Se la carriera di Oliver Ntcham dovesse vivere una (nuova) svolta, il giovane Olly – come a Pegli e dintorni lo conoscono – dovrebbe offrire una buona focaccia di Recco a Goran Pandev. Già, perché se il macedone ex Lazio e Inter avesse accettato di entrare in campo domenica 26 febbraio al 91’ di Genoa-Bologna, sul punteggio di 0-1, probabilmente Ntcham oggi sarebbe ancora un oggetto misterioso, un talento “lost in translation” nel passaggio tra la prestigiosa accademia del Le Havre, le luci del Manchester City e la Lanterna. È la storia di un feeling mai nato, almeno fino a due settimane fa: a gennaio il talentino francese era a un passo dall’addio, ma con Andrea Mandorlini sulla panchina del Genoa sta vivendo una nuova e decisiva seconda vita, condita da due reti che hanno fruttato 4 punti e il sigillo della salvezza tra Empoli e Bologna.

Olivier Ntcham

Dall’addio al reintegro

E pensare che dopo la sciagurata prestazione offerta lo scorso 18 dicembre contro il Palermo, nel 3-4 del “Ferraris” che aveva decretato l’inizio della crisi genoana, sembrava che l’avventura in Liguria di Ntcham avesse raggiunto il capolinea. Prestazione insufficiente, condita da una supponenza che ne caratterizza l’andatura caracollante, e fischi e insulti da tutto lo stadio, che non gli aveva ancora perdonato gli errori che nel derby d’andata della stagione precedente di fatto erano costati la stracittadina al Genoa.

Lo stesso Ivan Juric, che aveva puntato senza mezzi termini sul suo rilancio, lo aveva ufficialmente scaricato: “Ntcham è un mio fallimento – aveva spiegato l’allenatore escludendolo dalla lista dei convocati per Torino, ultima trasferta del 2016 – Ha tutto per poter far bene ma con lui non sono riuscito a fare un buon lavoro”. Un’ammissione di colpa, alla quale non aveva fatto seguito un mea culpa convinto del francesino. La cessione di Rincon alla Juventus e l’infortunio di Miguel Veloso avevano però riaperto i giochi: a gennaio Olly ha chiuso le valigie, recuperato le chiavi dell’armadietto e di fatto avviato il processo di recupero di altre chiavi, quelle del centrocampo.

Andrea Mandorlini, allenatore Genoa

Ritorno sul ring

Un destro dai 25 metri a gelare il Bologna che già assaporava la vittoria esterna, zittendo “Marassi” che lo aveva fischiato al primo tiro spedito in curva; poi un esterno dal limite dell’area a lasciare di sasso Skorupski al “Castellani” di Empoli. Due conclusioni secche, che hanno decretato che il ventenne di Longjumeau può ancora essere utile alla causa del Grifone. Una capriola, come quella esibita per festeggiare il centro di Empoli, per ribaltare prospettiva e diventare grande.

Empoli 0-2 genoa #genoa #ntcham

Un post condiviso da Ntcham Olivier (@ntchamofficial10) in data:

“Ntcham? Ha tirato fuori due perle – lo ha incoronato Mandorlini – è un 96′, ha qualità indiscusse”. 60 secondi per un gol, 25 contro l’Empoli per segnare il primo dei due che hanno permesso al Genoa di battere gli azzurri. Come se quella “insostenibile leggerezza” della quale era stato spesso accusato in campo, fosse alla maniera di Kundera diventata capacità di assorbire la crisi di risultati a Villa Rostan e dintorni. Ma a Olly i colpi bassi non hanno mai fatto paura: raccontano che prima di dedicarsi a tempo pieno al calcio, gli piacesse indossare i guantoni, salire sul ring e tirare di box, con il poster del suo idolo Mike Tyson in camera.

Ntcham, Manchester City

Olly è diventato “Niciam”

Fisico da lottatore greco-romano, piedi da abile tessitore, 10 sulle spalle. È cresciuto in un’università calcistica di assoluto prestigio come Le Havre, come Paul Pogba, al quale è stato spesso avvicinato anche per  la capacità di partire dal centro-sinistra, da dove poteva accentrarsi e calciare con il destro. In patria, complice anche l’anno di nascita (1996) è da molti considerato il più grande talento dopo l’ex centrocampista della Juventus, oggi all’Old Trafford. Per esplodere gli manca però ancora una parola chiave: continuità. Quella che nel centro di formazione HAC insegnano ad acquisire per reggere e superare la pressione del ruolo.

Olly ha 21 anni, in teoria può, o forse deve, ancora sbocciare: avranno fatto questo ragionamento nel quartier generale di patron Preziosi, dove il dado è stato tratto: niente ritorno alla base anticipato ma versamento di tre milioni per il riscatto a giugno, sperando che il City non si tenga aperta la porta del contro-riscatto, il cui valore fluttua di stagione in stagione. Storia di tre sessioni di mercato fa, con un’architettura da fare invidia alle “scatole cinesi”: sette milioni di euro per il primo anno, nove per il secondo, addirittura 11 per il terzo. Per avere in rosa Ntcham, anzi “Niciam”, come mister Mandorlini lo chiama in gruppo per rendere meno ostico il suo cognome: quattro consonanti di fila, un tentativo di non passare inosservato già quando è chiamato in causa.

 

E ora, il derby

Ombre di facce facce di marinai
da dove venite dov’è che andate
da un posto dove la luna si mostra nuda

Chissà se a Ntcham hanno fatto ascoltare “Creuza de mä”, un inno all’amore per Genova scritto da Fabrizio De Andrè. Di fatto alla domanda “dov’è che andate?” in tanti si aspettano da lui una risposta secca, senza esitazioni. Come i due tiri che hanno gonfiato la rete contro Bologna ed Empoli: sabato sera sarà di nuovo derby, laddove il suo cammino discendente aveva avuto il via. E con Rigoni stanco e il dubbio sul modulo (una o due punte?) a centrocampo Ntcham potrà essere utile e non solo a partita in corso. Un dubbio che fino a sabato sera accompagnerà il Genoa. E Olly. Che magari non conoscerà De Andrè, ma conoscere Francesco Gabbani, il vincitore di Sanremo 2017 che canta di “storie dal gran finale“. Come quello che il francese che ricordava Pogba chiede a questa serie A.

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