I cinque gol (a zero) dell’Atalanta a Marassi sono un po’ la pietra tombale su una stagione che, dalla vittoria con la Juventus in poi, è stata disastrosa per il Genoa. Enrico Preziosi va alla deriva insieme alla squadra che si salverà solo perché questo campionato di serie A ha tre squadre mediocri, che batteranno il record negativo di punti alla 38esima giornata. È sufficiente?

No, la Curva Nord lo ha chiaramente manifestato proprio mentre Gasperini – l’ex, toh – prendeva a schiaffi la storia rossoblù. Preziosi da qualche mese fa sapere che è pronto a farsi da parte: “Accontenteremo i genoani. Vogliono che non ci sia io? Allora verrà qualcun altro. E se verrà qualcuno, buona fortuna, io continuo ad andare avanti. Ma cercherò di accontentarli, sarà poi il tempo a giudicare”.

Il tempo, vero. Che permette all’imprenditore dei giocattoli di essere comunque ancora considerato uno dei migliori presidenti del Genoa. Un presidente che, però, troppo spesso ha considerato proprio il Grifone un giocattolo, da smantellare e ricostruire ogni anno, due volte all’anno. A giugno e poi nel mercato di riparazione. Troppo per chi c’è in panchina, per chi c’è in campo e per chi sta in curva. Il patto fiduciario ormai si è rotto, i tifosi non accettano più Preziosi. Quegli stessi tifosi che qualche anno fa avevano obbligato i giocatori a togliersi la maglia perché indegni di indossarla. Questa volta vanno oltre, direttamente nella stanza dei bottoni. Vogliono che a cadere sia la testa del proprietario. Ma questo Genoa a chi può andare in mano?

Alejandro Gomez a segno in Genoa-Atalanta 0-5

In epoca più o meno recente, la squadra rossoblù ha vissuto autentici drammi – non solo la retrocessione – presidenti che si sono arresi come Spinelli, che hanno malmenato la Società come Dalla Costa e Scerni. Altri numeri uno sono stati amati e poi odiati: Berrino e Fossati, per esempio. La gente del Genoa è passionale, è stanca di stagioni in cui non si raggranella nulla e, quando succede, non si va in Europa per questioni che esulano dai risultati calcistici (con Preziosi è accaduto anche questo).

Il Genoa è in cattive acque, pure finanziariamente. Al 31 dicembre 2015 aveva 69,7 milioni di ricavi e 92,8 milioni di costi, 24,4 milioni di plusvalenze e un risultato netto negativo di 10,5 milioni. I debiti netti erano di 76,3 milioni di euro, il patrimonio netto pari a -8,8 milioni. Preziosi ha versato dieci milioni di euro, evitando l’obbligatorio aumento di capitale previsto dal codice civile quando le perdite superano il terzo del capitale sociale. Al 31 dicembre 2016, grazie alle plusvalenze dovute alle cessioni di Perotti e Mandragora, dovrebbero esserci delle correzioni. Le plusvalenze per le cessioni di Pavoletti e Rincon, invece, andranno conteggiate nel 2017. Con una situazione di bilancio critica, chi si prenderà l’onere di rilevare il Genoa da Preziosi? L’uomo che, comunque, negli anni ha ricapitalizzato per 157 milioni di euro. Ma che adesso naviga a vista. ‘Milano Finanza’ fa notare come entro la fine di giugno Preziosi dovrebbe liquidare il socio cinese ‘Ocean Gold Global’, ossia Michael Lee, l’uomo che corse sotto la gradinata genoana a Reggio Emilia, versandogli tra i 108 e i 110 milioni di euro. Sostituendolo con un altro socio, forse italo–americano.

Preziosi vattene

E ancora: Preziosi dovrà affrontare il debito di 70–80 milioni di euro, fatto a suo tempo con Carige, all’epoca della gestione Berneschi. La banca pretende un rientro a breve. I debiti ci sono pure con l’Erario: 40 milioni residui. Insomma, non è proprio una situazione idilliaca per rilevare la Società, a meno che non arrivi qualche munifico tycoon. Prima di tutto, Enrico Preziosi dovrebbe uscire davvero allo scoperto, dicendo quanto valuta oggi il Genoa Spa. Perlomeno a chi è interessato (ma c’è qualcuno?). La Società fa parte della Fingiochi, holding che controlla tutte le altre società di Preziosi.

Ricapitolando: Preziosi–tifosi è muro contro muro. La squadra in campo è penosa. All’orizzonte non ci sono compratori e le contestazioni della piazza non aiutano. Preziosi può restare, ma a quali condizioni? Un anno da separati in casa, con la curva vuota? A quel punto, sarebbe difficile anche la salvezza visto che proprio Marassi è l’uomo in più. C’è chi dice che il patron punti proprio alla B, per servirsi del famoso paracadute. Negli occhi rimangono le scene di Genoa-Atalanta: i tifosi che seguono gli ultimi minuti con le spalle rivolte al campo. Gli striscioni: ‘Il Genoa non ha padroni’, ‘Il Genoa è dei genoani‘. Il lenzuolo bianco con la faccia di Preziosi e il simbolo del divieto. Divieto. O forse senso unico.

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