Quattro quattro due, a volte tre cinque due, ma non è il modulo che importa. L’importante è esserci, alle semifinali di Champions, tanto meglio se ci arrivi imponendo il tuo gioco. Per il Bayern, il Barca e il Real si tratta di un obbligo istituzionale, un modo di intendere la vita, prima ancora che il calcio. La Juventus, vera sorpresa della Champions, si adegua, impone quando può. Quando non riesce stringe i denti e si rintana indietro, aspettando tempi migliori. Ma a chi si ispirano gli allenatori delle semifinali di Champions? Chi sono stati i loro mentori quando giocavano e a chi hanno “rubato” i loro segreti?

April 22, 2015 - Montecarlo, Monaco - Juventus coach Massimiliano Allegri during the Uefa Champions League quarter final football match JUVENTUS - MONACO on 22/04/15 at the Stade Louise II in Montecarlo, Monaco. Copyright 2015 Matteo Bottanelli Monaco vs Juventus PUBLICATIONxINxGERxSUIxAUTxONLY - ZUMAn230 April 22 2015 Monte Carlo Monaco Juventus Coach Massimiliano Allegri during The UEFA Champions League Quarter Final Football Match Juventus Monaco ON 22 04 15 AT The Stade Louise II in Monte Carlo Monaco Copyright 2015 Matteo  Monaco vs Juventus PUBLICATIONxINxGERxSUIxAUTxONLY ZUMAn230

Ancelotti è il più esperto dei quattro, e probabilmente il più contaminato da due scuole di pensiero molto forti, che negli anni ’80 hanno rivoluzionato il calcio. Il primo è Niels Liedholm, il barone che per primo sfidò i dogmi della marcatura a uomo alimentando l’epopea della zona; il secondo è ovviamente Arrigo Sacchi con il quale ha vinto tutto e imparato ancora di più. Di Liedholm e Sacchi, Ancelotti è stato allievo intelligente e non pedissequo. Ha preso il meglio dai loro insegnamenti ma non l’intransigenza, mettendo al centro dei suoi progetti sempre e comunque un giocatore, e che giocatore. Oggi, il suo Uomo Vitruviano, è Cristiano Ronaldo, uno che con Sacchi forse non sarebbe andato troppo d’accordo, ma che di Ancelotti ha detto “È stato il mio migliore allenatore, uno che sa parlare con i giocatori e prendersi il meglio da loro“.

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Pep Guardiola ha vinto meno di Carletto il grande ma solo perché la sua carta di identità dice 1971, con un anno sabbatico tra le imprese catalane e le campagne bavaresi. Pep ha reinventato il calcio, ma se è vero che da qualcuno devi imparare è inevitabile che il paragone cade sul Dream Team di Hendrik Johannes Cruijff, detto Johan. Di quel Barcellona Pep era un punto di riferimento, il cervello e la geometria. Quella squadra puntava su tre giocatori avanzati unici nel loro genere. Il bello (Laudrup), il brutto (Romario) e il cattivo (Stoichkov). Una squadra innerbata di baschi e che sopperiva alle carenze sui calci piazzati lasciando tre giocatori nella metà campo avversaria pronti a colpire. Il Bayern di Guardiola è la quintessenza di quella squadra. Sostituite i baschi con i palleggiatori spagnoli, ma il modo di occupare il campo, di dominarlo, è assolutamente identico, anche a 20 anni (e più) di distanza.

A Barcellona c’è Luis Enrique che di Cruijff è stato allievo, ma per poco tempo. Da lui ha imparato la filosofia Barcellona e a lui si deve, probabilmente, il modo di stare in campo dei tre marziani davanti. Solo che Suarez, Messi e Neymar non temono paragoni storici di qualsivoglia livello, e sono ad un passo dal poter essere considerato il più forte tridente d’attacco mai visto su un campo di calcio. Non era la classe che mancava al Barcellona, e perciò al buon Luis, che a Roma aveva vissuto una stagione non proprio esaltante, ma comunque preludio del buon lavoro fatto negli anni a seguire da Garcia (perché non tutto è da buttare). Luis Enrique ha lavorato sullo spirito di squadra, sul concetto di “non guardare in faccia a nessuno” regalando panchine e rimproveri a tutti, Messi e Suarez compresi, in momenti molto delicati della stagione. In questo, Enrique, ricorda molto un altro suo ex allenatore: Radomir Antic, l’ultimo a vincere lo scudetto all’Atletico prima di Simeone e allenatore non proprio rimpianto del Barca primi anni 2000. Ma da lui Luis Enrique dice di aver appreso tantissimo, circa la gestione del gruppo.

FC Barcelona Barca s coach Luis Enrique Martinez (r) and Daniel Alves during La Liga match.January 11,2015. PUBLICATIONxINxGERxSUIxAUTxPOLxDENxNORxSWExONLY (2015011166) FC Barcelona Barca s Coach Luis Enrique Martinez r and Daniel Alves during La League Match January 11 2015 PUBLICATIONxINxGERxSUIxAUTxPOLxDENxNORxSWExONLY

E Allegri? Beh, se Max non ha avuto tra i suoi allenatori delle leggende del calcio mondiale, chiedete a qualcuno di Pescara chi è leggenda, da quelle parti. Vi risponderanno con un nome epico: Giovanni Galeone, inventore e profeta della zona. Dedito al culto dell’attaccare sempre e comunque, anche quando giochi con il Milan e sei in vantaggio per tre a zero (tratto da una storia vera). Galeone ha sempre affermato di aver avuto due allievi prediletti, Gasperini e Allegri, ma che Max era più matto, più vicino a lui. Strano, perché guardando questa Juve, sembra il trionfo della razionalità e del calcio. Ma Allegri, finora, ha sempre affrontato, alla guida dei bianconeri, squadre meno forti della sua. Ora che la Juventus non ha più nulla da perdere, è arrivato il momento di dimostrare la sua sana “follia”. Perché Galeone se la giocherebbe, anche allenando il Pescara contro il Real Madrid. E tu cosa farai Max?

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