Un gol da museo del calcio. La magia con la quale Luis Alberto ha aperto le marcature nel pokerissimo della Lazio sul campo della SPAL è stato il dolce più pregiato pescato dalla Serie A nella calza dell’Epifania. In grado di unire eleganza, geometria e poesia. Una palla che spiove sulla trequarti, lo sguardo fisso con il pallone e un controllo orientato che disorienta un avversario, poi il controllo di suola per evitarne altri due, sbilanciati dalla bellezza di un gesto tecnico fuori dal comune. Laddove il 99% dei suoi colleghi avrebbe calciato al volo o stoppato per ragionare sul da farsi, il 25enne spagnolo ha preferito osare: missione riuscita, con tocco preciso a battere Gomis. Una giocata che ai nostalgici ha ricordato una rete simile, realizzata da Zinedine Zidane in uno Juventus-Ajax del 1997. Questa volta Luis è andato oltre: Zizou infatti controllava una palla rasoterra, il fantasista della Lazio ha dovuto addomesticarla in volo.

La riscoperta dell’eleganza

Tocchi verticali, testa alta e concretezza. Il Luis Alberto 2.0 in casa Lazio non è più quel talento impaurito della scorsa stagione, incapace di dare una direzione e una svolta alle sue qualità, emerse solo in parte nel finale di stagione. La seconda parte del 2017 ha messo in luce un calciatore versatile, in grado di coprire gli ultimi 40 metri di campo da seconda punta, trequartista, mezzala e all’occorrenza anche playmaker. Un riscatto arrivato anche “grazie” alla partenza di Keita in direzione Montecarlo e all’infortunio che ha tenuto a lungo fuori dai giochi Felipe Anderson. Già, proprio il ko del numero 10 brasiliano, paradossalmente, ha permesso a Luis di vivere con meno frenesia e pressioni inferiori il suo ruolo nel 3-5-1-1 di Simone Inzaghi, cucito sulle sue spalle e su quelle di Ciro Immobile. Un abito che piace e funziona, come il quarto posto (con una partita da recuperare) in serie A e il secondo miglior attacco alle spalle della Juventus raccontano.

Formello e famiglia

I meriti di questa rinascita? Da dividere equamente tra calciatore, società e famiglia di Luis Alberto. È infatti anche grazie al sostegno della moglie Patricia e della loro figlioletta Martina, sempre presenti sugli spalti dello stadio Olimpico, che il calciatore originario di San José del Valle, Andalusia, ha allontanato dalla propria mente uno spettro che si era generato e stava prendendo concretezza un anno fa, di questi tempi: l’addio prematuro al calcio giocato. Capita quando disponi di un potenziale così elevato ma non riesci a tradurlo in emozioni e qualità, per te,  i tuoi compagni e il tuo tifo. Un’ipotesi nefasta, allontanata grazie anche a Simone Inzaghi e alla vicinanza del ds della Lazio Igli Tare, riferimenti immancabili nella sua quotidianità. Infine di Juan Campillo, esperto in ‘coaching’ sportivo che ha lavorato sulla sua mentalità. Da oggetto misterioso, con la sensazione di non aver mantenuto le promesse accese negli anni in Liga, tra Deportivo La Coruña e Malaga, ad architetto della Lazio. E chissà, anche della Nazionale spagnola che guarda ai Mondiali 2018: già, perchè a novembre è arrivata la chiamata del Ct della Roja Lopetegui. Una convocazione che gli mancava da più di 4 anni. 5 febbraio 2013: prima e ultima chiamata con l’Under 21.

Quanto vale Luis Alberto?

È la domanda che gli operatori di mercato di mezza Europa si stanno ponendo in vista della prossima estate. Già, perché non è semplice quantificare il valore di un calciatore che in pochi mesi è passato dal dimenticatoio alle copertine, eguagliando già a metà stagione i suoi personali record fissati in Liga con il Deportivo de La Coruña nella stagione 2015/16. Una crescita inimmaginabile forse anche per il diretto interessato, che fino a 12 mesi fa ancora non era in grado di capire che, con quei piedi, poteva fare la differenza in ogni momento. Un difetto ammesso dallo stesso calciatore.

Facevo cose buone per 20 minuti poi scomparivo. Credo di aver buttato via 2/3 anni della mia carriera

Il Barcellona lo ha già visionato quest’anno in ben tre occasioni: può essere un’idea per l’estate, quando sarà tempo di decifrare il futuro di un totem blaugrana come Iniesta. E allora sarà tempo di dare una quotazione a un calciatore che per unicità oggi appare quasi inestimabile: per Lotito, patron della Lazio, si potrà iniziare a ragionare dai 40 milioni in su.

La Lazio lo blinda

Nessun braccio di ferro, ma la voglia di rendere Luis Alberto un patrimonio economico oltre che tecnico. In quest’ottica la Lazio mira al prolungamento e all’adeguamento del contratto del suo numero 18, in scadenza nel 2021. Tanti anni? No, se parliamo di calcio e legami.  A confermare la trattativa è stato l’agente del calciatore, Alvaro Torres:

È possibile che molto presto ci incontreremo con il club per analizzare un rinnovo di contratto. La Lazio è contenta di lui e lui della Lazio

La strada da fare con la Lazio potrebbe essere ancora tanta. Luis Alberto ha ufficialmente ripreso quel cammino avviato a 12 anni, quando con i genitori percorreva ogni giorno 240 chilometri tra andata e ritorno, cinque giorni su sette, per raggiungere i campi del Siviglia e allenarsi. Con vista sulle vette d’Europa.

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