conte. Rimane, invece, alla Juve pur essendo chiuso da quei tre. Del resto, Beppe Marotta gli ha fatto firmare un quinquennale e, nel nome dei calciatori italiani che la Juve cerca di arrivare sempre in abbondanza in rosa, è un nome pesante questo.

Il 23 settembre la sua prima rete in bianconero contro il Frosinone. Una settimana dopo firma pure la ‘prima volta’ in Champions League nel 2-0 al Siviglia. Ci si comincia a domandare se Zaza potrà insidiare i titolari. Ma è in Coppa Italia, in realtà, che trova spazio, segnando una doppietta nel 4-0 al Torino. Piace ai tifosi e ad Allegri per la grinta e il temperamento, cose che spesso gli costano anche le ire degli arbitri.

Il meglio, in campionato, deve ancora venire e naturalmente arriva da subentrato. Sfida scudetto al Napoli, allo Stadium, il 13 febbraio del 2016, partita bloccata sullo 0-0. Allegri lo inserisce e lui, all’88’, trova il guizzo vincente che lo fa entrare di diritto tra i protagonisti del quinto titolo consecutivo della Signora. Non solo: questa è anche la 15esima vittoria consecutiva in campionato per Buffon e compagni.

Qualcuno lo paragona a Josè Altafini, che si era specializzato nei gol da subentrato. Ma l’italo–brasiliano era a fine carriera, quando iniziò a fare reti pesanti con la maglia della Juventus, Simone è solo all’inizio. Certo, davanti ha Dybala (16 reti) e Mandzukic (10), oltre a Morata che, però, potrebbe partire.

Il Carpi festeggia la sua prima promozione in Serie A.

KEVIN LASAGNA

Semi sconosciuto ai più, classe 1992, rischia di diventare il simbolo del Carpi salvo. È il giocatore che più è entrato dalla panchina in tutta Europa (26 volte), ma è anche il bomber che risolve le situazioni scottanti a Castori. L’ultimo contro l’Empoli per un 1-0 assolutamente fondamentale. Il debutto in serie B, con la maglia dei modenesi, è datato 13 settembre 2015. Nella serie cadetta, anche con i suoi gol, regala al Carpi una storica promozione in serie A.

Nella massima serie, però, difficilmente gioca titolare. In questo caso, però, non è tanto una questione di avere titolari più forti, ma una precisa scelta da parte dell’allenatore che gli ha cucito addosso proprio il ruolo di guastatore nell’ultima mezzora. Da ricordare il primo gol in serie A, il 24 gennaio del 2016, quando al ’92’ permette ai suoi compagni di pareggiare contro l’Inter 1-1. Al momento, sono cinque le reti messe a segno, come l’anno di B, ma in un campionato decisamente più difficile e contro difese arcigne. Lasagna si è attirato gli occhi delle grandi e potrebbe fare il grande salto.

Certo, in una big, Kevin si troverebbe davvero davanti degli intoccabili. Ma se non altro sarebbe già abituato alla gavetta, ai lunghi riscaldamenti a bordo campo. E chissà, a risolvere situazioni ingarbugliate.

LEONARDO ULLOA

Non c’è Jamie Vardy, punta di diamante del Leicester di Claudio Ranieri? Niente paura, ci pensa Leonardo Ulloa. La sua doppietta contro lo Swansea rischia di essere quella decisiva per la prima storica Premier League da parte dei Foxes. L’argentino, contrariamente agli altri tre attaccanti di scorta, non è giovanissimo: ha 30 anni. Ma questo 2016 è l’anno della consacrazione, pur essendo ‘soltanto’ il cambio naturale di Vardy, che ha messo dentro 22 reti in questa stagione. Intendiamoci, Ulloa pure nel primo anno in Premier aveva contribuito eccome alla salvezza delle ‘Volpi’, con 11 reti complessive. L’esplosione di Vardy lo ha però relegato al ruolo di esperto cambio.

Come per Gabbiadini, ha dunque dovuto approfittare della squalifica del titolare per segnare reti di una pesantezza pazzesca. Ma alcune impennate c’erano già state, molto spesso affiancato a Vardy quando il Leicester doveva assolutamente forzare la porta avversaria, Ulloa già il 21 novembre dello scorso anno aveva messo la sua firma in casa del Newcastle. Ha segnato poi a tempo scaduto, lo scorso 17 aprile, in uno spettacolare 2-2 contro il West Ham. Poco importa che sia stato dagli undici metri.

Ulloa è il calciatore che tutti vorrebbero avere. Non polemizza per la panchina, si fa trovare pronto appena serve il suo apporto. Ha doti importanti, come i 190 centimetri che gli permettono di dire la sua in area di rigore. E’ il classico panchinaro che non fa rimpiangere il titolare.

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