La Fiorentina di Paulo Sousa continua a stentare (e spesso a perdere) gli scontri diretti. Il tecnico portoghese è dato con le valigie in mano, forse proprio per questa incapacità di motivare la squadra quando affronta squadra di pari spessore o superiore. I viola – salvo exploit – difficilmente l’anno prossimo saranno in Europa, anche a causa di questo timore reverenziale contro le dirette concorrenti.

E dire che nella stagione 2015/2016 Paulo Sousa aveva cominciato con il piglio giusto, andando a prendersi i tre punti proprio in due scontri diretti: 2-0 al Milan e 4-1 a San Siro contro l’Inter. Un fuoco di paglia, se è vero che poi di vittoria ne è arrivata un’altra soltanto, al ritorno, al Franchi contro i nerazzurri (2-1). In questa stagione, al momento, siamo pure al di sotto dell’anno scorso: due soli successi in big-match, contro la Roma (1-0) e contro la Juventus (2-1), tutte e due le volte in casa.

Federico Chiesa Fiorentina-Juventus

Con questi numeri, è difficile puntare all’Europa League o a qualcosa di più. Anche se i viola, l’anno passato, riuscirono comunque a ottenere il passaporto per l’Europa. Ma l’ultimo ko con il Milan ha allontanato maledettamente i toscani dalla zona calda per l’Europa League. Qualcuno ipotizza che Sousa abbia trasmesso ai suoi i dubbi che ha e che ha esternato: “Questa Fiorentina non è una grande”. Motivo che ha spinto sempre più sulla porta l’ex centrocampista della Juventus.

Certo, Sousa fa giocare bene le squadre che allena. Forse persino troppo, quando spesso – contro le grandi in particolare – servirebbe più malizia. Più furbizia. Più il bastone che la carota, in campo e negli spogliatoi.

Analizzando ancora meglio la stagione in corso, scopriamo che la Viola addirittura non ha mai vinto, finora, contro squadre che lottano per i suoi stessi obiettivi: Milan, Torino, Atalanta, Inter e Lazio. Lo score dice quattro sconfitte e appena due pareggi (in casa con Milan e Atalanta). Ora, il sesto posto – che significherebbe doppio preliminare in estate – è distante ben sette punti. Il quinto e il quarto sono a otto punti di distanza. Restano due scontri diretti ravvicinati, con il Torino e con l’Atalanta, per cercare se non altro di migliorare questa statistica.

Paulo Suosa

Sempre restando su queste avversarie, Paulo Sousa ha perso a San Siro contro il Milan e allo stadio ‘Grande Torino’ contro i granata con il minimo scarto (2-1), ma a Milano con l’Inter ha perso di goleada (4-2) e pure contro la Lazio di Simone Inzaghi è uscito con le ossa rotte (3-1). Risultati che pesano come un macigno sulle ambizioni di classifica, ma pure sul curriculum di Sousa. Le voci che lo vorrebbero addirittura in rampa di lancio per andare a Torino a sostituire Massimiliano Allegri si bloccano nel momento in cui pensi che la Juventus potrebbe avere gli stessi problemi con lui in panca. Magari un gioco più spettacolare di quello fatto vedere finora, ma poche motivazioni o incapacità comunque a contrastare i club alla propria altezza.

Analizzando ulteriormente l’ultimo ko con il Milan, scopriamo che i toscani hanno addirittura corso più dei rossoneri, pur essendo reduci dalla fatiche di Europa League in Germania (oltre 107 chilometri, in linea con la media stagionale). Eppure, proprio chi potrebbe soffrire di più contro le grandi – ovvero i più giovani – alla fine sono i migliori in questa stagione per la squadra: parliamo di Federico Bernardeschi e di Federico Chiesa. Il primo, in particolare, è assolutamente insostituibile ormai nello scacchiere viola. Né Ilicic né, tantomeno, Cristoforo possono reggere il confronto.

Federico Bernardeschi

Ma pure in questo caso, Paulo Sousa appare allenatore fin troppo dimesso nel dopopartita. Va bene essere onesti, ma l’atteggiamento di chi si addossa sempre troppe colpe non è positivo. Su Ilicic, infatti, ha detto: “È stata una mia sconfitta”. Una frase che demoralizza il giocatore e tutto l’ambiente, alle prese con un uomo sincero, ma con un tecnico che pare non essere all’altezza e che, pur riconoscendo di aver sbagliato, non riesce a sopperire a gara in corso o nelle partite successive alla mancanza manifestata.

A Firenze in realtà si guarda già al futuro, pur con un obiettivo – l’Europa League – ancora aperto. Si parla di Jardim come sostituito di Paulo Sousa. Ma da qui a fine campionato i nomi saranno tanti. La cosa importante è che il prossimo a sedersi su questa panchina si ricordi che comunque la Fiorentina è stata spesso una ‘grande’. Che in classifica ha sfiorato lo scudetto, vinto tra l’altro due volte, anche se in epoche remote. Che in campo bisogna saper osare, sì, e che contro le grandi le motivazioni devono essere raddoppiate. Da tutti: dai giocatori, dallo staff tecnico.

Sousa cosa lascerà a Firenze? Il bel gioco. Essere riuscito a battere la Juve in una serata indimenticabile per la Fiesole e per il Franchi tutto. E poco altro. A meno che l’Europa League non rovesci la situazione regalando una gioia imprevista e una permanenza ancora più imprevedibile da parte del malinconico Paulo.

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