Tu chiamale se vuoi, emozioni. Sono quelle che provoca il numero 10 nel mondo del calcio. Se poi sei alla Juve, autentici fuoriclasse hanno avuto l’onore di vestire questa casacca. Nobile. Con tutta probabilità, a breve, la 10 tornerà sulle spalle di un autentico numero 10, Paulo Dybala. L’argentino, infatti, dovrebbe sceglierla dopo che Paul Pogba avrà ufficialmente traslocato con direzione Manchester.

L’anno scorso, il francese la scelse. Consapevole, o forse no, del peso che avrebbe portato sulle spalle. Ci fu qualche mugugno in casa bianconera, non perché il Polpo non avesse classe, ma perché era un giocatore diverso dagli artisti che ci avevano disegnato magie con quello strumento di lavoro addosso, gli ultimi due Carlitos Tevez e Alex Del Piero. Dybala non dividerà gli amanti della Signora, sulla scia proprio dell’Apache e di un altro argentino illustre, Omar Sivori. Gente che il pallone lo fa cantare.

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DAL 21 AL 10

Intendiamoci, Dybala aspetta. Non pretende. È solo da un anno nella casa sabauda per eccellenza. Quando e se gliela proporranno, però, non dirà di no alla numero 10. Lascerà negli spogliatoi la numero 21, che gli è servita per farsi strada a passi svelti e a suon di gol alla Juventus. Ventuno che pure ha gradi di nobiltà, visto che un certo Zinedine Zidane la vestì. E pure il professore, Andrea Pirlo, nonché un altro francese che, di mestiere, faceva però il difensore, Lilian Thuram. Nella Nazionale argentina, invece, l’Everest si chiama Leo Messi. Se la Pulce non lascerà, quel numero così prezioso e amato dai bambini di tutto il mondo sarà sempre suo. Ma questa è un’altra storia. Non di Albiceleste stiamo parlando, ma di bianco e nero.

PIRLO Andrea Team Juventus Turin UEFA Champions League Finale Juventus Turin FC Barcelona Barca 1

PINTURICCHIO L’INDIMENTICABILE

In quella maglia ha sudato ed esultato, per 17 stagioni ininterrotte, Alex Del Piero. Tanto che i tifosi di Madama, dopo il suo addio, hanno chiesto che la casacca numero 10 venisse ritirata. Come si fa con i più grandi. Ma lo stesso Pinturicchio è stato chiaro: “No, ogni bambino sogna di indossarla: non ritiratela”. E forse sarebbe stato difficile, effettivamente, togliere dal mercato un numero che, qui alla Juve, ha avuto epopee e campioni. Menti sopraffine e piedi educati. Che ha fatto vincere e sorridere.

Con Del Piero, il 10 è stata una questione di identità. Più che per il marketing, per l’appartenenza. Il capitano dei gol a giro, delle punizioni all’incrocio ha lasciato Juve e maglia nel 2012-2013. E per un anno il suo vessillo è stato vacante, prima che arrivasse l’argentino Tevez, per due anni degno successore di Ale. Ma la storia bianconera è zeppa di ‘numeri 1′ che hanno vestito il ’10’.

Alessandro Del Piero and Filippo Inzaghi of Juventus

MONSIEUR MICHEL

I 40enni sono cresciuti a Juve e Michel Platini. Un 10 che faceva innamorare, dai lanci millimetrici, dalle punizioni imprendibili. Un francese che è entrato di diritto nella storia bianconera dopo essere stato acquistato per “un tozzo di pane”, come amava dire l’Avvocato Agnelli. La sua maglia, secondo stime non ufficiali, è stata venduta 667 mila volte, il che vorrebbe dire ottava casacca di calcio più acquistata al mondo.

Cinque anni di Platini, cinque anni di goduria. Di Juve in cima al mondo e lui, Monsieur Michel, a vincere la classifica cannonieri in Italia, a pennellare assist ora per Boniek, ora per Rossi. Contro il Brescia la sua ultima partita della carriera, in bianconero, in un pomeriggio in cui pure il cielo pianse per l’addio. Dal 1982 al 1987.

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SIVORI E I CALZETTONI ABBASSATI

Così diverso da Dybala, faccia pulita da bravo ragazzo. Omar Sivori no, lui era un argentino attaccabrighe. Si divertiva a canzonare gli avversari, giocava con i calzettoni abbassati invitando i rudi difensori a scalciarlo sugli stinchi. Ma Sivori è stato il numero 10 per eccellenza almeno fino all’arrivo di Platini.

‘El Cabezon’ arrivò in Italia, a miracol mostrare, nel 1957. E rimase alla Juventus fino al 1965 con uno score impressionante: 135 gol in 215 match. Era la squadra di Omar e di John Charles, il gigante buono. Un po’ gli antenati di Del Piero e Trezeguet e, ora, di Dybala (forse) e Higuain. A proposito, Sivori fece il percorso inverso del Pipita, chiudendo la carriera a Napoli.

omar sivori

BAGGIO, AMATO E ODIATO

Roberto Baggio è un altro della collezione dei numeri 10 da leggenda della Juve. Pur arrivato in un periodo di vacche magre in casa bianconera, riuscì ad andarsene con uno scudetto in tasca. Amato e odiato. Amato per la classe sopraffina e per i gol impossibili, odiato perché mai completamente ‘bianconero’ secondo i più, dopo aver lasciato la Fiorentina, storica nemica della Signora. Quando i Pontello lo cedettero, scoppiò la rivoluzione in riva all’Arno.

Quando raccolse la sciarpa viola nel suo primo Fiorentina-Juve, al Comunale di Firenze, in pochi capirono sulle rive del Po. Neanche l’Avvocato ha mai amato veramente Roby, definendolo ‘coniglio bagnato’. Uno che aveva poca ‘garra’.

Roberto Baggio

I NUMERI 10 FUORI DAL MUSEO

Prima di Pogba, comunque, altri bianconeri hanno vestito la maglia pur non essendo fantasisti o lasciando poca traccia nel grande libro della Vecchia Signora. Su tutti Romeo Benetti, un medianaccio che portò però la Juve per la prima volta a vincere una Coppa europea, la Uefa nel 1976/77. Fondamentale per Giovanni Trapattoni che guidò una squadra senza regista.

E poi, nessuno dimentica quello che doveva essere il successore di Michel Platini, Marino Magrin. Che responsabilità per l’ex atalantino, bocciato: 44 presenze e sette gol. Dal caviale di ‘le roi’ alla ‘polenta e osei’ di Magrin. Ma sarebbe stato quasi impossibile per chiunque raccogliere la bacchetta magica del francese.

Tra gli anni ’60 e l’inizio dei ’70, anche in questo caso raccogliendo la pesantissima eredità di Sivori, dal Real Madrid sbarcò a Torino lo spagnolo Luis Del Sol. Lui sì di professione fantasista, quando a dominare erano le milanesi. Piede educato, ma non è della top ten dei migliori numeri 10. In ordine sparso, ricordiamo, pure Fabio Capello, il jolly difensivo Antonello Cuccureddu, Claudio Gentile (in una partita soltanto), Franco Causio e Vinicio Verza.

Marino Magrin

DYBALA, MARKETING E GOL

Tornando a Dybala, un particolare non va dimenticato: oggi le maglie sono fatte soprattutto per monetizzare. E la Juve spera di sfondare in Sud America con la ’10’ dell’argentino che, però, è un uomo Nike, mentre i bianconeri sono ormai Adidas. Un ‘piccolo’ particolare da risolvere internamente, anche perché Paulo piace ai ragazzini per la sua faccia pulita, da ragazzo della porta accanto. Con quel ciuffo un po’ così.

Con la numero 10, per Dybala dovrebbe arrivare pure il ricco rinnovo di contratto: dal 2020 al 2021, da tre a quattro milioni di euro. Niente a che vedere con i 7,5 di Gonzalo Higuain, ma anche questa è un’altra storia, di clausole rescissorie, squadre avversarie e 36 gol in un solo campionato.