Due estati di festa, due promozioni una dopo l’altra. Il Parma è risalito dall’inferno della serie D e l’anno prossimo proverà addirittura il tris, il ritorno in serie A. Sostituite Buffon, Cannavaro, Thuram, Crespo e Veron con Scaglia, Scozzarella, Nocciolini, Baraye e Scavone: non è proprio la stessa cosa, vero? Eppure, per i parmensi, sono eroi pure i secondi. I primi hanno portato i ducali in paradisi mai visitati prima, trascinando la città alla conquista dell’Europa; i secondi hanno accettato la sfida e hanno trionfato nella finale play off contro l’Alessandria, riportando la città in serie B.

Parma andata all’inferno e ritorno: dopo il fallimento, dopo i presidenti-tarocchi, dopo i dubbi anche recenti, capitan Alessandro Lucarelli – quello che aveva ricominciato dalla serie D, dopo aver calcato palcoscenici ben più importanti – la città emiliana ha potuto urlare tutta la sua gioia. Insieme ai 6 mila del Franchi di Firenze e gli altri che in piazza scatenavano clacson e cortei.

Alessandro Lucarelli

Tutti conosciamo la storia recente del Parma. La serie A in cui non si gioca per mancanza di soldi, gli scioperi, le partite rinviate, l’ovvia retrocessione, ma soprattutto la fine del titolo sportivo. Il fallimento. Il baratro dei dilettanti da bere tutto d’un fiato. In campi improbabili dove si sentivano solo i tifosi di Lucarelli & C. e la gente, dai balconi, guardava ammirata l’ex corazzata sporcarsi di fango.

La Società Sportiva Dilettantistica Parma Calcio 1913 riparte da qui. Da quella dura lotta che l’ha resa ancora più immortale. Come una Fenice che risorge. Ranieri in panchina, Cassano a regalare magie in campo: quel Parma, nel 2014, sul campo ottiene addirittura la qualificazione in Europa League. Già, ma i problemi sono sotto il materasso. La Uefa nega la licenza, gli oggetti del Tardini vengono pignorati, il circo Manenti-Ghirardi-Taci dà uno schiaffo da ko alla Società e alla città.

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Nel 2015/2016, invece che contro Juventus e Inter, il Parma si ritrova nel girone emiliano della serie D. Che domina. In Lega Pro, girone B, solo il Venezia di Pippo Inzaghi fa meglio e va di diritto nella serie cadetta. Le forche caudine dei play off aspettano Calaiò e compagni, che battono il Piacenza prima, poi la Lucchese, quindi il Pordenone ai rigori, infine l’Alessandria di Gonzalez. È festa, come dodici mesi prima, anzi meglio.

In panchina c’è un uomo che fa i fatti e non ama le parole. È Roberto D’Aversa, che di esperienza da allenatore non ne ha molta (ha iniziato nel 2014), ma di campo sì. Due anni a Lanciano, in B, lo temprano. Arriva a Parma nella stagione 2016/2017, i dirigenti gli dicono soltanto che la squadra deve andare in serie B. Lui esegue, non senza qualche difficoltà.

Chi è arrivato in B dalla Lega Pro, negli ultimi anni, ha fatto il miracolo di andare subito in A, come il Benevento e la Spal. A loro si ispirerà il Parma la stagione prossima. Anche perché adesso la Società è solida e ambiziosa. La tifoseria è calda. Lucarelli, Calaiò e Munari – i tre grandi – dovranno guidare ancora una volta il gruppo. Non sarà facile in un torneo che vedrà ai nastri di partenza Palermo, Pescara, Empoli, Frosinone. Ma adesso il Parma mica si spaventa più?

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A spaventarlo erano stati i numeri del bilancio portato in tribunale il 22 giugno del 2015, con un buco di centinaia di milioni di euro. A spaventarlo era stata la crisi di metà stagione, con l’allenatore Luigi Apolloni, il responsabile dell’area tecnica Lorenzo Minotti e il direttore sportivo Andrea Galassi esonerati in un solo giorno, con il presidente Nevio Scala che dà le dimissioni. La coppia D’Aversa-Roberto Faggiano (direttore sportivo) ha allontanato spettri recenti e ha fatto di più: ha dato serenità all’ambiente, che ha potuto concentrarsi solo sul prossimo avversario. Certo, quella stessa Società che in meno di 24 ore aveva fatto saltare il banco (e Scala, andandosene, dirà: “È la fine del calcio biologico”), ci ha messo molto del suo. A febbraio ha cambiato sette giocatori titolari su undici, ma alla fine la linea della rivoluzione ha pagato.

Non pensiate però che la nuova Società ami i salti nel buio. Tutt’altro. Parliamo di imprenditori locali famosi e di un’azionariato diffuso che è andato crescendo in questi mesi. Parliamo dei cinesi di Desports, colosso del marketing sportivo, che ha già versato nelle casse tre milioni di euro per il 30 per cento della Società, e che entro breve ne verserà altrettanti per arrivare al 60 per cento, con un programma di investimenti di ulteriori 15 milioni per un calciomercato con i fiocchi.

Tifosi-Parma

L’imprenditore Marco Ferrari, Guido Barilla, Pizzarotti Costruzioni e Dallara Automobili resteranno a vigilare sulla parmigianità del club, ma il Parma cambierà per competere subito da protagonista in serie B. No, non sarà un salto nel buio questa volta, ma un’amministrazione oculata delle risorse senza fretta, però puntando fin da subito a tornare là dove tra gli anni ’90 e gli anni 2000 il Parma aveva fatto sognare tutta la città. Con i conti in ordine, però. La grande paura è passata. Ci si è scottati e ora si va avanti con bilancio in attivo e voglia di primeggiare ancora. Se poi la serie A non dovesse arrivare al primo colpo, nessuno piangerà lacrime. Prima o poi, infatti, chi ha lottato nel fango sa che ne uscirà. Pulito. Più forte. Pronto a nuove battaglie.

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