Fame di calcio, umiltà, testa bassa e lavorare. E mai una polemica, nemmeno quando sembrava esser stato accantonato per far posto a gente più giovane. La storia tra Sergio Pellissier e il Chievo è quella di un amore incondizionato, che dura da 15 stagioni e da 461 partite, un rapporto che ha resistito nonostante i corteggiamenti di diverse società importanti e il graduale scivolamento del bomber verso un ruolo sempre più marginale. Rimasto in piedi fino alla consacrazione dei 100 gol segnati con la maglia gialloblu in Serie A, che lo hanno fatto entrare nel club dei grandi attaccanti della storia del calcio italiano. Gli applausi dei tifosi palermitani sono, in piccolo, simili a quelli che il Bernabeu riservò a Del Piero: il tributo a una bandiera, prima che a un grande calciatore. “Io amo questa squadra, ho tanto rispetto per il Presidente e per tutti quelli che lavorano in questa società perché mi hanno sempre voluto bene e hanno sempre avuto fiducia in me. E quindi credo che io debba tanto e finché avrò la forza cercherò di fare più gol possibili.

Parole di un uomo, prima che di un calciatore, che conosce il significato della parola riconoscenza, che quando il Chievo dei miracoli è tornato in B (dopo aver giocato i preliminari di Champions non molti mesi prima) ha preferito rimanere in provincia e riportare la squadra che lo ha lanciato, quando nessuno credeva in lui, nel calcio dei grandi. Che nonostante non sia più la prima scelta a 37 anni è sempre pronto a entrare, anche a partita in corso, e ad aiutare i compagni come Paloschi, che ha giocato spesso al suo posto nelle stagioni a Verona e che è stato tra i primi a congratularsi con lui dopo il gol di domenica (i due sono legati da un’amicizia che va ben oltre un campo di calcio).

sergio-pellissier

Nel gol segnato al Palermo c’è tutto Pellissier: l’istinto dell’attaccante d’area di rigore, che capisce prima di tutti quando c’è una possibilità di segnare (appena Goldaniga rivolge il corpo verso il portiere per il passaggio Pellissier ha già capito dove sarebbe andato il pallone), la classe nel saltare il portiere e nell’infilare la palla in rete col piede sinistro, che non è il suo preferito. Soprattutto però c’è la voglia di crederci, anche quando sembra che non sia possibile arrivare su un pallone. A 37 anni, e con tante panchine alle spalle, in quanti avrebbero aggredito lo spazio con quella cattiveria e convinzione? Ma Pellissier è questo, con la stessa grinta di quando, al Tardini, in una giornata di campionato del 2002, si lanciò in area su un cross al volo di Franceschini e nonostante uno spintone di Matteo Ferrari riuscì a calciare nell’angolo. Sempre di sinistro. Tra il primo gol in Serie A e l’ultimo sono passati 15 anni, ma calcisticamente è come se il tempo si fosse fermato.

Il video dei primi 100 gol di Pellissier col Chievo

Se non ci si ferma solamente al primo gol e all’ultimo, e si osservano anche gli altri (quelli nel video sono i primi 100 segnati col Chievo, comprese anche le coppe), si nota una varietà davvero spaventosa di colpi: tiri a volo di destro e di sinistro, tiri da fuori area, una capacità di segnare di testa rara per un giocatore di 1 e 75 (chiedere a Lucio e Cordoba, letteralmente sovrastati in un Chievo-Inter di qualche anno fa), tocchi sotto dopo accelerazioni brucianti, persino un colpo di tacco segnato al Genoa.

Che Pellissier non sia solo un bomber di provincia che ha fatto il massimo con i propri mezzi, ma un fortissimo attaccante che non è riuscito a esprimersi al 100% per tutta una serie di ragioni? Il dubbio è lecito. Se fosse andato via da Verona, a Napoli o in qualche altro club prestigioso, oggi forse staremmo parlando di un giocatore con svariate presenze in Nazionale e nelle Coppe Europee (molte di più di quelle che ha ora) e qualche titolo in più di giornale a suo favore.

Ma queste cose probabilmente non valgono quanto la fedeltà alla maglia. Per Pellissier essere bandiera di provincia, simbolo di un club di un piccolo quartiere che da anni lotta con i club milionari di Serie A, è la massima soddisfazione possibile.

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