Il Milan perde 2-1 a Bergamo, subendo la rimonta dopo l’illusorio vantaggio su rigore da parte di Luiz Adriano. Intanto, i suoi ex vanno a nozze in Italia, Europa e nel mondo: segnano in 12, per 19 segnature. A Sinisa Mihajlovic ne sarebbero bastati due in più per sbancare l’Atleti Azzurri d’Italia e tenere a distanza di sicurezza il Sassuolo, ora invece a un solo punto di distanza.

La confusione regna sovrana in casa Milan, in ritiro a Milanello per cercare la concentrazione in vista del finale di campionato, ma soprattutto della finale di Coppa Italia. Una confusione figlia di tanti errori e di una gestione approssimativa che durano ormai da anni. Progetti annunciati urbi et orbi e mai portati a termine, allenatori che si susseguono alla ricerca di una quadratura impossibile da trovare in pochi mesi.

La piazza contesta Adriano Galliani e pure Silvio Berlusconi, ma anche tra i dirigenti i ruoli non sono più così precisi come anni fa. C’è infatti Barbara Berlusconi, che affianca Adriano Galliani, che però resta il responsabile della gestione sportiva.

Carlos Bacca

L’estate che illude

E dire che, dopo 20 anni di parametri zero e di prestiti, il Milan in estate era tornato a spendere. Illudendo i tifosi e piazzando pure il colpo di teatro finale, con il ritorno di Mario Balotelli. Un po’ come i cugini nerazzurri, pure i rossoneri fantasticavano, sotto l’ombrellone, della coppia Luiz Adriano – Bacca. E di Mihajlovic, che a Genova con la Sampdoria aveva fatto tanto bene.

Novanta milioni erano usciti dalle casse del Diavolo, 20 quelli incassati per le cessioni, in particolare quella di El Shaarawy al Monaco (ora alla Roma in prestito). Oltre a Luiz Adriano e a Bacca, arrivano Romagnoli, Bertolacci, Kucka e SuperMario in prestito dal Liverpool.

Mr Bee

Il socio arriva, anzi no

A dire il vero, non sono tutte rose e fiori neanche in estate. Pare tutto fatto per l’arrivo di Mr.Bee, che porterebbe denari freschi. La trattativa si chiude, anzi no. Va avanti. La cordata cinese-thailandese rompe con Silvio Berlusconi, poi torna alla carica. Tra un selfie e l’altro, ancora oggi non ci sono le firme e i pagamenti. C’è poi lo strano rapporto con il fondo Doyen, consulente tecnico di Taechaubol ma anche rappresentante di molti top player.

Con una situazione del genere, è già un miracolo se il Milan riesce a chiudere la campagna acquisti in modo più che soddisfacente. Nonostante gli investitori latitino. Adriano Galliani pare in balia degli eventi, in trasferta per far firmare Jackson Martinez che, all’ultimo, cambia però idea e si accasa all’Atletico Madrid (ricordate gli scatti con Tevez e il suo agente al ristorante?).

Lo stadio Giuseppe Meazza di Milano, teatro della finale di Champions League 2015-2016.

Lo stadio, sempre confusione

E che dire dello stadio? Tutto pronto per un nuovo impianto al Portello. Addio San Siro. Improvviso, poi, arriva il dietrofront con il Milan costretto ora a una causa per la richiesta di risarcimento danni da parte dell’Ente Fiere. Una scelta inspiegabile. Una storia iniziata nel novembre 2014, con Barbara Berlusconi protagonista indiscussa. Stadio da 48 mila posti, a due passi da Casa Milan, intera zona riqualificata.

E poi? E poi pare che siano sorti costi aggiuntivi per bonificare la zona. O, molto più poeticamente, che Silvio Berlusconi non se la sentiva di abbandonare il Meazza, anche su consiglio di Mr. Bee. Un anno dietro a un progetto poi andato in fumo: non è confusione questa? E Barbara Berlusconi, arrivata proprio con lo scopo di far costruire uno stadio di proprietà, che ruolo avrà ora in Società, oltre a quello di ‘figlia di papà‘?

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I parametri zero

Ma come detto i problemi iniziano da più lontano. Da 20 anni di parametri zero, prestiti e mercato giocato al risparmio. Dove le parole più usate da Adriano Galliani sono: “Per comprare dobbiamo prima vendere”. Alcuni di questi parametri zero hanno portato qualità, la maggior parte si sono rivelati meteore o bidoni.

Qualche nome? Diego Lopez, arrivato dal Real Madrid a titolo gratuito e scomparso dopo l’esplosione del giovanissimo Donnarumma. E che dire di Onyewu, Reiziger, Taiwo, Vogel e Favalli? Nomi che fanno a pugni con i Gullit e i van Basten. Qualche buona intuizione, sempre senza spendere un euro: tipo Cafu, Mexes (ma dal contratto molto oneroso), Van Bommel, Tomasson e Yepes.

Volete altri nomi? Eccoli: Kalac, Agazzi, Vierchowood, Legrottaglie, Dhorasoo, Traorè, Flamini, Essien e Ba, Rivaldo, Vieri.

E poi Alex e Menez, che però non sono all’altezza neanche loro dei grandi Milan degli anni ’80 e ’90. E Montolivo, che avrebbe dovuto sostituire e non far rimpiangere Andrea Pirlo. Sulley Muntari, salito agli onori della cronaca per il gol fantasma contro Buffon. Edgar Davids, scaricato troppo in fretta e andato a rinforzare la Juve di Marcello Lippi. Il giapponese Honda che, se non altro, regala a San Siro qualche spettatore in più. Ricardo Kakà, tornato per troppo amore, ma una minestra riscaldata. Così come Leonardo, che in tutto giocherà solo cinque partite, ritirandosi a marzo 2003.

Filippo Inzaghi

Allenatori come figurine

Massimiliano Allegri è l’ultimo allenatore ad aver portato il Milan a vincere il tricolore. Al primo anno sulla panchina del Diavolo, nel 2010-2011. Resiste ancora due anni e un po’, ma pesano su di lui i rimbrotti di Silvio Berlusconi e quello scudetto perso sprecando il vantaggio sulla prima Juve di Antonio Conte. Nonostante Zlatan Ibrahimovic.

Questo è stato l’ultimo Milan con un senso. Dopo di che, ecco i progetti mai portati a termine. E tanti, troppi tecnici. Prima Clarence Seedorf, che sostituisce Allegri, poi Filippo Inzaghi, proiettato dalla Primavera alla prima squadra, quindi Sinisa Mihajlovic. Tutti per una stagione soltanto, con fallimento e saluti. Ma in un anno che si può costruire se la merce non è di alta qualità?

Il ciclo di Carlo Ancelotti è probabilmente impossibile da eguagliare, ma pare che questo Milan non voglia neanche provarci.

Gli ex ballano

Torniamo agli ex del Milan, in un weekend mai così tanto nero e poco rosso. Al termine di una settimana che già aveva visto la scomparsa di Cesare Maldini. El Shaarawy segna nel derby capitolino, Suso ne fa tre con la maglia del Genoa, ma per fortuna loro sono solo in prestito. Vanno in gol pure Acerbi con il Sassuolo e Birsa con il Chievo.

In Europa, Alexandre Pato firma il suo primo con la maglia del Chelsea alla prima ufficiale con i Blues. Zlatan Ibrahimovic, con il Psg, ne fa tre al Nizza, Aubameyang segna nel 3-2 del Dortmund al Werder Brema, Fernando Torres colpisce il Betis Siviglia nella ‘manita’ dell’Atletico Madrid. In Olanda, segnalano la doppietta di Van Ginkel con la casacca del Psv; in Premier League, il predestinato Alberto Paloschi segna per Guidolin e lo Swansea.

Passiamo al mondo. Un gol e due assist per Kakà in Mls, tripletta di Robinho in Brasile, con la maglia dell’Atletico Mineiro.

Massimiliano Allegri Juventus Turin 23 08 2015 Juventus Stadium Football Calcio Serie A 2015 201

Juventus e Sassuolo: i modelli

Per tornare a primeggiare, bisogna programmare. E chi può prendere a esempio il Milan? Innanzi tutto la Juventus, che si è costruita uno stadio di proprietà e ora se ne gode i benefici, che ha in mente un progetto (quello dei giovani) e lo porta avanti, andando a fermare quelli più interessanti in Italia e in Europa. Che con un allenatore come Antonio Conte è stata anche fortunata, ma che ha comunque dato la squadra in mano a un vero tifoso juventino prima che tecnico.

Una Juve che ha una Società dove ognuno ha il suo ruolo. Dove le teste pensanti si uniscono per il risultato. Insomma, un club che ha saputo riemergere e che ora ha fatturati impensabili in Italia. Che l’anno scorso, in Champions, ha pure sfiorato l’impresa.

Ma un altro esempio che il Milan può seguire è quello del Sassuolo. Una provinciale, sì, anche se sui generis, guidata da un imprenditore come Giorgio Squinzi, arrivata dalle serie inferiori e ora capace di sfiorare l’Europa. Anche il Sassuolo ha il suo stadio e ha scelto un tecnico giovane, ma ambizioso come Eusebio Di Francesco. Dopo un periodo di crisi iniziale, non l’ha mai più messo in discussione e, se lo perderà, sarà solo perché l’ex romanista vuole una ‘grande’.

In fondo, la situazione dei rossoneri non è molto lontana da quella della Juve che ereditò Antonio Conte. Bisognerà dunque scegliere prima di tutto un allenatore su cui puntare senza tentennamenti e intromissioni. Fare chiarezza ai piani alti. Prendere ottimi osservatori. Farsi di nuovo amare dai tifosi, con le vittorie, ma pure con uomini profondamente tinti di rossonero (tipo Paolo Maldini).

Se invece vogliamo tenere a mente il Sassuolo, il Milan deve necessariamente diventare azienda e smettere di essere famiglia. Chi stecca, va a casa. Che sia la figlia di papà o il grande vecchio.