Uno prevede le sue marcature su Whatsapp, l’altro sta tornando ad essere quella macchina da gol che aveva conquistato le attenzioni dei top club europei ai tempi di Stoccarda. In comune hanno il cognome: Gomez. Da Alejandro “Papu”, re di Bergamo, a Mario, di nuovo…Super in quel di Wolfsburg, Bassa Sassonia, dove sono abituati a mettere la quarta. È stata domenica di triplette per i Gomez: uno ha affondato il Genoa a domicilio, l’altro ha permesso ai Lupi di rimontare il doppio svantaggio targato Bayer Leverkusen ed accarezzare sogni di vittoria, prima del definitivo 3-3 di Havertz.

Alejandro Gomez a segno in Genoa-Atalanta 0-2

Papu, galeotto fu Instagram

Su rigore, di rapina, di potenza. Contro il Genoa il Papu ha messo in mostra tutto il suo repertorio: a mettere la firma su un inequivocabile 0-5 e a ribadire un concetto. Questa è la sua stagione, prima ancora che la stagione dell’Atalanta: la Dea vive di una solida organizzazione tattica, conferitale da mister Gasperini, ma soprattutto dell’imprevedibilità e del cambio di passo che Gomez sa dare alla manovra. Doti alle quali va aggiunto…il vaticinio: su Whatsapp, con sua moglie, il numero 10 neroazzurro, aveva predetto il tris.

La signora Linda ha postato su Instagram una parte di una loro conversazione su Whatsapp: il Papu le aveva garantito divertimento, e così è stato. “Pallone a casa, e noi lo sapevamo già” la didascalia del post. Magic moment. In campo e fuori.

Gomez balla su Instagram

Estate di traslochi?

14 reti, record stagionale, 8 assist e il ruolo di epicentro nella rincorsa all’Europa dell’Atalanta. E sempre decisivo, perché ogni volta che segna o perfeziona un assist per i compagni l’Atalanta ha vinto, meno che contro l’Udinese. Amici, moglie e un tavolo da ping-pong nello spogliatoio dell’Atalanta: i segreti di Alejandro Gomez, 29enne di Buenos Aires, sono semplici. E pubblici: già, perché le sue Instagram Stories sono pane quotidiano per i tifosi, dell’Atalanta e non. E con il “gemello” Petagna, partner d’attacco nel 3-5-2 spurio di Gasperini, gli scherzi e gli sfottò sono all’ordine del giorno. Il pezzo forte della casa? Tagliare il campo da sinistra verso il centro per calciare con il suo piede migliore, il destro, preciso e potente insieme. Una carriera sviluppata in provincia, tra Catania e Bergamo: chissà se la prossima estate sarà quella giusta perché Alejandro “Papu” Gomez spicchi finalmente il volo verso una grande. Il cassetto dei rimpianti sembra non poterne contenere più: davanti gli sono già passati i treni Inter e Atletico Madrid, ma lui non ha dubbi. Cambierebbe solo per giocare.

Non mi sento inferiore a nessuno. Se uno mi compra, è per farmi giocare. Se non è quella la sua idea, gliela faccio cambiare. Non lo dico per superbia, ma perché mi fido di me e del mio gioco.

Mario Gomez

Mario è tornato Super

E per il Papu le emozioni potrebbero moltiplicarsi: già, perché alle voci di mercato si è aggiunta anche l’ipotesi di una chiamata in nazionale: non quella italiana allenata da Gianpiero Ventura, per la quale Gomez non è eleggibile avendo giocato con l’Under 20 argentina e non godendo di doppio passaporto, ma proprio la Seleccion, che si appresta a salutare il Ct Bauza dopo 8 panchine caratterizzate da un rendimento insufficiente.

A un Gomez in nazionale non hanno mai smesso di pensare invece in Germania: idea accantonata neppure dopo Euro 2016, kermesse giocata in chiaroscuro dal “Torero”, capace comunque di andare a segno 30 volte in 70 partite in carriera con la divisa della “Die Mannschaft”. E pensare che Mario, globetrotter del pallone (padre spagnolo di Albuñán, Andalusia, madre tedesca, cresciuto a Unlingen, in Svevia superiore) era arrivato a Wolfsburg tra mille interrogativi dopo l’esperienza in Turchia, con la maglia del Besiktas nonostante 26 centri e un titolo di campione nazionale in tasca: dubbi alimentati dal mal di gol manifestato in avvio di stagione, quando i tifosi lo avevano addirittura soprannominato ‘Chancentod‘ (“la morte delle palle gol”) a causa dell’assoluto digiuno da reti nelle prime sei partite disputate in Bundesliga. Ma all’orizzonte c’era il 2017, l’anno del riscatto. E Andries Jonker, tecnico del Wolfsburg dal 27 febbraio scorso, dopo l’esonero di Valérien Ismael.

Mario Gomez, tripletta

Gomez e Jonker, gol a prima vista

Dopo aver chiuso la prima parte di stagione con quattro reti all’attivo, Mario ha cambiato marcia nel girone di ritorno. A ridestarlo l’aria di…Monaco di Baviera: già, perché Jonker era stato il “secondo” di Luis van Gaal ai tempi del Bayern Monaco, maglia indossata da Gomez tra il 2009 e il 2012. Stagione 2010-2011, esonero di van Gaal a cinque giornate dal termine e nove centri dell’attaccante nel rush finale, con titolo di capocannoniere del torneo raggiunto a quota 28.

Alchimia ribadita alla Volkswagen-Arena: con Jonker in panchina, l’ex attaccante della Fiorentina ha trovato sei volte la via della rete nelle ultime quattro partite. Firmando gol pesanti:  dall’1-1 contro il Mainz ai due successi per 1-0 consecutivi contro Lipsia e Darmstadt, concludendo il filotto con la tripletta in 7 minuti in casa del Bayer Leverkusen, dove i padroni di casa avevano chiuso il primo tempo in vantaggio grazie alla rete di Bellarabi (40′) e avevano raddoppiato al 65′ con Volland. Qui si era scatenato SuperMario: tre reti tra l’80’ e l’87’, prima del definitivo 3-3. Altro che “Chancenmörder”, colui che si mangia i gol. Ora sono 12 in 25 partite: e chissà quanti ne riserverà la coda del torneo. Per la prossima estate, intanto, il cognome del calciomercato è già in copertina: chi, se non Gomez?

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