Ad esempio a me piace il Sud, diceva Rino Gaetano. Che era di Crotone, e inseguiva nei suoi brani le melodie sgangherate di questa parte, spesso dimenticata, d’Italia. Ad esempio, a noi piace il Crotone, invece. Perché di sgangherato ha davvero poco, e perché è l’esempio perfetto che i pregiudizi sono quasi sempre fuori luogo, nel calcio. Il Crotone è non solo la capolista della Serie B, vera rivelazione di un campionato dove stanno stentando le favorite. Il Cagliari che non riesce a trovare una propria identità fuori casa, il Bari mai continuo, l’Avellino, il Cesena, lo stesso Livorno. Il Crotone è lì e si diverte a rompere le uova nel paniere, perché è consapevole di una crescita iniziata ormai più di 10 anni fa, insieme alle ambizioni di Raffaelle Vrenna.

Un percorso che ha visto il Crotone prima salire dalle categorie inferiori, sotto la guida di Gasperini, poi confermarsi in B con Drago, arrivando anche a disputare i play off due stagioni fa contro il Bari. Poi una stagione di transizione, più sofferta, e oggi il progetto che prosegue con Juric, guarda caso un allievo proprio del Gasp. No, non è un caso. A Crotone il bel gioco viene prima del risultato. E lo scouting di talenti viene prima dei nomi. Non per niente sono passati da qui Florenzi, Bernardeschi, Cataldi, e molti altri giocatori oggi in ottica nazionale. E non tutti ricordano che si sono “formati” a Crotone Giuseppe Sculli, Federico Marchetti, Daniele Padelli, Abdoulay Konko, Graziano Pellè, Domenico Maietta, Daniele Gastaldello, Salvatore Aronica, Lorenzo Crisetig, Pasquale Foggia, Antonio Mirante, Angelo Ogbonna, Antonio Nocerino, Nicola Sansone, Archimede Morleo, solo per citarne alcuni. Il tutto mentre la Calabria soffre, sia a livello imprenditoriale, che a livello calcistico. Sono lontani i tempi della super Reggina di Mazzarri, con la coppia d’attacco Bianchi-Amoruso e Mozart in regia. Ancora più lontani quelli di Andrea Pirlo, Baronio e Kallon, sullo stretto.

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E che dire del Cosenza, che dopo Marulla e Reja non ha più trovato una propria identità, ma soprattutto non ha più visto la serie B. Più lontani del primo Ritorno al Futuro i calci d’angolo di Massimo Palanca, che li tirava direttamente in porta, prima di Gomez. La Calabria è orfana delle sue città più rappresentative, nel calcio. E allora spetta al Crotone prendere lo scettro e tentare l’impossibile: riportare questa regione in Serie A. Ormai non c’è più nulla da stupirsi: il Crotone gioca il miglior calcio della serie cadetta e non è per caso in vetta solitaria alla classifica. La squadra di Juric ha centrato la quarta vittoria in cinque gare e si conferma un rullo compressore allo Scida, dove non perde addirittura dal 7 febbraio 2015 (contro il Bologna) e ha segnato la bellezza di 13 gol subendone solamente due.

Dopo il pesantissimo ko al Sant’Elia all’esordio, i calabresi non hanno sbagliato un colpo, offrendo sempre un calcio spumeggiante, giocando a ritmo vertiginoso e soprattutto valorizzando tanti giovani come Balasa (terzino rumeno classe ’95) scuola Roma e Capezzi. Due anni fa Federico Bernardeschi arrivò a Crotone dalla Fiorentina e spiccò il volo imponendosi come uno dei giovani talenti più luminosi del nostro calcio; oggi la stessa identica strada spera di farla Leo Capezzi, ex capitano della Primavera viola, centrocampista centrale dai piedi educati e dal temperamento spiccato. Arrivato alla corte del club rossoblù dalla Fiorentina in prestito questa estate, dopo aver disputato la passata stagione in B con la maglia del Varese (36 presenze), Capezzi da quando è arrivato a Crotone è stato sempre impiegato da Juric a centrocampo dove ha offerto un rendimento sempre elevatissimo.

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Ma il segreto dei rossoblu è anche il rilancio di due giocatori più esperti, dimenticati o addirittura scartati, se vogliamo. Il difensore Dos Santos Claiton Machado e l’esterno Adrian Stoian. Entrambi passati prima da Bari e poi da Verona (sponda Chievo), entrambi ritenuti inadatti alla massima serie e a progetti ambiziosi. Entrambi chiocce e spalle forti del Crotone dei giovani che conta anche sul loro apporto per stupire ancora. Il sogno continua, a passa anche dai loro piedi.

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