Il calciomercato di gennaio è la finestra delle opportunità. Alcune da cogliere, altre colte al volo, altre ancora disattese, o peggio sprecate. Tanti i giocatori con la valigia pronta, o già imbarcata verso nuove destinazioni, in attesa del tanto sospirato rilancio di quotazioni drammaticamente in ribasso. Una categoria che ha in Juan Manuel Iturbe il simbolo, in virtù del fresco passaggio alla corte di Mihajlovic al Torino dove, prima di lui, altri hanno rimesso la barra a dritta. Spesso in maniera insperata.

Quella del paraguayano, peraltro, è una storia che ha dell’incredibile. All’età di 23 anni, ha già maturato esperienze che fanno di lui una sorta di “veterano in fasce” del calcio internazionale: Cerro Porteno in patria agli esordi, Porto come prima esperienza europea, quindi River Plate e infine l’approdo in Italia, grazie a un’intuizione dell’allora ds del Verona, Sean Sogliano. Un esordio coi fiocchi: 8 gol in 33 presenze e una quantità di assist per il compagno di reparto Toni, capocannoniere del campionato anche grazie al suo contributo. Quindi il passaggio alla Roma a suon di milioni (25 senza contare i bonus), avventura cominciata bene, ma proseguita malissimo. Due stagioni parecchio al di sotto delle aspettative (39 presenze e 3 gol) e il conseguente prestito in Premier, al Bournemouth, dove le cose non sono certo migliorate. Possibile si sia trattato solo di un fuoco fatuo? Ai granata il responso, ma intanto le recenti esperienze di Ljajic e Iago Falque, anche loro passati senza successo dalla Capitale e ora rinati a Torino, sembrano far ben sperare.

cerci

Ma la lista, come detto, è parecchio lunga. Un altro emblema delle occasioni sprecate è quell’Alessio Cerci che sta per ripartire, per l’ennesima volta, da Bologna. Lontani i tempi in cui, insieme al compagno d’attacco Immobile, riusciva a scomodare paragoni importanti (i nuovi Pulici e Graziani). Il passaggio nel “calcio che conta” (secondo improvvida definizione di sua moglie) si è rivelato un fallimento: sei presenze nei primi sei mesi all’Atletico Madrid, quindi il ritorno in Italia al Milan senza grossi esiti, con 29 gare e lo straccio di 1 gol tra gennaio 2015 a gennaio 2016; infine la parentesi con il Genoa della scorsa stagione appena accettabile (4 gol in 11 gare) prima di ripiombare nel buio di un infortunio che lo ha tenuto ai margini per tutta la seconda metà del 2016. Ora toccherà a Donadoni tentare l’impresa: dimostrare che Alessio può rendere anche con un allenatore diverso da Ventura. Magari in coppia con un altro fedelissimo del tecnico: l’interista Jonathan Biabiany, freccia d’argento ai tempi di Parma, inseguito dai felsinei per rinforzare ulteriormente il reparto offensivo.

paloschi

Sembra essere a un passo dall’ultima chiamata, anche per ragioni anagrafiche, Alberto Aquilani. Fallita l’esperienza a Pescara, dov’era approdato fortemente richiesto da Oddo, si è spostato più a nord in quel di Sassuolo per ritrovare ritmi, tempi e giocate agli ordini dell’altro ex romanista Di Francesco. Percorso inverso potrebbe compiere Paloschi che a Bergamo non sembra aver trovato il giusto feeling e potrebbe ora cedere alle lusinghe delle numerose pretendenti, con Lazio in testa, per il ruolo di vice-Immobile. A proposito di attaccanti, sta vagliando possibilità anche Gilardino che a Empoli è diventato la quinta punta, una situazione decisamente ingenerosa per l’ex campione del Mondo che, solo l’anno scorso, ha contribuito con i suoi gol alla salvezza del Palermo. Dall’attacco alla porta per finire: potrebbe esserci la prima chance da titolare per Gabriel, già in parola con il Cagliari per sostituire Storari, che compirebbe il percorso contrario passando al Milan come secondo di Donnarumma.

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