Un finale di stagione come l’ultimo vissuto dalla MotoGp sarà difficile da dimenticare o lasciare alle spalle senza colpo ferire. Veleni, polemiche, diffuso senso di ingiustizia e più di una storia senza lieto fine all’interno dello stesso racconto. Su tutte quella di Valentino Rossi, il campione 37enne, tornato leone pronto a ringhiare e a impadronirsi del decimo Mondiale di una carriera infinita, disarcionato a un passo dal traguardo proprio da chi, tra gli altri, aveva mostrato di avere il talento e la fame per avvicinarsi a lui. Almeno sino a quando Marc Marquez non ha deciso di ergersi a protagonista di una contesa, quella per il titolo, che lo vedeva da tempo fuori dai giochi.

yamaha

Da contendente, ormai lontano in classifica, si è trasformato in arbitro decidendo la sfida tutta Yamaha tra il Dottore e il compagno Lorenzo. E il paradosso di vedere due Honda (contando anche il compagno e connazionale Pedrosa) impegnarsi così a fondo per far trionfare la moto rivale (dello spagnolo Lorenzo) è forse l’immagine di una stagione avvincente conclusasi in modo assurdo. Marquez sarà dunque riuscito nel suo intento, ma non uscendo di certo indenne dal polverone mediatico che ne è conseguito. Il danno di immagine è difficile da riparare e guardando alle gare la storia di Valentino insegna che chiunque abbia provato a sbarrargli la strada, con le buone o con le cattive, ne sia uscito puntualmente con le ossa rotte. In termini sportivi s’intende.

Non è un caso quindi che, sin dall’avvio delle prove in Qatar, Rossi non abbia perso tempo per mettere le cose in chiaro. Lui non dimentica e non si sente vecchio pure alla vigilia della sua 21esima stagione da professionista: una “primavera” in più fa poca differenza e la M1 continua a essere la moto più affidabile del circuito. Ne vedremo delle belle, insomma e c’è curiosità soprattutto rispetto alle novità introdotte in vista della nuova stagione. Due su tutte potrebbero aumentare l’imprevedibilità: il cambio di fornitore di gomme (Michelin ha preso il posto di Bridgestone), ma soprattutto l’obbligo di software unico; se fino all’anno scorso ciascuna Casa motoristica sviluppava la propria elettronica, in questo gli organizzatori hanno scelto di ridurre gap in pista e spese di gestione uniformando la dotazione.

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Guardando infine alle forze in gioco, detto del ruolo di favorita della Yamaha di Rossi e Lorenzo, che si conferma affidabile e dalla tenuta solida (con lo spagnolo un po’ più avanti del numero 46 nella preparazione), alle spalle arranca la Honda di Marquez e Pedrosa, ancora alle prese con problemi di tenuta del motore (il 4 cilindri sembra essere ancora troppo irruento e va domato a livello di tenuta); cresce invece a vista d’occhio la Ducati di Dovizioso e Iannone, sempre imprendibile sul lungo e con un’elettronica che sembra poter regalare il salto di qualità. Quanto alle altre, c’è curiosità per il ritorno dell’Aprilia e, restando in orbita tricolore, anche per la crescita di Danilo Petrucci con la sua Pramac.

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