L’Olanda è sempre stata nel suo destino: un figlio del profondo Sud tricolore che diventa idolo indiscusso nel Nord Europa regalandosi una ribalta sempre sfuggita in Italia. Paradossi della vita che spesso vengono amplificati in ambito calcistico. Ma Graziano Pellè, alla prima convocazione nella Nazionale maggiore, non cova sentimenti di livore o spirito di rivalsa. Al contrario è stato onesto nell’ammettere di aver impiegato più tempo di altri nel maturare e riuscire ad esprimere con continuità quell’indiscusso talento sul quale erano in molti a giurarci sin da quando, scalando tutti i gradini del calcio giovanile, si era affacciato nel mondo dei grandi.

Era l’estate del 2005, mandata in archivio la prima esperienza in B con il Catania (15 presenze), lo spilungone di San Cesario di Lecce imprime a fuoco il suo nome sui taccuini di molti osservatori. Lo scenario, neanche a dirlo, il Mondiale Under20 di scena in Olanda. La manifestazione rivela al mondo il talento di Messi, vincitore sia della Coppa con la sua Argentina sia del premio di migliore del torneo, ma anche il nostro Pellè non sfigura. Anzi. Quattro gol in cinque presenze che trascinano gli azzurri ai quarti di finale contro il Marocco, dove l’attaccante si esibisce anche in un fantastico “cucchiaio” dal dischetto che non impedisce però agli italiani di uscire sconfitti dalla lotteria dei rigori. Nel campionato successivo il Lecce, neo-promosso in A, decide di trattenerlo ma dura poco. A gennaio il passaggio al Crotone in B, dove arrivano anche i primi sei gol da professionista (in 17 presenze).

Il momento del definitivo salto di qualità sembra vicino ed è il bianconero del Cesena, ancora in B, ad accoglierlo con la promessa di una maglia da titolare. Campionato da protagonista, arricchito da 10 gol in 37 presenze e il bianconero si tinge anche dell’azzurro della Nazionale Under21. Per Pellè è il momento delle scelte. Attorno al suo nome si scatena un’asta, ma è ancora una volta l’Olanda a palesarsi nel suo orizzonte. La spunta l’AZ Alkmaar di Van Gaal che gli aveva messo gli occhi addosso dai tempi del Mondiale. Graziano studia alla scuola del santone olandese, si impegna, manda a memoria i suoi dettami tattici e comincia a collezionare gol. Mai in doppia cifra, ma sempre abbastanza convincente per impegno e voglia di migliorarsi. Arriva anche la partecipazione alla Champions, ma nel 2010/2011 qualcosa si rompe. Il nuovo allenatore Gertjan Verbeek lo esclude dalla lista dell’Europa League e finisce per lasciarlo ai margini anche in campionato. Solo a ottobre arrivano le prime presenze nelle quali Pellè risponde con quattro gol consecutivi. Alla fine saranno sei, ma la parentesi olandese volge al termine.

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Il richiamo dell’Italia torna a farsi forte. È il Parma di Ghirardi a decidere di affiancarlo a Giovinco, ma il progetto ambizioso non produce gli effetti sperati (11 “caps” e 1 rete). Il salentino torna in B alla Sampdoria e con 4 gol contribuisce alla promozione dei blucerchiati. Che fare allora? Riecco l’Olanda. Un altro  grande estimatore della terra dei mulini a vento, Ronald Koeman, decide di farne il perno dell’attacco della gloriosa squadra olandese. E l’uomo del gel e del taglio più imitato dai ragazzini dei Paesi Bassi risponde alla grandissima collezionando 50 gol in 57 presenze. Segna praticamente in tutti i modi facendo arrivare gli echi delle sue imprese anche alle nostre latitudini. Si comincia a parlare di Nazionale, ma Prandelli non lo vede. Non lo ritiene all’altezza, o forse non ritiene tale il campionato olandese. Dopo i 27 gol del primo campionato, però, la Fiorentina prova a fargli riassaggiare la serie A. Il Feyenoord non lo molla e Graziano non fa una piega continuando a collezionare record. A fine campionato Koeman passa in Premier, sponda Southampton: una squadra in totale ristrutturazione che perde i suoi talenti migliori (Lallana, Shaw, Chambers, Lambert) ma decide di ripartire proprio da Pellè. Primo nome sulla lista dell’ex giocatore del Barcellona che non perde tempo per farsi amare dalla  nuova tifoseria. Sette presenze, quattro gol, ma soprattutto una rovesciata in stile “Fuga per la vittoria”, nel 2-1 contro il Queens Park Rangers, che gli fa fare il giro dei principali siti mondiali.

Un gesto tecnico che ha definitivamente convinto Conte a regalargli la prima convocazione in Nazionale maggiore. E adesso per il ballerino (è stato anche campione juniores di liscio e latino-americano) si profila una nuova vita calcistica: a 29 anni, nel pieno della maturazione calcistica, con vista sugli Europei del 2016… ma sempre con i capelli perfettamente in ordine!

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