È sempre la solita storia. Roma vive di eccessi e di carica emotiva che la rendono spesso vittima di se stessa. Non c’è stagione che passi senza traumi, scossoni o un danno da riparare. Lo scorso anno si è andati avanti sino a Natale: Garcia sì, Garcia no. Un balletto snervante che ha coinvolto dirigenza americana, ds Sabatini, calciatori simbolo, squadra e tifoseria su posizioni contrapposte, ma spesso intercambiabili. La musica si è fermata con l’arrivo di Spalletti, che apparentemente ha messo tutti d’accordo con i risultati: girone di ritorno con i fiocchi, qualificazione in Champions ipotecata e il rammarico di non aver operato prima il cambio in panchina così da non concedere vantaggi alla rimonta della Juventus. E invece…

totti

Il tempo del rammarico, però, è durato poco perché la nuova stagione si è subito aperta con il rebus-Totti: il totem di cui la Roma continua a essere un po’ in balia, sempre in bilico tra rispetto, reverenza e la consapevolezza di dover guardare avanti, al futuro ormai imminente che vede il Pupone più funzionale dietro una scrivania. Il rebus, però, a sorpresa è stato sciolto in fretta (almeno a questo giro): un’altra stagione in calzoncini e poi via libera a una nuova vita in società. Quindi è toccato a Pjanic e al grande tradimento consumato rapido come lo strappo di un cerotto: il bosniaco ha detto sì agli acerrimi rivali della Juventus con buona pace dei tifosi, ma anche con adeguato ristoro per le casse societarie.

Il seguito è la cronaca di un calciomercato non del tutto convincente, in attesa dei fondi della Champions (che non arriveranno), nel quale non solo non è arrivato il sostituto di Pjanic, ma si è portata avanti l’ennesima rivoluzione difensiva e optato per la conferma in blocco del reparto d’attacco con l’equivoco-Dzeko in un modulo che non prevede prime punte. La conseguenza è in questo avvio con il freno a mano inserito: prima l’andata del preliminare con l’1-1 strappato a Oporto con il coltello tra i denti per l’espulsione di Vermaeleen, poi il 4-0 sull’Udinese all’esordio in campionato, frutto più del caso e di qualche errore della terna arbitrale, quindi il tracollo all’Olimpico nel ritorno di Champions con il 3-0 dei portoghesi favorito anche da altre due espulsioni giallorosse (De Rossi e Emerson), infine il 2-2 subito in rimonta contro il neo-promosso Cagliari.

Risultato: ennesimo psicodramma romanista, all’alba di un’altra stagione, con scricchiolii interni allo spogliatoio piuttosto nitidi. Prima la decisione di Spalletti di togliere i gradi di capitano a De Rossi dopo la sciocchezza in Champions, quindi i mugugni per una difesa che fatica a compattarsi e rendersi impermeabile anche a causa dei continui cambi a cui è sottoposta. Juan Jesus, Mario Rui, Vermaeleen, Fazio, Seck, Bruno Peres e il portiere Alisson sono i volti nuovi di una retroguardia che ha confermato i soli Manolas ed Emerson, riottenuto Szczesny dopo il prestito dello scorso anno, fronteggiato gli infortuni gravi di Rui e Rüdiger e già incassato 6 gol in 4 partite. Decisamente troppi per una formazione con ambizioni scudetto.

strootman

A questo punto, però, la sosta capita a proposito per calmare le acque, ricalibrare le ambizioni stagionali e provare a chiudere al meglio un mercato dal quale reperire ancora qualche tassello. La Roma non può perdere troppo tempo alla ricerca di una nuova quadratura e comunque i lati positivi in questo avvio non sono mancati: Strootman sembra tornato sui suoi livelli abituali, Nainggolan è sempre più leader, Perotti è imprescindibile e Salah-El Shaarawy possono continuare ad andare a nozze nel dinamico attacco di Spalletti. A questo punto, però, al tecnico toscano è richiesta un’opera da fine psicologo: deve spingere il gruppo al salto di qualità, cancellare le scorie lasciate da un avvio difficile e da un punto di vista tattico dovrà aumentare la copertura della retroguardia e affinare i meccanismi. Il tempo non manca, ma i giallorossi d’ora in avanti non potranno permettersi di snobbare alcun impegno, a cominciare proprio da quell’Europe League nella quale l’esempio del Siviglia dovrà pur servire a qualcosa.

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