Boring, boring Serie A? L’adagio spesso accompagnato oltremanica negli ultimi anni al massimo campionato italiano, vinto nelle ultime sei stagioni dalla Juventus, rischia concretamente di accompagnarsi alla Premier League edizione 2017/2018. Il “mandante” sull’assassinio del campionato a due turni dal giro di boa è Pep Guardiola, gli esecutori giocano a Manchester e vestono la maglia del City.

Dica 15

Il numero 15, nella smorfia, tanto in voga in quella Napoli calcistica gradita all’allenatore catalano (chi non ricorda i complimenti smielati rivolti a Sarri e la sua truppa in tempi recenti, in particolare a cavallo dei successi su Mertens e compagni in Champions League?) indica “o’guaglione“. Appunto, il ragazzo: già, perchè i Citizens, oltre ad avere qualità, hanno dalla loro un’età media relativamente bassa, 27 anni, che passa per i 20 anni di Sanè e i 21 di Gabriel Jesus, stelline di qualità internazionale che affiancano il già elevato tasso tecnico di De Bruyne, Sterling, David Silva e Aguero. 15 sono però anche le vittorie consecutive infilate dal 26 agosto ad oggi dal team di Guardiola: non accadeva dai tempi dell’Arsenal, detentore di 14 successi di fila a cavallo tra le stagioni 2001/2002 e 2002/2003. In Premier League solo l’Everton (1-1 al City of Manchester Stadium) è riuscito a rosicchiargli punti, mentre in Europa l’unica squadra che ha avuto ragione degli inglesi è stato lo Shaktar Donetsk in quel di Kharkiv. Sconfitta indolore, con Otamendi e compagni saldamente in vetta al girone.

L’estate dei 200 milioni

Che per il Manchester City, oggi primo con 49 punti dopo 17 partite, non sarebbe stata una stagione come le altre lo si era inteso dagli investimenti in sede di calciomercato estivo: quasi 250 milioni di euro per comprare Walker, Mendy, Danilo, Ederson Moraes e Bernardo Silva. Nessuna stella, e più di qualcuno aveva storto il naso: “Ma che combina Pep?”. Ecco, cosa sta combinando. Il suo City gioca con un 4-1-4-1 in  grado di schierare almeno cinque calciatori offensivi contemporaneamente. Il terzino sinistro è Delph, di professione mediano. Un film visto con Kimmich al Bayern Monaco e con Mascherano, diventato un centrale difensivo, al Barcellona in passato. Due difensori centrali di ruolo, un mediano come Fernandinho e libero spazio alla fantasia. Così è nata la squadra nella quale segnano tutti, e tanto: Aguero (10 gol) e poi Sterling e Gabriel Jesus (9 e 8 reti).

Migliora con il tempo: Pep come il vino

La prima parte di stagione sta confermando una tendenza già denotata nelle precedenti esperienze da allenatore di Pep Guardiola: la seconda stagione è sempre meglio della prima in quanto a trofei sollevati. Così, dopo aver chiuso i suoi primi 12 mesi in Premier League con una bacheca vuota e le risate dei detrattori all’orizzonte, ora il suo City ha già 49 punti in classifica, che lo scorso anno avrebbero garantito l’ottavo posto a fine campionato. I suoi uomini vincono da più di 100 giorni e forse sono anche autori del miglior calcio europeo. Sicuramente il più efficace.

Al Barcellona Pep era diventato allenatore nel 2008, a 37 anni, scelto da Joan Laporta come allenatore della prima squadra. L’annata si chiuse con la vittoria di Coppa del Re, Liga e Champions League (ricordate la vittoria sul Chelsea nella semifinale che rese “celebre” l’arbitro Ovrebo?). Avvio sprint? E non avevate visto il resto. Secondo anno avviato con Supercoppa di Spagna e Supercoppa europea,  proseguito con il Mondiale per club e concluso con la vittoria della Liga. Una serie proseguita fino al 2012, anno dei saluti da allenatore più vincente della storia blaugrana con quattordici trofei in quattro anni.

Stesso film l’anno successivo al Bayern Monaco: cede al Borussia Dortmund in Supecoppa di Lega, ma vince la Supercoppa Europea contro il Chelsea e la Coppa del Mondo per Club, laureandosi per tre anni di fila campione di Germania. Senza però mai sollevare la Champions in Baviera. Una progressione incompleta, dal retrogusto amaro assaporato nel primo anno di Premier.

Corsa finita?

Quarantanove gol fatti e 10 subiti nelle ultime 15 gare. In Premier League i numeri del Manchester City spaventano tutti: basti pensare che negli ultimi cinque anni nessuna vincitrice del titolo ha avuto un vantaggio pari o superiore a quello detenuto oggi dai Citizens sulla seconda classificata, lo United di Mourinho. +7 per il Chelsea dello scorso anno, e risalendo alla stagione 2012/2013 si registrano il +10 del Leicester, il +8 del Chelsea, addirittura un +2 del City (2013/2014, allenava Mancini) e un +9 dello United. Gli avversari di oggi giurano di credere ancora alla vittoria finale, anche se le parole di un assertore dell’ottimismo come Mou riecheggiano nell’aria:

“Undici punti sono undici punti anche in un campionato ultracompetitivo come la Premier: è una distanza importante”

Se non è un’ammissione di inferiorità, poco ci manca: la sensazione è che l’ultimo treno per riaprire la Premier League possa arrivare già prima di Natale. Anzi, tra poche ore: in casa City arriva il Tottenham, quinto tra le squadre più odiate d’Inghilterra in sondaggi di un anno fa. Scommettiamo che in tanti tiferanno Spurs per un giorno?

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