Una sorta di “operazione nostalgia”, per dirla con un’espressione che sui social va estremamente di moda, ma con meno dollari e più idee che in passato. La Nasl, acronimo di North American Soccer League, seconda lega calcistica degli Stati Uniti d’America, è ripartita così, da tre settimane a questa parte: veste più povera in quanto a numero di formazioni partecipanti, con sole otto società ai nastri di partenza, ma anche un sospiro di sollievo tirato dopo l’ipotesi fallimento attraversata nello scorso autunno. Sembrano lontani gli anni ’70, quando la Nasl divenne celebre per aver lanciato il soccer negli Usa, attirando a suon di stipendi milionari le grandi stelle come Pelé, Chinaglia, Beckenbauer, Cruijff e tanti altri, salvo vedersi costretta a chiudere perché sommersa dai debiti qualche anno dopo.

Pelè con i Cosmos

Tanti stranieri, meno qualità

Alla radice della riduzione del numero dei partecipanti al “banchetto” della Nasl, però, ci sono motivazioni differenti: basti pensare a Minnesota United, che ha aderito alla Mls, mentre i Tampa Bay Rowdies e gli Ottawa Fury hanno salutato in direzione Usl (United Soccer League). Chi invece ha stretto i denti per anni e ha deciso poi di gettare la spugna sono i Rayo Okc, cugini degli spagnoli madrileni del Vallecano, e i Fort Lauderdale Strikers. Per strada si sono aggiunti San FranciscoPorto Rico Fc, presenti già dalla Fall Season avviata nel luglio 2016.

A impressionare, però, è il numero di stranieri in campo: compongono quasi il 60% degli organici complessivi. Ma che il calcio a stelle e strisce esporti professionisti da altre culture non è certo una novità: basti pensare a quanto visto negli ultimi anni nella Major League Soccer, con i vari Pirlo, Drogba, Kakà e Giovinco. Nella Nasl il livello medio è qualitativamente più basso, con prevalenza di canadesi (ben 14), brasiliani e spagnoli. Radici diverse, come quelle che accomunano gli allenatori: come in una barzelletta d’antan, ci sono un nordirlandese, un venezuelano – Giovanni Savarese, ex Perugia e Viterbese in Italia – due canadesi, due inglesi, uno statunitense proveniente dai college e un italiano. Alessandro Nesta: vi ricorda qualcuno?

Nesta premiato dal presidente dei Montreal Impact Joey Saputo

Vincere per tornare in Italia

A quota 4 punti, in terza posizione dopo tre turni, c’è Miami Fc. Nel gruppo che mira a vincere il titolo Nasl al suo secondo campionato, tra carneadi come Cizaario Pinto Lopes da Costa, 18enne della Guinea Bissau pescato nella terza serie del calcio portoghese, e italiani con trascorsi in serie A come Vincenzo Rennella, di passaggio a Cesena nel 2012, e buoni calciatori con presenze nelle rispettive Nazionali come Michael Lahoud (Sierra Leone, 31 anni da compiere a settembre) e il trequartista ghanese Kwadwo Poku, a guadagnare la copertina è proprio l’allenatore.  Già, perchè per inanellare in bacheca una Coppa del Mondo, due Champions League, una Coppa del Mondo per Club, una Coppa delle Coppe, tre Supercoppe Uefa, tre scudetti, tre Coppa Italia e quattro Supercoppe italiane non basterebbero tre decadi di calcio statunitense.  Ma Nesta, che in Florida è arrivato con un giro largo passato per il Canada e Montreal, vola basso, come spiegato in settimana alla Gazzetta dello Sport:

Voglio vincere il campionato, qui sono venuto per creare una metodologia di lavoro e rispondere presente a una chiamata importante. Dove? Se viene dall’Italia bene, ma le opportunità ci sono anche negli Usa.

Nesta allenatore dei Miami FC, squadra di cui Paolo Maldini è proprietario

Farsi le ossa, lavorare e apprendere. Una cultura applicata in campo, dove Nesta ha espresso il punto più alto della storia difensiva azzurra tra gli anni ’90 e i primi anni del nuovo secolo in coppia con Fabio Cannavaro, oggi in panchina: a 40 anni suonati, l’ex capitano della Lazio e stella del Milan. Partire dal basso, dalla gavetta, è sempre stata la sua forza: ma senza nascondersi. Perchè Nesta e Miami puntano a vincere il titolo, guardandosi dai New York Cosmos dell’italo-americano Rocco Commisso.

Dopo il rodaggio del 2016, con prima parte di stagione chiusa in coda e il quinto posto nella seconda parte, il 2017 è partito con il piede giusto: vittoria sui Cosmos, ko nel return-match e pareggio con i Carolina RainHawks. Nesta gioca con un 4-3-1-2 che muove la palla in velocità. E quando le cose non vanno per il verso giusto lancia nella mischia…Robert Baggio. Già, il quasi omonimo del Divin Codino ha 23 anni e arriva dall’Albania. L’anno scorso è stato utilizzato pochissimo, quest’anno sta entrando negli schemi. E nel match contro i Cosmos ha portato allo stadio 200 connazionali: calcio e marketing, in pieno costume Usa.

Amauri

Vi ricordate di loro?

Scorrendo l’elenco delle rose in gara, non potrete non stupirvi: le vecchie conoscenze del calcio italiano ed europeo non mancano di certo. A partire da Amauri, ex Palermo, Juventus e Parma, che a 36 anni ha salutato il fallito Fort Lauderdale e ha firmato con New York, passando per Javi Marquez, ex di Granada ed Espanyol. Anche Juan Francisco Guerra è noto al calcio iberico, dove ha militato nel Las Palmas, mentre sarà facile associare Andrea Mancini, 24 anni, anche lui ai Cosmos, a suo papà Roberto.

La formula prevede un campionato a girone unico con due stagioni distinte al proprio interno, la Spring (da marzo a luglio) e la Fall Season (da agosto a novembre). Le vincenti dei rispettivi tornei si qualificano di diritto alle semifinali per il Soccer Bowl insieme alle migliori della classifica combinata delle due “season”. Le migliori quattro squadre si giocano la finalissima in casa della miglior classificata nella graduatoria combinata in una sfida a gara secca, con eventuali supplementari e rigori.

Pallone Nasl

Stadi e spettatori

Forse, scorrendo questi nomi, vi sarà venuto spontaneo un sorriso. Ma chi li guarda? Può pensare qualcuno, storcendo il naso. I numeri fanno ricredere le attese. Mentre in Italia la serie A viaggia a una media nella stagione in corso di 21mila spettatori per partita, a Miami, casa Nesta, la media tocca oggi le 9mila presenze sugli spalti. E numeri simili, addirittura in aumento se si parla dei Cosmos, si registrano per le altre sette realtà della competizione. Anche se la distanza con la Mls (22mila spettatori per incontro) è al momento quasi incolmabile. Lo show, però, va avanti: è la regola della North American Soccer League, baby. E pazienza se, come capita a Miami, giochi nel Riccardo Silva Stadium, nome ereditato dal comproprietario del club con Paolo Maldini. È sufficiente svegliarsi la mattina e dare uno sguardo a Ocean Drive per farsi tornare il sorriso.

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